Sia le dimissioni del Primo Ministro Hovik Abrahamyan, trapelate due giorni prima che avvenissero, che la candidatura del suo successore, non sono state una sorpresa. La mattina dell’8 settembre, Abrahamyan ha annunciato le sue dimissioni, e la notte stessa il Presidente Serž Sargsyan ha presentato un’unica candidatura per l’incarico di primo ministro, il primo vicepresidente di Gazprombank, Karen Karapetyan.

Proprio dopo aver ottenuto l’incarico, Karen Karapetyan ha annunciato di voler presentare nel prossimo futuro la strategia economica dell’Armenia, che, a suo dire, consisterà di due fasi importanti: la prima sarà breve termine, e comprenderà riforme nel minor tempo possibile che stimoleranno la fiducia del pubblico; la seconda sarà a lungo termine, comprenderà una visione strategica dello sviluppo dell’Armenia. Quindi le autorità riconoscono di non godere della fiducia della gente, una cosa non molto frequente da parte loro.

Presentando il futuro primo ministro, Sargsyan ha detto ai membri del suo partito che Karapetyan vuole diventare “il simbolo del cambiamento” in Armenia, e potrebbe “cavalcare la grande onda” che porterà la nazione verso nuove libertà politiche ed economiche.

Ma l’ottimismo del presidente armeno viene condiviso solo da poche persone in patria e all’estero: non ci si aspetta una rivoluzione, visto che le prossime elezioni parlamentari sono previste fra sette mesi, elezioni che promettono di essere una pietra miliare, dato che le nuove autorità saranno guidate dalla nuova Costituzione, che definisce il Parlamento potere supremo, e l’incarico di primo ministro come posto chiave per gestire tutte le sfere economiche. L’affermazione di Sargsyan, che è una specie di via libera a Karapetyan, significa che manterrà il suo incarico in caso di vittoria del Partito Repubblicano d’Armenia? Con la situazione attuale, questa è la questione più vitale.

Le attività personali del nuovo primo ministro lo rendono degno di rispetto, perfino gli oppositori politici definiscono Karapetyan un tecnocrate con una buona conoscenza dell’economia, specialmente del settore energetico, e gli esperti sperano che dal suo mandato possa uscire qualcosa di buono.

Per il Partito Repubblicano d’Armenia, ora al governo, le speranze per qualcosa di positivo sono di grande importanza: il paese patisce un alto livello di povertà, dinamiche migratorie negative e un’apatia sociale ed economica radicata in profondità. Sarebbe un suicidio politico se qualcuno decidesse di iniziare una campagna elettorale con presupposti del genere, ma il Presidente Sargsyan, quando ha presentato il nuovo primo ministro ha fatto notare: “Il nuovo governo dell’Armenia non dovrebbe sfuggire alle responsabilità, e dovrebbe essere aperto alle critiche e alla cooperazione: dovrebbe essere sicuro dei suoi obiettivi”.

Sembra che Karapetyan, accettando di guidare il governo in un periodo pre-elettorale, si sia preso una responsabilità enorme, perché non riuscirà a migliorare drasticamente la situazione prima delle elezioni, e se i risultati delle elezioni non saranno positivi, non gli sarà permesso di cercare altrove a chi addossare la colpa, dovrà addossarsela tutta lui. Malgrado ciò, è evidente che alle elezioni (ammesso che si tengano come programmato) il popolo armeno non valuterà i risultati di sette mesi di attività di governo di Karapetyan, ma valuterà il governo del Partito Repubblicano d’Armenia, che dura da anni, e le persone del Presidente Serž Sargsyan e del suo alleato più stretto, Hovik Abrahamyan, che si è fatto da parte. Tra l’altro, Abrahamyan è noto tra la gente per essere un oligarca-possidente onnivoro, lontanissimo dall’essere un riformista che si preoccupa del popolo. Perciò non è il momento di parlare della responsabilità del governo di Karapetyan, e non lo sarà nemmeno dopo le elezioni, ma tra due o tre anni, perché saranno il partito al governo, l’ex primo ministro e il presidente in carica a dover essere incolpati dello stato attuale dell’economia e della crisi sociale.

Ma il processo di modellamento del nuovo governo è partito, e i media si stanno chiedendo chi dei ministri rimarrà nel governo. Gli esperti si aspettano profondi cambiamenti nel governo, e questo sarà la prova che a Karapetyan è stata data l’autorizzazione a condurre riforme serie, non un “lifting” pre-elettorale del sistema di potere armeno, incapace a priori. In base a questo, Karapetyan o “cavalcherà la grande onda” o precipiterà da essa nei tumulti causati dalla delusione della gente e nel collasso politico, ma nell’assolvere a questo complicato compito il primo ministro può contare sicuramente sulla tradizionale assistenza della Russia, alleata dell’Armenia nell’Unione Economica Eurasiatica.

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Articolo di Viktor Yakubyan pubblicato su Eurasia Daily il 10 settembre 2016.

Traduzione in Italiano di Raffaele Ucci per SakerItalia.