La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Non solo è in bilico il futuro dei BRICS, ma il futuro di un nuovo mondo multipolare. E tutto dipende da cosa accadrà in Brasile nei prossimi mesi.

Cominciamo con la kafkiana agitazione interna. Il colpo di Stato contro il Presidente Dilma Rousseff rimane una tragicommedia politico/teatrale mediatica senza pari che continua a dare i suoi frutti. Vale anche come caso di guerra delle informazioni convertita in uno strumento strategico di controllo politico.

Una successione di allucinanti file audio trapelati al pubblico ha rivelato che settori chiave delle forze armate brasiliane, assieme a giudici selezionati della Corte Suprema, hanno legittimato il colpo di Stato contro un presidente che ha sempre protetto l’indagine contro la corruzione Operação Lava Jato iniziata due anni fa. Anche i media tradizionali occidentali sono stati costretti ad ammettere che Dilma non ha rubato nulla, ma è stata incriminata da un mucchio di ladri. Il loro scopo; soffocare l’Operação Lava Jato, che col tempo avrebbe fatto finire molti di loro in prigione.

I file trapelati hanno svelato anche una sgradevole carneficina interna tra le élite brasiliane compradore – quelle periferiche e quelle principali. Essenzialmente quelle periferiche sono state usate come umili corrieri per il lavoro sporco nel Congresso. Ma ora potrebbero diventare carcasse sul ciglio della strada – assieme all’illegittimo, impopolare “governo” ad interim di Michel Temer, condotto da un branco di politici corrotti fino all’osso del Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PSDB), il partito erede dell’unico partito d’opposizione tollerato durante la dittatura militare degli anni ’60-’80.

Fate conoscenza col cancelliere vassallo

Un personaggio insidioso dell’attuale truffa del golpeachment [neologismo che fonde i termini ‘golpe’ e ‘impeachment’, NdR] è il Ministro delle Relazioni Estere ad interim, il senatore José Sierra del partito PSDB, i socialdemocratici trasformatisi in sicari dei neoliberisti. Nelle elezioni presidenziali del 2002 – che perse contro Lula – Serra aveva già tentato di sbarazzarsi delle oligarchie periferiche brasiliane.

Ma ora sta incarnando un altro ruolo – perfettamente posizionato non solo sulla retrograda politica estera che il Brasile mise in atto intorno al colpo di Stato militare del 1964, ma soprattutto come uomo di punta della Beltway [Letteralmente “la tangenziale”, è una locuzione che indica Washington, circondata appunto da una tangenziale, NdT] all’interno del racket del colpo di Stato.

L’alleato chiave dell’Eccezionalistan in Brasile è l’oligarchia nel San Paolo, lo stato più ricco nonché patria della capitale finanziaria dell’America Latina. Questa comprende i nomi più importanti del Brasile. È dai suoi ranghi che alla fine potrebbe saltar fuori un eventuale “salvatore della patria”.

Una volta che le oligarchie periferiche saranno diventate storia, allora non ci saranno barriere per criminalizzare – e imprigionare – un intero schieramento di leader di sinistra, Lula incluso, e per fabbricare una falsa elezione legittimata da un pernicioso giudice della Corte Suprema, Gilmar Mendes, un fantoccio del PSDB.

Dipende tutto da quello che accadrà nei prossimi due mesi. Il procuratore generale ha finalmente chiesto alla Corte Suprema di sbattere in galera tre importanti oligarchi periferici; sono tutti accusati di complottare per far deragliare l’indagine Lava Jato – una rete giuridica-politica-poliziesca composta da una miriade di circoli concentrici/paralleli.

Nel frattempo, il giudizio finale sull’impeachment di Dilma al Senato avverrà il 16 Agosto – 11 giorni dopo l’inizio dei Giochi Olimpici. I pianificatori del colpo di Stato hanno subito un duro colpo, dato che stavano cercando con tutte le forze di accelerare i procedimenti; dopo le intercettazioni, quattro o cinque senatori stavano già tentennando, dato che le intercettazioni implicavano personalmente anche Temer. Il “leader” di una frode senza credibilità e zeppa di corruzione, è tra i bersagli di diverse indagini sulla corruzione ed è stato appena interdetto dalle cariche pubbliche per i prossimi 8 anni.

Il monopolio dei media mainstream brasiliano (cinque famiglie) – popolarmente chiamato PIG [Maiale in inglese, NdT], acronimo brasiliano che sta per Partito Mediatico a Favore del Golpe – ha cambiato i suoi toni contro la sinistra e ora sta anche indagando membri selezionati del racket di Temer.

