Il Presidente Trump è un nuovo fenomeno sulla scena politica americana. Non un politico che elemosina fondi, ma un uomo ricco che ha speso i suoi soldi e ha ottenuto soldi a suo nome: ha assunto l’incarico libero da ogni obbligo. Libero da una storia in politica, lui non deve niente a nessuno. Aggiungete grandiosità e tweet a tarda notte alla sua personalità, e i commentatori politici stanno in uno stato di rabbiosa incapacità a capire.  Ciò che forse offende anche di più la loro idea di proprietà, è che questo uomo – “pericolosamente incompetente[in inglese], non qualificato [in inglese] e mentalmente malato [in inglese]– abbia battuto il “più qualificato candidato presidenziale della storia [in inglese]. Non meraviglia quindi che molti di loro siano convinti che solo l’astuto Putin avrebbe potuto farlo [in inglese], anche se non sanno come. Ma ora i commentatori politici sono confusi su di lui come lo erano l’anno scorso e l’anno precedente. (Scott Adams, che l’ha capito bene, ci ricorda come non ne sapessero nulla) [in inglese]. Proprio il fatto che Trump abbia vinto malgrado l’opposizione di praticamente ogni collegio elettorale costituito negli Stati Uniti, dimostra che c’è molto di più di lui che i lettori del New York Times o del Washington Post, o gli spettatori della CNN o della MSNBC, (possono) capire.

Quello che segue è un tentativo di predire la politica estera di Trump. Si parte dal presupposto che lui sa quello che sta facendo (esattamente come ha fatto quando ha deciso di correre, innanzitutto) e che ha una meta in testa. Si parte con il capire che le sue intenzioni in politica estera sono state molto rallentate per le (completamente false) accuse di collusione con la Russia e di interferenze della Russia. Non c’è stata alcuna interferenza statale russa nelle elezioni (con tutta probabilità Mosca preferiva la nota Clinton) e, come ho scritto qui [in inglese], la storia non ha alcun senso. Mi aspetto che, quando l’Ispettore Generale del Dipartimento di Giustizia abbia terminato la sua relazione, la farragine del russia gate risulterà essere una cospirazione all’interno degli organi di sicurezza degli Stati Uniti. Non abbiamo ancora una data, ma è probabile che sia a metà gennaio. Raccomando questi siti ai lettori che vogliono seguire la storia: Dystopiausa [in inglese], CTH [in inglese] e Zerohedge [in inglese].

Partiamo con quattro osservazioni che Trump ha fatto spesso mentre era in campagna elettorale: tutti starebbero meglio se il Presidente Bush avesse passato un giorno in spiaggia piuttosto che invadere l’Iraq [in inglese]; i “sei trilioni di dollari” spesi in Medio Oriente sarebbero stati spesi meglio in infrastrutture negli Stati Uniti [in inglese]; la NATO è obsoleta e gli USA ne pagano una parte sproporzionata [in inglese];  sarebbe meglio andare d’accordo con la Russia, invece del contrario [in inglese].

Per la folla di neoconservatori e di quelli a favore degli interventi umanitari, che ha guidato la politica estera americana per gran parte del secolo, questi quattro punti, quando propriamente compresi (visto che a un certo livello, possono essere compresi), sono una sfida fatale. Trump sta dicendo questo:

  • Gli interventi militari dopo l’11 Settembre non hanno portato nulla alla sicurezza del paese
  • Gli interventi all’estero impoveriscono il paese
  • Il sistema di alleanze non è né utile né buono per il paese
  • La Russia non è il nemico ne di una volta ne del futuro

Un leader cinese potrebbe chiamarli i “Tre No” (no guerre di cambio regime, no avventure all’estero, no alleanze compromettenti) e “Un Sì” (cooperazione con la Russia e altre potenze).

