Nell’elaborare il flusso delle informazioni su ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, è impossibile liberarsi da un senso di irrealtà molto inquietante: una popolazione intrappolata in una grotta buia, piena di piccoli schermi luminosi, tutti con immagini diverse ma che mandano essenzialmente lo stesso messaggio. Questo messaggio è che va tutto bene, come sempre e come sempre sarà. Ma qualsiasi cosa stia succedendo, non può andare avanti per sempre, quindi non sarà così. Più specificamente, recentemente c’è stato un segnale d’allarme, e ve ne voglio parlare.

E’ facile vedere che quel messaggio specifico viene mandato a loop anche se la situazione cambia irrevocabilmente. A partire dal 2019, il 90% dei media americani è controllato dal quattro gruppi: Comcast (attraverso la NBC Universal), Disney, Viacom CBS (controllata da National Amusement) e AT&T (attraverso Warner Media). Insieme hanno formato una monocultura mediatica strutturata per massimizzare in modo efficace il valore azionario.

Nel mio libro del 2008 “Reinventare il crollo” ho scritto che “…in una società consumistica, tutto ciò che distoglie le persone dall’acquisto è pericolosamente disturbante, e tutti i consumatori lo avvertono. Ogni espressione di verità in merito alla nostra mancanza di prospettive per un’esistenza continuativa come società industriale altamente sviluppata e ricca, è disturbante per l’inconscio collettivo consumistico. Esiste un istinto da branco che lo rifiuta, e quindi fallisce, non attraverso un’azione dichiarata ma perché non riesce a trarre profitto dal momento che è impopolare”.

Due anni prima, in una presentazione ottimisticamente intitolata “Colmare il Divario” (tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti), scrivevo: “…sembra che ci sia una buona possibilità che l’economia americana possa collassare nel prossimo futuro. Sembrerebbe anche che noi non saremo particolarmente ben preparati per questo. Per come stanno le cose, l’economia americana è pronta ad esibirsi in un qualcosa di simile ad un atto di sparizione”.  Ora, dopo 12 anni, sono convinto che sto finalmente guardando ciò che equivale ai preparativi per le prove finali di quell’atto; il corpo di ballo sta facendo gli esercizi di stretching, e la cicciona sta facendo dei vocalizzi di riscaldamento…

Chiaramente, l’ultimo atto deve ancora essere messo in scena. I media continuano ad andare in loop, mantenendo il pubblico convinto che il futuro somiglierà al passato (salvo, forse, per il fatto che avrà più generatori eolici, pannelli solari e macchine elettriche). La gente continua ad essere persuasa ad uscire e andare a comprare (o, più frequentemente adesso, ad ordinare online) cose di cui non ha bisogno, pagate con soldi che non ha.

Certo, ci sono stati dei cambiamenti. Il popolino degli Stati Uniti sta sempre peggio. Il tasso di tossicodipendenza e di suicidio è schizzato alle stelle, mentre è precipitato il tasso di natalità. L’acquisto di una casa è ora al di fuori delle possibilità per la stragrande maggioranza delle giovani coppie. Le statistiche sulla disoccupazione, artificiosamente rosee, nascondono circa 100 milioni di persone classificate come “non inserite nella forza lavoro” (perché hanno perso il lavoro tempo fa e non sono riusciti a trovarne un altro). Caso unico tra i paesi sviluppati, la prospettiva di vita tra i maschi bianchi – storicamente la parte della popolazione più ricca e attiva dal punto di vista economico– è in calo. Sono tutti fattori negativi, ma nessuno né alcuna combinazione di essi si aggiunge a tutto ciò che potrebbe causare un fallimento spontaneo dell’economia statunitense.

Tuttavia, è possibile costruire un caso convincente e dire, in senso figurato, che Roma sta bruciando. Per continuare con la metafora, la prova che ci sia un po ‘ di confusione in corso è particolarmente convincente. In generale, c’è un fermo rifiuto ad affrontare la sostanza di ogni problema e uno sforzo concertato per mantenere le apparenze a tutti i costi.

