Una volta all’anno mi piace fingere che il mio blog sia una sorta di “rispettabile” media tradizionale, e mi impegno nell’esercizio (per mia stessa ammissione assolutamente stupido!) di nominare un “uomo” (mi dispiace, “persona” è insopportabilmente politicamente corretto e una volta presa quella strada finisci per chiamare dei mentalmente squilibrati “signore” e simili). Ehi, se non riesci ad ottenere il tipo di finanziamenti dei media propagandistici Anglo-Sionisti, facciamo almeno finta di combattere sullo stesso campo una volta all’anno, no? Quindi una volta all’anno faccio finta di non essere un “deplorevole” solitario e scelgo i miei eroi del giorno, e questo mi fa sentire “momentaneamente uguale” ai media propagandistici come Time Magazine o The Economist 🙂

Per vostra informazione – i candidati passati sono stati “il soldato siriano” (2013 [in inglese]), “il soldato russo” (2014), “gli aviatori russi in Siria, il Maggior Generale Qasem Soleimani e Aleksandr Zacharčenko” (2015), “il cesto dei deplorevoli americani” (2016) e “tutti quelli che hanno dato la vita per la Siria” (2017).
(Ora per favore fate finta di sentire un rullo di tamburi……)

Signore e signori, il premio “Uomo Saker dell’anno” del 2018 va congiuntamente a: (in ordine alfabetico)

I “Dissidenti” americani: Stephen Cohen, Bonnie Faulkner, Paul Craig Roberts e Ron Unz

Ecco le ragioni della mia scelta:

Nonostante tutte le chiacchiere sulla libertà di parola, la diversità, il pluralismo e simili, la triste verità è che gli Stati Uniti non sono una democrazia, ma una plutocrazia piuttosto autoritaria con elementi fortemente espressi di un regime totalitario. È vero, nessuno (che io sappia) è stato (ancora!) mandato in un campo di lavoro o (ancora!) sparato in una cantina per aver osato parlare male del potere, ma dobbiamo anche ricordare la barzelletta che dice che “un regime totalitario è uno che ti ordina di “stare zitto!” mentre una democrazia liberale dice semplicemente “continua a parlare!””. C’è molta verità in questo. Come attivista anti-sovietico esperto che si è opposto e ha combattuto contro il regime sovietico, posso attestare che è stato molto meno bravo a soffocare il dissenso rispetto al regime degli Stati Uniti. Inoltre, sono anche sicuro che il regime sovietico avesse molto più sostegno popolare dell’attuale plutocrazia USA.

[Nota a margine: è importante notare qui che tranne alcune eccezioni molto importanti, e ora tristemente dimenticate (come Aleksandr Solženicyn, Igor Ogurcov, Leonid Borodin e pochi altri), la stragrande maggioranza dei cosiddetti “dissidenti sovietici” “Non erano affatto patrioti russi, e molti di loro erano, in effetti, rabbiosi russofobi, inoltre, sia il regime occidentale che quello sovietico trattarono gli oppositori russi patrioti (non dovevano essere chiamati o associati ai “dissidenti”) molto peggio di quelli russofobi. In Occidente, i patrioti russi venivano chiamati “monarchici autoritari” e, naturalmente, “antisemiti”, mentre i dissidenti filo-occidentali ricevevano pieno sostegno su Radio Liberty, Radio Free Europe, Voice of America, BBC Russian Service e il resto dei media propagandistici occidentali. Per quanto riguarda il regime sovietico, è anche interessante vedere come differenziava tra gli oppositori patriottici e i “dissidenti” filo-occidentali e russofobi: i primi ottenevano dure condanne ai sensi dell’Articolo 70 del Codice Penale della RSFSR (Agitazione e propaganda antisovietica – da 3 a 10 anni) mentre i secondi venivano tipicamente condannati in base al molto più indulgente Articolo 190 (Distribuzione di falsi, screditamento dello Stato e del sistema sociale sovietico – fino a 3 anni). Alla fine, un sacco di soldi furono dati ai russofobi, mentre gli antisovietici patrioti potevano contare solo sull’aiuto della piuttosto piccola resistenza patriottica russa anti-sovietica all’interno dell’URSS e all’estero (incluso il sottoscritto). È ancora più triste che oggigiorno in Russia gli oppositori patriottici russi antisovietici siano o dimenticati o, peggio, assimilati ai russofobi da persone che non hanno mai letto molto di Solženicyn o di Ogurcov o di Borodin, ma che affermano categoricamente “mostrami un attivista anti-sovietico e ti mostrerò un russofobo” (questa definizione includerebbe anche me…). Capisco che questo sia l’inevitabile “ritorno del pendolo storico” dopo decenni in cui la propaganda antisovietica ha esagerato enormemente i mali del regime sovietico (i cui mali erano molto reali, ma non altrettanto immensi e malvagi come erroneamente accettati dagli attivisti anti-sovietici, incluso me stesso, con mio grande dispiacere). In questo momento il pendolo è troppo sbilanciato verso il quasi totale occultamento dei mali e dei crimini del regime sovietico, ma con il tempo raggiungerà una sorta di equilibrio basato sui fatti, a quel punto i dissidenti antisovietici patriottici saranno riconosciuti per quello che erano davvero e non verranno assimilati ai dissidenti russofobi]