Secondo la costituzione, se sia il Presidente che il Vicepresidente abbandonano l’incarico più di due anni prima della fine del mandato, tocca al Congresso nominare il nuovo Presidente.

Questo implica due possibili scenari. Se Dilma non verrà incriminata, è sempre più probabile che chiederà nuove elezioni presidenziali prima della fine dell’anno.

Se verrà incriminata, il PIG tollererà il racket ad interim di Temer, pieno di fantocci, fino al massimo a gennaio 2017. Il prossimo passo sarebbe quello per il quale Serra e il quasi incarcerato Presidente del Senato Renan Calheiros stanno conducendo una campagna; la fine delle elezioni presidenziali dirette e l’inizio del parlamentarismo in stile brasiliano.

L’uomo meglio posizionato per essere il salvatore della patria in questo caso è l’ex presidente Fernando Henrique Cardoso – anche ex “Principe della Sociologia” e importante stella (durante gli anni ’60 e i primi ’70) della teoria della dipendenza, poi trasformatosi in un avido neoliberista. Cardoso è uno strettissimo amico sia di Bill Clinton che di Tony Blair. L’asse Beltway/Wall Street lo ama. Cardoso verrebbe “eletto” soprattutto dal branco di iene del Congresso che hanno ottenuto l’impeachment di Dilma il 17 Aprile.

Ma il nodo duro del golpeachment va oltre le élite periferiche brasiliane. È composto da un partito politico (il PSDB); dall’impero mediatico del Globo; dalla Polizia Federale (molto intima con l’FBI); dai Pubblici Ministeri; dalla maggior parte della Corte Suprema; e da settori delle forze armate. Solo l’asse Beltway/Wall Street ha i mezzi e la forza necessaria per irreggimentare tutti questi attori – col denaro contante, con i ricatti o con le promesse di gloria.

E questo si lega a domande chiave senza risposte riguardo alle recenti intercettazioni. Chi ha registrato le conversazioni. Chi le ha fatte trapelare al pubblico. Perché ora. Chi trae profitto da una nazione nel totale caos politico/economico/giudiziario, con quasi tutte le istituzioni in totale discredito.

Neoliberismo o caos

Bei tempi quelli in cui Washington poteva organizzare, con impunità, un colpo di Stato militare vecchio stile nel suo cortile – come in Brasile nel 1964. O come in Cile nell’originario 11 Settembre – nel 1973, come si può vedere nel commovente documentario su Salvador Allende dell’eccellente cineasta cileno Patricio Guzman.

La storia, prevedibilmente, ora si ripete come una farsa, dato che il colpo di Stato del 2016 ha trasformato il Brasile – la 7a economia mondiale e attore globale chiave dell’emisfero sud – in un Honduras o un Paraguay (dove i recenti colpi di Stato appoggiati dagli USA hanno avuto successo).

Ho mostrato come il colpo di Stato in Brasile sia un’operazione estremamente sofisticata di Guerra Ibrida andata ben oltre la guerra non convenzionale (UW); la guerra di quarta generazione (4GW); le rivoluzioni colorate; e la R2P (“responsabilità di proteggere”), fino alla cima dello smart power; un colpo di Stato politico-finanziario-giudiziario-mediatico svelato al rallentatore. Questa è la bellezza di un colpo di Stato quando viene promosso da istituzioni democratiche.

Il neoliberismo può aver fallito, come ha concluso perfino il dipartimento di ricerche del Fondo Monetario Internazionale. Ma il suo cadavere in decomposizione grava ancora sull’intero pianeta. Il neoliberismo non è solo un modello economico; prende il controllo in modo subdolo anche del regno della giurisprudenza. Sotto un’altra perversa sfaccettatura della dottrina dello shock, il neoliberismo non può prevalere senza un’impalcatura giuridica.

Quando le attribuzioni costituzionali vengono redirette al Congresso, questo tiene l’esecutivo sotto controllo generando una cultura di corruzione politica. La politica è subordinata all’economia. Le compagnie si impegnano a finanziare le campagne e comprare i politici per riuscire ad influenzare i futuri poteri politici.

Ecco come lavora Washington. E questa è anche la chiave per comprendere il ruolo dell’ex presidente delle camera bassa brasiliana Eduardo Cunha; ha condotto una campagna finanziando il racket al di fuori dello stesso Congresso, controllando dozzine di politici mentre traeva profitto dai proverbialmente succosi contratti statali.

