Ghassan-Kadi-275x200_cIl crollo finanziario degli Stati Uniti diventa sempre più inevitabile e in modo sempre più evidente. Finora, durante la sola amministrazione Obama, il debito americano formale e dichiarato è raddoppiato, impennandosi da dieci a trenta trilioni di dollari. Le stime sul totale del debito americano però, comprendenti le  passività non finanziate sono molto più alte e si aggirano in un intervallo compreso tra i centocinquanta e i trecentocinquanta trilioni di dollari. Ma anche fossero solo venti trilioni, significherebbe che ogni Americano, uomo, donna o bambino, deve qualcosa come 60.000$, e secondo le stime più alte la cifra di debito pro capite esplode fino a quasi nove milioni di dollari.

Le stime del patrimonio totale americano lo collocano tra 300 e 550 trilioni di dollari. Ma, avendo l’America perso molta della sua base produttiva e molto delle proprie risorse, una grossa parte di questi beni è costituita da  immobili, obbligazioni, azioni e investimenti in materie prime, il cui valore segue l’andamento del ciclo economico, che se quindi volge al basso, fa altrettanto. Queste stime non considerano tale fattore, e quindi anche la cifra inferiore di 300 trilioni potrebbe essere sin troppo ottimistica.

Per questo motivo è piuttosto difficile, se non impossibile conoscere l’effettivo valore totale di tutti gli attivi e i passivi americani. Ciò detto, se effettivamente le cifre delle passività si aggirano attorno all’estremo superiore di 350 trilioni di dollari e quelle delle attività si trovano in prossimità di quello inferiore, cioè 300 trilioni (se non di meno), allora l’America potrebbe già adesso essere un debitore insolvente.

La verità è che non lo sappiamo, e forse non lo sapremo mai, finché non avvenga alla fine un crollo spontaneo, o finché lo tsunami della crescita dei nuovi giganti economici spazzi via tutto quello che trova sulla propria via e provochi questo crollo.

Ciò che è più sinistro riguardo al crollo dell’America, non è evidente nel suo declino economico, ma piuttosto nella moltitudine di sfaccettature che, tutte assieme, sembrano divorare le fondamenta di una nazione che a tanti livelli ha guidato il mondo.

La ricaduta del crollo americano non sarà limitata ai soli Stati Uniti. Avrà ripercussioni globali che genereranno nuove sfide per le potenze emergenti a livelli che non saranno solo economici.

Comunque, il crollo economico, non sembra essere un fenomeno imprevedibile. E’ il risultato di fallimenti dopo fallimenti, in una miriade di livelli e aspetti.

Per tutta la sua storia, la nazione che si è sviluppata nel “Nuovo Mondo” e che alla fine è diventata gli Stati Uniti d’America ha fallito in tre importanti aspetti.

Il primo fallimento storico è stato il non accettare e riconoscere i diritti umani degli indigeni Americani.

I Nativi Americani, conosciuti come gli Indiani, sono stati vittime di un genocidio sistematico che è andato avanti per quattro secoli. Quattrocento anni di massacri, promesse non mantenute, trattati violati, menzogne e inganni che hanno portato gli “Indiani” a spostarsi sempre più a Ovest, fin quando non hanno avuto più un posto in cui rifugiarsi.

Definire questo genocidio di massa epico come una violazione dei diritti umani sarebbe un eufemismo da usare per addolcire quello che in realtà è un crimine mostruoso. La sistematica pulizia etnica degli indigeni Americani forse è stata la più violenta tra quelle sponsorizzate da uno stato e la più lunga nella storia dell’umanità intera. A paragone della sua enormità, altre barbarie simili sono piccolezze. Ma la brutalità americana non si è arrestata lì.

Il secondo fallimento storico è arrivato quando la nuova e indipendente entità degli Stati Uniti d’America, una nazione che era stata fondata su una rivoluzione che avrebbe ispirato la Rivoluzione Francese, una rivoluzione che aveva la ”Carta dei Diritti“ a incoronarla, come il primo emendamento della sua costituzione, ha in effetti consentito che la cosiddetta “Carta dei Diritti” escludesse i neri, ne sostenesse la schiavitù e la supremazia dei bianchi sulla loro libertà e sul loro destino.

