La comunità internazionale sta aiutando la Libia ad aggiustarsi e recuperare la stabilità, o ripeterà gli stessi errori di giudizio e commetterà più sbagli di quanto fece cinque anni fa? Quegli sbagli portarono la Libia ad essere più caotica, più ingovernabile e più destabilizzante per i suoi vicini, immediati e regionali.

Il 7 di giugno, l’Inghilterra ha fatto circolare [NdT:in inglese] una bozza di risoluzione alle Nazioni Unite per autorizzare le forze navali europee ad intercettare le navi sospettate di contrabbandare armi allo Stato Islamico (SI) in Libia. Questo sembra in contraddizione con ciò che fu deciso il 16 maggio alla riunione di Vienna, in cui le potenze maggiori promisero al Governo di Accordo Nazionale (GAN) della Libia di aiutarlo ad armarsi per contrastare lo SI. Tuttavia l’ultima bozza di risoluzione cerca di stringere il cappio intorno allo SI mentre chiede di attenuare l’embargo delle armi verso il GAN.

Dopo la riunione ministeriale di maggio, gli Stati Uniti, la Russia [NdT:in inglese], l’Italia, la Germania e le nazioni confinanti con la Libia, insieme ad almeno tre organizzazioni regionali incluse la Lega Araba, l’Unione Europea e le Nazioni Unite, si sono trovate d’accordo a prestare ulteriore appoggio al fragile governo libico ed a tradurre in pratica questo sostegno politico in assistenza materiale sul terreno.

Però, l’attenta lettura del comunicato finale [NdT:in inglese] della riunione rivela che la comunità internazionale è vicina a prendere una cantonata nel paese nordafricano, ripetendo probabilmente alcuni dei suoi peggiori sbagli commessi cinque anni fa. Nel febbraio del 2011, le potenze guida mondiali, incluso la Francia ed il Regno Unito, corsero all’aiuto di quella che chiamavano la Rivoluzione Libica [NdT:in inglese] per abbattere Mu’ammar Gheddafi, ed ottennero solo di mandare il paese nel caos e nell’illegalità. Fornirono armi e addestrarono alle forze ribelli senza alcuna reale preoccupazione su dove tali armi avrebbero potuto finire, e su chi fossero quelli che addestravano.

Il comunicato sottolinea due argomenti di importanza critica: la parziale rimozione dell’embargo di armi [NdT:in inglese] imposto sulla Libia dalle Nazioni Unite nel marzo 2011 e il riconoscimento di una qualche legittimità alla Guardia Presidenziale [NdT:in inglese], recentemente creata. Questa legittimità può essere garantita riconoscendo la Guardia Presidenziale come una disciplinata forza armata legittima sotto il controllo dello stato [NdT:in inglese] e libera dalle milizie, così come afferma il GAN, che l’ha creata giusto qualche giorno prima della sua presentazione a Vienna.

Senza nessun controllo rigoroso o la creazione di un meccanismo adeguato, coloro che si sono riuniti a Vienna hanno dichiarato il loro sostegno alla Guardia Presidenziale, enfatizzando la loro pronta disponibilità [NdT:in inglese] a “rispondere alle richieste del governo libico sull’addestramento e l’equipaggiamento della Guardia Presidenziale e delle forze controllate presenti in Libia”.

Un tale passo complicherà soltanto la situazione politica e militare in Libia e spingerà i vari partiti in nuovi conflitti, poiché nessuna parte accetta l’altra come un legittimo esercito sotto controllo del governo. Il generale Khalifa Hifter [NdT:in inglese] non riconosce la Guardia Presidenziale recentemente creata come un esercito libico legittimo a cui valga la pena fornirlo di armi ed addestramento, e viceversa.

Quale gruppo armato si possa legittimamente chiamare esercito libico è una grossa questione in Libia, poiché questa caratterizzazione implica uno status legale e la possibilità di armarsi ed addestrarsi apertamente. Le Forze Armate Libiche, sotto la guida di Hifter, sono state riconosciute come tale dall’unica legislatura eletta del paese, cioè il Parlamento stanziatosi a Tobruk [NdT:in inglese]. Negli scorsi due anni, le Forze Armate Libiche hanno combattuto a Bengasi i gruppi terroristici [NdT:in inglese], inclusi SI e Ansar al-Sharia. All’inizio di quest’anno ha liberato finalmente una gran parte della città sotto assedio, permettendo ai locali di ritornare alle loro case ed ai loro affari.

