Le guerre civili sono forse le più tragiche e amare: quando un paese va in guerra contro se stesso, fratello contro fratello.

 

 

Oggi gli Stati Uniti sembrano essere di nuovo in guerra contro se stessi. Anche se non è ancora un massacro totale come nella Guerra Civile del 1861-65, sembra tuttavia che il paese si stia gettando in un processo intestino di auto-distruzione, che abbatte proprio la struttura dello Stato.

Ci sono addirittura analisi che parlano di coppie che divorziano per le crescenti divisioni politiche.

L’attività governativa di gestione del paese è tenuta in ostaggio da incessanti conflitti politici; le istituzioni di governo appaiono in crisi a causa della progressiva perdita di autorità.

Questa volta non è il nord contro il sud, o gli industriali che vogliono usurpare i proprietari terrieri, o la questione morale su razza e schiavitù. La guerra attuale è causata da potenti fazioni all’interno della classe politica che non vogliono accettare l’elezione di Donald Trump.

Secondo il parere di alcuni elementi della classe dirigente, non era previsto che Trump vincesse le elezioni presidenziali nel novembre 2016. La sua rivale democratica Hillary Clinton era la candidata data per favorita grazie ai suoi stretti legami con l’establishment della politica estera e dei media corporativi.

La ben nota linea di Trump di voler normalizzare le relazioni con la Russia è stata la preoccupazione numero uno dell’establishment americano, che preferiva l’atteggiamento più aggressivo della Clinton come parte di una estensione delle proprie ambizioni di egemonia sul mondo.

Come sempre, la classe dirigente americana presenta diverse sfumature. Senza dubbio, nella capitale americana ci sono potenti fazioni di Wall Street e delle aziende, indifferenti riguardo al presente risultato elettorale o, forse, addirittura piuttosto soddisfatti. Finora Trump sembra essere piuttosto disposto ad essere compiacente con le aziende americane grazie a generose agevolazioni fiscali per i ricchi, ragion per cui non ci sono problemi per molti della classe dirigente americana.

Dove invece sorgono maggiori problemi è nell’establishment della politica estera, che va dai politici di carriera di Washington di parte repubblicana e democratica, alla comunità dell’intelligence e dell’apparato della sicurezza militare, la CIA [in Inglese], il Pentagono e le sue risorse, o la classe simpatizzante dei media ufficiali. Questo è il complesso dello Stato Profondo, anche se non tutti all’interno dello Stato Profondo hanno lo stesso atteggiamento ostile verso Trump. Basta evidentemente per sostenere una guerra politica contro la presidenza Trump.

L’intero “scandalo” del Russia-gate va avanti ad oltranza, a prescindere da una prova oggettiva. Sembra che mai si sia speso così tanto tempo politico e mediatico su un argomento così fumoso, che abbia una consistenza tanto trascurabile. E’ il classico “combattere contro i mulini a vento”.

All’inizio di questa settimana, James Clapper, ex direttore dell’intelligence nazionale, in un’intervista ha ribadito [in Inglese] che non ha visto alcuna prova di “collusione” tra la squadra elettorale di Trump e gli agenti di stato russi. Clapper aggiunge inoltre in maniera evasiva: “Non posso né confermare né smentire”.

Persone come Clapper e il precedente capo dell’FBI James Comey alludono continuamente allo scandalo Russia-gate, ma non hanno mai prodotto una prova. Dovrebbero parlare o tacere. Non farlo è niente di meno di una caccia alle streghe di stampo politico. Lo scopo di tutto questo è di indebolire il mandato di Trump. Ed è tutta espressione di politici e di media che intenzionalmente o meno si schierano dalla parte della paranoia americana della russofobia.

Possiamo detestare la personalità di Trump o il suo stile politico naif, ma il fatto è che l’8 novembre lui è stato eletto. La domanda allora è: accettiamo il risultato della democrazia?

