Questa storia ha tutti i requisiti per essere definita una teoria del complotto, e potrebbe non avere senso per voi senza una qualche base del contesto.

Prima che gli Stati Uniti entrassero nella Seconda Guerra Mondiale, era stata scatenata una enorme campagna di propaganda anti-tedesca, portata avanti per anni dal Comitato Creel, guidato da Walter Lippmann e Edward Bernays, quest’ultimo nipote di Freud (1)(2). L’informazione attaccava tutto ciò che era tedesco in America, incluse le scuole e le chiese. In molte scuole venne vietato l’insegnamento della lingua tedesca ai “puri Americani”, e gli amministratori degli istituti venivano sollecitati a licenziare “tutti gli insegnanti traditori”, cioè quelli tedeschi. Furono cambiati i nomi di innumerevoli paesi e città per eliminare la loro origine germanica (per esempio, Berlino, in Iowa, divenne Lincoln). Il cibo tedesco e i nomi del cibo furono eliminati dai ristoranti (sauerkraut divenne “cavolo liberty”), il dachshund (il bassotto tedesco) divenne “cane liberty” e il pastore tedesco venne chiamato “alsaziano”.

A tutte le orchestra americane venne ordinato di eliminare dalle esibizioni ogni opera dei compositori classici tedeschi, come Beethoven, Bach e Mozart. Nelle biblioteche pubbliche vennero rimossi e (molto spesso) bruciati tutti i libri di autori, filosofi e storici tedeschi. In alcuni Stati venne proibito l’uso della lingua tedesca in pubblico e al telefono. I professori tedeschi venivano licenziati dalle università, i giornali locali in tedesco o di proprietà tedesca non potevano avere introiti pubblicitari, venivano costantemente attaccati e spesso costretti a chiudere l’attività. I patriottici Boy Scout americani diedero il loro contributo a questa iniziativa bruciando pacchi di giornali tedeschi che venivano venduti, mentre i Tedeschi venivano regolarmente insultati e presi a sputi da altri cittadini. I tedeschi furono costretti a radunarsi in pubblici raduni e denunciare la Germania e i suoi leader, a comprare i bond di guerra e a dichiarare pubblicamente la loro fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti.

Quando la retorica raggiunse dei livelli pericolosi, l’isteria e la violenza anti-tedesca crebbero in maniera proporzionale. Molti tedeschi furono allontanati dalle loro case con la forza, spesso strappati dai loro letti durante la notte, portati fuori in strada e denudati, picchiati e frustati, quindi costretti a inginocchiarsi e a baciare la bandiera americana. Molti furono cosparsi di catrame e ricoperti di piume, poi costretti a lasciare i propri paesi o città. Alcuni furono impiccati agli alberi. Preti e pastori furono trascinati fuori dalle loro chiese e picchiati per aver fatto i sermoni in tedesco.

I giornalisti strillavano che tutti i tedeschi erano spie che avvelenavano le scorte d’acqua americane o infettavano le spedizioni mediche degli ospedali, e che la maggior parte “dovrebbe essere portata fuori all’alba e fucilata per tradimento”. I membri del Congresso raccomandavano di impiccare o altrimenti uccidere tutti i tedeschi in America, con i Governatori degli Stati che sollecitavano l’utilizzo di plotoni d’esecuzione per eliminare “l’elemento traditore” da tutto lo Stato. Il Segretario della Marina americana Josephus Daniels dichiarò che gli Americani avrebbero “messo il timore di Dio nei cuori” di queste persone. La maggior parte degli Americani sa che durante l’isteria nazionale della Seconda Guerra Mondiale il governo americano ha mandato nei campi di concentramento più di 100.000 Giapponesi nati negli Stati Uniti; la storia ha però cancellato il fatto che molti più tedeschi furono internati in campi di concentramento presenti negli Stati Uniti, prima e durante la Prima Guerra Mondiale, e in tutti i casi i loro beni furono confiscati.

Con tutto questo e molto altro, l’America era un ricettacolo d’odio per tutta la popolazione tedesca. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Germania fu ampiamente accusata di aver utilizzato la propaganda contro gli ebrei; in tutti i nostri libri di storia è stata però cancellata la massiccia e indicibilmente cattiva tempesta di propaganda dell’odio che fu fatta in America contro i tedeschi prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. C’erano migliaia di manifesti e articoli con descrizioni raccapriccianti di false atrocità, articoli di giornale, cartoni animati e molto altro ancora, ma è stata ben sepolta la documentazione storica di questo insieme di bugie e odio che è durato per anni. Su internet si possono trovare delle copie di molti manifesti di guerra, ma questa collezione è stata ben disinfettata da praticamente tutte le produzioni squisitamente malvagie e oscene, che a quanto sembra si sono perse nella storia. La narrativa odierna dei libri di storia liquida casualmente tutto questo come “un innovativo utilizzo delle arti grafiche per stimolare il patriottismo”: era invece l’odio – e non il patriottismo – che veniva stimolato.

