L’ultima mossa di Putin

Non seguo i media corporativi occidentali, perciò non so veramente quanta copertura mediatica abbia avuto in Occidente questo fatto, ma in Russia e in Ucraina la grande notizia è stata la decisione della Russia di riconoscere i documenti ufficiali novorussi, come i passaporti, le patenti di guida, i diplomi scolastici ed universitari, ecc. I Russi sono stati molto dettagliati nel loro annuncio. Hanno detto che questa è una misura temporanea, dettata da considerazioni umanitarie. In questo non hanno tutti i torti. Fino ad ora, gli abitanti delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, per ottenere i loro documenti, dovevano recarsi nell’Ucraina sotto occupazione nazista. Cosa che, considerando come gli Ucronazi trattano quelli del Donbass, era non solo inutile, ma, alle volte, anche pericolosa. In pratica, questa è una decisione perfettamente sensata. Ma, naturalmente, ha anche una dimensione simbolica che va ben oltre. Anche la tempistica è cruciale: riconoscendo i documenti rilasciati dalla DNR e dalla LNR, i Russi hanno di fatto “semi-riconosciuto” le autorità che li rilasciano e, a questo punto, il riconoscimento di queste repubbliche è un passo veramente breve.

Per ora, il Cremlino nega decisamente di avere intenzioni del genere. Tutti i commentatori affiliati al Cremlino sono però piuttosto schietti sul vero significato della cosa. Secondo loro, il messaggio per la giunta di Kiev è chiaro: se attaccate la Novorussia o se rigettate ufficialmente gli Accordi di Minsk, noi riconosceremo immediatamente queste due repubbliche. E, una volta fattolo, per gli Ucronazi sarà finita. Queste repubbliche se ne andranno per la loro strada, proprio come l’Ossezia del Sud o l’Abkazia. Naturalmente, nessuno riconoscerà ufficialmente l’indipendenza di queste repubbliche, ma nemmeno qualcuno farà qualcosa di significativo contro ciò. E, per essere onesti, alle autorità russe non potrebbe importare di meno di quello che hanno da dire i politici occidentali o i loro media corporativi: sono tutte cose che hanno già sentito, e più di tanto non possono essere demonizzati.

La mossa logica successiva sarebbe quella di spostare i controlli di frontiera russi dal confine russo alla linea di contatto. Oppure no. Se i Russi non lo facessero, potrebbe essere un segnale del loro sostegno alla posizione ufficiale delle Repubbliche, cioè la volontà di liberare completamente le regioni di Donetsk e Lugansk. In ogni caso, le guardie di frontiera russa sono truppe d’elite molto militarizzate, la cui presenza sulla linea di contatto non impedirebbe in nessun modo un (contro)attacco nei confronti delle forze ucronazi. Perciò, la decisione sul dove impiegarle avrebbe sopratutto una dimensione politica e nessuna vera conseguenza militare.

Proprio adesso, gli Ucronazi hanno praticamente dichiarato in maniera ufficiale di non voler aderire ai termini degli Accordi di Minsk1 e Minsk2. Ecco che cosa ha detto alla TV nazionale ucraina Anton Gerashchenko [in russo], un consigliere speciale, membro di commissione, al Ministero degli Interni ucraino:

Diciamo subito che gli Accordi di Minsk non sono stati osservati fin dal giorno della loro firma, nel febbraio del 2015. Da parte ucraina era stato un espediente temporaneo e, per essere onesti, un deliberato raggiro. Ricordatevi che il primo Accordo di Minsk era stato firmato dopo il disastro militare di Ialovaisk, quando, da Donetsk a Mariupol, non avevamo più forze in grado di difendere il fronte. Il secondo Accordo di Minsk era stato raggiunto dopo la vile aggressione russa su Debaltsevo e la formazione del “calderone di Debaltsevo”. Questi accordi non sono accordi internazionali o cose del genere.

Non c’è bisogno di dire che in Occidente NESSUNO ha fatto caso a questa dichiarazione, e perché avrebbero dovuto, dopo tutto la loro versione è sempre stata quella che è la Russia a non rispettare gli Accordi di Minsk, anche se la Russia non è neppure parte in causa (funge solo da testimone e da garante). E poi, se un rappresentante ufficiale importante ucronazi afferma il contrario, chi se ne frega?!

