Le iperboliche e infondate notizie dei media sulla “nuova epidemia” di hackeraggio russo sembrano un evidente tentativo da parte dell’intelligence di ammanettare a una posizione anti-russa il Presidente-eletto Joe Biden, mentre si prepara ad entrare alla Casa Bianca.

Biden avrebbe proprio bisogno di essere vaccinato contro la febbre russofobica.

Ci sono delle chiare intenzioni di Biden che preoccupano le agenzie di intelligence, come il rinnovo dell’Accordo sul Nucleare Iraniano e la ripresa del dialogo con la Russia sulla limitazione delle armi strategiche. Entrambe le cose comportano un “rischio” intrinseco di scongelare la nuova Guerra Fredda.

I Guerrieri della Nuova Guerra Fredda propendono, invece, per evitare un tale riavvicinamento grazie ad un forte sostegno dei media portavoce della comunità dell’intelligence. Gli intransigenti americani sono chiaramente ancora in aumento.

E’ interessante notare che questa ultima storia di hackeraggio è venuta fuori un giorno prima che il Collegio Elettorale attribuisse ufficialmente la vittoria a Biden e dopo che la comunità dell’intelligence, malgrado i numerosi avvertimenti precedenti, non avesse detto nulla sull’interferenza della Russia nelle elezioni. Chissà se sarebbe stata questa la valutazione se avesse vinto Trump.

Invece la Russia ha deciso di hackerare il governo americano.

Tranne che (come al solito) non c’è alcuna prova concreta che punta su Mosca.

Incertezze

La storia ufficiale è che la Russia avrebbe violato le “reti governative americane, incluse quelle dei Ministeri del Tesoro e del Commercio”, come ha riportato [in inglese] David Sanger del New York Times.

Ma molte cose sono incerte. Primo, la scorsa domenica Sanger scriveva che “gli hacker hanno avuto carta bianca per gran parte dell’anno, sebbene non sia chiaro quante mail e altri sistemi, abbiano scelto di violare”.

Il motivo dell’hackeraggio non è chiaro, così come il danno che possano aver fatto.

Sanger scrive che “il motivo per l’attacco all’agenzia e al Ministero del Tesoro rimane sfuggente, come detto da due persone vicine alla vicenda. Un funzionario governativo ha affermato che era troppo presto per dire quanto siano stati dannosi gli attacchi e quanto materiale sia andato perso”.

Sanger (Wikimedia Commons)

Venerdì, cinque giorni dopo che la storia era stata riportata per la prima volta, la NBC News ha ammesso, in un articolo [in inglese] dal fuorviante titolo “Il sospetto attacco informatico russo è molto peggio di quanto inizialmente temuto”:

In questa fase non è chiaro che cosa abbiano fatto gli hacker, oltre ad accedere alle reti e ai dati di monitoraggio governativi top-secret.

Non è certo nemmeno chi abbia diretto la violazione informatica.

La NBC ha riferito che la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency degli Stati Uniti [CISA, Agenzia di Cybersecurity e Sicurezza Infrastrutturale] “non ha detto chi pensa sia ‘l’attore della minaccia persistente avanzata’ dietro alla campagna ‘significativa e in corso’, ma molti esperti stanno indicando la Russia”.

Nel suo articolo Sanger era inizialmente sicuro che ci fosse la Russia dietro l’attacco. Si riferisce a FireEye “un’azienda di sicurezza informatica che per prima ha lanciato l’allarme dell’attacco hacker russo dopo che i suoi sistemi erano stati bucati”.

Ma dopo, più avanti nello stesso articolo, Sanger perde le sue certezze e scrive “se il collegamento con la Russia viene confermato”.

In assenza di prove certe che ci sia stato un danno, questo potrebbe essere benissimo un’intrusione in un’altra delle reti governative svolta abitualmente dalle agenzie di intelligence di tutto il mondo, incluse, se non principalmente, quelle degli Stati Uniti. E’ ciò che fanno le spie.

Quindi non sono noti con certezza né chi, né il motivo, né il danno fatto.