Prima della creazione del GAN, il governo libico, internazionalmente riconosciuto, aveva ripetutamente chiesto [NdT:in inglese] la revoca dell’embargo sulle armi in modo da potergli permettere di comprarle legalmente, ma senza risultati. Il riconoscimento del GAN come legittimo governo di Libia non significa nulla senza l’inclusione delle forze armate. Hifter non accetta il GAN come legittimo governo libico perché non si è guadagnato la fiducia del Parlamento, come richiesto dall’Accordo Politico Libico che è stato negoziato dalle Nazioni Unite [NdT:in inglese] e firmato a dicembre.

Armare qualunque gruppo che dichiari la sua fedeltà al GAN, perfino se ne fosse riconosciuta la legittimità dalla comunità internazionale, non lo rende legittimo agli occhi dei principali attori in campo, inclusi, per esempio, Hifter e le Brigate Rivoluzionarie di Tripoli. La Guardia Presidenziale è composta da milizie armate la cui lealtà è mista, arruolate principalmente fra le potenti milizie armate della città-stato di Misurata. Se la Guardia Presidenziale abbia combattuto lo SI o no non incide sul suo riconoscimento come punto focale del futuro Esercito Libico perché molti dei suoi membri sono coinvolti in abusi e crimini incluso l’assassinio di massa dei civili [NdT:in arabo]. I tentativi per integrare [NdT:in arabo] loro ed altre milizie nelle forze armate sotto il controllo dello stato sono finora falliti e la gente comune in Libia le vede come milizie illegali.

Cercare di addestrare tali milizie solo perché si sono dichiarate fedeli al GAN non le rende un esercito, né le porterà al grado di disciplina e professionalità richiesto negli eserciti professionali di ogni stato. I precedenti tentativi di addestrare tali individui [NdT:in inglese] si sono mostrati inutili nonostante i milioni di dollari sperperati in questi programmi. Gli individui leali a certe milizie, che li proteggono, troveranno difficoltà nell’essere integrati in un corpo statale legale e responsabile in cui essi potrebbero essere ritenuti responsabili delle loro azioni.

È solo questione di tempo prima che le Nazioni Unite votino la revoca parziale dell’embargo sulle armi [NdT:in inglese] per la Guardia Presidenziale. Ciò porterà inevitabilmente ad un rinnovato conflitto perché Hifter e le sue forze, che includono un gran numero di membri dell’ex esercito professionale libico, considereranno ostile questa mossa nonostante i successi da loro ottenuti a Bengasi contro i gruppi terroristici.

L’Occidente, ed in particolar modo le nazioni della Unione Europea,vogliono che il GAN rallenti, se non fermi, il flusso di migranti dalla Libia verso le spiagge meridionali europee. Per ottenere questo, hanno promesso in una riunione ministeriale a Vienna di addestrare la guardia costiera libica [NdT:in inglese]. Ma, anche qui, addestrare la cosiddetta guardia costiera libica non è niente di più che riciclare le vecchie milizie attraverso il GAN, per convincere la maggiori potenze del controllo esercitato su di loro dallo stato.

Nel 2011, l’Occidente corse ad aiutare la distruzione del precedente regime, in un paese diviso in tribù, senza nessun piano fattibile per stabilizzare successivamente la nazione, ed il cui risultato da allora in poi è stato caos e conflitti in tutta la Libia. L’Occidente ha investito tanto, almeno politicamente, nella cosiddetta Rivoluzione Libica, credendo ingenuamente che, dopo la caduta di Gheddafi, i libici sarebbero stati in grado di sedersi insieme, riconciliare le loro differenze ed andare avanti. Stavolta l’Occidente sta per ripetere i suoi errori nel voler riconosce come esercito le vecchie milizie e nel dare loro legittimità e riconoscimento.

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Articolo di Mustafa Fetouri apparso su Al Monitor l’ 8 giugno 2016


Traduzione in italiano di Fabio_San per SakerItalia.it