Ci sono chiari segnali di come i Neoconservatori che governano l’Impero Anglo-Sionista e il suo “Stato Profondo” siano quasi in preda al panico, e  le loro azioni fanno capire che  sono veramente terrorizzati.

 

Il fronte interno

Sul fronte interno, i Neoconservatori hanno dato fondo a tutti i trucchi possibili e immaginabili per cercare di impedire a Donald Trump di entrare alla Casa Bianca: essi hanno

*organizzato tumulti e dimostrazioni (alcuni pagati con i soldi di Soros),
*incoraggiato i sostenitori di Hillary a respingere il risultato elettorale (“non è il mio presidente”),
*cercato di minacciare i Grandi Elettori affinché votino per Hillary o non votino affatto,
*cercato di convincere il Congresso a rifiutare la decisione del Collegio Elettorale, e ora stanno cercando di far annullare le elezioni con il pretesto che gli (apparentemente onnipotenti) hackers russi avrebbero alterato il risultato elettorale (pare anche in quegli stati dove si votava con le schede cartacee) e lo avrebbero indirizzato a favore di Trump.

Questo è uno sviluppo assolutamente stupefacente, sopratutto considerando che Hillary aveva attaccato Trump proprio perché non si era impegnato a riconoscere l’esito delle elezioni. A questo proposito, (Hillary) aveva affermato che la mancata garanzia che Trump avrebbe rispettato l’esito elettorale sarebbe stata una vera e propria minaccia, addirittura per la stabilità delle basi stesse del sistema politico americano e adesso, lei e suoi sostenitori, stanno tentando tutto il possibile per fare esattamente la stessa cosa: mettere in crisi tutto il meccanismo elettorale, senza offrire nessuna, chiara soluzione. Alcuni dicono che i Democratici stanno rischiando una guerra civile. Considerando che diversi, importanti congressisti repubblicani hanno dichiarato di essere favorevoli all’idea di un’indagine che faccia luce sulla fiaba degli “hackers russi”, devo ammettere che i Repubblicani stanno facendo esattamente la stessa cosa; questo non è un problema di Democratici contro Repubblicani, ma di “Stato Profondo contro il popolo degli Stati Uniti”.

Molti esperti concordano sul fatto che nessuna di queste tattiche avrà successo. Questo allora porta a chiedersi se i Neoconservatori siano stupidi, se pensino veramente di riuscirci, o quale sia il loro vero obbiettivo.

In primo luogo, ritengo che ciò che sta accadendo ora sia esattamente quello che succede quando i Neoconservatori incappano in qualche grosso guaio: raddoppiano la posta in gioco, e poi di nuovo.

E ancora. E ancora. Questa è una delle caratteristiche principali della loro condizione psicologica: non riescono ad accettare la sconfitta e, ancora meno, il fatto di essersi sbagliati, perciò, ogni volta che la realtà li risveglia dai loro deliri ideologici, automaticamente rilanciano. Potrebbero comunque arrivare a razionalizzare questo comportamento con la speranza che uno di questi trucchi possa anche funzionare, o (giustificarlo) con l’impellente desiderio di danneggiare il più possibile il presidente eletto Trump, prima che assuma veramente i poteri. Mai e poi mai sottovaluterei la perfida vendicatività di questa gente.

Quella che è piuttosto incoraggiante è la reazione di Trump a tutta questa situazione: dopo lunghe consultazioni, ha deciso di nominare Rex Tillerson Segretario di Stato. Dal punto di vista dei Neoconservatori, se il Generale Michael Flynn era una pessima scelta, Tillerson è veramente un abominio apocalittico: quest’uomo è stato insignito dell’onorificenza “Amico della Russia” dalle mani stesse di Vladimir Putin!

Vladimir Putin e Rex Tillerson

Forse Trump non si rendeva conto di quanto provocatoria fosse questa nomina e di come sarebbe stata accolta dai Neoconservatori? Certo che lo sapeva! Questa è stata una decisione assolutamente deliberata da parte sua. Se è così, allora questo è un segnale molto, molto positivo.

