Ci sono delle volte nella mia carriera di osservatore e di specializzato in crolli, in cui la mia radiocronaca può essere semplicemente ridotta a solo una parola: “Attenzione!”. La grave fase, che è in corso, della sequenza del crollo finanziario ed economico – che è cominciata nel 2008 e che viene mascherata artificialmente (senza giochi di parole) dalla finta “pandemia” di Covid, a cui si aggiunge una fraudolenta e incerta elezione americana – è una di queste occasioni: perché non sedersi e guardare il mondo bruciare? Ma oggi sono di umore particolarmente buono e allegro, e quando mi sento così, poche cose possono trattenermi da straparlare e sproloquiare in termini profetici.

Cominciamo con un rapido sguardo nel viale dei ricordi. La prima volta in cui mi sono reso conto che gli Stati Uniti avrebbero seguito la nota traiettoria, era nel 1985. Ho anche capito subito che l’Unione Sovietica era proprio sul punto di crollare, mentre gli Stati Uniti stavano per essere presi alla sprovvista e, quindi, come servizio di pubblica utilità, ho pensato di dover avvertire la gente. Alcuni di voi potrebbero subito esclamare “E non è servito molto!” ma vi sbagliereste: molte persone mi hanno scritto dicendo quanto sono più psicologicamente abituate ora che hanno ascoltato e accettato il mio messaggio, perché sono pronte ad accettare il crollo con calma e compostezza. Questo rende sicuramente la loro compagnia meno noiosa, andando avanti.

Successivamente ho avuto il mio momento “Eureka!” nel 1995 e dieci anni dopo, nel 2005, quando ho reso pubbliche le mie osservazioni. A sorpresa, ho ricevuto un riscontro positivo da alcune persone particolarmente illuminate (anche se hanno detto così loro stesse). E ora, un quarto di secolo dopo la mia intuizione iniziale, quando gli Stati Uniti procedono verso la bancarotta nazionale e il crollo istituzionale, al mondo intero viene offerto lo stravagante spettacolo di un’elezione da fine impero, che ha come protagonista nientedimeno che il consumato showman e impresario straordinario Donald Trump. Solitamente organizzava concorsi di bellezza, questo però è piuttosto un concorso di bruttezza: ma poi la bellezza è rara e svanisce sempre, mentre la bruttezza è all’ordine del giorno e di solito non fa che peggiorare, il che la rende una scommessa molto più sicura. Accettiamola quindi come un regalo di addio al mondo da parte di una nazione che sta scomparendo, e che ci ha donato i film dell’orrore, i reality show televisivi e degli spettacoli da circo dei mostri.

All’interno dell’ampia vista panoramica offerta dalle elezioni 2020, Trump (il nostro eroe) sembra immerso in un tramonto dorato di nostalgia per la sua smarrita grandezza americana, che promette sempre di ravvivare. State sicuri che, Trump o no, l’America non sarà mai più grande. Ma l’alone magico di Trump trascende il suo risplendente piumaggio arancione che ha in testa, e avvolge tutti coloro che si struggono per la perduta Pax Americana, e temono e odiano ciò che l’America sta velocemente diventando, e cioè, detta senza mezzi termini, un serbatoio di degenerati di ogni sorta, presieduto da un circo di mostri. Queste persone rimpiangono il tempo in cui gli uomini erano “uomini” e le donne erano “donne”, quando le segretarie si lusingavano perché il loro capi ricavavano del tempo dalle loro agende impegnate per strusciarsi addosso a loro, quando tutti erano WASP (o si impegnavano molto a cercare di sembrare e a comportarsi come loro), quando rimanevano nel loro posto assegnato dalla vita e sapevano che era meglio non diventare troppo arroganti. Vogliono ancora credere che il “melting pot” etnico possa ancora dar vita a delle nobili combinazioni, preferibilmente dei bronzi corinzi, certamente non dei residui o delle scorie.

Disposto contro il nostro impavido leader color arancio, che a 74 anni non è un ragazzino, c’è un orrendo gruppetto di gerontocrati geriatrici. C’è Joe Biden (77 anni, il cui cervello anni fa è fuggito ed è entrato in un circo), il quale immagina se stesso come un presidente eletto, un senatore, un vice-presidente o qualcosa del genere. Dopo aver passato otto anni nascosto nell’ombra come vicepresidente di Obama, Biden è adatto a comandare come un maiale può essere kosher dopo essersi strusciato ad un angolo di una sinagoga. Ad assistere un Biden barcollante, c’è la tata nominata dal suo partito, Kamala Harris, semplicemente un pezzo di ragazza di 56 anni.