Prendete la guerra commerciale con la Cina, che è in corso dall’inizio del 2018: Trump ha recentemente dichiarato una grande vittoria, ma, se si fa un’analisi, i segni di questa vittoria sono impossibili da vedere. Nel 2017 gli Stati Uniti avevano un disavanzo commerciale con la Cina di 750 miliardi di dollari su 3.3 trilioni di dollari di scambi (22.7%). Nel 2018 si è impennato a 930 miliardi di dollari su 3.8 trilioni di scambi (24.4%). La Cina ha trovato il modo di parare i colpi di Trump imponendo delle contromisure. Dopo due anni di questa guerra di trincea stile Prima Guerra Mondiale, in cui gli Stati Uniti stanno lentamente perdendo terreno, è diventato chiaro che gli Stati Uniti non hanno alcun mezzo per fare pressione sulla Cina.

E così all’improvviso Trump dichiara vittoria: non una vittoria completa (che dovrà attendere fino a dopo la sua rielezione al secondo mandato) ma tuttavia una vittoria, perché i Cinesi hanno presumibilmente accettato di importare merci americane per un valore extra di 200 miliardi di dollari, di cui 50 miliardi in prodotti agricoli di quegli stati che hanno votato per Trump nel 2016. Trump però sta mentendo ai suoi sostenitori. Negli ultimi due anni i Cinesi hanno importato dagli Stati Uniti circa 24 miliardi di dollari in materie prime agricole e, secondo una fonte vicina alle trattative commerciali, i Cinesi hanno accettato di aumentare le loro importazioni di solo 16 miliardi di dollari, per un totale di 10 miliardi di dollari rispetto ai 50. Anche così, il settore agricolo americano dovrebbe velocemente aumentare la produzione di 1.6, cosa che non è affatto probabile.

Gli agricoltori lo scopriranno solo dopo aver votato per rieleggere Trump, ma questo non è un problema di Trump. Non lo era neanche nel 2017, quando i Cinesi promisero di importare dagli Stati Uniti 120 miliardi di dollari in gas naturale liquefatto e allora gli Americani non furono in grado minimamente di fornirne tale quantità. Ora che il gasdotto “Energia della Siberia” è già in funzione, e sta crescendo quanto a volumi, mentre le compagnie estrattive americane stanno fallendo ovunque; l’argomento è per lo più diventato una questione di lana caprina. La promessa per l’agricoltura è solo una ripetizione della promessa fatta per il gas naturale liquido, ma su scala più ridotta. Tutto quello che conta sono le apparenze, e le apparenze sono ciò che Trump offre ogni volta. E se i suoi elettori ci vogliono credere, chi li ferma? Anche se sta chiaramente andando verso la direzione di una sconfitta per gli Stati Uniti nel loro complesso, la guerra commerciale con la Cina è sicuramente un fatto enormemente positivo per Trump: tutto quello che deve fare per conquistare una vittoria personale è fare periodicamente delle promesse che altri non manterranno, ma questo non è un suo problema.

Un altro vantaggio netto per Trump è la saga infinita dell’impeachment. Lo ha tenuto sotto i riflettori mediatici e gli ha permesso di fingere di prevalere eroicamente in circostanze avverse, mentre faceva apparire ridicola l’opposizione agli occhi dei suoi sostenitori. Dopo che è andata in fumo la frottola dell’“ingerenza russa”, ne ha preso il posto un motivo per l’impeachment ancora più assurdo. Un tentativo di mettere Trump sotto procedura di impeachment per essersi rifiutato di collaborare in una indagine del Congresso è sulla via del fallimento, dal momento che chiunque con più intelligenza di un secchio di “pesce pene” della California [in inglese] dovrebbe sapere che sta ai tribunali, e non al potere legislativo, risolvere le controversie tra potere legislativo ed esecutivo. Tutto ciò che rimane ora è un presunto abuso di potere da parte di Trump. Apparentemente, è un tabù per un presidente americano chiedere ad un leader straniero di indagare su un candidato alla presidenza americana su una varietà di crimini come corruzione, appropriazione indebito e riciclaggio di denaro. Tutto questo potrebbe sembrare piuttosto ridicolo, ma è utile a uno scopo: permette a Trump di farsi buona pubblicità gratuita e continuare a suonare la lira (nel suo caso, twittare) mentre Roma brucia.

