Nel 2008 il pubblico americano era stufo della disastrosa politica dello status quo del Presidente George W. Bush, quindi ha unito le forze e ha eletto un candidato progressista che ha fatto campagna elettorale sulla speranza e sul cambiamento per rimpiazzare Bush.

Ma non c’è stato alcun progresso: la speranza e il cambiamento non sono mai arrivati. Barack Obama ha continuato e ha ampliato in patria e all’estero tutte le più depravate politiche del suo predecessore, e non è passato molto tempo prima che svanisse l’iniziale euforia ed evaporasse l’illusione che le cose migliorassero. Era come se Bush non avesse mai lasciato il suo incarico.

Stanchi e disgustati dalla tremenda politica neoliberale in patria, e dalla sanguinaria politica neo-conservatrice all’estero, gli Americani hanno eletto un neofita della politica che ha cavalcato una piattaforma populista che criticava sia Bush che Obama. Trump prometteva di “fare piazza pulita”, porre fine alle guerre e combattere l’establishment nell’interesse della gente comune. Questa volta sicuramente ci sarebbe stato un cambiamento.

Ma le guerre continuavano, la palude si riempiva ancor di più e l’impero americano continuava ad avanzare lentamente lungo la stessa traiettoria dell’amministrazione Bush e Obama. Nonostante tutto questo, il Partito Democratico e le sue istituzioni mediatiche si sono comportati come se ci fosse stata una drastica deviazione dalla rotta, insistendo sul fatto che gli Stati Uniti fossero precipitati da una libera democrazia rispettata in tutto il mondo in una distopia fascista e isolazionista.

Per fermare il fascismo, gli Americani hanno fatto ancora un’altra rivolta popolare contro il corrotto status quo… e hanno eletto il vice-presidente di Obama. Joe Biden, eterno raccomandato e lacché dell’impero, ora siede alla Casa Bianca, portando avanti la stessa politica sanguinaria, oppressiva, sfruttatrice e autoritaria dei suoi predecessori, come risultato dell’ultima falsa rivoluzione, diversivo contro la tirannia.

E questa è tutta la politica elettorale mainstream di sempre nell’impero americano: una falsa rivoluzione diversiva inscenata per il pubblico ogni tot anni in modo che non ne abbia una vera. Una cerimonia simbolica in cui il pubblico finge di gettare in mare l’ingiusto status quo per far finta che sia stata vinta la battaglia contro i suoi oppressori. E poi i suoi oppressori continuano proprio ad opprimerlo.

(Juli Hansen, Shutterstock)

Ogni tot anni il pubblico può scegliere tra due affidabili lacché dell’impero oligarchico, e poi tutti i mali di quell’impero vengono appuntati sul vincitore. Il pubblico poi indirizza la sua rabbia al lacché invece che alla reale struttura del potere che lo sta opprimendo, dopo di che fa un’altra elezione per sbarazzarsi della canaglia una volta per tutte. Si abbracciano, piangono e festeggiano, e la macchina dell’oppressione va avanti senza alcuna interruzione.

Come ha detto una volta Gore Vidal:

“Non fa davvero alcuna differenza se il presidente è repubblicano o democratico. La genialità della classe governante americana è di essere riuscita per 200 anni a far credere al popolo di avere un ruolo nelle elezioni presidenziali, quando non poteva dire nulla in merito ai candidati o alla politica o al modo in cui viene governato il paese. Un gruppo molto piccolo controlla praticamente tutto”.

Quel piccolo gruppo è la classe plutocratica: la sua legalizzata macchina della corruzione e della propaganda ha un’influenza immensa sulla politica americana, così come la macchina da guerra imperiale e i gruppi di interesse speciale con cui la classe plutocratica è alleata. Se uno vuole diventare presidente nella democrazia guidata che sono gli Stati Uniti, deve formare coalizioni di sostegno all’interno di quel gruppo di potere, e nessuna parte di quel gruppo di potere sosterrà un presidente che non promuoverà in maniera affidabile gli interessi dell’impero oligarchico. [tutti i link in inglese]

Da questo punto di vista, il gruppo di potere oligarchico sta fondamentalmente gestendo i propri dipendenti l’uno contro l’altro, e gli sta facendo promettere di porre fine alle ingiustizie che sono inestricabilmente insite nell’impero oligarchico. Gli Americani vivono in uno Stato autoritario (le cui elezioni più importanti sono truccate da cima a fondo) e vengono riempiti di storie su malvagi dittatori di altri paesi che truccano le loro elezioni per rimanere al potere.

