La Repubblica Centrafricana “è stata catturata da mercenari russi”. Il Mozambico “rilancia” i rapporti con la Russia e considera un elenco delle armi che vorrebbe ricevere. La Repubblica Democratica del Congo suggerisce alla Russia di “entrare” nella cooperazione militare. Si stanno svolgendo negoziati in qualche luogo lontano sulla costruzione di una base militare russa in Gibuti.

Questi non sono i titoli paranoici della BBC o della CNN. Questa è la realtà degli ultimi due mesi. Non è così vicina al nostro pubblico come, ad esempio, gli eventi a Kiev, e rimane da qualche parte alla periferia dell’attenzione. Ma i nostri partner americani ed europei erano già seriamente turbati dall’“invasione russa” dell’Africa nera, che in termini di copertura geografica supera già i tempi memorabili del picco dell’influenza sovietica. Ed è stata costruita su un principio completamente diverso.

L’Occidente ha iniziato a diventare molto nervoso dopo il 30 marzo, quando nella Repubblica Centrafricana (RCA) è stato celebrato il secondo anniversario dell’elezione alla presidenza di Faustin-Archange Touadéra (allo stadio della capitale Bangui). Il presidente è arrivato in uno stadio un tempo costruito dai francesi, accompagnato da guardie bianche sospette vestite con mimetiche senza mostrine. Formalmente la protezione per tali eventi doveva essere fornita dai restanti ruandesi delle forze di pace delle Nazioni Unite. Ma una settimana prima, questi bianchi sconosciuti, ma ben armati e organizzati, hanno rimpiazzato le pattuglie ruandesi per le strade della città.

Ben presto divenne chiaro che le guardie di sicurezza bianche controllavano completamente l’amministrazione presidenziale, il garage del Presidente e i veicoli blindati, e avevano accesso illimitato ai suoi movimenti e alle figure chiave dell’ambiente di Touadéra. Pattuglie bianche sono apparse per le strade di Bangui, e non solo nella capitale erano stati notati consiglieri simili a degli europei nelle unità militari della RCA. I francesi, preoccupati della loro responsabilità storica per le loro ex colonie, hanno iniziato a suonare l’allarme. E qui il presidente Touadéra ha spiegato tutto.

La sua amministrazione ha ufficialmente riferito che d’ora in poi “ci sarà un gruppo di forze speciali russe a rafforzare la sicurezza del presidente”. Una nuova posizione è apparsa nella struttura dell’amministrazione presidenziale – un “direttore della sicurezza” tra gli ufficiali russi che è anche responsabile del lavoro del “gruppo di guardie del corpo”. I francesi affermano che questo stesso ufficiale è anche un “intermediario chiave per i contatti tra la RCA e la Russia in campo difensivo ed economico”.

Già il 31 marzo il presidente Touadéra ha tenuto una parata di truppe della prima compagnia (200 uomini) dell’Esercito centrafricano, completamente riarmata con armi russe e vestita con mimetiche russe, e i russi hanno perfino aperto la parata. In generale, l’accordo sulla modernizzazione russa dell’esercito della RCA è stato raggiunto nell’ottobre dell’anno scorso a Soci, dove si è recato Touadéra. Inizialmente ha chiesto di addestrare due battaglioni (1.500 persone) con armi da tiro, lanciagranate e veicoli blindati. A tal fine è stato richiesto di eliminare le restrizioni dell’ONU per le consegne di armi alla RCA. Un mese dopo le Nazioni Unite hanno accettato di abolire parzialmente queste restrizioni per Mosca, e il 26 gennaio il primo aereo da trasporto militare Il-76 è atterrato a Bangui.

Gli americani sono rimasti particolarmente indignati dal fatto che il Presidente Touadéra abbia ordinato di consegnare ai “russi” i veicoli da comando Ford che erano stati precedentemente consegnati dal Pentagono alla RCA come aiuti militari. 1,5 milioni di dollari in equipaggiamenti militari sono apparsi nelle mani dei russi, che “hanno guidato senza remore” queste “Ford” attraverso Bangui. Poi Touadéra ha consegnato ai consiglieri militari russi il “Palais de Berengo” – l’ex residenza del famigerato dittatore Bokassa, rimasta abbandonata alla periferia di Bangui – come alloggio e come quartier generale.

“Non possiamo fare nulla. I russi attendono una reazione dall’America. Inoltre, usano metodi che noi non usiamo”, ha detto un anonimo diplomatico francese nella RCA. “Corrompono impudentemente tutti quelli che aprono le porte di fronte a loro”.

(Senti chi parla! La Francia ha vissuto storicamente nella RCA solo per mezzo delle mazzette – che sono state date e prese in entrambe le direzioni. I francesi, tra laltro, hanno cercato di far diventare presidente il loro protetto – una donna, il Sindaco di Bangui Catherine Samba-Panza, ma a febbraio 2016 il rettore dell’università locale Faustin-Archange Touadéra ha ottenuto una forte vittoria alle elezioni presidenziali, e i francesi hanno iniziato a partire gradualmente per il Gabon e il Mali)

Una delle principali lamentele dei residenti locali sui paracadutisti francesi riguardava la loro totale inutilità. Rapidamente hanno preso sotto il loro controllo quelle miniere di uranio e diamanti rimaste formalmente ancora in concessione francese, e non hanno fatto nulla per le strade di Bangui. Hanno persino iniziato ad essere accusati di assistere un genocidio, confrontando ciò che è accaduto a Bangui con il Ruanda negli ultimi anni. E poi sono apparsi “questi russi”.