La propaganda incitava ad un odio intenso verso tutto ciò che era tedesco, al fine di facilitare l’ingresso degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale. Non fu molto diverso durante la Seconda Guerra Mondiale e la propaganda/campagna d’odio non si limitò ai soli Stati Uniti. Nel 1940 il governo britannico diede il via a ciò che fu definita una “campagna di rabbia” con il motivo dichiarato di “instillare un odio personale contro i tedeschi e la Germania”: le autorità si compiacquero del fatto che il 6% iniziale della popolazione britannica che “odiava la Germania” fosse aumentato a oltre il 50% alla fine della campagna. Le frequenze radio erano piene di descrizioni “della crudeltà e dell’anima nera tedesca”. Sui giornali britannici c’erano degli articoli che sostenevano “lo sterminio sistematico dell’intera nazione tedesca” da eseguire alla fine della guerra. Così, dopo la vittoria sulla Germania, ogni persona di origine tedesca doveva essere giustiziata, e la stessa nazione tedesca doveva scomparire per sempre (3).

Non fu solo negli Stati Unti e in Gran Bretagna che venne diffuso questo odio per la Germania: in ogni nazione i tedeschi furono ritratti con veemenza come l’incarnazione del male, laddove questa natura derivava semplicemente dal fatto di essere di origine tedesca. In tutti i paesi del mondo i media diffondevano lo stesso messaggio di odio contro la Germania e contro i tedeschi. In Brasile, dimostrazioni e rivolte anti-tedesche consumarono il paese, le aziende tedesche furono distrutte e i tedeschi furono aggrediti e uccisi. Durante la guerra, in quasi ogni nazione la stampa di lingua tedesca e l’uso del tedesco scomparvero completamente per paura delle rappresaglie, così come tutte le scuole e gran parte delle aziende tedesche. Nessuna riaprì.

In tutto il mondo, come negli Stati Uniti, la falsa propaganda di guerra fu utilizzata durante entrambe la Guerre Mondiali per incitare tutta la popolazione ad un odio irrazionale per tutto ciò che fosse tedesco, arrivando fino alle forti raccomandazioni dei media secondo cui dopo la guerra si doveva sterminare l’intera razza tedesca. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il pubblico americano in particolare era pieno di odio per le cose tedesche, tanto quanto lo era stato durante la Prima Guerra Mondiale: in entrambe le occasioni si arrivò ad avere un movimento significativo per lo sterminio di tutti quelli di origine tedesca negli Stati Uniti.

Fu in questo contesto che Eisenhower pronunciò la frase famosa “Dio, quanto odio i tedeschi” e fu in questo contesto che 12 milioni di tedeschi morirono nei campi di concentramento americani in Germania DOPO la guerra. Come ha scoperto James Bacque, gli Americani uccisero dagli 8 ai 12 milioni di tedeschi nei campi di concentramento americani in Germania. Forse due milioni furono giustiziati, mentre gli altri morirono di fame, dato che era un reato capitale anche solo tentare di portare del cibo ai prigionieri (4) (5) (6).

Gli Stati Uniti furono un ricettacolo di odio per tutto ciò che fosse tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale, così come lo furono durante la Prima. Negli Stati Uniti la Germania e i tedeschi sono stati per decenni così tanto oltraggiati che la maggior parte degli Americani aveva una paura e un odio istintivo nei loro confronti. Quei ricordi instillati con così tanto fervore dalla macchina della propaganda non scomparvero velocemente e hanno resistito per così tanti anni che anche dopo la guerra era effettivamente pericoloso per un Americano dire qualcosa di positivo o lusinghiero verso la Germania o i tedeschi. Chi esprimeva anche solo tolleranza o compassione per i tedeschi, rischiava di finire in prigione. Tutto ciò configura il contesto di quanto è venuto dopo. Possiamo ora arrivare velocemente alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ai campi di concentramento americani in Germania.