Il che ci porta al suo slogan “Make America Great Again” [“Fare l’America Nuovamente Grande”].  Notiamo i suoi temi della campagna elettorale: perdita del lavoro, droga, illegalità, infrastrutture, immigrazione illegale, morsa della regolamentazione, la “palude”, indifferenza dei potenti, morte del “sogno americano”. Nessuno di questi temi può essere migliorato con interventi all’estero, portaerei o basi straniere, ma può essere solo peggiorato. Ci sono tutte le ragioni per aspettarci che con lo slogan “Make America Great Again”, lui intenda prosperità interna e non forza esterna. Trump ha poco interesse per le ossessioni della folla di neoconservatori o di quelli favorevoli agli interventi umanitari. “Noi abbiamo bisogno di un leader che ci restituisca il nostro lavoro e la nostra industria manifatturiera, che riporti indietro i nostri militari e si prenda cura dei nostri veterani. Il fatto è che il sogno americano è morto[in inglese].  Non ci sono avventure all’estero lì. Quindi, in sintesi, la politica estera di Trump dei “Tre No” e “Un Sì” è una parte necessaria per rendere di nuovo “grande” l’America. Se ho ragione in questo e questo è davvero il suo obiettivo, come può farlo?

Negli Stati Uniti c’è una potente opposizione ai Tre No e Un Sì. E non solo da parte dagli interventisti neoconservatori/umanitari: molto americani sono stati condizionati e credono che gli USA debbano essere i poliziotti del mondo, i giudici, gli arbitri, l’esempio. Forse è radicato nell’eccezionalismo della Città sulla Collina dei primi coloni dissidenti, forse è l’eredità della realtà del 1945, forse è solo l’effetto di una propaganda continua, ma molti Americani credono che gli Stati Uniti abbiano un obbligo da portare avanti. L’Istituto Gallup ci informa che, in questo secolo, più della metà della popolazione è d’accordo che gli USA debbano avere un ruolo guida o un ruolo maggiore nel mondo [in inglese]. La percentuale di chi è d’accordo con questo sarebbe ancora più alta tra i commentatori politici.

Gli interventisti si stanno rendendo conto che non hanno un’anima gemella alla Casa Bianca, e stanno con retorica puntando il dito. “Il fatto è, però, che non c’è alcuna potenza alternativa che desideri e sia in grado di intervenire[in inglese]. Come avverte il filo-interventista Consiglio sulle Relazioni Estere “Se le nazioni nel Mar Cinese Meridionale perdessero la fiducia negli Stati Uniti come principale garante della sicurezza nella regione, potrebbero cominciare ad accumulare armi costose e potenzialmente destabilizzanti per compensare o, in alternativa, diventare più accomodanti verso le richieste della potente Cina”. Gli Stati Uniti hanno un obbligo da portare avanti in Corea del Nord [in inglese]. Deve portare avanti il “progresso del Medio Oriente [in inglese]. Un ex segretario generale della NATO afferma che gli USA devono guidare: “Gli Stati Uniti dovrebbero essere la grande forza di pace e giustizia nel mondo [in inglese]. “L’assenza della leadership americana non ha certamente causato tutta l’instabilità ma l’ha incoraggiata ed esacerbata [in inglese]. I neo-conservatori ci dicono che l’America deve essere leader. L’alternativa è il caos [in inglese]. Deve riprendere (riprendere??!!) il suo ruolo imperiale [in inglese] (che a quanto pare significa più spese militari per il timore di perdere la leadership militare). Si possono trovare facilmente innumerevoli altri esempi che fanno appello agli USA per guidare qualcosa/da qualche parte tutto/ovunque: sarebbe molto più difficile trovare un opinionista che consigli agli USA di tenersi fuori da un problema da qualche parte che trovarne venti che invece facciano pressione per intervenire.

Se l’ho capito bene, che cosa vedrebbe Trump se leggesse tutta questa roba? Guidare, guidare, guidare…tutto e ovunque. Il Mar Cinese Meridionale, il Medio Oriente e la Corea del Nord in maniera specifica ma anche in qualche altro posto.  Si è rinunciato a molti interventi infrastrutturali per assicurare cosa?…quelle navi che portano le merci da e verso la Cina possono transitare in sicurezza nel Mar Cinese Meridionale? Sono stati insediati governi “amici” in “Kyrzbekistan [in inglese]? Soldati uccisi in paesi dove neanche i legislatori sapevano fossero lì? 40.000 soldati all’estero da qualche parte [in inglese]? Cercare di raddoppiare il record sovietico di permanenza in Afghanistan? Quanti ponti, fabbriche o vite vale tutto questo? Trump vede più complicazioni che benefici. Lui è un uomo d’affari: vede le spese ma dov’è il profitto?

