Quando una decina di anni fa in un campo profughi di Kabul ho incontrato una bambina di 7 anni di nome Guljumma, mi ha raccontato che una mattina presto, mentre dormiva, delle bombe sono cadute sulla sua casa nella valle di Helmand, nel sud dell’Afghanistan. Con voce calma e impassibile, Guljumma ha descritto cosa accadde. Morirono alcuni suoi famigliari. Lei perse un braccio.

Non erano state le truppe di terra a uccidere i parenti di Guljumma e a lasciarla senza un braccio a vita. Era stata la guerra aerea americana a farlo.

Non c’è nessuna buona ragione per pensare che la guerra aerea in Afghanistan finirà quando – secondo quanto annunciato mercoledì dal Presidente Joe Biden – tutte le forze americane si saranno ritirate da quel paese.

Ciò che Biden non ha detto è importante tanto quanto ciò che ha detto [in inglese]. Ha dichiarato che “Le truppe americane, così come le forze dislocate dai nostri alleati e partner operativi della NATO, andranno via dall’Afghanistan” entro l’11 settembre. E “non saremo militarmente coinvolti in Afghanistan”.

Biden però non ha detto che gli Stati Uniti non smetteranno di bombardare l’Afghanistan. Inoltre, ha promesso che “continueremo a fornire assistenza alle Forze di difesa e sicurezza nazionale dell’Afghanistan”, una dichiarazione che in realtà rivela una tacita intenzione ad “essere militarmente coinvolti in Afghanistan”.

E mentre i titoli di apertura e i contenuti principali delle notizie di stampa sono pieni di dichiarazioni sul fatto che la guerra americana in Afghanistan finirà a settembre, scritte a caratteri più piccoli si leggono cose diverse.

Il titolo sul banner della home page del sito del New York Times, che è rimasto per quasi tutta la giornata di mercoledì, annunciava: “Il ritiro delle truppe americane in Afghanistan segnerà la fine della più lunga guerra americana”.

Sepolta nella notizia

Nascosta al 32mo paragrafo di un articolo del Times intitolato “Biden ritira dall’Afghanistan tutte le truppe da combattimento entro l’11 settembre”, si leggeva [in inglese] questa frase: “Alcuni ufficiali americani non più in servizio o ancora attivi affermano che molto probabilmente gli Stati Uniti faranno affidamento non sulle truppe dichiarate in Afghanistan, ma su un’ambigua combinazione di Forze operative speciali clandestine, contractor e agenti segreti sotto copertura del Pentagono, per trovare e colpire le minacce più pericolose rappresentate da al-Qaeda e dallo Stato Islamico”.

Il Presidente Joe Biden annuncia il ritiro dall’Afghanistan delle truppe americane, 14 aprile (C-Span still)

Mattew Hoh, un veterano della Marina che nel 2009 era stato il più alto ufficiale in grado americano a dare le dimissioni [in inglese] dal Dipartimento di Stato come segno di protesta contro la guerra in Afghanistan, mercoledì ha detto ai miei colleghi dell’Institute for Public Accuracy:

Indipendentemente dal fatto che le 3.500 truppe regolari americane lascino l’Afghanistan, l’esercito americano sarà ancora presente dentro e intorno all’Afghanistan sotto forma di migliaia di operazioni speciali e personale CIA, attraverso decine di squadroni di aerei e droni di stanza nella regione, su basi terrestri e portaerei, e di centinaia di missili da crociera su navi e sottomarini.

Ne sentiamo parlare pochissimo, ma la guerra aerea americana in Afghanistan è stata una componente importante delle operazioni del Pentagono in quella zona. E per più di un anno, il governo americano non ha neanche accennato a rivelare quanti siano stati quei bombardamenti.

“Non lo sappiamo perché il nostro governo non vuole che lo sappiamo” hanno scritto [in inglese] il mese scorso i ricercatori Medea Benjamin e Nicolas Davies.

Da gennaio 2004 [in inglese] fino a febbraio 2020, l’esercito americano tracciava quante bombe e quanti missili aveva sganciato in Afghanistan, Iraq e Siria, e pubblicava regolarmente questi dati su base mensile nei Rapporti sulla Forza aerea USA [in inglese], dati che erano facilmente reperibili dai giornalisti e dal pubblico. Ma nel marzo 2020 l’amministrazione Trump ha interrotto improvvisamente la pubblicazione dei Rapporti sulla Forza aerea USA, e non ne ha pubblicati neanche l’amministrazione Biden.

La guerra americana in Afghanistan non finirà solo perché lo dicono Biden e i media statunitensi. Come sanno per esperienza Guljumma e un numero infinito di Afghani, le truppe a terra non sono l’unica modalità di una guerra raccapricciante.

Non importa ciò che dicono la Casa Bianca e i titoli delle notizie, i contribuenti americani non smetteranno di sovvenzionare le uccisioni in Afghanistan fino a quando non finiranno i bombardamenti e le “operazioni speciali”, che rimangono avvolte nella segretezza.

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Articolo di Norman Solomon pubblicato su Consortium News il 16 aprile 2021
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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