Sembra chiaro che ci sono interessi di élite nella classe dirigente americana che non accettano la democrazia americana e il mandato di chi ha votato Trump. Questa è una rivelazione fondamentale che va proprio al cuore della democrazia dell’America, che noi siamo spinti a credere essere la migliore del mondo. Il “destino manifesto”, l’”eccezionalismo americano[in italiano], “la terra dei liberi”: sono evidentemente tutte sciocchezze e propaganda auto-compiaciuta. Perché la democrazia americana è stata stracciata da elementi all’interno del sistema di governo che non vogliono accettare il risultato dell’ultima elezione presidenziale.

Stanno coprendo il loro sfacciato assalto anti-democratico sull’elettorato con stravaganti e francamente ridicole affermazioni, che descrivono Trump come agente russo, collegato ad azioni di cyber-spionaggio russo per farlo entrare alla Casa Bianca.

La caccia alle streghe di stampo politico continua senza sosta contro Trump non per qualche prova credibile  – assolutamente no! – ma semplicemente perché quelle persone che sventolano le accuse sono abbastanza potenti per garantire che la caccia alle streghe rimanga il focus principale nella vita pubblica.

La scorsa settimana Trump ha licenziato il capo dell’FBI James Comey per la buona ragione che stava esitando sulle indagini in merito al Russia-gate. I media hanno dichiarato che era il tentativo di Trump di coprire i suoi presunti collegamenti con la Russia. Distorsione su distorsione.

Questa settimana i media americani sono pieni di dichiarazioni [in Inglese] su Trump che ha rivelato al ministro degli affari esteri russo Sergey Lavrov informazioni altamente classificate sui terroristi dello Stato Islamico, durante il loro incontro a porte chiuse alla Casa Bianca.

Quindi abbiamo lo straordinario spettacolo di politici americani e media colrporativi che accusano il presidente in carica di mentire, tradire i segreti di Stato a favore di un “nemico straniero”, e del Generale HR McMaster, il consigliere più alto in grado della sicurezza nazionale del Presidente, che è costretto a dichiarare pubblicamente che quelle affermazioni sono “false”.

Nell’intervista di Clapper citata precedentemente, ha detto che gli Stati Uniti erano stati attaccati dall’esterno e dall’interno: il primo attacco ha affermato che veniva dalla Russia, senza presentare alcuna prova ma solo con la solita dichiarazione e la solita retorica;  sulle origini degli attacchi interni, Clapper ha accusato il Presidente Trump di “attacco alle istituzioni statali”.

La più alta istituzione degli Stati Uniti, l’Ufficio della Presidenza, è stata attaccata da persone come Clapper e dall’establishment, che rifiutano di riconoscere il mandato elettorale di Trump. Definire il presidente del paese sistematicamente, ripetutamente e apertamente, un bugiardo e un traditore, è il più corrosivo attacco alla legittimità del governo.

Infine , la più alta istituzione della democrazia Americana – il volere del popolo  – è stata attaccata dalle stesse potenti fazioni.

Questo è ciò a cui alludeva il Ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov, quando la scorsa settimana ha dichiarato che l’America si “stava umiliando da sola” attraverso le affermazioni senza fondamento sul fatto che la Russia avrebbe sovvertito le elezioni presidenziali. Come può la più apparentemente potente nazione sulla terra, come dichiara in continuazione di essere, essere così vulnerabile ai presunti attacchi degli hacker russi?

Le persone che attaccano la democrazia americana sono Americani, non russi o altri. Il paese è in guerra con se stesso. E’ il suo stesso peggior nemico, e si agita con paure paranoiche su minacce inesistenti.

La Seconda Guerra Civile Americana è in corso, ed è una guerra sull’esistenza o meno della democrazia in quel paese. La bandiera degli Stati Uniti [‘Old Glory’, in Inglese] è stata fatta a pezzi e i vincitori devono ancora emergere.

 

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Articolo di Finian Cunningham pubblicato da Sputnik il 16 maggio 2017.
Traduzione in Italiano a cura di Elvia Politi per SakerItalia.it

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