Persino dopo il monumentale tredicesimo emendamento di Lincoln, le leggi di segregazione hanno continuato ad essere valide fino agli scorsi anni ‘sessanta e la libertà dei neri è stata pagata col sangue del Dr King e dei suoi eroici e coraggiosi compagni.

Il terzo fallimento storico è consistito nell’incapacità dell’America di attenersi al preambolo nella dichiarazione di Lincoln circa il governo che è “del popolo, dal popolo, per il popolo”. I successivi governi americani, di entrambi gli schieramenti politici, hanno dato prova di essere tutto tranne ciò a cui Lincoln aspirava per la propria nazione. La parola “popolo” è stata sostituita da grande business, lobby israeliana e banche.

Come risultato, adesso gli Americani medi hanno ben poco da dire riguardo a chi possa governare e agli obiettivi che l’azione governativa debba perseguire.

Per questo motivo, dal punto di vista storico, anche se i padri fondatori fecero mostra di costruire la nazione che doveva rappresentare il “Nuovo Mondo” con un un certo richiamo alle idee di libertà e interclassismo, dietro una sottile facciata, l’America è stata costruita sulla base di disuguaglianze etniche e razziali.

Quando gli Americani oggi rimpiangono i giorni dei padri fondatori, l’altezza dei loro principi morali e i loro risultati, ignorano completamente che tutto ciò di buono per cui lottavano era a esclusivo vantaggio dell’uomo bianco.

Quando parlano di “Sogno Americano “, bisognerebbe chiedersi: cosa definisce questo sogno? Nel cinema di Hollywood, vediamo Superman che difende “Verità, giustizia e i Valori Americani”. Quali “Verità” (con la V maiuscola) giustizia e Valori Americani? Ci si dovrebbe chiedere se “sogno“ per qualcuno significhi incubo per qualcun altro, no?

Con questa domanda in mente, andiamo avanti nella storia, fino ai giorni presenti.

Sia a livello internazionale che a quello interno, il cosiddetto “Sogno Americano” non è più la tanto propagandata libertà e giustizia per gli Americani. Non è più quello di un governo americano che afferma di agire con la dovuta diligenza, che ha come primo e unico obiettivo il benessere del proprio popolo, ma in realtà è un governo che non ha altre aspirazioni se non quella della dominazione del mondo in modo da riuscire a mantenere il grande business, la lobby israeliana e le banche lì dove si trovano attualmente: a capo del gruppo che domina il mondo.

Decenni e secoli di questa politica da bullo, purtroppo hanno preteso il loro pedaggio dalle menti degli Americani, perfino di quelli che sono stati e continuano a essere vittime di queste dottrine. Di conseguenza, mentre l’ascesa alla ribalta di Afroamericani (Neri) ha infuso la speranza che questi avrebbero potuto interrompere la continuità delle secolari politiche ideate dagli stessi bianchi che hanno schiavizzato i loro antenati, in realtà ciò non si è verificato perché gli stessi neri hanno deciso di abbandonare i propri compagni e i loro antenati e di iscriversi al club dell’uomo bianco.

Il Presidente Obama è uno zelota della politica White-American-style non meno dei propri predecessori alla Casa Bianca.

Prima di lui, l’ascesa di Colin Powell e di Condoleeza Rice al potere non è stata accompagnata da nessun cambiamento in politica estera o interna.

Lentamente, ma gradualmente e con certezza, la bugia che si chiamava “Sogno Americano” è dovuta crescere, marcire, ed essere vista per quello che è: una menzogna. Non è successo per caso, tutte le bugie hanno una data di scadenza e quella della “bugia americana” è arrivata.

Più la “bugia americana” viene smascherata, più si manifesta il suo nucleo putrefatto e ciò che la sua decadenza e fermentazione hanno prodotto nei decenni e nei secoli.

I ladri in colletto bianco delle grandi corporation bancarie fanno fare a Billy the Kid la figura del ragazzino, appunto. Le sparatorie a scuola, i valori familiari in decadenza, e molte simili realtà “new-age” sono la sottolineatura dello stato di disperazione che conduce a traumi personali che a loro volta conducono a problemi quali l’obesità, i suicidi, l’abuso di droghe e la depressione.