Ma ciò che ha incendiato Roma non è lo stato decadente della società americana o il permanente peggioramento dello squilibrio commerciale con Cina che è in continuo peggioramento, o la farsa senza fine dell’impeachment: è l’incipiente fallimento del dollaro americano. Per coloro che hanno fatto molta attenzione – ma sono una piccola minoranza – è diventata particolarmente evidente la natura surreale dei procedimenti, e il fatto che i risultati non importino più, ma contino solo le apparenze. Ciò che ha permesso ai politici e ai media di sfruttare l’innata propensione alla normalità del pubblico generale e di far andare il loop dei media senza che troppe persone si accorgessero di cosa sta realmente succedendo, era (notare il tempo al passato!) l’abilità del governo americano (con l’assistenza della Federal Reserve, che è un ente collegato al governo ma essenzialmente privato) di coprire l’enorme baratro delle finanze nazionali, emettendo titoli di debito sotto forma di buoni del tesoro.

Il Ministero del Tesoro americano è stato capace di sfruttare il suo “privilegio esorbitante” di emettere strumenti di debito riconosciuti e scambiati a livello internazionale, denominati in valuta nazionale (il dollaro americano), che è stata la principale valuta di riserva per molti decenni. Lo status di valuta di riserva ha portato una certa aura di sicurezza e affidabilità (dopotutto, la carta moneta è praticamente solo una truffa) e ha sostenuto il più grande e liquido mercato finanziario al mondo. Chiunque potrebbe usare ovunque i buoni del tesoro americani come garanzia per un prestito e ottenere un basso tasso di interesse, dato che quel buono del tesoro era considerato dello stesso valore della “moneta reale” (qualsiasi cosa possa significare questo). E quello schema si è improvvisamente inceppato.

E’ difficile dire che cosa abbia causato il fallimento di questo raggiro. Potrebbe essere solo l’inesorabile e sempre più veloce aumento del debito del Governo americano. Potrebbe essere l’evidente disaccoppiamento tra il tasso di crescita dell’economia americana e il tasso di crescita del suo indebitamento. Potrebbe anche essere il fatto che gran parte del mondo sta facendo uno sforzo concertato per allontanarsi dal dollaro americano come valuta di riserva e come strumento di scambio nel commercio internazionale (la Russia ha venduto quasi tutti i suoi buoni del tesoro americani, la Cina ha riserve molto più consistenti ma li sta gradualmente vendendo). Non è chiaro quale sia stata la causa ultima, ma ciò che è chiaro è che nell’agosto 2019 qualcosa alla fine si è spezzato, e i buoni del tesoro americani si sono trasformati da “buoni quanto la moneta vera” a “roba che nessuno vuole possedere”.

Ho scritto a tal proposito per la prima volta a settembre [in inglese], quando era diventato chiaro che stava emergendo il vero problema nel mercato del debito americano. Ora, tre mesi dopo, la situazione è andata di male in peggio, e sembrerebbe che il mercato per i buoni del tesoro americani sia definitivamente crollato. Proverò più avanti a descrivere per sommi capi che cosa significa per la società e l’economia americana (allerta spoiler: nulla di buono) ma per ora io voglio solo esporre un po’ di quello che è successo. Nel frattempo, per favore, prendete la vostra propensione alla normalità e mettetela in un posto sicuro (nel caso ne aveste bisogno più tardi, sebbene io non abbia idea per cosa).

