La diffusione a livello planetario della pandemia da coronavirus sta rivelando il vero volto di tanti attori globali. Quello che succede a livello globale indica che gli Stati Uniti non sono molto inclini alla cooperazione internazionale, anche quando si tratta di debellare il Covid-19. Restano fedeli al motto che Donald Trump ha adottato prima e durante la sua presidenza: “America First!” [‘Prima l’America!’ o “L’America per prima!”] .

Gli USA non ritengono nemmeno necessaria alcuna trattativa con i partner per trovare soluzioni che siano accettabili per tutti, se sono coinvolte questioni che possano riguardare gli “interessi strategici statunitensi”. E, oggigiorno, gli “interessi strategici statunitensi” promossi dalla Casa Bianca si estendono a tutto il mondo. C’è una “guerra dei prezzi del petrolio”, una “guerra commerciale”, una guerra comune contro il coronavirus, poi un decreto firmato da Trump che dà il diritto a “persone e società americane di praticare l’esplorazione commerciale, l’estrazione e l’uso di risorse nello Spazio”.

Alla luce di tutto questo le politiche dell’attuale leader americano appaiono del tutto inaccettabili e incomprensibili, sia ai partner transatlantici di Washington che alla comunità globale. C’è da ammettere che molto di tutto questo è iniziato prima di Trump. Tuttavia, nessuno ha dimostrato di volere sollevare questi problemi, preferendo invece restare nelle grazie del “Grande Fratello” sperando di “spigolare qualche avanzo dalla sua tavola”.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti riuscirono a metter piede in Europa con il Piano Marshall, appoggiato attivamente dai ministri degli Esteri britannico Ernest Bevin e francese Bidault nel 1948. Lo scopo era fornire aiuto finanziario a diciassette nazioni nell’Europa post-bellica (compresa la Germania Occidentale). Dopo avere fornito oltre 12 miliardi di dollari al vecchio continente, Washington riuscì ad imporre il proprio dominio sull’Europa occidentale, a spingerla verso la “fortificazione” della Cortina di Ferro e ad unirsi alla NATO, in sostanza acquistando l’”appoggio” alle proprie conseguenti politiche.  I fondi trasferiti alle nazioni europee nell’ambito del Piano Marshall hanno consentito agli USA di guidare determinate forze politiche e membri dei corrispondenti circoli elitari, garantendone l’influenza politica in quasi tutti i Paesi occidentali, e di restare al potere fino ai giorni nostri.

Questo spiega come mai ancora oggi la maggior parte dei Paesi europei continua diligentemente a seguire la direzione di Washington, attuando le “proprie” politiche e promuovendo la “propria” propaganda politica. Persino l’Unione Europea, che si vanta della propria indipendenza da influenze esterne, è stata creata sotto la “supervisione” di Washington.

Prima della pandemia i leader americani e dell’UE hanno speso molte belle parole sulla solidarietà transatlantica e sull’impegno a favore dei valori democratici. I leader del Mondo occidentale hanno fatto proclami politici e si sono scambiati strette di mano e abbracci. Ma questo adesso non ha più nessun valore!

Le parole di Washington sulla solidarietà non sono mai state veramente sincere, era tutto finto. Dopotutto l’egemonia americana è guidata solo dal desiderio di riempire i suoi forzieri e di consolidare il potere a spese degli altri, come è ben esemplificato dal detto: “gli amici tienili vicino, ma i nemici ancora di più”.

Quelli che sono stati partner fino a ieri non sono diventati necessariamente nemici, ma di sicuro non sono diventati più amici dimostrandosi reciproca lealtà in questi tempi cupi.

Waldemar Herdt, della Commissione per gli affari esteri del Bundestag ha detto ai media russi che “la presenza delle basi USA in Europa” è una “occupazione sotto copertura”. Ha affermato anche che gli Stati Uniti hanno rifiutato di ritirare le proprie truppe dalla Germania quando era stato loro richiesto, richiesta che era stata avanzata in maniera esplicita perché è irrealistico aspettarsi che Washington rinunci di sua iniziativa alla propria influenza in Germania. Waldemar Herdt sostiene anche che il motivo per cui le armi nucleari americane sono stanziate in Germania è perché in realtà è un Paese in stato di occupazione. Secondo i politici tedeschi “il mondo è sull’orlo di una nuova divisione in sfere d’influenza” ed è improbabile che gli Stati Uniti rinuncino ai loro interessi in Europa.

Durante la crisi Covid-19 in corso in tutto il mondo, gli USA non hanno collaborato attivamente con gli altri nella lotta alla diffusione del virus. Non sono gli americani che forniscono aiuti umanitari nelle varie parti del mondo. Lo fanno Russia e Cina insieme ad un certo numero di paesi che di sicuro non hanno il peso militare e finanziario degli Stati Uniti. E solo Dio sa quanti casi di Covid-19 ci sarebbero in Europa senza l’aiuto di Mosca e Pechino.