Ad infestare la galleria del mausoleo americano, c’è anche Nancy Pelosi, di 80 anni, che guida ancora la Camera dei Deputati, anche se a questo punto il suo impiego appropriato sarebbe quello di spaventapasseri. C’è anche Bernie Sanders, 79 anni, un pagliaccio triste il cui ruolo permanente nella Commedia dell’Arte della politica che il Partito Democratico mette in scena ogni quattro anni, è quello di simulare la democrazia con folle festanti di giovani imbecilli nel Primo Atto, fingere di morire dopo essere caduto dal suo trampolo a molla nel Secondo Atto, e rimettersi in piedi barcollando, salutare e sorridere per la chiamata sul palco.

Ultima, ma non meno importante, è l’orrenda arpia Hillary Clinton, che è relativamente giovane con i suoi 73 anni, ma il cui odore di putrido e il volto cadaverico e agghiacciante non sono più idonei per essere esibiti in pubblico, se non in circostanze pianificate con molta delicatezza. Nascosto ancor più dietro le quinte, c’è il cadavere in decomposizione di George Soros che, a 90 anni, tira ancora le fila e crea scompiglio negli Stati Uniti e in tutto il mondo (recentemente i suoi galoppini hanno portato la rivoluzione colorata in Armenia, che ho poi portato alla “elezione” di Pashinyan, un idiota di prima scelta e un traditore, che ha successivamente perso una grossa fetta del territorio armeno a favore dell’Azerbaijan). Potrei citare alcuni tra gli altri cadaveri di finanzieri e di oligarchi, ma mi astengo per evitarvi degli incubi notturni. Nessuno vive per sempre, neanche Henry Kissinger (97 anni), quindi tutto quello che dobbiamo fare è aspettare.

Nelle società sane, i leader più anziani raggiungono una certa età e lasciano spazio ai leader più giovani, che subentrano al loro posto dopo un lungo periodo di studio e di formazione. Nelle società malate, i leader più anziani si aggrappano al potere senza che qualcuno di competente li possa sostituire, e quando muoiono vengono rimpiazzati da traditori e criminali. L’Unione Sovietica e gli Stati Uniti sono due esempi di questo tipo. La gerontocrazia seriale tardo-sovietica di Brezhnev, Andropov e Chernenko (che per un certo periodo frequentava la balconata del mausoleo di Lenin), una volta che è stata spedita nell’aldilà, è stata rapidamente rimpiazzata dal duetto di traditori composto dal chiacchierone Mikhail Gorbachëv e dall’ubriacone Presidente Boris Yeltsin. Ed è stata una tragedia per la Russia. La conseguente scomparsa è stata dello stesso ordine di grandezza delle perdite subite durante la Seconda Guerra Mondiale. Seguendo il consunto cliché della storia che si ripete, l’attuale gerontocrazia americana è più una farsa che una tragedia,  ma è probabile che i risultati a cui porterà non saranno meno letali per la popolazione.

Per completare questo quadro agghiacciante, nelle elezioni presidenziali americane in corso, un candidato mezzo-morto e la sua affascinante assistente sono stati votati da un esercito di morti viventi, cioè da elettori che hanno spedito le loro schede nonostante fossero deceduti. Io stesso ho fatto un controllo a campione delle prove incriminanti, e sono piuttosto sicuro che nella solo contea del Michigan ci sono stati più di 11.000 voti del genere. Ma non è un imbroglio locale: tra i tanti altri intrallazzi nel conteggio dei voti, sembra che ci sia stato uno sforzo nazionale per ordinare schede elettorali inviate via posta per persone decedute, compilarle con il voto per Biden e spedirle. Potremmo dire che è un tema di diritti umani: perché privare i morti del diritto di voto? Non è l’ora di smetterla di discriminare i morti? Forse il movimento LGBTQ dovrebbe essere rinominato LGBTQD, dove D sta per “deceduti”. Ma perché fermarsi qui? Perché non aggiungere una “N” per “Non-nati” e smettere di discriminare gli anti-abortisti?