Eppure, in tutta la vasta rete dei potenti media americani la storia è stata descritta come una grave crisi provocata da un minaccioso attacco russo che mette a rischio la sicurezza del popolo americano.

In un secondo articolo di mercoledì, Sanger ha accresciuto [in inglese] l’allarme dicendo che l’attacco “si colloca tra i più grandi fallimenti dell’intelligence dei tempi moderni”. E venerdì il Segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato che dietro ai cyber attacchi c’era “piuttosto chiaramente” la Russia. Ma ha avvertito che: “…stiamo ancora esaminando cosa sia di preciso e sono certo che molto rimarrà classificato”. In altre parole, fidatevi di noi.

Ed Loomis, ex direttore tecnico dell’NSA, è convinto che la lista dei sospetti dovrebbe estendersi oltre alla Russia, includendo Cina, Iran e Corea del Nord. Loomis dice anche che le aziende private di cyber-sicurezza che hanno studiato gli ultimi “attacchi” non sono in grado di individuare la fonte.

Tom Bossert (Office of U.S. Executive)

Mercoledì in un editoriale [in inglese] del New York Times, Thomas Bossert, ex consigliere per la sicurezza interna di Trump, ha fatto un appello a Trump affinché “utilizzi ogni leva in suo possesso per proteggere gli Stati Uniti e punire severamente i Russi”.  E ha detto che Biden “deve cominciare a programmare di farsi carico di questa crisi”.

[Venerdì Biden ha fatto la voce grossa. Ha promesso che ci sarebbero stati dei “costi” e ha detto che: “una buona difesa non è abbastanza; dobbiamo in primo luogo ostacolare e dissuadere i nostri avversari nell’intraprendere significativi cyberattacchi”]

Mentre afferma in tutto l’articolo che, senza dubbio, la Russia ora “controlla” le reti informatiche governative degli Stati Uniti, la sicurezza di Bossert si dissolve improvvisamente quando a un certo punto fa uno scivolone e dice “se è la Russia”.

L’analisi su cui si è basata la stampa ufficiale, veniva dall’azienda privata di cyber-sicurezza FireEye. Ci si dovrebbe fare questa domanda: perché a spese extra dei contribuenti è stato un fornitore privato a fare questa analisi di sicurezza informatica, invece dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale già finanziata con i fondi pubblici?

Analogamente, perché è stata l’azienda privata CrowdStrike, invece dell’FBI, ad analizzare i server del Comitato Nazionale Democratico nel 2016?

Forse per dare alle agenzie governative una negazione plausibile in caso queste analisi, come con la CrowdStrike e molto probabilmente come in quest’ultimo caso di “hackeraggio” russo, si rivelassero sbagliate? Questa è una domanda che dovrebbe fare qualcuno dei comitati di intelligence.

Sanger è attivo nell’accusare di hackeraggio il Cremlino tanto quanto lo erano lui e la sua precedente collega del New York Times, l’eroina conservatrice Judith Miller, nell’insistere sulla presenza delle (inesistenti) armi di distruzione di massa in Iraq, contribuendo ad agevolare una grande invasione con una consistente perdita di vite umane.

Il complesso Militare-Industriale-Congressuale-Intelligence-MEDIA-Accademico-think tank (MICIMATT, in breve) ha bisogno di “nemici” credibili per giustificare spese enormi e senza precedenti per le armi, specialmente in un momento in cui è più chiaro che mai che quei soldi potrebbero essere spesi molto meglio a casa. (la parola MEDIA è tutta in maiuscolo perché è l’elemento sine-qua-non, la pietra fondamentale per far funzionare il lavoro del MICIMATT).