La verità è che il livello di istruzione, compresa l’educazione politica, era molto più alto nell’URSS che negli Stati Uniti di oggi, e che la macchina della propaganda sovietica era (relativamente) piuttosto benigna e del tutto inefficace e maldestra rispetto alla macchina di propaganda dell’Impero Anglo-Sionista da svariati milioni. L’ideologia ufficiale sovietica, tra l’altro, era molto più pluralista, e i media sovietici molto più diversi dei media aziendali occidentali (lo so perché per vivere ho letto entrambi per alcuni anni). Quindi, di conseguenza, mentre i dissidenti occidentali non vengono fisicamente oppressi (almeno non ancora !!), la loro lotta è, in un certo senso, molto più difficile e molto più solitaria. Possiamo vederlo nella vita dei miei quattro candidati (di nuovo, in ordine alfabetico):

Il Professor Stephen Cohen

Già durante la Guerra Fredda, il Professore era un esperto di fama mondiale (allora riconosciuto e acclamato) sull’Unione Sovietica e una rispettata voce della ragione. I liberali lo amavano particolarmente per le sue opinioni. Tuttavia, quando Putin è salito al potere, Stephen Cohen non cadde nella trappola russofoba dei liberali statunitensi e osò parlare apertamente, assumendo una posizione diametralmente opposta a quella di molti dei suoi (ora ex) sostenitori. Per questo è stato denigrato, insultato copiosamente, e definito come “l’apologeta americano di Putin”, “l’amichetto di Putin”, un “disperato difensore di Putin”, e persino “patetico babbeo di Putin”! Questo dimostra che mentre la lingua inglese non ha ancora (ancora!) l’equivalente della “meravigliosa” espressione tedesca “Putinversteher[tutti e cinque i link in inglese], il livello di intolleranza intellettuale dei liberali americani è altrettanto rabbioso di quello dei loro colleghi tedeschi . Lo stesso identico fenomeno accadde con Aleksandr Solženicyn, che inizialmente era il beniamino dell’Occidente per aver criticato il regime sovietico, ma non appena la sua critica si rivolse contro l’Occidente, fu immediatamente scaricato e diffamato (dalle stesse identiche persone che ora stanno denigrando e diffamando il Professor Cohen, a proposito).