22 settembre 2019: Joe Biden, a sinistra sul pianale di un furgone, fa campagna per le presidenziali a uno sciopero dei lavoratori del settore automobilistico a Kansas City. (Adam Schultz, Flickr, Biden for President)

I politici non possono cambiare l’attuale status quo in uno che sia di beneficio alle persone comuni invece che ai loro padroni oligarchici, perché l’impero oligarchico si fonda sulla necessità di guerre senza fine, povertà e oppressione. Non si può avere un impero globale unipolare senza usare la violenza (e la minaccia di usarla) per difendere quell’ordine mondiale, e non si può avere una plutocrazia senza assicurarsi che pochi governanti abbiano molto più controllo sulla ricchezza rispetto a cittadini ordinari.

Per questa ragione, anche i politici che presentano piattaforme che sembrano relativamente progressiste sono essi stessi una parte della finta rivoluzione diversiva, a meno che non chiedano uno smantellamento totale dell’oligarchia e dell’impero. I politici che oggi in America si presentano come progressisti, offrono solo una debole opposizione ad alcuni aspetti dell’impero e dell’oligarchia, di fatto sostenendo semplicemente un impero oligarchico che fornisce assistenza sanitaria agli Americani.  Dato che mantenere gli Americani poveri, impegnati e destinatari di propaganda è una dinamica fondamentale che sta al centro di un impero oligarchico mondiale, questa è una posizione senza senso: gli oligarchi non vogliono che gli Americani comuni abbiano soldi da sprecare in donazioni elettorali e tempo libero per documentarsi su cosa sta realmente accadendo nel mondo, perché poi queste persone comuni si intrometterebbero negli ingranaggi dell’impero. Una struttura di potere costruita sull’ingiustizia economica non permetterà mai la giustizia economica.

La porta per un significativo cambiamento in America attraverso la politica elettorale è chiusa, bloccata, inchiodata, saldata e barricata con una tonnellata di acciaio massiccio. L’unica cosa che può portare ad una fine dell’oppressione e dello sfruttamento è la fine dell’impero oligarchico, e l’unica cosa che può portare alla fine dell’impero oligarchico è un’azione diretta da parte del popolo americano: attivismo su larga scala, scioperi generali e disobbedienza civile come mai successo in precedenza nella nazione, in quantità sufficiente da abbattere le istituzioni plutocratiche che mantengono lo status quo.

Il problema è che non accadrà mai [in inglese] finché gli Americani continueranno ad essere vittime della propaganda e si accontenteranno delle loro finte rivoluzioni diversive. C’è una probabilità pari a zero che le elezioni politiche portino alla fine dell’impero, ma ci potrebbe essere uno sforzo concertato per diffondere la consapevolezza [in inglese] da parte di coloro che capiscono ciò che sta succedendo.

Tutti i cambiamenti positivi del comportamento umano sono sempre preceduti da un ampliamento della consapevolezza, sia che si parli di consapevolezza delle conseguenze della propria dipendenza che porta alla loro sobrietà, o di un’espansione della consapevolezza delle ingiustizie del razzismo che portano alle leggi sulla giustizia razziale., che dell’ampiamento della consapevolezza sulle ingiustizie del razzismo che porta alle leggi di giustizia razziale. Rendere le persone consapevoli che i mass media ci stanno mentendo su ciò che è vero, consapevoli degli orrori della guerra, consapevoli delle dinamiche sottostanti all’ingiustizia economica che sta buttando a terra gli Americani, tutto questo può portare ad una reazione a catena dove la collettività usa il potere dei suoi numeri per togliersi le catene dell’oppressione come ci si toglie un cappotto pesante in una giornata calda.

Ciò che serve al popolo è che si risvegli alla verità. Un impero intero si fonda su paio di palpebre chiuse.

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Articolo di Caitlin Johnstone pubblicato su Consortium News l’8 giugno 2021
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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