Precedentemente, quando era chiaro che un sovraccarico di credito inesigibile avrebbe potuto innescare il crollo finanziario in qualsiasi momento, la Federal Reserve (che si occupa di stampare moneta) aveva intrapreso un qualcosa che chiamava eufemisticamente “quantitative easing” (QE). Stampava molti dollari americani in cambio di vari pezzi di buoni del tesoro, insieme ad altra spazzatura finanziaria, con l’obiettivo di vendere successivamente i buoni del tesoro nascondendo la spazzatura, quindi salvando le apparenze riguardo al fatto che i buoni del tesoro americano fossero debito pubblico sostenuto da piena fiducia e credito da parte del Governo americano, piuttosto che solo un po’ di carta straccia che stava intasando i suoi caveau. Ma quando ha dichiarato che il “quantitative easing” era terminato e ha provato a vendere i buoni del tesoro americani, si è immediatamente scatenato l’inferno, ed è stata obbligata a fare dietro front e a ricomprarli, con uno schema che è stato sarcasticamente indicato come un “non QE”. Eufemismi a parte, ciò che sta succedendo è propriamente chiamato “monetizzazione del debito”, cioè quando un governo “prende in prestito” il denaro non vendendo il proprio debito in cambio di denaro già esistente, ma semplicemente stampando la moneta utilizzando carta e inchiostro, o cifre magiche all’interno di un computer molto sicuro.

Esaminiamo alcuni dei dettagli importanti. Il “Non QE” è in realtà iniziato molto prima che fosse annunciato, ed è andato avanti in modalità nascosta. Nelle sei settimane a partire da settembre 2019, la Fed ha monetizzato una media di 20.5 miliardi di dollari a settimana. Questo tasso è compatibile con i volumi ottenuti precedentemente attraverso il “quantitative easing” al suo massimo. E’ stata forzata a farlo perché il tasso REPO sul tasso dei buoni del tesoro americani è salito a 10 volte il tasso fissato dalla Fed. L’abbreviazione REPO sta per “repurchase agreement[contratto di riacquisto], l’accordo con cui una parte prende un prestito a breve termine da un’altra, usando i buoni del tesoro americani (e altri strumenti di debito che si suppone siano molto sicuri) come garanzia, proprio come un banco dei pegni che ti dà soldi per un orologio, e poi ti permette di riacquistarlo. L’enorme aumento del tasso di interesse indicava che i buoni del tesoro americani non erano più visti come una garanzia particolarmente sicura, e la Fed è dovuta intervenire, e ha cominciato a lanciare soldi appena coniati per il problema. E non si è mai fermata. Infatti, il problema si è ingigantito, così tanto che ora, alla fine dell’anno, la Fed si è impegnata a stampare 500 miliardi di dollari per essere certa che nessuno rimanga senza contanti.

Comunemente si pensa che l’azione della Fed abbia a che fare con il debito a breve termine, e che quindi sia un problema a breve termine, ma non è semplicemente così. Dall’inizio di agosto (l’inizio della modalità nascosta del “non QE”) la Fed ha aspirato 179 miliardi di dollari con i buoni del tesoro americani, di cui 108 miliardi di dollari, cioè il 60%, di buoni con durata maggiore di un anno. Paragonate questi numeri con l’indebitamente totale nello stesso periodo del Governo americano, pari a 659 miliardi di dollari, di cui 368 miliardi erano debiti a breve termine e 291 miliardi a lungo termine. Così, nell’arco di questo periodo la Fed ha monetizzato il 29.4% del debito a lungo termine e il 24.4% di quello a breve. Questo dovrebbe aiutarvi a tranquillizzarvi se aveste il sospetto che non è un problema a breve termine ma non ne eravate sicuri. E’ un problema a lungo termine e strutturale.