 I campi di concentramento in America

Fu in questo contesto che negli Stati Uniti le forze armate americane realizzarono circa 700 campi di concentramento per tedeschi, prigioni che ospitavano quasi 500.000 cosiddetti “Prigionieri di Guerra” tedeschi, che furono forzatamente spediti negli Stati Uniti dai campi di concentramento in Germania durante le ultime fasi e anche dopo la fine della guerra. Le ragioni ufficiali fornite per questa impresa erano diverse e discordanti.  La prima dichiarazione del governo riguardava l’insufficienza di cibo in Germania, le forze armate americane avevano quindi spedito quei prigionieri negli Stati Uniti per poterli nutrire meglio. Una dichiarazione successiva riguardava lo spazio insufficiente in Germania per altri campi di concentramento americani, quindi questi civili furono trasferiti negli Stati Uniti. Un’altra diceva che i prigionieri erano necessari per soddisfare il bisogno di lavoro agricolo extra che aveva il paese (7) (8).

Questo argomento ha comprensibilmente ricevuto una scarsa attenzione da parte dei media americani, e le pagine nei libri di storia sono in gran parte vuote. Dato che commento e contesto sono più o meno uniformi, la mia prima impressione nel leggere i pochi articoli esistenti, è stata che si sia seguito un modello ufficiale, anche se non sono stato in grado di individuarlo. Su Wikipedia c’è scritto che “la copertura mediatica sui campi e la conoscenza pubblica [degli stessi] erano intenzionalmente limitati fino alla fine della guerra, in parte in ottemperanza alla Convenzione di Ginevra”. Forse, ma non sono a conoscenza di alcuna disposizione di nessuna convenzione, che sia di Ginevra o di altro tipo, che proibisca di rendere noto al pubblico i campi di concentramento. Cominciamo dando un veloce sguardo alla vita di questi prigionieri tedeschi durante la loro prigionia negli Stati Uniti.

Molti degli articoli pubblicati presentano quelle che si presume siano citazioni da lettere scritte dai prigionieri tedeschi ai loro famigliari, lettere che a quanto pare sono state spedite in Germania. Sul numero di settembre 2009 della rivista Atlantic, si legge (da una presunta lettera spedita in Germania nel 1944): “Tutto sommato, la nostra vita qui è molto disciplinata. Dormiamo in letti con coperte bianche e mangiamo con coltelli e forchette. Finora, siamo stati trattati in modo eccellente”. Un’altra citazione sull’Atlantic riporta “Sto davvero in una gabbia dorata” e ancora un’altra “Quando sono stato preso prigioniero, mi sono prefigurato una vita orribile ma è molto differente”.

L’articolo dell’Atlantic ci dice che “I prigionieri di guerra furono sopraffatti dalle eccellenti condizioni dei campi e dall’abbondanza di cibo e di altri articoli”, sostenendo inoltre l’esistenza di “innumerevoli lettere” di Americani che lamentavano il fatto che “qui ci sono dei prigionieri tedeschi e vivono meglio di come viviamo noi”. Il professore di Storia dell’Università Texas A&M Arnold Krammer ci dice che “i prigionieri di guerra tedeschi erano trattati molto bene…gli davano vino e birra a ogni pasto”. Wikipedia ci dice che “molti prigionieri scoprirono che le loro condizioni di vita come prigionieri erano migliori di quelle da civili in Germania” e che alcuni prigionieri furono mandati in campi in cui “ciascuno aveva il proprio bungalow con giardino”. Sempre secondo Wikipedia, avevano vino a tutti i pasti, ricevevano piatti speciali per il giorno del Ringraziamento e per Natale, e di fatto avevano troppo cibo: “non potendo mangiare tutto il loro cibo, all’inizio i prigionieri bruciavano gli avanzi nel timore che riducessero le loro razioni” (9).

Loren Horton conferma che i prigionieri tedeschi “ricevevano più articoli razionati, come le sigarette, rispetto a quelli che i civili della zona potevano avere” e che molti Americani credevano che “i prigionieri avessero più lussi di un cittadino medio”. Wikipedia afferma inoltre che “gruppi di prigionieri mettevano insieme i loro coupon giornalieri per la birra per bere a turno più alla volta. Ricevano anche due pacchetti di sigarette al giorno e spesso la carne”, facendo notare come all’epoca carne e sigarette fossero fortemente razionati e non disponibili per gran parte dei civili americani. Wikipedia ci dice anche che per questi prigionieri tedeschi “il buon trattamento cominciava con pasti sostanziosi serviti a bordo (sulle navi che li portavano negli Stati Uniti)” e che dopo il loro arrivo in America, si stupivano di viaggiare con un confort inusuale su “treni passeggeri eleganti e comodi” che li portavano ai loro campi di prigionia.

