Mentre la leadership di Facebook insulta la Russia, la storia reale dell’uso di Facebook come arma politica si è verificata durante il golpe ucraino del 2014.

Uno dei grandi problemi che riguarda Facebook è che il pubblico più ampio, l’elite politica e il suo regime aziendale non sanno se Facebook è uno strumento delle telecomunicazioni oppure una piattaforma del settore privato con un orientamento ideologico, anche se con stretti legami col settore pubblico.

In un mondo giusto, Facebook sarebbe trattato e regolato [in Inglese] come un’organizzazione del settore delle telecomunicazioni, un semplice canale che mette in collegamento gli individui, esattamente come le compagnie telefoniche negli anni ’50.

Tuttavia, così com’è, Facebook promuove diverse agende politiche, e censura e sfrutta coloro con cui è in disaccordo; e ora il co-fondatore di  Facebook, Mark Zuckerberg, ha dichiarato di essere personalmente investito ad indagare su come “la Russia” abbia utilizzato Facebook per “impicciarsi delle elezioni presidenziali americane”.

Mentre il fanatico e ideologicamente guidato fondatore di Facebook cerca di insultare i Russi, e minaccia la dignità della Federazione Russa, la vera storia non riguarda la Russia ma proprio Facebook.

Se Facebook dev’essere davvero trattato come una piattaforma ideologica piuttosto che come una società di telecomunicazioni, ciò rappresenta un’arma a doppio taglio.

Ecco perché Facebook dev’essere indagato per aver aiutato a fomentare l’illegale e sanguinoso colpo di Stato a Kiev nel 2014, un golpe che ha portato al potere un regime fascista fuorilegge, la cui leadership mafiosa porta avanti una guerra di pulizia etnica contro il popolo del Donbass.

Durante l’inverno del 2014, vari gruppi Facebook sono stati aperti dai banditi e dai criminali che sono arrivati in piazza Maidan a Kiev, con l’obiettivo di fomentare la violenza contro ufficiali della polizia, civili,  politici e proprietà.

In aggiunta, molte cosiddette ONG, tra cui quelle finanziate da George Soros, hanno pagato Facebook per promuovere vari video di propaganda in favore del rovesciamento del legittimo presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Nel libro di Andrei Soldatov e Irina Borogan “Il web rosso” [“The Red Web”, in Inglese], è ben documentato il ruolo vitale di Facebook nell’aiutare il coordinamento e l’organizzazione del golpe di Maidan. Mentre gli autori sembrano cogliere poco le implicazioni politiche, il loro libro offre una prospettiva interessante per capire proprio quanto ampio e profondo sia stato il ruolo di Facebook nell’aiutare vari gruppi di canaglie ad organizzare assalti coordinati contro la polizia con l’uso di armi, mezzi pesanti e la fornitura di maschere antigas, consegnate ai teppisti in maniera ordinata.

Se Facebook fosse solo una società di telecomunicazioni, nulla di questo avrebbe importanza. Quando dei criminali usano il telefono per organizzare una rapina in banca, nessuno incolpa AT&T o qualsiasi altra compagnia telefonica. Ma se Facebook cerca di “indagare” se i Russi abbiano o meno fatto pubblicità su Facebook per le elezioni americane, qualcosa che di per sé è un pacifico esercizio di libertà di espressione, diventa necessario indagare sull’uso che di Facebook hanno fatto persone, ONG e governi per fomentare il colpo di Stato in Ucraina.

Se Facebook pensa di giocare a fare Dio, solo per la sua alta penetrazione nel mercato, ci si dovrebbe ripensare. Nessuno è al di sopra della legge. Facebook dovrebbe rispondere di aver aiutato a portare al potere un regime di fascisti assassini, un regime le cui uccisioni continuano senza pausa dal 2014 ad oggi.

 

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Articolo di Adam Garrie pubblicato per The Duran il 22 settembre 2017.

Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per SakerItalia.it

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