Sono tempi bui per il cittadino interessato al turbinio della politica internazionale, in cerca una informazione un minimo obiettiva. I giornali sono illeggibili, i TG inascoltabili. “E non è tanto che scrivano e dicano cose sbagliate o non condivisibili: è che non scrivono nulla” (cit. Fulvio Scaglione). Si limitano a ripetere alla nausea e senza uno straccio di verifica patacche preconfezionate che nessuno può prendere seriamente.

Mercoledì scorso, ad esempio, Fabrizio Dragosei del Corriere della Sera spiegava ai lettori che i Russi si preparano alla guerra nucleare comprando bunker antiatomici pubblicizzati da volantini affissi in strada, richiamando dall’estero le famiglie di tutti i funzionari, organizzando il razionamento del pane. Bufale e notizie distorte al fine di veicolare il solito messaggio: è tutta colpa di Putin. Ovvero la notizia non è che la Russia si prepara a far fronte (anche militarmente) alla minaccia sempre più pressante posta dalla NATO ai suoi confini e contro i suoi interessi, ma che Putin, come al solito in affanno all’interno, come al solito in cerca di un po’ di popolarità e attenzione internazionale, assume pose da macho, da gangster, senza avere reali intenzioni di dar seguito alle proprie minacce, anche se poi questo gioco “può finire male” (lo assicura Venediktov, vecchia frequentatrice incipriata di tutti i media sul libro paga del Dipartimento di Stato di Mosca, presentato per l’occasione all’ignaro pubblico come “giornalista libero”).

Il lettore è trattato come un bambino di cinque anni, a beneficio del quale la complessità della crisi va decostruita, ridotta e omogeneizzata in un concetto più alla sua portata: Putin è un bullo, è un cattivo a cui piace fare il gradasso mettendoci tutti in pericolo [sottinteso: va fermato]. Il pezzo, incredibilmente a tutta pagina, era peraltro impreziosito, come segnala il giornalista Luigi De Biase, da una incredibile pubblicità della ditta di abbigliamento Pal Zileri il cui modello esibisce orgoglioso un tatuaggio a Trizyb, noto emblema dell’ultra nazionalismo ucraino e di Settore Destro: una coincidenza davvero incredibile, ammesso che di coincidenza di tratti.

Corriere della Sera 12 ottobre

Corriere della Sera 12 ottobre

Passa qualche giorno ed il 16 ottobre è la Stampa che arriva a deliziarci con una “inchiesta” firmata da Domenico Quirico, il quale ha scoperto che l’ISIS è niente meno che un “burattino” di Putin. Ancora una volta “ha stato” proprio lui, il Presidente russo. La spericolata acrobazia logica prende le mosse dal traffico internazionale di opere d’arte che finanzia lo Stato Islamico in Libia ed in Siria. Ecco l’assist:

“Racconto il mio incontro a due consulenti internazionali in materia di sicurezza, Shawn Winter, militare proveniente dalle forze armate degli Stati Uniti e l’italiano Mario Scaramella. Che mi propongono una pista che porta a un burattinaio ancor più sconcertante: il traffico dei reperti sarebbe in realtà diretto dai Servizi russi, eredi del Kgb. Un altro indizio che si legherebbe, nell’organigramma del crimine, a quelli dei ceceni e degli uzbechi di cui ci sono prove siano passati per campi di addestramento russi, diventati poi comandanti di formazioni jihadiste. O la presenza tra i fondatori dell’Isis di alti ufficiali del dissolto esercito di Saddam Hussein addestrati dai sovietici.”

In sostanza un ex ufficiale americano in pensione riciclato come consulente e un consulente di lungo corso il cui nome è comparso nella cronaca di numerosi scandali (dall’affare Mitrokin a quello Litvinenko) sempre in veste di utile accusatore della Russia, sono le fonti “affidabili” su cui si basa questa teoria ardita: ci sarebbe l’immancabile Putin dietro all’ISIS, i cui guerriglieri la Russia avrebbe addestrato con la presumibile finalità di auto distruggersi incendiando il Caucaso e l’Asia Centrale. Il tutto assieme a Saddam, riesumato dalla naftalina con ai suoi generali baffuti addestrati (40 anni fa !) dai Sovietici ed ora passati allo Stato Islamico. Notizia prontamente rilanciata dal TG 1. Geniale.

Si arriva così a lunedì 17 (ogni giorno ha la sua pena): quando il lettore della stampa italica scopre che il Centro Ortodosso Russo di Parigi (alto 37 metri) “oscura la vista” della Tour Eiffel (alta 324 metri) sulle prime pagine di tutti i principali quotidiani e nei servizi dei principali telegiornali:

Repubblica del 17 ottobre

Repubblica del 17 ottobre

E abbiamo esaminato meno di una settimana. Con questa accozzaglia di stramberie, banalizzazioni, patacche, c’è da meravigliarsi se le vendite di giornali crollano? Per quale ragione i lettori dovrebbero pagar quattrini per essere trattati da idioti?

Così i volenterosi si rivolgono ad internet. Ma anche qui non è sempre semplice trovare voci imparziali e spassionate. Immaginiamo che qualcuno cerchi online notizie affidabili in italiano sulla crisi ucraina. I siti che si occupano di questi argomenti sono tanti. Molti rappresentano un punto di vista opposto o comunque diverso rispetto al nostro. Non che per questo meritino meno rispetto. Ma si tratta di realtà di volontariato spontanee come la nostra o di espressioni del mainstream solo declinate in una variante più giovanile e su un diverso media?