A quanto risulta, comunque, gli elettori deceduti di Biden sono la punta di un intero iceberg di frodi elettorali. Ci sono anche più di 1.8 milioni di elettori inesistenti ma registrati, scoperti a settembre da Judicial Watch. Aggiungete anche il sistema di votazione difettoso, dall’inquietante nome “Dominion”, che ha contato male i voti, e a favore di Biden. Aggiungete anche la copertura stampa, che, in maniera immeritata, è stata ossequiosa e ha usato i guanti di velluto con Biden, e l’atteggiamento violentemente ostile dei mass media americani nei confronti di Trump. Aggiungete anche i fraudolenti dati dei sondaggi, che, proprio come prima delle elezioni del 2016, sono stati architettati per far sembrare plausibile una vittoria fraudolenta di Biden. Aggiungete anche le abbondantemente finanziate organizzazioni come BLM e Antifa (il cui prefisso “Anti” è ingiustificato, dato che questa organizzazione è di fatto molto “Fa…”), a cui è stato ordinato di protestare, saccheggiare e organizzare rivolte in molte grandi città americane, spostando il loro mercenari da un posto all’altro, dove poi reclutavano degli utili idioti tra gli abitanti locali. A questo si aggiunge, una vasta, sfacciata e incautamente auto-incriminante cospirazione per rovesciare il presidente in carica attraverso una frode elettorale.

Se credete anche solo per un momento che io sia scandalizzato, disgustato e indignato da questo calpestare i sacri princìpi della democrazia, allora perdonatemi se scuoto sardonicamente la testa e ridacchio silenziosamente sotto i baffi. No, non sono turbato neanche un po’. Questi sviluppi, infatti, mi riempiono di ottimismo per il futuro. Sono convinto che questo agghiacciante fallimento istituzionale sia un meraviglioso sviluppo, che offre grande speranza al resto del mondo e, forse, anche agli stessi Stati Uniti, sebbene il contesto politico americano sembri essere piuttosto privo di speranza, indipendentemente da quanto orribilmente o meravigliosamente possa essere fatto funzionare il suo ridicolo sistema elettorale.

Sarebbe comunque inutile cercare di dare agli Stati Uniti una qualche parvenza democratica del suo sistema elettorale. Sarebbe come provare a pulire una spiaggia raccogliendo le lattine di birra vuote intorno ad una balena spiaggiata. La Presidenza, dopo quattro anni di maldestri tentativi di spodestare un presidente usando delle prove false, è un’istituzione fallita. Il Congresso, che ora spende con nonchalance tre volte tanto le entrate federali, è uno zombi fiscale. La Federal Reserve, che ora è un mero schema piramidale, è uno zombi finanziario. C’è poi il resto dell’economia degli Stati Uniti assurdamente gonfiata, che sta aspettando una raffica di vento per trasformare una ricchezza effimera in un’ondata di azioni e di bond convertiti in denaro contante, gran parte del quale evaporerà, e il resto provocherà uno tsunami di inflazione dei prezzi al consumo.

Nel corso di questo spettacolo, la falsa immagine degli Stati Uniti come una città splendente in cima ad una collina, un faro per le masse accalcate desiderose di respirare liberamente, e un caritatevole poliziotto mondiale che salvaguarda i “diritti umani universali”, fa rispettare i “valori umani universali” e diffonde “libertà e democrazia” nel mondo, viene infangata, con escrementi buttati addosso, e sarà infangata sempre di più. Quando calerà il sipario sull’atto finale della Pax Americana, l’immagine dell’enfant terrible arancione e del pupazzo senile con la sua bambinaia al seguito, che giocano sull’altalena della disfunzione elettorale nel cortile di una seconda infanzia, rimarrà per sempre impressa nelle retine del mondo intero. Il mondo intero potrà andare avanti e cercare modelli di comportamento più meritevoli e poliziotti meno corrotti. E questo è un progresso!

Il crollo degli Stati Uniti farà sembrare il crollo dell’Unione Sovietica una passeggiata in un parco verdeggiante o un giro in barca in uno stagno tranquillo. Sono 15 anni che lo sto dicendo. Il mio messaggio è ancora lì, per tutti coloro che desiderano capire che cosa sta succedendo e mantenere la loro sanità mentale.

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Articolo pubblicato su Club Orlov il 11 novembre 2020
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.


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