Potrei sbagliarmi, ma ho la sensazione che Trump accetterà la sfida dei Neoconservatori e risponderà agli attacchi. Per esempio, la sua reazione alle accuse della CIA sugli hackers russi è stata molto indicativa: ha ricordato a tutti che “queste sono le stesse persone che avevano detto che Saddam Hussein aveva le armi di distruzione di massa”. Penso che ora sia lecito poter affermare che, appena Trump sarà in carica, alla CIA cominceranno a rotolare le teste [in inglese].

[Nota: non è stupefacente che la CIA esprima il proprio parere sull’ipotetico hackeraggio russo durante le elezioni americane? Da quando in qua la CIA si occupa di quello che succede all’interno degli Stati Uniti? Pensavo che la CIA fosse un’agenzia di intelligence esclusivamente per i problemi esteri. Da quanto tempo la CIA si occupa della politica interna americana? Sì, certo, gli esperti che si occupano di Stati Uniti hanno sempre saputo che la CIA gioca un ruolo di fondamentale importanza nella politica americana, ma ora sembra che l’Agenzia non abbia nessuna remora a confermarlo apertamente. Non penso che Trump avrà lo stomaco e i mezzi per farlo, ma, francamente, sarebbe meglio per lui dissolvere completamente la CIA. Naturalmente, per una cosa del genere Trump potrebbe essere ucciso (andare contro la Fed o la CIA, negli Stati Uniti sono due crimini imperdonabili), ma Trump sta comunque correndo dei grossi rischi, perciò tanto varrebbe che colpisse per primo.]

Sul fronte esterno

Sul fronte esterno, l’evento maggiore è la liberazione di Aleppo da parte delle truppe siriane. Anche in questo caso, ancora una volta, i Neoconservatori hanno cercato di rilanciare: hanno rilasciato tutta una seria di dichiarazioni assolutamente senza fondamento su esecuzioni e atti di ferocia, mentre la BBC, sempre ansiosa di essere sul pezzo, pubblicava un articolo su quanto la situazione di Aleppo fosse simile a quella che si era verificata a Srebrenica [in inglese]. Naturalmente c’è un unico modo in cui possono assomigliarsi gli eventi di Aleppo e quelli di Sbrenica: in entrambi i casi i Tafkiri appoggiati dagli Stati Uniti hanno perso, e sono stati sconfitti dalle forze governative e, in entrambi i casi, l’Occidente ha scatenato una furiosa guerra di propaganda, per cercare di trasformare la sconfitta militare dei suoi mercenari in una propria vittoria politica. In ogni caso, questi estremi sforzi propagandistici non sono riusciti ad impedire l’inevitabile, e Aleppo è stata completamente liberata.

L’Impero ha segnato un punto: forti del fatto che la maggior parte delle forze straniere alleate dei Siriani (Hezbollah, Pasdaran iraniani, Spetsnaz russi, ecc.) era concentrata attorno ad Aleppo, i Tafkiri sostenuti dagli Stati Uniti sono riusciti ad infrangere la resistenza dei Siriani, molti dei quali sembra siano scappati in preda al panico, e, dopo averla circondata, hanno alla fine rioccupato con successo Palmira. Questa sarà una vittoria di breve durata, perché sono completamente d’accordo con il mio amico Alexander Mercouris, quando afferma che Putin presto libererà nuovamente Palmira [in inglese], ma, fino a quando questo non sarà successo, la caduta di Palmira per i Siriani, gli Iraniani e i Russi è abbastanza imbarazzante.

Mi sembra assai improbabile che l’avanzata del Daesh verso Palmira non sia stata rilevata dalle varie agenzie di intelligence siriane, iraniane e russe (almeno una fonte [in inglese] riferisce che era stata localizzata dai satelliti russi) e devo perciò concludere che la decisione di sacrificare temporaneamente Palmira è stata espressamente voluta per riuscire, finalmente, a liberare Aleppo. E’ stata la decisione giusta?