Come uscire da queste complicazioni? E’ troppo tardi per convincere le legioni che blaterano “l’America deve guidare” e, anche se fossero persuasi, non c’è abbastanza tempo per farlo: gli sale la salivazione quando sentono suonare la campanella. Il presidente Trump può evitare nuove complicazioni ma ne ha ereditate così tante e tali che stanno, tutte quante, diventando sempre più dense e spesse ogni minuto che passa. Prendete per esempio la storia famosa del nodo gordiano: invece che provare a sciogliere il complicato nodo, Alessandro ha estratto la spada e l’ha tagliato. Come può Trump tagliare il nodo gordiano delle complicazioni imperiali dell’America?

Lasciando che altri lo sciolgano.

Esce dagli Accordi di Parigi (“uno spartiacque quando si parla del ruolo americano nel mondo”) [in inglese]. E il TTP (“ha aperto le porte ad una influenza maggiore della Cina e di cui non beneficerà minimamente l’economica americana”) [in inglese].  La sua spacconata sull’Iran ha causato la dichiarazione del Ministro degli Esteri tedesco che ha espresso dubbi sulla leadership americana [in inglese]. Dice bruscamente agli alleati NATO di finanziarsi da soli (“Gli alleati NATO degli americani potrebbero far da soli dopo novembre in caso di attacco della Russia”) [in inglese].
Dando l’annuncio di Gerusalemme come capitale di Israele, ha praticamente unito tutti contro Washington, e usa questa scusa per tagliare i finanziamenti alle Nazioni Unite. Le sue provocazioni sulla Corea del Nord hanno di fatto dato il via al primo dibattito sull’utilità delle forze armate che abbiamo visto per quindici anni. Si ritira dalla Siria (in silenzio e troppo lentamente ma guardate ciò di cui non parla) [in inglese]. Un ultimo tentativo in Afghanistan e poi via. Ri-negoziare tutti gli accordi commerciali a vantaggio degli Stati Uniti o andarsene. Non rispettare ogni sorta di convenzione e fare il massimo per alienarsi gli alleati, in modo che loro stessi comincino a tagliare i legami (il suo tweet sulla Gran Bretagna è stato particolarmente efficace) [in inglese]. Attaccare i media che sono parte della macchina della complicazione. Confiscare le risorse [in inglese]. E’una specie di amore duro, dispensato in maniera sgarbata e brusca. Lui (presumibilmente) gioisce dei sondaggi che mostrano rispetto per gli USA come leader mondiale in declino. Non gli importa che piaccia o meno: prima viene l’America e il resto lo lascia agli altri.

La politica dei Tre No e Un Sì sarà raggiunta da altri: altri che si rendono conto che gli Stati Uniti non stanno guidando più e dovranno guidare loro stessi. O no. Forse, come amano dire i neoconservatori, la leadership USA era necessaria nella situazione immediatamente dopo la guerra, forse la NATO aveva una finalità stabilizzatrice allora ma in questo secolo non c’è stato nulla di stabilizzante della leadership americana. Guerre senza fine, distruzione, caos e perdite. Così all’estero e così a casa, la parte che a Trump interessa di più. Non è incompetenza) [in inglese], come dicono di se stessi le persone che fallisco il test di Adams: è strategia.

(tutte le storie reali devono essere falsificabili; vediamo se in un anno gli Stato Uniti saranno più o meno intrappolati. Dovrebbe essere abbastanza evidente per allora e, alla fine del primo mandato di Trump, del tutto ovvio).

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Articolo di Patrick Armstrong pubblicato su Strategic Culture il 2 gennaio 2018

Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per SakerItalia.it