Un certo John Ray Skates scriveva in un articolo che “i generali di alto grado avevano alloggi speciali, [mentre] gli ufficiali di grado inferiore si dovevano accontentare di piccoli appartamenti”; alcuni ufficiali non solo avevano una casa privata, ma anche macchina e autista. Ci dice anche che almeno alcuni ufficiali andavano spesso al cinema perché erano “gli unici posti in città con l’aria condizionata”. Skates ci dice inoltre che questi campi di prigionia “avevano gran parte delle strutture e dei servizi che si potevano trovare in una cittadina: dentisti, dottori, biblioteche, cinema, strutture educative”. Ma non solo strutture educative: Horton ci dice che “i prigionieri formarono le loro orchestre” e che “per Natale fu costruita una grande scena della Natività” dai prigionieri, i quali “pagarono i materiali con i loro 80 centesimi giornalieri di credito. Raccolsero più di 8.000 dollari!”. Avevano addirittura squadre sportive e stampavano i loro giornali. Wikipedia ci dice che “nessuno si poteva annoiare” perché questi prigionieri tedeschi “organizzavano frequenti spettacoli teatrali e musicali a cui partecipavano centinaia e persino migliaia” di persone, tra cui tutta la cittadinanza locale e le loro guardie americane, e che i film venivano proiettati quattro volte alla settimana (10).

Secondo la rivista Smithsonian, i prigionieri dichiararono a un uomo che il loro trattamento era così eccellente che la loro unica lamentela riguardava il fatto che non c’erano fidanzate a sufficienza (11). Ma poi gli uomini di molti campi si intrattenevano in “ricevimenti sociali” con donne americane del luogo, tanto che questa “fraternizzazione non autorizzata tra donne americane e prigionieri tedeschi” era così comune da essere spesso un problema. A quanto pare non è stato del tutto negativo, perché in questo modo molti soldati tedeschi incontrarono le loro future mogli. Parte del problema sembra che fosse la naturale bellezza degli uomini tedeschi, almeno per le donne americane. L’articolo dell’Atlantic dichiarava che questi uomini erano spesso descritti come “magnifici esemplari, bellissimi fisicamente, tipi muscolosi” e “begli esemplari di virilità fisica”.

Anche i “tipici Americani” hanno descritto questi prigionieri tedeschi come “proprio il miglior gruppo di uomini che si possa vedere”, “uniformemente puliti, eccessivamente educati, splendidamente disciplinati: francamente, è difficile che questi uomini non possano piacere”. L’Atlantic ci dice anche che degli “Americani riconoscenti” (non ho idea del perché fossero riconoscenti) “spesso mostravano la loro riconoscenza invitando i prigionieri tedeschi al ristorante e persino a mangiare a casa loro”. A quanto pare questi sentimenti calorosi prevalsero a tal punto che l’Ispettore Generale scrisse che gli Americani erano troppo “inclini a diventare eccessivamente amichevoli e premurosi verso il benessere dei prigionieri”. Tutti gli articoli scrivono che i prigionieri era più o meno liberi di andare e venire a loro piacimento e, se alcuni tentavano di scappare, questa non è mai stata una preoccupazione, dato che i campi di prigionia avevano poca o nessuna vigilanza, in modo da permettere ai tedeschi di lasciare il campo per i loro lavori quotidiani.

Un Ronald H. Bailey ci informa che i tedeschi si adattarono meravigliosamente alla vita in prigionia: le “guardie si meravigliano dei cambiamenti” negli uomini che mantenevano le loro aree così ben pulite e che “i prigionieri sembravano di buon umore. Passavano ore a creare aiuole grandi e ben tenute”. Wikipedia ci dice che i tedeschi erano “felice di essere stati catturati” dagli Americani e cita le parole di Krammer “devo ancora incontrare un prigioniero tedesco che non mi dica che quello è stato il periodo più bello della sua vita”. Krammer dice che i tedeschi lasciavano gli Stati Uniti “con sentimenti positivi nei confronti del paese” affermando che “noi tutti siamo positivamente impressionati dagli Stati Uniti…siamo stati tutti persuasi ad avere relazioni amichevoli con gli Stati Uniti”.

Sembra che il meraviglioso trattamento da parte degli Americani “abbia inavvertitamente annullato” ogni sentimento nazista e creato mezzo milione di “piccoli ambasciatori” per l’America. Era vero in parte perché i tedeschi capirono che “la rabbiosa propaganda anti-americana” che avevano subito “non si adattava a ciò che videro in America”. Ma, cosa molto più importante, tutti i prigionieri di guerra tedeschi videro con i loro occhi che cosa era la democrazia, su base personale e quotidiana. Krammer ci dice poi che, a causa si questi e altri fattori, “migliaia tornarono in Germania con un inglese fluente” e “con un rinnovato amore e rispetto per gli Stati Uniti”, dopo aver stretto “un’amicizia pluridecennale con il nemico”. Skates ci dice che molti anni dopo la guerra molti prigionieri tedeschi sono tornati negli Stati Uniti con lo scopo di vedere i campi dove avevano vissuto da giovani, e si “rattristavano” tutti nell’apprendere che dopo la guerra i campi erano stati tutti smantellati. Ci dice che adesso questi uomini sono “molto vecchi” ma che tornano ancora negli Stati Uniti “per ricordare le loro esperienze” da prigionieri (12).