Assolutamente sì. Contrariamente a quanto afferma la propaganda occidentale, Aleppo, non Raqqa, è sempre stata la “capitale” dei terroristi sostenuti dagli Stati Uniti. Raqqa è una città relativamente piccola, circa 220.000 abitanti , contro i 2.000.000 e più di Aleppo (che è quindi dieci volte più grande di Raqqa). Per quanto riguarda la minuscola Palmira, la sua popolazione è di poco più di 30.000 persone. Perciò la scelta fra correre a tappare i buchi nelle difese siriane attorno a Palmira o liberare Aleppo, non è proprio esistita. Ora che Aleppo è stata liberata, la città deve essere messa in sicurezza e bisognerà fare un grosso sforzo per allestire delle opere di difesa, in vista di un contrattacco tafkiro, sempre possibile. Una cosa è riprendere una minuscola cittadina nel deserto, un’altra riconquistare un grosso centro urbano. Personalmente dubito molto che Daesh & Company possano tornare nuovamente a controllare Aleppo. Alcuni Neoconservatori sembrano essere così sconvolti da questa sconfitta, al punto di accusare Trump di “sostenere l’Iran[in inglese] (magari lo avesse fatto!).

Alla piccola Palmira gli sforzi propagandistici dei Neoconservatori hanno assegnato un duplice compito: eclissare la vittoria “russa” ad Aleppo (non è stata assolutamente solo “russa”, ma non ha importanza) e mascherare la sconfitta degli “USA” a Mosul (non è stata solo degli “USA”, ma non ha importanza). Certamente un duro incarico per una minuscola città nel deserto, e non c’è da meravigliarsi se anche questo tentativo disperato sia fallito: la coalizione americana a Mosul sembra debole, tanto quanto sembra forte quella russa ad Aleppo.

Ogni paragone fra le due battaglie, per gli Stati Uniti è semplicemente imbarazzante: non solo le forze sostenute dagli Stati Uniti non sono riuscite a liberare Mosul dal Daesh & Company, ma non sono neanche riuscite a circondare completamente la città o ad avanzare oltre i suoi sobborghi più esterni. Da Mosul escono pochissime informazioni ma, dopo tre mesi di combattimenti, tutta l’operazione per la liberazione della città sembra essere un completo fallimento, almeno per il momento. Spero sinceramente che Trump, una volta in carica, accetti finalmente di lavorare non solo con la Russia, ma anche con l’Iran per cacciare definitivamente il Daesh fuori da Mosul. Ma, se Trump dovesse mantenere la promessa fatta all’AIPAC e a tutta la combriccola della lobby israeliana, di continuare ad opporsi e a minacciare l’Iran, gli Stati Uniti possono in pratica lasciare ogni speranza di sconfiggere il Daesh in Iraq.

Spinta dalla disperazione e dal desiderio di ripicca, la propaganda americana ha denigrato i Russi, accusandoli di uccidere i civili ad Aleppo, mentre ha accuratamente evitato di menzionare le vittime civili a Mosul. Ma è la stessa macchina propagandistica che prendeva in giro il colore del fumo che usciva dai fumaioli della portaerei russa Ammiraglio Kuznetsov (lasciando intendere che stava per andare in avaria) e che ha poi dovuto mangiarsi il cappello quando è stato l’incrociatore più recente e costoso di tutta la Marina degli Stati Uniti, l’USS Zumwalt, a rompersi e a fermarsi nel bel mezzo del Canale di Panama, mentre la Kuznetsov continuava a fare un buon lavoro, collaborando alle operazioni russe in Siria.

Ancora una volta, la macchina propagandistica anglo-sionista non è riuscita a nascondere gli avvenimenti imbarazzanti accaduti sul campo ed ora è assolutamente chiaro che l’intera politica americana per il Medio Oriente è allo sbando completo e che i Neoconservatori non sanno più che cosa fare e sono disperati.