Gli studiosi americani, tra cui gli psicologi e i sociologi, stanno perdendo la testa senza riuscire a capire cosa è andato storto in America e cosa stia causando tutti i problemi che vedono. Quali che siano le tecniche impiegate per risolvere questo mistero, stanno mancando l’obiettivo di capire che l’America ha perso lo spirito e l’impulso della bugia che l’ha mantenuta in vita finché c’era abbastanza ricchezza da poter spendere al fine di mascherare tutta quell’altra che si stava prosciugando. Adesso che questa ricchezza è stata dissipata e messa nelle mani di pochi, la maggioranza che è stata lasciata indietro, ha ben poco a cui aspirare. I sogni di pochi sono diventati l’incubo dei moltissimi lasciati dietro.

Il sogno è caduto a pezzi, e gente fattiva e operosa è stata costretta a spingersi al livello di necrofagi in lotta tra loro per la sopravvivenza. Decine di milioni di persone disperatamente tentano di mettere cibo a tavola, mentre i banchieri e i grandi manager si affrettano ad arraffare il bottino prima che sia troppo tardi e non resti nulla da accaparrarsi.

Non è rimasta nessuna grandeur a far sì che un Americano si senta orgoglioso di esserlo. Sono passati i tempi in cui tutti volevano vivere in America. Quelli in cui venivano scritte canzoni sul desiderio di viverci. La realtà di ciò che è l’America oggi è il culmine di ciò che è sempre stato; una irrealistica promessa di perfezione e giustizia sociale fondata su una serie di ipocrisie.

La finta moralità su cui l’America ha tentato di basare le proprie fondamenta sta mostrando la sua usura e la sua vecchiaia, ed è rimasto poco spazio per rattoppi che consentano di nasconderla.

Obama ha inavvertitamente fatto una brusca inversione a u recentemente, mettendosi in completa contraddizione con l’eredità di Lincoln. In una recente intervista di poche settimane fa ha capovolto i supposti principi ispiratori dei padri fondatori della nazione, al punto da dire apertamente e senza vergogna che “la misura della forza sul piano internazionale non consiste semplicemente in quanti paesi occupiamo, o in quanti missili lanciamo, ma nella forza della nostra diplomazia e nella forza del nostro impegno nei diritti umani…”. Tutto ciò è ben lungi dal motto di Lincoln “del popolo, dal popolo, per il popolo”, che poneva la moralità sopra a tutto.

Lo decadenza dello status quo americano è tale che il suo presidente ha sentito di dover asserire che la grandezza di una nazione non è misurata solo dalla sua statura di criminale internazionale. Se questa non è una sfacciata ammissione di erosione della moralità e delle fondamenta di una qualunque nazione che, anche solo lontanamente si voglia associare all’ideale di giustizia, allora dovremmo chiederci quali altri pronunciamenti potrebbero riflettere l’attuale insufficiente statura morale dell’America!

La frase di Obama è laa completa ammissione, da parte del suo presidente, del fatto che la nazione americana abbia totalmente perso le proprie basi morali e che non sia necessario fingere che non è così.

La frase di Obama in linea di principio non è in nulla diversa da quella di un uomo d’affari corrotto che dicesse che il successo nel business non si misura solo sulla base di quanto la propria compagnia sia in grado di imbrogliare e rubare. Nella sua essenza, non è in alcun modo diverso dal proclamare che il successo non è limitato soltanto a soldi ed ego.

E’ una sfacciata ammissione di bancarotta morale del peggior genere.

La frase di Obama riassume il crollo morale americano; un crollo che soltanto i bravi Americani possono tentare di arrestare ponendovi rimedio, salvando il salvabile della loro nazione. E parlando di bravi Americani, non dobbiamo dimenticarci che ce ne sono moltissimi, milioni, ma non sono mai stati in grado di prendere parte al governo del loro stato o è stato loro impedito di creare il cambiamento necessario. Mai come oggi sarebbe essenziale che loro si uniscano e si sollevino.

È di primaria importanza esaminare la moralità di tutte le persone, innanzitutto la propria e poi quella di altri individui, gruppi e nazioni. Ma c’è un onere morale molto più grande su coloro che reclamano per sé una posizione di leadership. L’America ha preteso per sé questa posizione, e per questo motivo ne diventa responsabile. La mancanza di moralità, per dire, dell’Ecuador, forse impatterebbe solo sull’Ecuador stesso, dato che questo paese non ha assunto un ruolo di leader globale, ma quando il marciume si impossessa della supposta nazione leader globale, le conseguenze possono essere disastrose per il mondo intero.