A quanto sembra ci sono le prove documentate di tutto questo. Un team di ricerca del gruppo di nome TRACES afferma di aver girato nel 2001 e nel 2002 più di 75 ore di interviste con ex prigionieri tedeschi o con le loro famiglie, e pare che abbiano visto le copie degli assegni emessi dall’Esercito americano a favore dei prigionieri tedeschi che tornavano a casa. Sembra che anche Krammer abbia scritto molti libri sulla questione. Non solo: nel 2004 il governo americano ha tenuto una sorta di memoriale per “rendere onore alle centinaia di migliaia di prigionieri di guerra tedeschi portati nei campi degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale”.

 E’ una bella storia ma ci sono alcuni punti deboli

Nessuna delle dichiarazioni ufficiali stabilisce un motivo per incarcerare dei civili tedeschi negli Stati Uniti per anni dopo la fine della guerra. Suggerire che la Germania non avesse abbastanza spazio per altre prigioni è una ridicola assurdità, dato che l’esercito americano le aveva semplicemente organizzate in campi aperti recintati senza alcuna difesa o protezione. Che ci fosse carenza di cibo è vero, ma dipendeva dal fatto che gli Americani non permisero importazioni di cibo nella Germania postbellica: l’obiettivo dichiarato era di far morire di fame la Germania, ed Eisenhower ordinò l’esecuzione immediata di chiunque tentasse di introdurre di nascosto cibo per i prigionieri. Se Eisenhower stava deliberatamente facendo morire di fame milioni di persone in Germania (ed è fuori discussione che lo stesse facendo), perché avrebbe voluto portarli negli Stati Uniti per “nutrirli meglio”?

Che motivo avrebbe avuto il governo americano per sostenere le spese di trasporto di mezzo milione di tedeschi attraverso l’Atlantico, per poi nutrirli e ospitarli per anni? Perché non lasciarli semplicemente morire insieme agli altri? Il Generale Eisenhower, lo stesso uomo che non aveva avuto problemi nel dire al paese “Dio, quanto odio i tedeschi” e che aveva organizzato e supervisionato lo sterminio di più di 12 milioni di loro, si era ora trasferito dai campi di battaglia alla Casa Bianca, e aveva costruito 700 “gabbie dorate” per queste stesse persone, con razioni, privilegi e fidanzate che a quanto sembra superavano di gran lunga quanto avevano a disposizione gli Americani comuni. In che modo questa storia ha senso?

La versione ufficiale è che l’ultimo carico di prigionieri tedeschi lasciò gli Stati Uniti il 22 luglio 1946, che gli uomini furono restituiti alla Germania: io però non sono riuscito a trovare alcuna conferma che questi prigionieri abbiano realmente lasciato gli Stati Uniti. Certo, è possibile che esistano documenti ufficiali e pubblici che non ho scoperto, ma il trasferimento di mezzo milione di prigionieri in un breve lasso di tempo, da solo due o tre possibili località della costa orientale degli Stati Uniti, è più di un niente in termini di avvenimenti noti, dato che avrebbe richiesto almeno 100 o 150 navi. Eppure, io non sono riuscito ad individuare alcuna notizia o altra prova pubblica in merito. Gli unici fatti reali che sono riuscito a scoprire, sono state delle brevi storie sui campi svuotati nel mezzo della notte, dicendo ai locali che i prigionieri erano stati “trasferiti”, e di non fare domande.

Ammettendo la difficoltà di provare che qualcosa non sia accaduto, ho rivolto la mia attenzione alla ricerca di prove che i tedeschi arrivarono effettivamente in Germania come affermato dalla narrazione americana, ma non sono riuscito a trovare uno straccio di prova che questo trasferimento sia avvenuto. A quanto pare, né la Germania né la Croce Rossa (che sarebbe stata coinvolta in questi trasferimenti) hanno alcun documento di alcun trasferimento di personale dagli Stati Uniti dopo la guerra. E come ha sottolineato James Bacque, i porti tedeschi sono stati tutti ridotti in macerie, e non sarebbero stati in grado di ospitare questi trasferimenti. Inoltre, parlando con Bacque, ha dichiarato di aver esaminato tutti i documenti militari e i movimenti delle truppe, ma non ha visto alcun trasferimento di tedeschi dagli Stati Uniti verso un qualche luogo.

