È evidente che uno degli aspetti più importanti della vita politica moderna è l’apparato dei media, quello a cui spesso ci si riferisce come il quarto braccio del governo. Ormai è da molto tempo la gente si rivolge ai quotidiani e ai periodici corporativi per informarsi.

Al giorno d’oggi, queste fonti tradizionali sono affiancate dai media on line e dai social networks, che hanno iniziato a surclassare i media tradizionali in termini di influenza e presa sui lettori. Queste fonti di notizie alternative godono in genere di maggiore fiducia per il fatto che forniscono una copertura solitamente più obiettiva degli eventi che vanno svolgendosi nel mondo, dal momento che sono percepiti come privi di faziosità politica e indipendenti rispetto alle autorità di certi Paesi che nel passato hanno esercitato un controllo totale sui media tradizionali.

I media spesso fanno emergere i fatti più sgradevoli a proposito di certi personaggi politici, facendo pertanto luce su quelle che sono le sorgenti recondite della moderna vita politica, e mettendo di fatto un limite all’abuso di potere.

Va da sé che i media occupino il punto centrale del palcoscenico politico di ogni Stato durante il periodo pre-elettorale, dal momento che essi sono l’unica forza che può produrre quello spostamento critico di voti a favore di un certo candidato. Questo è il motivo per cui i politici hanno un’attenzione particolare per i media, specialmente i media tradizionali, che sono inclini a modificare la narrazione dei fatti in base alle richieste di quelle forze che li sostengono finanziariamente.

Queste dinamiche si possono osservare in ogni Paese del mondo, ma recentemente si sono manifestate in modo particolare e su grande scala negli Stati Uniti, durante le ultime elezioni presidenziali. I media tradizionali hanno adoperato i “trucchi più sporchi” durante l’intera fase pre-elettorale, pubblicando ogni sorta di accuse senza fondamento e costrutto. Ciò è stato particolarmente evidente per quelle fonti di informazione controllate dal Partito Democratico, in misura in cui quest’ultimo sentiva di perdere il controllo del Paese e faceva ogni possibile passo per riottenerlo.

Per quanto riguarda Trump, il rapporto con i media tradizionali è partito male sin dal giorno uno della sua campagna elettorale. All’inizio il miliardario veniva semplicemente irriso: “Macché presidenza? Nessuna possibilità!” Ma, quando Trump ha vinto le primarie repubblicane, è diventato una questione su cui c’era ben poco da ridere. A questo punto, la maggior parte degli apparati della propaganda occidentale è andata fuori controllo per tentare di impedirne la vittoria.

Centinaia di cosiddetti politologi ed esperti, che erano sul libro paga di Hillary Clinton e George Soros, hanno messo in atto una vera e propria guerra mediatica contro Trump. L’amministrazione Obama, che a quel punto non aveva nulla di che menar vanto, ha fatto da sponda a tali fonti esternando ogni sorta di accusa contro gli hacker russi che truccavano le elezioni. Ma quando l’isteria ha raggiunto il picco, e pesi massimi come Buzzfeed e CNN hanno dichiarato che la Russia in qualche modo era nella posizione di ricattare Trump, gli americani hanno iniziato a farsi delle domande.

È diventato evidente che nell’eseguire gli ordini dei burattinai nascosti, inclusi Soros e la Fondazione Clinton, alcuni media tradizionali americani hanno oltrepassato il limite, arrivando a prendere d’assalto sia i sostenitori di Trump che i membri della sua famiglia. Melania Trump ha persino fatto causa contro il Daily Mail per l’articolo sul suo presunto coinvolgimento, addietro negli anni ’90, in un servizio di escort, chiedendo un risarcimento [in inglese] di 150 milioni di dollari per danni morali.

L’addetto stampa della Casa Bianca, Sean Spicer, ha persino fatto diffondere una dichiarazione in cui sollecitava [in inglese] il New York Times a scusarsi con Trump per delle pubblicazioni che insinuavano che la sua amministrazione sia “pervasa di imprecisioni e menzogne”.

Dobbiamo anche ricordare il modo incompleto con cui i media corporativi occidentali hanno trattato l’incidente della diffusione delle trascrizioni delle conversazioni di Trump con i leader di Australia e Messico. Il Presidente degli Stati Uniti stigmatizzò la situazione come “vergognosa” e accusò l’entourage di Obama per questo scandalo.

Non sorprende più di tanto che Donal Trump stesso abbia dichiarato guerra ad alcuni dei media occidentali. Parlando alla CIA, Trump ha annunciato che si ritiene in uno stato di guerra con i rappresentanti della stampa occidentale, reiterando a quest’ultimi le accuse di disonestà. Verso la fine di gennaio, Trump annunciò coraggiosamente che le due principali fonti di notizie negli USA – il New York Time e il Washington Post – sono menzogneri, e che stavano tentando con l’inganno di danneggiare il suo lavoro. In una delle sue conferenze stampa Trump ha negato ad un giornalista della CNN la possibilità di fargli una domanda.

Secondo i sondaggi, la maggioranza dei giornalisti americani ha goduto di relazioni particolari con rappresentanti del Partito Democratico, che hanno elargito ai media numerosi vantaggi, anche finanziari. Il Partito Democratico americano ha persino accettato di accollarsi lo sviluppo del portale internet Shareblue, il cui compito principale è gettare discredito su Trump.

Il conflitto in corso tra Trump e i media americani ha ancora una volta offerto un pessimo ritratto di questo Paese. Esso conferma il fatto risaputo che c’è una grande differenza tra la vera democrazia e il regime che invece sostiene finanziariamente una guerra di informazione contro gli altri Paesi, e che se fosse vero che esiste qualcosa di simile alla democrazia negli Stati Uniti, questo litigio da bazar sarebbe inconcepibile in una terra di autentica libertà.

Questo scandalo insegna a noi tutti che, in base alle necessità dei loro sponsor, molti media mainstream americani sono pronti a lanciare qualunque tipo di accusa contro chiunque. Purché pagati, poco gli importa contro chi o cosa stanno combattendo. Questo è il motivo per cui stiamo assistendo negli Stati Uniti a questa vasta campagna di disinformazione contro la Russia, la Cina, l’Iran, la Corea del Nord e molti altri che i manovratori nell’ombra vogliono far apparire come i nemici del popolo americano, e questa è una vera iattura.

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Articolo di Martin Berger pubblicato su New Eastern Outlook l’8 febbraio 2017

Traduzione in italiano a cura di Francesco Pastoressa per SakerItalia.it

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