Poi, analizziamo se il problema sia stato risolto o stia peggiorando. State tranquilli, sta peggiorando. Guardando i numeri di ottobre e novembre, la Fed ha monetizzato più di metà (il 50.7%) del nuovo debito pubblico americano. Una proiezione lineare vedrebbe la Fed, che è passata da 0% a 50% in quattro mesi, a passare da 50% a 100% in altri quattro mesi, entro cioè la data del pesce d’aprile 2020. Ma chi può dire che l’incremento sarà lineare invece che esponenziale? Qualunque essa sia, la tendenza è ovvia: il mercato del debito pubblico americano – una volta il più profondo mercato liquido al mondo – è morto. L’unica cosa che sostiene il valore dei buoni del tesoro americani è la macchina da stampa della Fed. E l’unica cosa che sostiene il valore del prodotto della macchina da stampa della Fed è… cos’è esattamente? Esattamente!

Aggiungiamo un altro particolare rilevante. Nel corso del 2020, 4.665 trilioni di dollari di buoni del tesoro americani arriveranno a maturazione, e dovranno essere convertiti in nuovi buoni del tesoro. Questo è il record di tutti i tempi, e si aggiunge al nuovo debito che dovrà essere emesso per poter permettere al Governo degli Stati Uniti di rimanere aperto. Nell’ultimo anno il deficit di bilancio americano ammontava a 1.022 trilioni di dollari, che rappresenta un incremento del 15.8% rispetto all’anno precedente. Se continua questa tendenza, il nuovo deficit sarà di circa 1.183 trilioni di dollari. Per evitare che gli ingranaggi della finanza si inceppino, nel 2020 la Fed dovrà monetizzare, o stampare, circa 6 trilioni di dollari.

Sembra probabile che ad un certo punto dei prossimi mesi il presidente della Fed Jerome Powell dovrà annunciare un “non non-QE”, poi un “non non-non-QE” e poi un “lalalalalalalalala” e scappare nel bagno unisex a piangere a dirotto. E allora Donald Trump dovrà interpretare Boris Yeltsin, il quale, il 14 agosto 1998, raccolse tutta la solennità presidenziale che aveva e disse le seguenti sagge parole:

«Девальвации рубля не будет. Это твердо и четко. Мое утверждение — не просто моя фантазия, и не потому, что я не хотел бы девальвации. Мое утверждение базируется на том, что все просчитано. Работа по отслеживанию положения проводится каждые сутки. Положение полностью контролируется».

“Non ci sarà alcuna svalutazione del rublo. E’ la mia chiara e solida posizione. La mia affermazione non è solo il prodotto della mia fantasia o della mia volontà che non avvenga la svalutazione. La mia affermazione è basata sul fatto che tutto è stato preso in considerazione. Il lavoro di riesame della situazione è stato fatto ogni giorno. La situazione è totalmente sotto controllo” [traduzione su quella fatta dall’autore].

E dopo tre giorni il Governo russo dichiarò il default sovrano. Il rublo scese di 2/3 rispetto al dollaro americano e l’economia russa, che a quel tempo era estremamente dipendente dalle importazioni, si schiantò. In uno scenario simile, l’economia americana si schianterebbe molto più forte. Come la Russia del 1998, gli Stati Uniti sono estremamente dipendenti dalle importazioni. Ma in questo caso il Governo americano non è l’unico grande ente che prende denaro in prestito: gran parte delle aziende americane sono morti-viventi gonfiati di debiti. Per molti anni hanno preso soldi a tassi di interesse artificiosamente bassi, al fine di comprare le proprie azioni e sostenere il loro valore nel ridicolo sforzo di massimizzare il valore delle quote degli azionisti di fronte allo stallo della crescita economica. Se non sono in grado di estinguere il loro debito a tassi di interesse artificiosamente bassi (che scompariranno non appena la Fed perderà definitivamente il controllo della situazione), saranno automaticamente costretti a dichiarare bancarotta e a liquidare.

Se volete mantenere una visione ottimistica nonostante tutto questo, c’è un libro che forse vorreste leggere. [in inglese, l’autore indica un libro sulla gestione di una fattoria autosufficiente]

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Articolo di Dmitry Orlov pubblicato sul suo sito il 18 dicembre
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per
Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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