La rivista Atlantic ha contraddetto la versione ufficiale, e ha dichiarato che furono invece consegnati alla Gran Bretagna e alla Francia per quelli che sarebbero stati anni di punizione e di lavoro forzato, che quasi certamente finivano con la morte, e che per i prigionieri questo era una “moderna tratta degli schiavi su più ampia scala” (e non un modo carino per trattare “il miglior gruppo di uomini che si sia mai visto”). Ma dalla dettagliata ricerca di James Bacque e da altre fonti di informazioni non emerge nessun documento di prigionieri attivati alla fine della guerra da qualche località degli Stati Uniti verso la Gran Bretagna o l’Europa. Inoltre, di tutti i miei contatti giornalistici, storici, universitari e di altro tipo in Germania, solo una persona era a conoscenza dell’esistenza di campi di concentramento di tedeschi negli Stati Uniti. Non sono riuscito a trovare nessuno che sapesse di mezzo milione di tedeschi arrivati dagli Stati Uniti dopo la guerra, e assolutamente nessun documento o prova di questo trasferimento.

Epilogo

Le forze militari americane, guidate dal Generale Eisenhower, stabilirono in tutta la Germania enormi campi di concentramento, alcuni con più di un milione di soldati e civili ciascuno, dove circa 12 milioni vennero uccisi o morirono di fame, gran parte dei quali morirono molto dopo la fine della guerra. Eisenhower proibì la distribuzione del cibo nei campi, dando l’ordine di sparare e uccidere chiunque provasse ad introdurre di nascosto cibo per i prigionieri. Contemporaneamente, l’esercito americano portò negli Stati Uniti circa 500.000 soldati tedeschi (provenienti da questi stessi campi) per essere internati in campi di concentramento, dove si sarebbero trovati insieme ad un gran numero di tedesco-americani con le loro famiglie, che furono imprigionati e a cui furono confiscati i beni, anche per la colpa di essere tedeschi. Tutto questo fu fatto per ordine di Eisenhower che, come detto prima, si era ora trasferito alla Casa Bianca.

Ora però accade qualcosa di strano. Questi stessi tedeschi che vivevano sotto lo stesso occhio vigile di Eisenhower e ancora in una atmosfera di odio evidentemente illimitato per i tedeschi, ora improvvisamente vivevano in “gabbie dorate”, in bungalow privati, con macchine e autisti, organizzavano “ricevimenti sociali” con ragazze americane del luogo, avevano tutta la birra che riuscivano a bere e film almeno quattro volte alla settimana. Invece di lavorare e morire di fame, avevano così tanto cibo che lo dovevano bruciare per paura che diminuissero le loro razioni. E invece di essere trattati male, avevano “più lussi” di quelli che aveva un cittadino americano medio, soprattutto più articoli tra quelli che venivano pesantemente razionati. Questi meravigliosi “esemplari fisici” facevano festa con le ragazze americane e incontravano le loro future moglie, amati da tutti gli Americani quando scoprivano la benedizione della democrazia. Avevano le loro orchestre e organizzavano degli spettacoli a cui partecipavano “migliaia di persone”, tutto questo mentre la musica, i compositori e gli autori tedeschi venivano proibiti dal governo americano in tuttoe il paese. E stampavano i loro giornali in tedesco mentre i libri e i giornali tedeschi venivano anch’essi proibiti in tutti gli Stati Uniti.

Ogni parte della narrativa ufficiale grida vendetta perché non credibile. Non ho tutti i fatti, ma non ci si può aspettare che un odio accumulato senza interruzioni tra la popolazione americana almeno a partire dal 1914 (e condiviso dal Presidente e dalle forze armate) si presti a tenere dei tedeschi in una gabbia dorata. Circa 500.000 tedeschi furono realmente spediti negli Stati Uniti, ma non riesco a trovare nessun documento che confermi che se ne siano andati, e nessun documento che confermi che siano arrivati da qualche altra parte. Ai tedesco-americani confiscarono i beni e furono imprigionati in questi stessi campi con le proprie famiglie, e a nessuno era permesso di andarsene, tuttavia i nostri “esemplari” tedeschi erano a quanto sembra liberi di andare e venire a loro piacimento, spesso per cenare a casa di amorevoli Americani, accumulando nel frattempo notevoli risorse.

Vorrei sottolineare che il “solo gruppetto” di prigionieri che avevano raccolto “8.000 dollari” in contanti non può che essere immaginario, dato che a quel tempo il reddito annuale medio per gli Americani era di circa 1.400 dollari. Inoltre, i tedesco-americani internati in questi campi non venivano pagati (e i loro beni erano stati confiscati) e certamente non venivano pagati quelli nei campi di concentramento in Germania: perché quindi a questi uomini veniva data una diaria di prigionia? E poi: perché l’Atlantic contraddice la narrativa ufficiale sul ritorno in Germania, affermando invece che furono inviati in Francia per lavorare fino alla morte come schiavi e, se così fosse, come avrebbero fatto a tornare negli Stati Uniti per riempirsi di gioia nel vedere le loro ex prigioni?

