1A9799F0-3057-4BE6-AA47-F08F61F95E84_mw1024_s_nL’intervento diplomatico russo in un’area di importanza strategica per Mosca potrebbe evitare un’escalation.

Le notizie del divampare di combattimenti nel territorio caucasico del Nagorno Karabakh causeranno grosse preoccupazioni per il Cremlino.

Il Nagorno Karabakh è un piccolo territorio che prima del 1998 era in gran parte armeno, ma che ora lo è nella sua interezza.

Per complicate ragioni storiche, quando esisteva l’URSS, il Nagorno Karabakh, nonostante fosse prevalentemente armeno, anziché essere incorporato nella Repubblica Socialista Sovietica Armena (una delle 15 repubbliche che costituivano l’URSS) venne invece aggregato alla Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaijan.

Ci sono molte discussioni riguardo ai motivi di questa decisione, con gli Azeri che reclamavano che il Nagorno Karabakh fosse sempre stato parte del loro territorio storico, le autorità sovietiche a Mosca che dicevano che ciò era avvenuto per la motivazione pragmatica di sviluppare una regione piccola e povera integrandola alla più ricca delle due repubbliche caucasiche (l’Azerbaijan) anziché alla più povera (l’Armenia), mentre alcuni studiosi affermano che sia stato il risultato delle politiche di “divide et impera” di Stalin.

Non ho la conoscenza necessaria della storia del Caucaso per dire chi abbia ragione. Ciò che dirò è che ho appreso che il Nagorno Karabakh venne unito all’Azerbaijan anziché all’Armenia non a seguito di una decisione esplicita ma per un caso – e ho il forte sospetto che la verità sia proprio questa.

Il territorio era apparentemente occupato dall’Armata Rossa e amministrato da Baku (la capitale dell’Azerbaijan), controllata dai Bolscevichi durante la Guerra Civile Russa prima che l’Armata Rossa conquistasse l’Armenia – che conobbe un breve periodo di indipendenza a seguito della Rivoluzione Russa.

Quest’accordo è rimasto invariato per inerzia burocratica anche dopo che l’Armenia venne incorporata con la forza nell’URSS.  Questo vale anche per il periodo della Repubblica Socialista Sovietica del Transcaucaso, quando tutti questi territori (Armenia, Arzebaijan, Nagorno Karabakh e anche Georgia) erano teoricamente amministrati unitariamente.

Con questo non voglio dire che non ci fossero altri fattori. Nel tempo è diventato sempre più difficile cambiare l’accordo a causa dell’opposizione via via più dura da parte azera nei confronti di qualunque variazione. Apparentemente c’erano obiezioni anche verso qualunque incremento nel territorio armeno amministrato dall’URSS da parte del leader turco Mustafa Kemal Ataturk.

Kemal era uno dei pochi amici di Mosca negli anni tra le due guerre, e i Sovietici non volevano offenderlo.

Ho sentito anche che dopo la Seconda Guerra Mondiale, a seguito di lamentele da parte armena, Stalin decise poco prima della propria morte di rivedere l’intera questione, ed era pronto a considerare la possibilità che il Nagorno Karabakh fosse trasferito all’Armenia dall’Azerbaijan. Avrebbe incaricato il potente Segretario del Comitato Centrale Georgy Malenkov di condurre un’inchiesta per esaminare la questione e riferirgliene.

A questo punto i rapporti tra la Russia e la Turchia si erano rotti, dopo che la Turchia si era unita alla NATO, pertanto non c’era più l’esigenza di compiacerla.

Stalin però morì prima che si prendesse una decisione. Questo rimosse la sola persona con il potere e l’autorità per risolvere l’intera questione, trasferendo il Nagorno Karabakh dall’Azerbaijan all’Armenia con un colpo di penna.

In seguito alla morte di Stalin, l’indagine di Malenkov venne dimenticata. Con la situazione sotto il loro stretto controllo, i leader sovietici a Mosca erano troppo assorbiti dalle loro lotte di potere per preoccuparsi di una disputa locale nel lontano trans Caucaso.

Nonostante l’Azerbaijan e l’Armenia per il restante periodo sovietico continuassero ad essere repubbliche dello stesso stato – l’URSS – gli abitanti armeni del Nagorno Karabakh continuarono a rifiutare il governo di Baku e a spingere per l’unione con l’Armenia.

Nonostante il fatto venga occasionalmente negato, io non ho dubbi che la disputa tra Armeni e Azeri sul Nagorno Karabakh sia stata almeno a qualche livello influenzata dalla disputa più grande tra il popolo armeno e la Turchia.

Gli Azeri sono una popolazione turca che parla un linguaggio simile – sebbene non identico – al Turco parlato in Turchia, anche se, diversamente dai Turchi di Turchia – che sono Sunniti – gli Azeri sono Sciiti.

Nonostante gli Azeri non fossero coinvolti nel genocidio armeno, gli Armeni nella mia esperienza tendono a confonderli coi Turchi, e in effetti le relazioni tra Azerbaijan e Turchia sono diventate molto strette da quando l’Azerbaijan ha ottenuto l’indipendenza dopo che l’URSS si dissolse nel 1991.

La Turchia ha preso decisamente le parti dell‘Azerbaijan nel suo conflitto con l’Armenia, ed ha imposto sanzioni economiche nei suoi confronti per sostenere gli Azeri.

Il conflitto esplose nel 1988 quando le autorità locali nel Nagorno Karabakh votarono per separarsi dall’Azerbaijan e unirsi all’Armenia. Quest’azione causò proteste sia in Armenia che in Azerbaijan, e anche nello stesso Nagorno Karabakh.  Condusse anche al terribile massacro di un gran numero di Armeni da parte di una folla di Azeri nella città di Sumgait, in Azerbaijan.