Brutto flashback

Nell’ultimo turbinio di notizie, Sanger e altri noti di divulgatori di informazioni di intelligence stanno includendo come “dato di fatto” ciò che “tutti sanno”: cioè, che nel 2016 la Russia ha hackerato dal Comitato Nazionale Democratico le note mail compromettenti per Hillary Clinton

Sanger scrive:

“…lo stesso gruppo di hacker [russi] ha continuato ad invadere i sistemi del Comitato Nazionale Democratico e i più altri funzionari della campagna di Hillary Clinton, scatenando indagini e paura che hanno permeato le sfide sia del 2016 che del 2020. Si ritiene che un’altra e più disturbante agenzia di intelligence russa, la G.R.U. [Direttorato principale per l’informazione], sia responsabile per aver poi reso pubbliche le mail hackerate al Comitato Nazionale Democratico”.

Tale accusa è stata concepita come perfetta distrazione dopo che la campagna elettorale della Clinton aveva saputo che WikiLeaks stava per pubblicare le mail che dimostravano come la Clinton e il Comitato Nazionale Democratico avessero truccato le carte contro Sanders. Era una soluzione di emergenza, ma ebbe un insolito successo.

Non si poteva negare l’autenticità di quelle mail del Comitato Nazionale Democratico pubblicate da WikiLeaks, quindi i Democratici hanno organizzato un’abile campagna, molto fortemente sostenuta dai media dell’Establishment, per deviare l’attenzione dal contenuto delle mail. Come farlo? Dare la colpa ai Russi per l’“hackeraggio”. E per sicurezza, convincere poi il senatore John McCain a chiamarlo “atto di guerra”.

Un osservatore esperto, l’editorialista di Consortium News Patrick Lawrence, non si è fatto ingannare [in inglese] fin dall’inizio dall’offensiva democratica che accusa la Russia.

Per quanto sia stata abile la manovra di dare la colpa alla Russia, a quanto pare molti elettori hanno visto attraverso questo diversivo intelligente e ampiamente di successo, e hanno appreso quanto basta dai contenuti delle mail per decidere di non votare per Hillary Clinton.

4 anni e 7 giorni fa

Henry all’International Security Forum di Vancouver, 2009. (Hubert K, Flickr)

Il 12 dicembre 2016 la Veteran Intelligence Professionals for Sanity [VIPS, Veterani Professionisti dell’Intelligence per il buon senso] ha utilizzato informazioni sensibili rivelate da Edward Snowden, la competenza di ex direttori tecnici dell’NSA e i princìpi base della fisica per dimostrare che erano fraudolenti le accuse alla Russia di aver hackerato quelle imbarazzanti mail del Comitato Nazionale Democratico.

Un anno dopo, il 5 dicembre 2017, Shawn Henry, il capo di CrowdStrike, l’azienda di sicurezza informatica incaricata dal Comitato Nazionale Democratico si svolgere le indagini, ha testimoniato sotto giuramento [in inglese] che non c’era alcuna evidenza tecnica che le mail fossero state “esfiltrate”, e cioè hackerate, dal Comitato Nazionale Democratico.

La sua testimonianza è stata tenuta segreta da Adam Schiff, il presidente del Comitato dell’Intelligence domestica, fino a quando Schiff non è stato costretto a rivelarla il 7 maggio 2020. Quella testimonianza [in inglese] è ancora tenuta riservata dai media dell’establishment.

Merita di essere riletto ciò che aveva scritto la VIPS quattro anni fa, in particolare per coloro che ancora credono nella scienza e hanno dato fiducia agli esperti professionisti dell’intelligence della VIPS, un gruppo onesto e senza interessi personali.

Gran parte dei link contenuti nel Memorandum [in inglese] sono tabelle TOP SECRET che Snowden aveva reso disponibili, come ciliegina sulla torta, e, per quanto riguarda gli ex direttori tecnici dell’NSA, esattamente ciò che era da dimostrare.

Sfortunatamente molti Democratici credono ancora – o professano di credere – alla violazione informatica e alla storia della cospirazione russa per la campagna di Trump, la prima smentita dalla testimonianza di Henry e la seconda dal consigliere speciale Robert Mueller. Entrambi erano costretti a dire la verità, ma non lo erano le agenzie di intelligence.

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Articolo di Ray McGovern e Joe Lauria pubblicato su Consortium News il 19 dicembre 2020
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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