La stupefacente ammissione di Gerashchenko è solo l’ultima di tutta una serie di azioni e dichiarazioni di diversi Ucronazi, del tipo “abbiamo finito di negoziare e, da ora in poi, risolveremo questo problema con la forza”. Fino ad ora, la “forza” utilizzata la si è vista sopratutto sotto forma di un blocco totale del Donbass, compreso quello dei grossi quantitativi di carbone del Donbass di cui l’Ucraina occupata dai nazisti ha un bisogno disperato, anche nel caso di carichi di carbone già pagati. Ufficialmente Poroshenko non giustifica questo blocco, ma, in pratica, non può o non vuole impedirlo o fermarlo. Un altro segnale che il Banderastan indipendente sta cadendo a pezzi.

In Russia c’è la netta sensazione che Poroshenko sia impotente e che quei pazzoidi degli Ucronazi stiano preparando qualcosa di brutto. Chiaramente *nessuno* nelle elites ucronazi ha intenzione, in questo momento, di rispettare gli Accordi di Minsk1 e Minsk2. Questo, tra l’altro, potrebbe essere un approccio pericoloso, per tutta una serie di ragioni:

Primo, per quel che ne so, questi accordi erano stati ratificati dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU e dalle nazioni in esso presenti. Perciò Gerashchenko si sbaglia: gli Accordi di Minsk sono validi di fronte alla legge internazionale.

Secondo, le autorità ucraine hanno recentemente ritrovato e reso pubblico un documento che dimostrerebbe che Yanukovich aveva inoltrato una richiesta ufficiale per un intervento russo in Ucraina. In questo modo vorrebbero far vedere che era stato un traditore. Ma, nel far ciò, hanno anche evidenziato il fatto che l’ultimo legittimo presidente ucraino aveva inoltrato una regolare richiesta per un intervento russo, il che significherebbe, almeno in termini giuridici, che ogni successivo intervento russo in Ucraina sarebbe legale al 100%.

Ancora meglio, Yanukovich è tuttora in Russia e, da un punto di vista legale, si potrebbe arguire che è ancora lui il legittimo Presidente dell’Ucraina. Se il Presidente yemenita in esilio Abdrabbuh Mansour Hadi ha potuto chiedere ai Sauditi di intervenire nello Yemen, perchè Poroshenko Yanukovich non dovrebbe avere la possibilità di richiedere un simile intervento in Ucraina?

Per adesso, i Russi non hanno fatto nessuna dichiarazione tecnico-legale del genere: potete però essere certi che hanno già preso tutte le precauzioni possibili nel caso decidessero di intervenire apertamente in questa guerra civile.

Quanto è realistica la possibilità di un riconoscimento russo delle repubbliche secessioniste o di un aperto intervento russo in Ucraina?

Penso che tutto dipenda da ciò che faranno quei pazzoidi di Ucronazi. Se attaccheranno veramente la Novorussia, mi aspetto che il Cremlino riconosca la DNR e la LNR. Un intervento russo? Ne dubito, ma solo perché sono convinto che la DNR/LNR possa gestire un attacco nazista. L’unica domanda che mi faccio è per quanto tempo Poroshenko rimarrà al potere, e che cosa faranno i veri pazzi una volta che lo avranno spodestato. In questo momento, la cosa dipende sopratutto dagli Stati Uniti ma, dal momento che le elites americane sono invischiate in una disperata lotta di potere, non credo che Trump, in ogni caso, sia in grado di prendere decisioni importanti, non in Ucraina e neanche altrove. Almeno non fino a quando rimarrà l’interrogativo su chi comanda veramente alla Casa Bianca. Tutti stanno aspettando l’esito di questa lotta, comprese Mosca e Kiev.

