La tattica di usare le organizzazioni non governative (ONG) per la preparazione delle cosiddette “rivoluzioni colorate” nel nord Africa, nel medio oriente e in un certo numero di ex stati sovietici è stato il modus operandi degli USA e dei suoi stati satellite, su cui si è discusso accuratamente in vari articoli del New Eastern Outlook.

É curioso che queste ONG che sono fortemente sponsorizzate da Washington, scelgano di agire proprio in quei momenti in cui uno specifico stato comincia a far resistenza alla pressione fatta su di esso dal cosiddetto Mondo Occidentale. Questa resistenza si manifesta spesso come riluttanza a supportare alcuni progetti che erano proposti da Washington.

Se vogliamo parlare delle regioni post-sovietiche, tutte le ONG occidentali, e le americane in particolare, sono state particolarmente attive negli stati centro asiatici e nel Caucaso negli anni più recenti, nel tentativo di lanciare “rivoluzioni colorate” nella maggior parte di questi.

Recentemente le NGO dell’occidente sono state particolarmente attive in Armenia, che rimane l’alleata più fedele alla Russia nella regione caucasica. Nello sforzo di ripetere lo scenario stile-Ucraina in Armenia e a tenere questo paese lontano dalla Russia, queste organizzazioni appoggiate dall’ovest hanno cercato di utilizzare qualsiasi tipo di timore fra la popolazione civile per provocare dimostrazioni e disordini, traendo vantaggio dai fondi immensi che hanno ricevuto.

Per esempio, nei 5 anni appena trascorsi, un centro di ricerca dell’Università dell’Armenia/USA ha portato avanti una larga varietà di programmi differenti. L’assoluta maggioranza dei suoi impiegati sono stranieri (immigranti dagli Stati Uniti ed Europa), o cittadini armeni che si sono laureati da questa università o hanno ricevuto parte della loro educazione negli Stati Uniti. La maggior parte dei programmi qui menzionati sono finalizzati ad una riduzione dell’uso della lingua russa in Armenia e alla distruzione della storia e dell’eredità  sovietiche. Washington è convinta che quelle misure che sono già state testate in Ucraina possano permettere il raggiungimento della discordia anche fra Russia e Armenia.

Secondo vari report, incluso uno preparato dall’ONU, il numero di ONG che stanno operando costantemente in Armenia in ambiti quali “uguaglianza sociale”, “libertà di parola” e “protezione dei diritti umani” superano le due centinaia. Nello stesso tempo, l’ambasciata dell’UE sta supportando attivamente le fonti dei media locali, inclusa la ben conosciuta “Voce dell’Armenia”. È stimato che l’Ambasciata USA stia dando appoggio finanziario al 60% di tutte le fonti dei media in Armenia, nella speranza che questo gli permetta una presa salda sulla percezione che ha la gente nel paese, e limitando il coinvolgimento di Russia e Iran nella Transcaucasia.

Ma gli USA pensano che i carri armati cerchino di portare ciò un passo avanti indebolendo sistematicamente i valori tradizionali degli Armeni, come la moralità e le tradizioni di famiglia. Questo obiettivo è stato perseguito tramite la creazione di un numero senza precedenti di sette religiose che stanno comparendo in Armenia ogni settimana. Per alcune “strane ragioni” i quartier generale di queste sette hanno sempre la base negli Stati Uniti, non importa se la setta stia seguendo Baha’i, Hare Krishna, testimoni di Geova, Mormoni, Scientologisti o altri credo religiosi.

È curioso come, al contrario, in una Francia davvero democratica, la setta dei Testimoni di Geova è ufficialmente proibita dalla legge come “culto”.

La setta dei mormoni che è stata la prima ad apparire in Armenia nei primi anni 90 era stata fondata dai rappresentanti dei servizi segreti americani e dagli imprenditori militari. Si può difficilmente considerare un segreto che la CIA crei queste sette negli stati dove gli USA stanno pianificando un coup d’etat per preparare un governo delegato e fedele in anticipo.

La così chiamata “Chiesa di Scientology” ha seguito obiettivi simili, visto che è gestita da agenti professionisti americani. È solo logico che nella maggior parte degli stati le attività delle sette di Scientology sono proibite per legge e guardate come minaccia per la sicurezza nazionale. Ma negli Stati Uniti questa setta gode di completa libertà e persino del supporto di Washington. C’è una ragione davvero buona per questo paradosso, da quando nel 1959 l’allora direttore della CIA Allen Dulles fece un accordo con il fondatore della setta, Ron Hubbard, secondo il quale la CIA permetterebbe alla “chiesa di Scientology” di operare liberamente negli USA, avrebbe in cambio assistenza nelle operazioni oltremare e accesso incondizionato alle informazioni che questa chiesa raccoglie negli stati stranieri.

I fatti sopra menzionati potrebbero spiegare perché l’Armenia ospiti una delle più grandi ambasciate degli Stati Uniti nell’intero pianeta, nonostante questo paese sia relativamente piccolo se comparato ad altre nazioni. Nonostante ciò, gli Stati Uniti hanno bisogno comunque di più di cinque mila ONG sotto il suo controllo in Armenia, mentre spende più di 250 milioni di dollari annualmente per mantenerle attive.

Vladimir Platov, esperto specializzato sulla regione del Medio Oriente, esclusivamente per il giornale online “New Eastern Outlook”

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Articolo di Vladimir Platov pubblicato da New Eastern Outlook il 25 Giugno 2016
Traduzione a cura di Chiara per SakerItalia.it