Finora non ci sono dati su chi ora controlli le miniere di diamanti e uranio. Di solito questo accade piuttosto rapidamente e senza spargimento di sangue. Un’altra cosa è che il controllo fisico su giacimenti e miniere non significa la transizione legale della proprietà. Secondo il presidente Touadéra l’efficienza delle azioni del contingente invitato a proteggere i confini, l’eliminazione della minaccia da parte dei gruppi Musulmani e il ripristino definitivo della sicurezza in tutto il territorio del paese – a cominciare dalla capitale – sono più importanti. E se i francesi non sono stati in grado di far fronte a questo, allora perché i russi non dovrebbero provarci?

Ma il recente accordo russo con il Mozambico è rimasto meno notato dai media occidentali. All’inizio i ministri della Difesa della Federazione Russa e del Mozambico hanno firmato un accordo per l’ingresso gratuito delle navi da guerra russe nei porti mozambicani. Con questo accordo le navi da guerra russe possono fermarsi nei porti mozambicani secondo uno schema semplificato di servizi e rifornimento, il che trasforma questo paese sudafricano praticamente in una base della marina russa. Questa situazione, ovviamente, non è esattamente quella della siriana Tartus, ma è vicina ad esserlo.

Poi (il 22 dicembre 2015) è stato firmato un contratto completo sulla cooperazione tecnico-militare che prevede la consegna al Mozambico di armi, equipaggiamenti e attrezzature russe. E il 28 maggio 2018 il Ministro degli Esteri del Mozambico José Pacheco ha dichiarato che un elenco di queste consegne è in discussione. “Questo accordo in ambito militare è parte del processo generale di avvio delle relazioni bilaterali tra il Mozambico e la Russia”, ha osservato. “Tra le priorità vi sono la formazione e le consegne di attrezzature diverse”. “Stiamo discutendo questioni tecniche con la Russia per definire di che cosa ha esattamente bisogno il Mozambico e come finanziare questi acquisti”.

Considerato che questo è accaduto in un paese in cui non c’era nemmeno la presenza sovietica, nonostante i continui tentativi dell’Unione Sovietica di radicarsi nella regione dell’Africa centrale – la Repubblica Democratica del Congo – è stata un’improvvisa svolta. La convenzione sulla cooperazione militare tra Mosca e Brazzaville è stata firmata nel 1999, ma è rimasta “carta morta” per ragioni politiche (l’accordo non entrò in vigore a causa della posizione filo-occidentale del governo del Congo).

E il 27 maggio di quest’anno la convenzione è stata riavviata. Le consegne di armi, equipaggiamenti e altre attrezzature specifiche sono incluse nel nuovo accordo. Oltre a questo, viene stipulata la presenza di consiglieri russi e la formazione di esperti militari del Congo in Russia. “Oggi siamo in un nuovo paradigma, in una situazione di scontro con l’Occidente, e dal momento che la Russia è interessata all’Africa, e vediamo la sua presenza nella Repubblica Centrafricana, noi “rinnoviamo” un vecchio documento”, ha detto un politico congolese.

Una linea separata di negoziati si sta svolgendo con il ricco di petrolio Sudan del Sud, che ha bisogno urgente di veicoli corazzati e artiglieria pesante, e con il Gibuti, che vende all’ingrosso e al dettaglio il suo territorio strategicamente importante per la costruzione di basi militari straniere.

I negoziati per la costruzione di una base militare russa vicino a una cinese già funzionante, e una americana non lontana da essa sono in corso da molto tempo, ma sono stati interrotti a causa di una crisi finanziaria. Non c’è in generale nessuna ideologia nelle azioni delle autorità del Gibuti – per loro le basi straniere sono solo una questione di turnover finanziario. In questo momento la Russia vorrebbe ricevere un accesso immediato all’aeroporto e al porto che è già in una fase di costruzione su uno spazio aperto (alla maniera del Gibuti, “in pieno deserto”). Sono gli americani ad utilizzare questo campo d’aviazione, e non vogliono condividerlo con i russi, che resistono. Ma i negoziati continuano comunque.

Gli americani affermano che l’improvvisa e massiccia penetrazione russa nel continente nero è l’inizio di una “battaglia per l’Africa” su larga scala, che, a differenza delle guerre “per procura” della Guerra Fredda, userà non solo metodi puramente armati, ma anche quelli politico-strategici. Sostengono che esiste un certo “progetto Africa” russo.

Se esiste o no è difficile da dire. Ma già ora è possibile affermare che l’Africa nera quasi sicuramente diventerà una “zona di competizione”, come i nostri partner americani amano definirla negli ultimi tempi.

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Articolo di Evgenij Krutikov pubblicato su The Saker.is il 19 giugno 2018.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

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