Trump, tutte parole e niente azioni, ma almeno sono buone parole

Nel frattempo, Trump è stato impegnato a tenere discorsi. Il che non sembra affatto una cosa buona fino a quando non ci si rende conto che sono dei buoni discorsi, alcuni anche molto buoni. Da una parte, rimane saldo sul tema delle “fake news” (che in “trumpese” significa CNN & Co.+ BBC) nemiche del popolo. L’altra cosa buona è che, per due volte di fila, si è rivolto direttamente alla gente. Sembra un nonnulla, ma io penso che invece sia importante, visto che ora i Neoconservatori hanno elegantemente impacchettato Trump con consiglieri ed aiutanti che vanno dal mediocre al cattivo, fino al decisamente diabolico. Il licenziamento di Flynn è stato un disastroso autogol per Trump, che ora si ritrova praticamente solo, con un unico alleato su cui contare, Bannon. Non sono sicuro su che cosa potrà poi fare Bannon o, per quel che importa, quanto ci metteranno i Neoconservatori a liberarsi anche di lui e comunque, a parte Bannon, non vedo nessuno leale verso Trump e le sue promesse elettorali. Nessuno eccetto quelli che lo hanno portato al potere, naturalmente, i milioni di Americani che hanno votato per lui. Ed è questo il motivo per cui Trump sta facendo la cosa giusta parlando direttamente a loro. Potrebbero dimostrarsi la sua arma migliore contro la “palude di Washington”.

Inoltre, attaccando i media, specialmente la CNN ed il resto dei principali canali TV americani, Trump sta spingendo il pubblico americano verso altre fonti di informazione, comprese quelle a lui più favorevoli, sopratutto su Internet. Bella mossa, questo è il modo in cui ha vinto la prima volta ed è così che potrebbe vincere di nuovo.

I Neoconservatori e lo “Stato Profondo” americano devono valutare attentamente i rischi di una continuazione della loro vendetta contro Trump. In questo momento, sembra che si stiano preparando ad attaccare Bannon. Ma, che cosa farebbero se Trump, invece di scaricare Bannon, così come aveva scaricato Flynn, decidesse di resistere e combattere con tutto quello che ha? Che cosa succederebbe allora? Se c’è una cosa che i Neoconservatori e lo Stato Profondo odiano è di avere un faro puntato addosso. A loro piace tramare nell’ombra, lontani dall’occhio di un pubblico sempre potenzialmente ostile. Se Trump decidesse di reagire, di contrattaccare veramente, e se si rivolgesse direttamente al popolo per avere supporto, non c’è modo di sapere che cosa potrebbe succedere dopo.

Ho la ferma convinzione che la gente americana comune è arrabbiata e profondamente frustrata. Il fatto che Obama avesse tradito tutte le sue promesse elettorali ha solo peggiorato questo stato d’animo. Ma quando Obama era appena entrato alla casa Bianca, ricordo di aver pensato che, se avesse veramente cercato di prendere il controllo della Macchina della Guerra e che, se si fosse reso conto che lo Stato Profondo non gli avrebbe permesso di passare all’azione o lo avesse minacciato, avrebbe potuto semplicemente fare un pubblico appello per richiedere aiuto e, a quel punto, milioni di persone avrebbero intasato le vie di Washington DC a sostegno del “loro ragazzo” contro i “bastardi di (Washington)DC”. Obama era una finzione. Ma Trump potrebbe non esserlo. Che cosa succederebbe se le agenzie dalle tre lettere o il Congresso cercassero all’improvviso di, diciamo, mettere sotto impeachment Trump, e che cosa accadrebbe se lui decidesse di chiedere l’appoggio popolare, non inonderebbero milioni di persone le strade di (Washington) DC? Scommetto che la Florida, da sola, ne manderebbe ben più di un milione. La stessa cosa vale per il Texas. E non riesco a pensare ai poliziotti che scendono in strada per fermarli. L’essenziale è questo: in tutti gli scontri fra il Congresso e Trump la maggior parte della gente sosterrà Trump. E, se si arrivasse a ciò, e per quanto possa valere, in tutti gli scontri fra i pro e gli anti-Trump, i primi sconfiggerebbero facilmente i secondi. Il “cesto dei deplorabili” è ancora, grazie a Dio, la maggioranza in questo paese ed ha molta più forza delle varie minoranze che hanno appoggiato la banda Clinton.