Bonnie Faulkner

Bonnie è una mia eroina già da molti anni. Il suo spettacolo Guns and Butter è stato uno dei programmi radiofonici più interessanti e originali di sempre ed era davvero il fiore all’occhiello della Pacifica Public Radio Networks [entrambi i link in inglese]. Bonnie, una delle migliori intervistatrici dei nostri tempi, ha regolarmente invitato ospiti affascinanti e unici, e ha condotto interviste meravigliose, aperte e assolutamente affascinanti con essi. Poi Bonnie ha commesso il suo primo “crimine”: ha osato dubitare della favola ufficiale dell’11 Settembre. Questo la prima volta l’ha *quasi* fatta mettere al bando. Poi Bonnie ha fatto qualcosa di persino “peggiore” – non ha creduto a tutta la favola ufficiale “Putin è un mostro” e “sono stati i russi”. Ancora peggio, crimine dei crimini, Bonnie è stata ufficialmente etichettata come “negazionista dell’Olocausto” dal direttore generale di KPFA. Per tutti questi “crimini” il suo spettacolo è stato semplicemente terminato (fino a quando Ron Unz non ha deciso di ospitarla su Unz Review! [entrambi i link in inglese]). La parte più disgustosa di tutto ciò è che Bonnie è stata censurata da coloro che cercano disperatamente di impersonare una sorta di movimento “progressista”, mentre in realtà sono solo degli intolleranti russofobi trotzkisti che si nascondono sotto un nuovo manto di pseudo-liberalismo.

Paul Craig Roberts

Ancora un’altra storia di “caduta in disgrazia” – questa volta dalla destra conservatrice, che ammirava Roberts per i suoi valori conservatori fino a quando anche lui non ha osato sfidare la narrativa ufficiale su Putin e la Russia e, al contrario, ha denunciato ogni passo compiuto dai leader dell’Impero che avvicina il nostro pianeta ad una guerra nucleare globale. Come Cassandra, Roberts è stata una voce instancabile nel (quasi totale) “deserto” che ci avvertiva dell’immenso pericolo che stiamo affrontando tutti noi a causa della malata ideologia messianica e imperialista dei leader dell’Impero Anglo-Sionista. Per questo è stato ridicolizzato e insultato, ma quell’odiosa propaganda ad hominem non è riuscito a zittirlo. Roberts chiaramente non teme nessuno e la sua voce rimane una delle più potenti nel nostro movimento per la pace.

Ron Unz

La lotta di Ron Unz per il futuro degli Stati Uniti (perché è esattamente di questo che stiamo parlando) non è centrata sulla Russia come quella di Stephen Cohen o di Paul Craig Roberts, ma come Bonnie Faulkner Ron Unz ha dedicato il suo talento e la sua vita a preservare la vera, nel senso di contraria alla finzione, libertà di parola negli Stati Uniti. Unz Review è ora diventato il leader de facto della libertà di parola negli Stati Uniti che ospita i migliori dissidenti politici, avversari dell’Impero e diversi “psicocriminali” (incluso il sottoscritto) e un ampio spettro di opinioni anti-impero, che vanno dai Paleolibertariani (come Ilana Mercer), a quelli che definirei Paleoprogressisti (come Michael Hudson), ai Paleoconservatori (come Pat Buchanan) agli Antisionisti (come Norman Finkelstein) e molti, molti altri. Non solo, Ron ha iniziato una serie di articoli incredibilmente coraggiosi e interessanti intitolata “American Pravda”, in cui Ron Unz ha esposto più vacche sacre e tabù non detti di qualsiasi altra figura pubblica nella memoria recente. Consiglio vivamente di leggere ognuno di questi fantastici testi e di capire da soli come l’onestà intellettuale e il coraggio possano essere combinati per ottenere quella che penso sarà riconosciuta come un’impresa veramente storica per la libertà intellettuale.

Più di semplici dissidenti: “figli di Dio”!

Stephen Cohen, Bonnie Faulkner, Paul Craig Roberts e Ron Unz sono tutti veri eroi, le cui lotte hanno tutte una cosa in comune: sono tutte lotte per la pace. Così, le parole di Cristo “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9) si applicano pienamente a tutti loro. Sono anche fulgidi esempi di quello che io chiamo “l’altro Occidente”, un Occidente che lungi dall’essere costantemente abbarbicato alla tracotanza messianica (come fanno tutti gli intellettuali “ufficiali” di tutto lo spettro politico), cerca di rendere gli USA un paese normale, sano e saggio in cui la libertà intellettuale e la libertà di parola non sono solo insulsi slogan. Cohen, la Faulkner, Roberts e Unz non condividono necessariamente le stesse opinioni, né io sono necessariamente d’accordo con tutto ciò che potrebbero dire, ma quella comunità di intenti, il loro comune desiderio di raggiungere la vera libertà attraverso la pace e il loro immenso coraggio personale è ciò che, penso, li unisce e li rende modelli ed esempi ideali di una realtà molto più grande, anche se nascosta: ci sono molte persone che lottano per la libertà e la pace negli Stati Uniti e altrove. I quattro selezionati sono tutti esempi brillanti di questo “altro Occidente”, ma sono anche la punta di un iceberg molto più grande di resistenza all’Impero, a cominciare dal meraviglioso Movimento per la Verità sull’11 Settembre ma anche da molti, molti altri “resistenti” (Penso a Ron Paul, Chris Hedges e persino, forse, Tulsi Gabbard [in inglese]).