Non siamo bacchettoni. Sappiamo bene che fare giornalismo richiede soldi (e sponsor) e fare giornalismo seriamente richiede più soldi (e quindi sponsor più facoltosi). Ad esempio prendiamo una testata online vera e propria: Eastonline, che informa su politica estera con una linea editoriale molto europeista, e che nessuno può considerare medium neutrale, appartenendo  ad una società, Europeye s.r.l., a sua volta di proprietà della Banca Unicredit. Questa è informazione online, ma non è molto diversa da quella tradizionale e nemmeno pretende di esserlo. Quando si parla di aziende editoriali è giusto che vi siano finanziatori: lo ripetiamo, non siamo così stupidi. Ma proprio perché non siamo stupidi non possiamo farci prendere in giro da chi si presenta come “diverso” da chi si spaccia per “società civile”,  e poi esibisce la targhetta delle proprie referenze politiche atlantiche a gettone.

Ad esempio il sito dell’Ukraine Crisis Media Center, con una foto di redazione che esibisce una legione di giovani professionisti impegnati a fornire: “informazioni obiettive sugli avvenimenti in Ucraina alla comunità internazionale”, informazioni che provengono da chi è pagato da:

UA crisis: sostenitori

UA crisis: sostenitori

Ovvero tutte (ripetiamo: tutte) le istituzioni governative e non governative che si dedicano alla propaganda filo occidentale. Nessuna esclusa. Informazioni imparziali, certo.

Oppure il sito Stop Fake, una specie di agit prop della russofobia intento a esaltare tutti i cantori del Maidan e ad infangare chiunque avanzi riserve, di cui abbiamo già parlato e di cui parla anche (se pure con accenti diversi dai nostri) Anna Zafesova sulla Stampa in un articolo onirico “Bufale e social network: così funziona la nuova propaganda russa di Putin“. Dice la Zafesova: il sito Stopfake.org, nato da una iniziativa degli studenti di giornalismo di Kiev, è ormai una rete internazionale dedicata a scovare e smascherare ogni giorno i falsi di produzione russa”. Studenti, come no.

Lo certificano loro stessi: “Il progetto si basa sul sostegno dei lettori. Nel 2015, StopFake ha ricevuto il sostegno finanziario della Fondazione Internazionale Rinascimento [leggasi: George Soros], il Fondo Nazionale per la Democrazia [leggasi: il fondo statunitense gestito dal falca neo con Carl Ghershman] e del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Ceca. Tuttavia, StopFake mantiene la sua indipendenza editoriale. Le organizzazioni e i Governi che sostengono il progetto decidono come vengono assegnati i fondi, ma non influiscono sui contenti di StopFake.”.

Indipendenza confermata dalla stessa Ambasciata del Regno Unito a Kiev, che attesta di aver finanziato il loro progetto con oltre 100.000 sterline:

Dal sito dell' Ambasciata Britannica a Kiev

Dal sito dell’Ambasciata Britannica a Kiev

Oppure il nostro lettore in cerca di notizie potrebbe rivolgersi ad un altro sito specializzato, come quello dell’Osservatorio Balcani Caucaso, una testata dai toni più sobri e dagli argomenti più sottili, ma dalla linea editoriale ugualmente, pregiudizialmente ostile alle posizioni russe. Vi troverà, però, caveat molto simili a quelli contenuti nelle home page di Uacrisis e Stopfake. I soliti riferimenti a “fondazioni private” ed “enti pubblici italiani ed europei”.

Dal sito Balcani Caucaso

Dal sito Balcani Caucaso

Ovviamente non intendiamo sostenere che chiunque collabori con queste realtà sia in mala fede o lo faccia esclusivamente per danaro. E’ possibile, addirittura probabile, che vi siano persone disposte ad impegnarsi volontariamente, per idealismo, proprio come facciamo noi di Saker Italia, a questi progetti, in perfetta buonafede.

E’ però vero che sia la stampa ufficiale e che l’informazione online sono inquinate in occidente da persone che si riempiono la bocca di “propaganda russa”, di concetti come la “trasparenza”, la “spontaneità” e il “controllo dal basso” ma sono a loro volta, consapevolmente o meno, “propagandisti” che si valgono di mezzi economici che i famigerati “Troll di Putin” non hanno nemmeno in sogno. Volendo anzi approfondire l’ analisi si potrebbe sostenere che le finte iniziative spontanee avvelenano i pozzi in cui si abbevera un giornalismo sempre più in crisi e bisognoso di fonti a buon mercato e sempre più disposto a chiudere un occhio sulla qualità delle fonti da cui attinge informazioni.

Meno di 100 euro l’anno. Questo il bilancio di Saker Italia. E’ un passivo coperto di tasca nostra. Poi, certo, ci sono le donazioni dei lettori che vanno a Saker per il suo lavoro e per l’impegno che mette nella nostra piattaforma. Oltretutto la maggior parte delle donazioni al Sakern non va nemmeno in tasca a Saker stesso, ma servono a coprire i costi di gestione dell’intera comunità internazionale. Infine c’è il lavoro di tanti volontari, che mettono passione ed entusiasmo per la causa in cui credono: quella della corretta informazione. Fine. Non c’è altro.

Questa affermazione (che invitiamo chiunque a smentire) forse non certifica che abbiamo sempre ragione, ma sicuramente attesta che siamo in buona fede e che non siamo tenuti a seguire la linea imposta o attesa da generosi finanziatori. Siamo diversi dai giornali. Siamo diversi da tanti avversari. Questo ce lo si deve riconoscere.

Continuate a seguirci. Parlate bene di noi. Sosteneteci con il vostro affetto.

Siete voi, non George Soros, non l’oro di Londra (e nemmeno quello di Mosca), il nostro editore di riferimento.

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Articolo di Marco Bordoni per Saker Italia

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