Ci sono da considerare altri scenari, meno drammatici, ma molto più realistici. Supponiamo che il Congresso cerchi di mettere Trump sotto impeachment e che lui si appelli al popolo e che dichiari che la “palude di Washington” sta cercando di sabotare il risultato elettorale e di imporre il suo volere al popolo americano. I governatori di stati come la Florida o il Texas, spinti dalla loro opinione pubblica, potrebbero semplicemente decidere di non riconoscere la legittimità di quello che (secondo loro) sarebbe un tentativo di golpe da parte del Congresso nei confronti del ramo esecutivo del governo. Ora ditemi: ha veramente il Congresso i mezzi per imporre la sua volontà a stati come la Florida o il Texas? Non intendo legalmente, intendo dire praticamente. Lasciatemelo dire così: se questi stati dovessero ribellarsi contro il governo federale, avrebbe quest’ultimo i mezzi per imporre la sua autorità? La creazione dell’USNORTHCOM (Comando Militare Unificato per il Nord America) e le eccezioni statutarie del Posse Comitatus Act (che rendono possibile l’uso della Guardia Nazionale per reprimere insurrezioni, ostacoli alla giustizia, assembramenti o ribellioni) sarebbero sufficienti a garantire alla “palude di Washington” l’imposizione delle propria volontà sul resto della nazione? Vorrei ricordare a tutti i membri della “palude” che dovessero leggere queste righe che le forze speciali del KGB si erano rifiutate non una, ma due volte, di aprire il fuoco contro i dimostranti di Mosca (nel 1991 e nel 1993), anche se avevano ricevuto l’ordine di farlo direttamente dal Presidente. C’è qualche ragione per credere che i soldati ed i poliziotti americani sarebbero più vogliosi di massacrare la loro stessa gente delle forze speciali del KGB?

Donald Trump a Washington DC ha probabilmente perso la maggior parte del suo potere, ma non è questo il caso in tutto il resto degli Stati Uniti. I Neoconservatori, all’interno della Beltway, possono anche considerarsi il bullo del quartiere, ma, più in là, sono essenzialmente in “territorio nemico”, controllato dai “deplorabili”, una cosa questa da tenere a mente prima di scatenare una grossa crisi.

Questa settimana ho avuto l’impressione che Trump si sia rivolto all’esterno ed abbia cercato direttamente il sostegno del popolo americano. Penso che, in caso di necessità, lo otterrebbe. Se così fosse, allora la sua presidenza dovrebbe concentrarsi di meno sui problemi esteri, dove gli Stati Uniti sarebbero in gran parte paralizzati, rispetto alle questioni di politica interna, dove (la sua persona) potrebbe ancora fare la differenza. Sulla Russia i Neoconservatori hanno praticamente battuto Trump: non avrà i mezzi per impegnarsi in negoziati significativi con Vladimir Putin. Ma, almeno, non cercerà neppure di peggiorare in continuazione le cose. Più le elites americane si combattono fra loro, meno veleno rimane loro per il resto dell’umanità. Sia grazie a Dio per i piccoli favori…

Posso solo sperare che Trump continui a fare appello direttamente alla gente e che cerchi di bypassare quell’enorme macchina che attualmente sta cercando di isolarlo. Naturalmente, preferirei molto di più che Trump si impegnasse in qualche azione forte e significativa nei confronti dello Stato Profondo, ma non ci faccio molto affidamento.

Questa sera ho parlato con un amico che conosce su Trump molte più cose di me, e lui mi ha detto che sono stato troppo rapido nel giudicare Trump e che, anche se l’episodio di Flynn è stato sicuramente una sconfitta, la lotta non è affatto finita e che dobbiamo prepararci ad una lunga guerra. Spero che il mio amico abbia ragione, ma tirerò un sospiro di sollievo solo quando avrò visto Trump reagire e reagire duramente. Solo il tempo ce lo dirà.

The Saker

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Pubblicato su Thesaker.is il 26 febbraio 2017

Tradotto in italiano da Mario per Sakeritalia.it