Come documentato da molte fonti, nel 1943 le forze armate americane avviarono un “programma di rieducazione ufficiale” per i prigionieri tedeschi, guidato da professori universitari, psicologi e psichiatri, oltre a coloro che successivamente avrebbero formato la CIA. Wikipedia ci dice che “il programma fu tenuto segreto perché probabilmente violava la disposizione della Convenzione di Ginevra che proibisce di sottoporre i prigionieri alla propaganda”: i prigionieri però possono essere stati esposti a qualcosa di peggio della semplice propaganda. Dovreste studiare il progetto della CIA MK-ULTRA per poterlo correttamente apprezzare. Sembrerebbe ragionevole concludere che questi tedeschi rieducati non considerassero il loro periodo in America come “il più bello della loro vita”, ed è anche probabile che questi “begli esemplari di virilità fisica” siano stati introdotti a qualcosa di diverso delle semplici meraviglie della democrazia.

A questo punto posso solo fare congetture: senza però una significativa (e credibile) documentazione ufficiale, così come senza una copertura mediatica, della spedizione di quasi 500.000 uomini da un porto americano, sono riluttante ad accettare le dichiarazioni secondo cui questi uomini lasciarono veramente gli Stati Uniti. E con la mancanza di una qualche prova proveniente da documenti militari ufficiali o della Croce Rossa Internazionale, è inutile supporre che siano arrivati da qualche altra parte.

Ci sono altri due elementi che sembrano essere pezzi necessari di questo puzzle. Primo, gli eventi descritti prima coincidono perfettamente in termini temporali con l’interesse esplosivo da parte delle forze armate americane sulla sperimentazione umana. Dei lettori potrebbero conoscere Shiro Ishii e la sua Unità 731 a Harbin, in Cina, in cui il suo gruppo ha messo in atto i più orribili esperimenti umani che si possano immaginare, tra cui la vivisezione (13) (14). Pochi sembrano sapere che la ragione per cui non ci sono stati i processi per crimini di guerra contro i Giapponesi, è che il Generale Douglas MacArthur fece un accordo con Ishii in base al quale avrebbe avuto l’immunità contro le accuse se tutti i documenti e le prove della sperimentazione sull’uomo fossero state consegnate agli Stati Uniti, e Ishi e tutta la sua unità di migliaia di persone sarebbero state trasferite in America. Questo è ciò che è emerso: ai Giapponesi diedero nuove identità, e furono alloggiati in basi militari americane, lo stesso Ishii divenne un professore e un supervisore di ricerca biologica all’Università del Maryland fino alla sua morte, decenni più tardi. Secondo, queste attività coincidono perfettamente con la creazione dell’MK-ULTRA, l’orrendo programma della CIA che non era altro che “sperimentazione umana” del peggior tipo che si possa immaginare (15) (15a) (15b). Qui non c’è spazio per soffermarsi ulteriormente su questi due aspetti.

Quando sommiamo l’uccisione di circa 12 milioni di tedeschi nei campi di concentramento americani dopo la guerra, Shiro Ishii e le truppe della sua Unità 731, l’improvviso grande interesse delle forze armate americane sulla sperimentazione umana, il progetto della CIA MK-ULTRA, e aggiungiamo il forte odio per i tedeschi in tutta l’America, alimentato quasi senza sosta per più di 30 anni, con politici di spicco che chiedevano l’esecuzione di tutti i tedeschi negli Stati Uniti, otteniamo l’atmosfera e l’ambiente in cui i 500.000 prigionieri tedeschi furono trasferiti con la forza negli Stati Uniti, cioè la loro “gabbia dorata” che così spesso veniva misteriosamente svuotate durante la notte. C’è anche la questione dei tedesco-americani internati negli stessi campi. Il loro internamento è documentato, quindi è stato naturalmente supposto che a un certo punto furono tutti rilasciati: io però non ho visto alcuna prova che confermi questa ipotesi e, dato che era presente il sentimento di dover uccidere tutti quelli che avevano origine tedesche e vivevano nel paese, possiamo essere perdonati se ci siamo fatti delle domande sul loro benessere.