Farai tu perire il giusto insieme con l’empio?

Anche nel nostro mondo post-Cristiano (che in realtà assomiglia molto a Sodoma e Gomorra), molti di noi probabilmente ricordano come Abramo supplicò Dio di non distruggere i giusti con i malvagi (Gen 18:23). Cohen, la Faulkner, Roberts e Unz sono esempi molto buoni del tipo di persone giuste per il quale possiamo sperare che Dio risparmi l’Occidente e il resto del mondo dalla distruzione (che è dove i Neoconservatori ci porteranno se non li fermiamo). Cohen e Roberts sono piuttosto noti in Runet (Internet russo), la Faulkner e Unz meno, ma spero che col tempo saranno tutti ricordati e riconosciuti come persone che non hanno semplicemente distolto lo sguardo o sono rimaste in silenzio, ma che hanno seguito la loro coscienza e hanno agito.

Voglio concludere qui con una bella poesia scritta da Bobby Sands che, penso, si applica a tutti coloro la cui rettitudine e coraggio oggi potrebbero benissimo farci ottenere la misericordia di Dio.

Il Saker

Il Ritmo del Tempo

C’è qualcosa dentro ogni persona,
la conosci questa cosa, amico mio?
Resiste ai colpi da un milione d’anni,
e così resisterà fino alla fine.

Sorse quando il tempo ancor non c’era
e crebbe, poi, dalla vita stessa,
tagliò del male i viluppi asfissianti
come una lama che recide ardente.

Accese fuochi ove fuoco non c’era
incendiando l’animo dell’uomo,
temprò in acciaio cuori già di piombo
fin dal tempo in cui il tempo iniziò.

Pianse di Babilonia presso ai fiumi
e quando ognuno era lasso e perso,
gridò torcendosi nell’agonia,
pendette sanguinante dalla croce.

A Roma morì di leoni e di spade
bardato crudelmente per la sfida,
allor che dire “Spartaco” significava
morire in croce lungo la Via Appia.

Marciò coi derelitti di Wat Tyler
terrorizzando i signori e il re,
il suo blasone: il loro sguardo fisso
come per sempre vivi nella morte.

Sorrise con beata innocenza
dinanzi agli antichi conquistadores,
sì mite, sì mansueto ed incosciente
del mortale potere che ha l’oro.

Scoppiò per le misere vie di Parigi
spazzando via la vecchia Bastiglia,
calpestò poi la testa del serpente
schiacciandola sotto le sue calcagna.

Morì nel sangue a Buffalo Plains
crepò di fame per mesi di pioggia,
a Wounded Knee il suo cuore fu sepolto
ma ancora nascerà, risorgerà.

Gridò presso i laghi di Killarney
mentre veniva abbattuto a terra,
morì lanciando ancora la sua sfida
mentre gelidamente lo finivano.

Si trova in ogni luce di speranza,
non conosce spazio né confini,
è sorto rosso, nero, è sorto bianco,
è sorto in ogni schiatta, in ogni razza.

Sta dentro ai cuori degli eroi periti,
urla di fronte agli occhi dei tiranni,
ha asceso fino le più alte vette,
vola abbagliante attraverso i cieli.

Viene e dà luce alla prigione oscura,
la sua potenza romba come un tuono,
è il Pensiero Indomabile, amico mio,
quel Pensiero che dice: Ho ragione!

*****

Pubblicato su The Saker.is il 13 dicembre 2018
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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