La crescente violenza delle proteste determinò un esodo di massa di quella che una volta era una grossa popolazione armena in Azerbaijan, verso l’Armenia e la Russia. A sua volta, la maggior parte della esigua popolazione azera del Nagorno Karabakh fuggì in Azerbaijan.

Le proteste finirono per sfociare in combattimenti e in una guerra aperta tra Armenia ed Azerbaijan, persa dall’Azerbaijan.

Da allora il Nagorno Karabakh è rimasto sotto il controllo armeno, nonostante non sia formalmente parte dell’Armenia e l’Azerbaijan continui a reclamarne il possesso.

Anche se il conflitto tra Armenia ed Azerbaijan oggi è un pezzo della storia del crollo dell’URSS in gran parte dimenticato, vi espongo qui la mia personale opinione che il fallimento del tentativo di Gorbaciov di interromperlo, riaffermando l’autorità di Mosca sulla regione, sia stato una delle cause principali del crollo della sua autorità a Mosca.

Il conflitto da allora è degenerato, con tentativi di mediare una soluzione da parte dei Russi e di altri che non portavano a nulla, e con l’Azerbaijan che investiva buona parte della sua ricchezza petrolifera nel riarmo dell’esercito, cosa che ha comprensibilmente preoccupato gli Armeni e che essi vedono come rivelatrice dell’intenzione di riportare l’Azerbaijan in una posizione da cui rovesciare le sorti della guerra.

Nel frattempo le relazioni tra Russia e Armenia sono diventate sempre più strette, con l’Armenia che è entrata nell’Unione Eurasiatica posizionandosi come un alleato chiave della Russia nel Caucaso.

Questo si basa su una storia molto lunga di intensa interazione culturale ed amicizia tra i popoli russo e armeno, in cui ciascuno dei due nutre tradizionalmente sentimenti molto positivi nei confronti dell’altro.

L’Armenia ospita anche un’importante base aerea russa, che ha recentemente ricevuto un rinforzo di caccia MiG-29.

L‘Azerbaijan per parte sua è stato attento a non rompere completamente le proprie relazioni con Mosca.

Nonostante gli Azeri abbiano occasionalmente mostrato un’inclinazione per gli USA, ed abbiano flirtato con i vari piani di oleodotti e gasdotti aventi lo scopo di ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia (il soggetto del film di James Bond Il Mondo Non basta), fino ad oggi hanno dimostrato una piena comprensione delle realtà geopolitiche, e si rendono conto che la Russia nel futuro prevedibile è e resterà la potenza dominante nel Caucaso .

Il continuo rafforzamento della potenza navale russa nel Mar Caspio, e la rete di basi aeree russe in Armenia e nel Caucaso settentrionale, hanno efficacemente sigillato l’enorme vantaggio militare della Russia.

È la travolgente potenza russa che alla fine rende improbabile che gli attuali combattimenti degenerino in guerra aperta.

Con l’Armenia in stretta alleanza con la Russia – che correrebbe in soccorso dell’Armenia in caso di guerra – l’Azerbaijan sa che perderebbe velocemente, e questo è un potente deterrente affinché una decisione del genere venga presa da parte degli Azeri.

Per quanto riguarda l’Armenia, non ha rivendicazioni sull’Azerbaijan, e cerca semplicemente di mantenere lo status quo in Nagorno Karabakh e altrove. Per questo motivo non ha interesse a iniziare una guerra.

Visto che nessuna delle due parti (probabilmente) vuole una guerra, perché ci sono combattimenti in corso?

I rapporti fanno intendere che gli ultimi scontri sono stati iniziati dall’Azerbaijan.

Molto probabilmente gli Azeri vogliono ricordare ai Russi che il conflitto del Nagorno Karabakh rimane irrisolto, nonostante sia possibile che il governo azero – sotto forti pressioni interne a causa della caduta del prezzo del petrolio – stia usando gli scontri per migliorare la propria popolarità nel paese.

C’è sempre una possibilità, in questo tipo di conflitti, che i combattimenti siano dovuti a comandanti locali che agiscono di propria iniziativa. L’area è montagnosa, le comunicazioni sono scarse, e non è impossibile che la leadership politica non abbia il completo controllo della situazione sul terreno.

Infine, non è impossibile che abbia svolto un ruolo l’ingerenza turca. Con la Turchia sotto forti pressioni da parte di Mosca, non è inconcepibile che i Turchi abbiano usato la loro influenza sull’Azerbaijan per creare problemi a Mosca nel suo cortile caucasico. È però importante dire che al momento non c’è nessuna prova di ciò, e qualunque teoria in questo senso resta nell’ambito della pura speculazione.

Nonostante sia improbabile che i combattimenti si elevino ulteriormente di intensità, essi servono non di meno da puntuale richiamo per i Russi riguardo al fatto che la situazione nel Caucaso resta fragile, e che la pace in quella zona non può essere data per scontata.

Nonostante l’alleanza della Russia con l’Armenia non sia in dubbio, è nell’interesse della Russia mantenere per lo meno un dialogo con Baku.

La Russia non vuole perdere completamente l’Azerbaijan, cosa che succederebbe se le cose andassero così male da far sì che la Russia fosse obbligata a correre in soccorso dell’Armenia.

I diplomatici del Cremlino nel Caucaso lavoreranno duramente per assicurarsi che ciò non accada.

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Articolo di Alexander Mercouris pubblicato da RussiaInsider il 3 Aprile 2016
Traduzione in Italiano a cura di Mario B. per SakerItalia.it