I Tre Marmittoni di quella che ho chiamato la Repubblica Canaglia Provvisoria delle Banane  sono Cunha, Calheiros e Temer. Temer è un semplice burattino, mentre Cunha rimane una specie di Primo Ministro ombra e conduce lo spettacolo. Ma non per molto. È già stato sospeso dalla carica di speaker del Congresso; si è intascato milioni di dollari americani di tangenti per quei grossi contratti, e ha ammucchiato il bottino in conti svizzeri segreti; ora è questione di tempo prima che la Corte Suprema abbia le palle – non è un dato di fatto – di schiaffarlo in gattabuia.

La NATO contro i BRICS su tutto lo spettro

E questo ci porta al Grande Quadro, mentre procediamo in parallelo con un’analisi di Rafael Bautista, il capo di un gruppo di studio sulla decolonizzazione a La Paz, Bolivia. È uno dei migliori e più brillanti studiosi in Sudamerica che è ben coscio del fatto che qualunque cosa accada in Brasile nei prossimi mesi deciderà il futuro non solo del Sudamerica, ma dell’intero sud del mondo.

Il progetto dell’Eccezionalistan per il Brasile è né più né meno l’imposizione di una Dottrina Monroe rivisitata. L’obiettivo principale di una restaurazione neoliberista è tagliare fuori il Sudamerica dai BRICS –  così come, essenzialmente, dalla partnership strategica Russia-Cina.

È una breve finestra d’opportunità dopo tutti quegli anni sotto il continuum Bush-Obama, quando Washington era ossessionata dal Medio Oriente e dal Nordafrica, ovvero il Grande Medio Oriente. Ora il Sudamerica ha di nuovo un ruolo da protagonista nel teatro di guerra (soft) geopolitico. Sbarazzarsi di Dilma, di Lula, del Partito dei Lavoratori, con tutti i mezzi possibili, è solo l’inizio.

Tutto torna alla stessa, determinante guerra del 21° secolo; la NATO contro i BRICS; l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO); e in definitiva la partnership Russia-Cina. Distruggere la “B” dei BRICS porta con sé il bonus di distruggere il Mercosur (il mercato comune sudamericano); l’Unasur (l’Unione politica delle Nazioni Sudamericane); l’ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe); e l’intera integrazione sudamericana, accelerata dall’integrazione con attori emergenti chiave del sud del mondo come l’Iran.

La destabilizzazione in corso del “Siraq” si adatta bene all’Impero del Caos; quando non c’è integrazione regionale, l’unica altra possibilità è la balcanizzazione. Eppure la Russia ha dimostrato chiaramente ai pianificatori della Beltway che non possono vincere una guerra in Siria, mentre l’Iran ha dimostrato dopo l’accordo sul nucleare che non diventerà un vassallo di Washington. Perciò l’Impero del Caos potrebbe anche rendere sicuro il proprio cortile.

Un nuovo telaio geopolitico doveva essere parte del pacchetto. Ecco dove si adatta il concetto di “Nordamerica”, appoggiato dal Consiglio per le Relazioni Estere e ideato soprattutto dalla ex superstar venuta dall’Iraq David Petraeus e dall’ex capo della Banca Mondiale Bob Zoellick, ora con Goldman Sachs. Chiamatelo un piccolo “chi è chi” dell’Eccezionalistan.

Non lo vedrete enunciato in pubblico, ma il concetto di “Nordamerica” di Petraeus/Zoellick presuppone un cambio di regime e una spartizione del Venezuela. I Caraibi vengono visti come un Mare Nostrum, un lago americano. Il “Nordamerica” è in realtà un’offensiva strategica.

Implica il controllo delle enormi ricchezze idriche e petrolifere dell’Orinoco e del Rio delle Amazzoni, qualcosa che garantirebbe per sempre la supremazia dell’Eccezionalistan a sud del confine.

I Caraibi sono un affare già fatto; dopotutto Washington controlla la CAFTA. Il Sudamerica è una noce più dura da rompere, grossomodo polarizzato tra quello che è rimasto dell’ALBA e l’Alleanza del Pacifico capeggiata dagli USA. Se il Brasile finisse in una restaurazione neoliberista, avrebbe chiuso come promotore dell’integrazione regionale. Il Mercosur alla fine finirebbe assorbito nell’Alleanza del Pacifico – specialmente con un uomo come Serra come principale diplomatico del Brasile. Quindi, politicamente, il Brasile deve essere annientato a tutti i costi.