Ironia del destino, i jihadisti adesso hanno assunto un ruolo di leadership e il loro crollo morale è analogo a quello degli USA, anche se in superficie sembrano diversi. A parte la questione dell’esistenza o meno della loro alleanza politica, l’America e l’ISIL a livello morale sono praticamente alla pari.

Questa sembra essere l’era della rivelazione e dell’esposizione, l’era del coming out, un’era in cui nessuno è più in grado di celare ciò che si nasconde al proprio interno; sia luce o tenebra, bene o male.

Sembra che sia arrivato il tempo della piena esposizione del grande “Sogno Americano” diventato la grande “Bugia Americana”.

Il nodo del marciume dell’America e dell’Islam fondamentalista sta arrivando al pettine. Non sembra che sia per un caso che entrambi i poli stiano mostrando contemporaneamente la propria orribile faccia.

Sarebbe ingiusto che chiunque immaginasse che uno dei due dipoli sia indipendente dall’altro; sono intrecciati, strategicamente, filosoficamente e a livello esistenziale.

Il crollo morale americano, che nella sua essenza non è recente, non è possibile nasconderlo. E’ il culmine di almeno due secoli di un fenomeno che, iniziato come false pretese, si è trasformato in smaccate bugie.

Il crollo morale dell’ISIL non è certo più antico nelle proprie radici, ma come il destino detta inesorabilmente, il male si trova sempre ad arrivare a maturazione assieme a un altro male simile, ma molto diverso.

Lo sfaccettato fallimento dell’America sta portando alla luce una moltitudine di fantasmi nascosti; siano essi  interni o esterni; ma il fattore comune a tutti è il crollo morale. Quando una nazione perde la propria base morale, perde tutto ciò che ha di più caro e prossimo.

Come la lotta all’interno del Mondo Islamico, in cui nessuno sta realmente prendendosi cura del cuore della sindrome ISIL, una simile lotta si sta preparando nell’Occidente e in particolare negli USA.

L’Europa alla fine dovrà prendere una posizione indipendente; una posizione che non sia condizionata dalle decisioni USA. Se l’Europa non si stacca e non prende una posizione di questo tipo, ne soffrirà le conseguenza.

Il resto del mondo, specialmente le potenze emergenti, dovranno prendere decisioni coraggiose e innovative.

E’ stato coraggioso e onorevole da parte della Russia fare il passo di combattere l’ISIL in Siria. E’ stata una decisione responsabile al fine di comprometterne l’espansione. Ma la guerra contro il dogmatismo non si ferma alla lotta militare, né ciò condurrà il mondo a una nuova era.

Lo sfaccettato fallimento dell’America, che una volta era la guida del mondo, impone che l’umanità debba trovare nuovi presupposti che la indirizzino in direzioni nuove e migliori.

Le nazioni dei BRICS finora hanno prodotto parametri economici modesti per dare al nuovo mondo che vuole lottare una piattaforma su cui poter contare in caso di improvviso crollo economico americano. La piattaforma è ancora in costruzione e l’istituzione dell’AIIB con base in Cina è uno dei passi più grandi in quella direzione. Ci vorrà del tempo prima che le nazioni dei BRICS possano assorbire il pieno impatto del crollo economico occidentale.

Ciò che è più importante è che il mondo trovi una nuova gestione e una nuova direzione morale e filosofica. L’onere di prendersi questo compito sulle spalle si sta muovendo in direzione delle nazioni del BRICS.

Dopo tutto, se le gigantesche corporation dell’occidente saranno rimpiazzate da quelle dei BRICS, e se l’attuale marciume, la corruzione e le ingiustizie semplicemente indosseranno una nuova maschera e prenderanno nuovi nomi, l’umanità ristagnerà e i cambiamenti non vorranno dir nulla.

In tempi di cambiamenti, le opportunità aumentano, e con il cambiamento geo-culturale nella leadeship globale, l’umanità adesso ha l’opportunità di puntare a un futuro migliore. E’ un’opportunità che non deve andare persa.

Dato che è stato il crollo della moralità a culminare nello sfaccettato crollo degli USA, le nazioni del BRICS saranno all’altezza del compito? Il tempo ce lo dirà, e la storia non le perdonerà se non lo saranno.

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Articolo di Ghassan Kadi pubblicato su  thesaker.is l’11 Gennaio 2016
Traduzione in Italiano a cura di Mario B. per SakerItalia.it