 

Il conto alla rovescia per il 20 gennaio

E’ ovvio che il regno dei Neoconservatori sta avvicinandosi alla propria fine in un crescendo di incompetenza, accuse isteriche, futili tentativi per cercare di impedire l’inevitabile, e con una disperata rincorsa ad occultare la vera entità del completo fallimento dalla politica voluta dai Neoconservatori. Obama passerà alla storia come il peggiore e il più incompetente di tutti i presidenti degli Stati Uniti. Per quanto riguarda Hillary, sarà ricordata come il peggior Segretario di Stato americano e il più inetto di sempre dei candidati presidenziali.

Alla luce del fatto che i Neoconservatori hanno sempre fallito in tutto quello che hanno tentato di fare, sono propenso a credere che, probabilmente, non riusciranno ad impedire che Donald Trump presti giuramento. Ma, fino al 20 gennaio 1017, tratterrò il respiro, per la paura di tutto quello che potrebbe architettare questa gente veramente squilibrata.

Per quanto riguarda Trump, io non riesco ancora ad inquadrarlo. Da una parte nomina Rex Tillerson, e questo sembra quasi essere un deliberato messaggio di sfida nei confronti dei Neoconservatori, dall’altra continua a cercare di venire incontro alla banda dei lobbisti israeliani scegliendo un sionista rabbioso [in inglese] della peggior specie, David M. Friedman, come futuro ambasciatore presso Israele. Anche peggio, Donald Trump non sembra voler ancora riconoscere l’innegabile fatto che gli Stati Uniti non riusciranno mai a sconfiggere il Daesh fino a quando la posizione anti-iraniana dei Neoconservatori non sarà sostituita da una reale volontà di coinvolgere l’Iran e di accettarlo come partner e come alleato.

In questo momento, la retorica di Trump non ha praticamente senso: vuole essere amico della Russia mentre si confronta con la Cina, e vuole sconfiggere il Daesh mentre minaccia l’Iran. Questa è follia. Tuttavia, sarei propenso a concedergli il beneficio del dubbio, ma è certo che c’è bisogno di qualcuno che lo educhi sulle realtà geopolitiche che esistono là fuori, prima che anche lui finisca per rendere la politica estera americana un disastro completo.

E tuttavia, ho ancora una piccola speranza.

La mia speranza è che le ultime buffonate dei Neoconservatori peggiorino quel tanto che basta e che facciano infuriare Trump fino al punto da farlo rinunciare ai suoi inutili tentativi per placarli. Solo impegnandosi in una politica di sistematica “de-neoconizzazione” di tutto l’apparato politico statunitense, Trump avrà qualche speranza di “rendere l’America nuovamente grande”. Se il piano di Trump è quello di tenere buoni i Neoconservatori per il tempo occorrente per il giuramento e per l’approvazione dei suoi uomini da parte del Congresso, allora va bene. Avrà ancora la possibilità di salvare gli Stati Uniti da un crollo catastrofico, ma solo fino a quando rimarrà concentrato, una volta al potere, sulla necessità di lottare senza pietà contro i Neoconservatori. Se la sua speranza è quella di distrarre i Neoconservatori, accontentandoli su questioni secondarie o di scarsa importanza, allora i suoi sforzi sono condannati e farà la stessa fine di Obama che all’inizio, almeno all’apparenza, sembrava essere un candidato non-neoconservatore, per arrivare poi ad essere, alla fine, un totale fantoccio dei Neoconservatori (che nel 2008 avevano puntato tutte le loro carte su McCain, e che avevano infiltrato l’amministrazione Obama solo dopo la sconfitta di McCain).

In un modo o nell’altro, stiamo andando verso una crisi [in italiano] , l’unica domanda è se gli Stati Uniti ne usciranno liberati o falliti.

The Saker

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Pubblicato su Thesaker.is il 17 dicembre 2016

Tradotto in italiano da Mario per Sakeritalia.it