Quello che rimarrebbe da fare al Sudamerica – come attore marginale, parte dell’Alleanza del Pacifico guidata dagli USA – sarebbe aggregarsi agli accordi commerciali della NATO, il TPP e il TTIP. Il “Pivot to Asia” – del quale il TPP è il braccio commerciale – è la spinta della dottrina Obama per il contenimento della Cina, non solo in Asia ma anche oltre l’Asia Pacifica. Perciò è naturale che la Cina (il partner commerciale numero uno del Brasile) debba essere contenuta anche nel cortile dell’egemone, il Sudamerica.

Dall’Atlantico al Pacifico e oltre

Non è mai abbastanza porre l’enfasi sull’importanza geo-economica del Sudamerica. L’unico modo in cui il Sudamerica si può integrare completamente nel mondo multipolare è aprirsi sul Pacifico, incentivando la sua connessione strategica con l’Asia, specialmente la Cina. Qui è dove si va a posizionare la spinta cinese per investire in un enorme progetto per una ferrovia ad alta velocità che unisca la costa atlantica del Brasile con quella pacifica del Perù. Questa in poche parole è interconnettività sudamericana. Se il Brasile viene annientato politicamente, niente di tutto ciò accadrà.

Perciò ora in Sudamerica è letteralmente permesso qualsiasi colpo di Stato; attacchi indiretti alla valuta brasiliana, il Real; corruzione delle élite compradore locali col sostegno del sistema finanziario globale; un tentativo organizzato di far implodere, simultaneamente, le tre economie maggiori: Brasile, Argentina e Venezuela. Il SOUTHCOM [Il comando delle forze statunitensi in Sudamerica, NdT] si è spinto perfino a stilare un rapporto sulla “libertà in Venezuela” all’inizio dell’anno, firmato dal comandante Kurt Tidd, che propone una “strategia della tensione”, completa di tecniche di “accerchiamento” e “soffocamento”, e che permetta di mescolare azioni di strada con un uso “calcolato” della violenza armata. Ricorrono gli echi del Cile del 1973.

Il Sudamerica ora è presumibilmente il primo spazio geopolitico dove l’Eccezionalistan sta ponendo le basi per restaurare la sua egemonia incontrastata – come parte di una guerra geo-finanziaria multi-dimensionale contro i BRICS volta a perpetuare il mondo unipolare.

Tutte le mosse precedenti hanno condotto a questa geostrategia che ha l’obiettivo di far implodere i BRICS e ridurre il Sudamerica ad un’appendice del Nordamerica.

Wikileaks ha rivelato come l’NSA abbia spiato lo scandalo Petrobras. Nel 2008 il Brasile ha organizzato la propria Strategia di Difesa Nazionale, incentrata su due aree chiave; l’Atlantico meridionale e l’Amazzonia. Questo non sta bene al SOUTHCOM. L’Unasur avrebbe dovuto svilupparla a livello continentale, ma non l’ha fatto.

Lula ha deciso di concedere alla Petrobras il primo sfruttamento dei giacimenti sub-salini – la più grande scoperta di petrolio del 21° secolo. L’amministrazione di Dilma ha dato una decisa spinta alla creazione della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS (basata sulla BNDES brasiliana) e ha anche deciso di accettare i pagamenti iraniani bypassando il dollaro americano. Chiunque sia coinvolto nel commercio tra stati del sud del mondo bypassando il dollaro entra in una lista di obiettivi da eliminare.

Hillary Clinton è il candidato presidenziale di Wall Street, del Pentagono, del complesso militare-industriale e dei neoconservatori. È la Dea della Guerra – e in un continuum Bush-Obama-Clinton andrà in guerra contro qualsiasi attore del sud del mondo che osi sfidare l’Eccezionalistan.

E quindi il dado è tratto. Ad inizio 2017 sapremo per certo che ci sarà un nuovo presidente americano – e forse un nuovo presidente brasiliano non eletto. Il gioco geostrategico però rimane lo stesso; il Brasile deve cadere come deve cadere l’integrazione condotta dai BRICS, e l’Eccezionalistan potrebbe concentrare tutta la sua potenza di fuoco in uno scontro totale contro la Russia-Cina.

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Articolo di Pepe Escobar pubblicato su Sputnik International l’8 Giugno 2016.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.it