Oggi la frattura transatlantica si fa notare in tutti i modi possibili, persino nel G20. I suoi membri tengono riunioni di crisi online su come combattere la pandemia, ma senza ottenere molto, viste le spaccature in atto. Gli USA si sono chiusi al resto del mondo, mentre le nazioni dell’Unione Europea hanno difficoltà a definire un terreno di azione comune. I paesi europei sembrano essersi dimenticati dell’unità, il valore cardine dell’Unione Europea. I paesi membri non dimostrano reciproca apertura, esacerbando i problemi interni all’Unione Europea. Gli italiani difficilmente dimenticheranno che la Germania aveva inizialmente vietato le esportazioni di dispositivi di protezione medicale agli stati dell’Unione, tra i quali l’Italia, proprio mentre le cifre dei morti in Lombardia si stavano impennando.

Non sono solo i politici a vedere ora gli USA per quello che realmente sono. La lotta al virus ha fatto loro aprire gli occhi in molti modi.

Di recente un politico tedesco ha accusato [in inglese] Washington di “pirateria moderna”. Pare che il Ministro degli Interni dello stato federato di Berlino abbia “incolpato gli USA di avere confiscato 200 mila mascherine” ordinate per gli agenti della polizia statale “da un produttore americano, mentre erano in transito via Bangkok”. Andreas Geisel, il Ministro in questione, si è riferito all’accaduto come ad un “atto di pirateria moderna”, ed ha aggiunto: “non è possibile comportarsi in questo modo tra partner transatlantici. Questi metodi da Far West non possono prevalere, nemmeno in tempi di crisi globale”.

D’altronde, da Donald Trump la Germania non è che debba aspettarsi niente di meglio. Secondo il quotidiano The Independent il presidente ha suggerito [in inglese] che “gli Stati Uniti dovrebbero trattare la Germania più che altro da nemico, visto che i due paesi sono stati avversari nella Seconda Guerra Mondiale”.

Non è la prima volta che il governo Trump usa potere e risorse finanziare a scapito degli interessi strategici dei partner NATO, rilanciando i prezzi per accaparrarsi i dispositivi medicali di cui ha bisogno. Washington è disposta a pagare profumatamente beni di cui c’è penuria, quindi alla fine l’equipaggiamento medicale va a finire negli Stati Uniti. Valérie Pécresse, presidente del Consiglio della Regione Île-de-France ha affermato all’emittente LCI che gli americani, anziché alla consegna, pagano le forniture in anticipo, il che è ovviamente molto appetibile per chi “fa profitti su un problema di tutto il mondo”.

I media francesi, come il quotidiano Libération, hanno riportato [in francese] che la “guerra delle mascherine” è stata messa in atto dagli USA con ricorso a tattiche e sotterfugi che ricordano l’epoca del Far West.

Gli USA hanno rilanciato le offerte risorse mediche scarse a spese degli alleati NATO. Sembra veramente che le relazioni tra gli alleati abbiano perso il “lustro’ di una volta. Gli Stati Uniti, con le loro vaste risorse finanziarie, sono attualmente liberi di decidere chi vive e chi muore.

Durante la sua recente visita negli USA, il Presidente brasiliano Jair Bolsonaro si è fatto in quattro per impressionare favorevolmente Donald Trump, definendo strategiche le relazioni con gli USA. Ma erano solo dichiarazioni di facciata. Di recente il Ministro per la Salute brasiliano Luiz Henrique Mandetta ha ammesso che i recenti tentativi del Brasile di comprare ventilatori dalla Cina sono falliti a causa dell’”accesa competizione per forniture medicali”, nella quale concorrono anche gli USA.

Al tempo del coronavirus il galateo politico è ormai una reliquia del passato. Gli Stati Uniti si stanno accaparrando tutte le risorse mediche di cui c’è penuria. Donald Trump ha fatto riscorso alle ingenti risorse americane: la grande flotta portaerei, un ammontare illimitato di denaro e il potere del governo e del settore privato.

Recentemente l’ex alto ufficiale del Dipartimento di Stato americano Heather A. Conley, attualmente impiegata presso il gruppo di esperti Center for Strategic and International Studies (CSIS) [Centro per gli studi strategici ed internazionali], ha definito [in inglese] la politica estera di Trump sul coronavirus “personalistica, colpevolizzante e devastante”. Ha anche aggiunto che avrebbe avuto “gravi e concrete ripercussioni sulla leadership americana nel mondo e sui nostri alleati e partner”.

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 Articolo di Vladimir Platov pubblicato su New Eastern Outlook il 14 aprile 2020
Traduzione in italiano di DS per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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