Con Donald Trump pronto a lasciare l’incarico, dei documenti appena diffusi rivelano che la sua strategia verso Pechino è in gran parte fallita, e che gli Stati Uniti non sono sicuri di essere in grado di contenere la Cina in certe aree, in caso dovesse scoppiare un conflitto.

Dopo l’uscita del vice consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca Matthew Pottinger e con l’amministrazione Trump che si avvicina al termine, sono stati declassificati [in inglese] alcuni documenti che descrivono la sua strategia “indo-pacifica” o, più specificamente, il suo piano per tentare di contenere la Cina durante i quattro anni del suo mandato.

I documenti sono poco esaustivi, eppure rivelano le ambizioni di contrastare Pechino nella sfera politica, diplomatica, economica e militare, incluso un progetto di ciò che gli Stati Uniti avrebbero fatto in un eventuale scenario di guerra.

Secondo i documenti, gli Stati Uniti miravano a mantenere il loro “primato” nella regione, “sostenere gli attivisti e i riformatori” in opposizione a Pechino (come i manifestanti di Hong Kong), contrastare la Nuova Via della Seta [in inglese] e integrare economicamente la regione indirizzandola verso gli Stati Uniti, reclutare alleati contro la Cina sotto forma di Quad [l’informale alleanza strategica Stati Uniti, Giappone, Australia e India] e aiutare “l’ascesa dell’India”.

Ma cosa sarebbe successo in caso di conflitto? I documenti parlano di impedire alla Cina “di dominare la prima catena di isole” (quelle cioè che si estendono dal Giappone a Taiwan e intorno al Mar Cinese Meridionale) via aria e via mare, e mantenere una supremazia incontrastata nell’ “area al di là”. Gli analisti militari hanno descritto il primo obiettivo come “modesto[in inglese] in termini di aspettative.

Il file rivela, piuttosto, il completo fallimento dell’amministrazione Trump nella strategia verso quella regione durante il suo mandato. Non solo sono completamente falliti i tentativi di sostenere la presenza economica dell’America, in gran parte a causa delle contraddittorie priorità della Casa Bianca, ma in aggiunta il documento mostra una sottile incertezza piuttosto che una fiducia nella capacità degli Stati Uniti di sconfiggere la Cina nella regione della “prima catena di isole”.

Gli Stati Uniti stanno soprattutto cercando di contenere la Cina, e Pechino ha risposto utilizzando la Nuova Via della Seta diversificando le rotte per l’approvvigionamento energetico.

Durante il mandato, l’amministrazione Trump non è stata in grado di accettare lo status di potenza emergente della Cina, e questi documenti rivelano come questo abbia portato ad una serie di politiche volte a tentare la scalata di quel paese attraverso vari mezzi.

Questi metodi, comunque, non hanno riscosso molto successo, in gran parte per il fatto che gli Stati Uniti hanno sottostimato le dinamiche che evidenziano nella regione la centralità e l’importanza di Pechino come potenza economica, e per l’errata convinzione di poter facilmente dividere il mondo in due blocchi di guerra fredda, e costringere i paesi a minare la loro relazioni con la Cina sulla sola premessa dei valori.

L’idea che gli Stati Uniti possano in qualche modo rimpiazzare Pechino come centro di gravità economico della regione non è realistica, e lo sottolineano [in inglese] gli eventi come la firma del Partenariato Economico Globale Regionale.

Se è evidente che l’equilibrio economico del potere si sta spostando a sfavore dell’America, che dire della sfera militare? I documenti mostrano che gli Stati Uniti stanno guardando la regione in due aree distinte: la “prima catena di isole” e “la seconda”, che riguarda più ampiamente il Pacifico.

Credono di essere in grado di dominare la seconda area in caso di guerra ma, nel migliore dei casi, possono solo provare ad impedire alla Cina di dominare la prima, riconoscendo che probabilmente Pechino ha già il controllo del Mar Cinese Meridionale, di quello Orientale e di quello intorno a Taiwan.

In base a questo, sembra evidente che gli Stati Uniti mirerebbero logicamente a sconfiggere la Cina in un tale conflitto attraverso un tentativo di embargo navale, dato che un’invasione fisica sarebbe impossibile. Questo comporterebbe bloccare l’accesso della Cina ad una più ampia area dell’oceano e ai nodi marittimi come lo Stretto di Malacca.

Questa pianificazione strategica degli Stati Uniti punta di conseguenza i riflettori sulla Nuova Via della Seta. Attraverso il rafforzamento delle infrastrutture in tutto il continente euroasiatico, la Cina sta diversificando le rotte della catena di approvvigionamento e riducendo la sua dipendenza da aree che possono essere controllate dagli Stati Uniti.

Per esempio, il corridoio economico Cina-Pakistan [in inglese] e il porto di Gwadar [in inglese] permettono a Pechino il passaggio all’Oceano Indiano occidentale, tale da aggirare i tentativi americani di contenimento. Questo è coinciso con la prima base militare cinese all’estero in Gibuti, paese dell’Africa orientale, e lì è attivo [in inglese] un porto che potrebbe essere utilizzato per proteggere i propri interessi in questa area, e quindi impedire ogni pianificazione militare americana. Poiché la strategia indo-pacifica ha cercato di militarizzare la periferia della Cina e ingaggiare dei partner, Pechino ha risposto.

In questo caso, i documenti declassificati rivelano una lista dei desideri di un’amministrazione morente, che ha lanciato tante cose alla Cina ma poche volte ci ha preso. Mostra la portata della sfida che affronta l’America. Nonostante la natura inaffidabile di Trump, ci si potrebbe logicamente aspettare che molte di queste idee siano mantenute e formino un modello per il presidente entrante, Joe Biden. Obiettivi come sostenere il primato militare degli Stati Uniti in Asia e dare forma ad iniziative come quella del Quad non scompariranno presto, anche se in esse c’è una sostanziale assenza di realismo.

Tuttavia, l’elemento di dubbio su come un conflitto con la Cina potrebbe essere gestito, allude solo al cambiamento in atto. Se l’America non è sicura di poter sconfiggere Pechino nella prima catena di isole, che cosa vorrà dire questo in futuro? E per Taiwan?

La scommessa della Cina di rafforzare la propria presenza nel Mar Cinese Meridionale, diversificando le sue opzioni strategiche con la Nuova Via della Seta, sembra ben piazzata. Ed è per questo che non è Pechino che sta combattendo un’ardua battaglia per stabilire un predominio localizzato in questa parte del mondo.

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Articolo di Tom Fowdy pubblicato su Russia Today il’13 gennaio 2021
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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