Mi ritrovo a staccarmi da questa storia con l’incrollabile sensazione che questo sia un capitolo molto buio della storia americana, che è stato sepolto con timore e che la sua sepoltura venga protetta da persone potenti e che ci sia stata costruita sopra una mitologia. Ad oggi, non posso provare o smentire in modo decisivo la tesi che 500.000 prigionieri tedeschi incarcerati negli Stati Uniti siano stati usati come soggetti nella vasta gamma di esperimenti umani fatti in quel periodo. Ma, per quanto ne so, negare tutte le prove circostanziali sarebbe un compito scoraggiante. E, correndo il rischio di sembrare stupidamente banale, vi dico: se sembra un’anatra e cammina come un’anatra e fa il verso di un’anatra, è probabile che si tratti di un’anatra.

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Nota per i lettori: data l’enorme importanza di questo argomento, per favore inoltrate questo articolo alle vostre mailing list e postatelo sui vostri blog, nei forum di internet, ecc. chiedendo a chiunque sia a conoscenza di un qualche dettaglio o storia famigliare che possa fare luce su questi eventi, di segnalarlo gentilmente all’autore, raggiungibile a questa mail 2186604556@qq.com

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Gli scritti di Larry Romanoff sono stati tradotti in 31 lingue e i suoi articoli sono stati pubblicati su oltre 150 siti web di informazione e politica in lingua straniera in più di 30 paesi, oltre a più di 100 piattaforme in lingua inglese. Larry Romanoff è un consulente aziendale in pensione e uomo d’affari. Ha ricoperto posizioni dirigenziali di alto livello in aziende internazionali di consulenza e ha gestito un’attività di import-export internazionale. È stato professore ospite presso l’Università Fudan di Shanghai, in cui ha presentato dei casi di studio in Affari Internazionali a classi di EMBA di livello superiore. Romanoff vive a Shanghai e attualmente sta scrivendo una serie di dieci libri per lo più legati alla Cina e all’Occidente. E’ uno degli autori della nuova antologia di Cynthia McKinney “When China sneezes” [“Quando la Cina starnutisce”].

Il suo archivio completo può essere consultato su

https://www.moonofshanghai.com/  e http://www.bluemoonofshanghai.com/

Può essere contattato a: 2186604556@qq.com

Note [tutti i link sono in inglese]

(1) Propaganda: Edward Bernays https://www.amazon.com/Propaganda-Edward-Bernays/dp/9563100921

(2)   WWI Propaganda: The Bryce Report, Edward Bernays; www.revisionist.net/hysteria/cpi-propaganda.html

(3) The psychological tricks used to help win World War Two – BBC; http://www.bbc.com/culture/story/20161021-the-psychological-tricks-used-to-help-win-world-war-two 

(4) James Bacque – Best-selling author;  https://www.jamesbacque.com

(5) Wikipedia Zionists Attack Honest Historian James Bacque;  https://rense.com/general73/wiki.htm

(6) Other Losses by James Bacque – Internet Archive; https://archive.org/details/OtherLosses_201608

(7) German prisoners of war in the United States

https://en.wikipedia.org/wiki/German_prisoners_of_war_in_the_United_States

(8) List of World War II prisoner-of-war camps in the United States:
https://military.wikia.org/wiki/List_of_World_War_II_prisoner-of-war_camps_in_the_United_States

(9) Nazi Prisoners of War in America;
https://www.amazon.com/Nazi-Prisoners-America-Arnold-Krammer/product-reviews/0812885619

(10) An excerpt from an article by John Ray Skates;
www.newsouthernview.com/pages/nsv_shm_pows_camp_clinton.html

(11) German POWs on the American Homefront;
https://www.smithsonianmag.com/history/german-pows-on-the-american-homefront-141009996/

(12) Preserving America’s World War II POW Camps;  https://www.saturdayeveningpost.com/2018/04

(11) German POWs on the American Homefront; https://www.smithsonianmag.com/history/german-pows-on-the-american-homefront-141009996/

(12) Preserving America’s World War II POW Camps;
https://www.saturdayeveningpost.com/2018/04/preserving-americas-world-war-ii-pow-camps/

(13) Pure Evil: Wartime Japanese Doctor Had No Regard for human suffering;
https://www.medicalbag.com/home/features/despicable-doctors/pure-evil-wartime-japanese-doctor-had-no-regard-for-human-suffering/

(14) [PDF] General Ishii Shiro: His Legacy is That of Genius and Madman;
https://dc.etsu.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=2167&context=etd

(15) https://dc.etsu.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=2167&context=etd

(15a) CIA Project MK-ULTRA –Updated; https://www.moonofshanghai.com/2020/07/cia-project-mk-ultra-july-2-2020.html

(15b) MKULTRA – RationalWiki; https://rationalwiki.org/wiki/MKULTRA

***

Articolo di Larry Romanoff pubblicato su Moon of Shanghai  il 1 giugno 2020
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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