L’Iran ha forti ragioni per credere che l’improvviso ritiro delle forze occidentali sia stato progettato per creare instabilità e caos in Afghanistan.

Circa 20 anni fa, dopo la schiacciante sconfitta dei Talebani in Afghanistan e il completo ritiro del sostegno da parte di Pakistan e Arabia Saudita sotto la pressione degli Stati Uniti, la Forza Quds iniziò a dialogare con l’organizzazione talebana, apparentemente di poca importanza. All’epoca, molti pensavano che fosse un’impresa senza senso dato che il panorama politico stava cambiando radicalmente in tutta la regione. Il fatto che i Talebani abbiano ucciso 11 diplomatici iraniani e un giornalista all’interno del consolato a Mazar-i-Sharif, avrebbe fatto sembrare, se pubblicizzato, gravemente improprio questo nuovo orientamento agli occhi di molti a Teheran.

L’invasione americana dell’Afghanistan – e successivamente dell’Iraq – ha costretto gli Americani a sopportare la presenza e il ruolo dei potenti alleati iraniani in entrambi i paesi. Alle forze di occupazione guidate dagli Stati Uniti mancavano una coerente strategia a lungo termine e degli alleati, mentre importanti leader e organizzazioni militari e politiche risiedevano a Teheran. In Afghanistan, gli Stati Uniti si sono dovuti rivolgere ad una coalizione di partiti politici o alla cosiddetta Alleanza del Nord, che stava lottando sotto una tremenda pressione per resistere ai Talebani, violenti, spietati e sostenuti dall’estero.

Quindi, quando i Talebani sono stati sconfitti e le forze rimanenti sono fuggite dal paese, gli alleati iraniani hanno preso delle posizioni chiave nel governo afghano. Sembrava che non ci fosse bisogno o giustificazione per dialogare con questa forza apparentemente esaurita. Ma il Generale Qasem Soleimani era convinto che il Talebani continuassero ad avere il sostegno popolare in un significativo segmento delle tribù Pashtun e delle popolazioni dell’Afghanistan meridionale e in parti del Pakistan, e sentiva che l’unica via per una stabilità regionale a lungo termini fosse per tutte le parti quella di impegnarsi nel dialogo.

Il Generale Soleimani era anche convinto che, in tali circostanze, l’unica forza in grado di fare aumentare in modo significativo il costo dell’occupazione guidata dagli Stati Uniti (obiettivo strategico chiave per gli Iraniani) fossero i Talebani. Sapeva che in tali circostanze l’occupazione sia dell’Iraq che dell’Afghanistan sarebbe gradualmente diventata estremamente problematica e impopolare nei paesi occidentali, e che alla fine un onere così enorme avrebbe colpito duramente le economie occidentali e le avrebbe costrette a ritirare le loro forze da entrambi i paesi.

L’obiettivo della Forza Quds era di creare una reciproca comprensione e di incoraggiare le fazioni più moderate all’interno dei frammentati Talebani ad avere la meglio. Il Generale Soleimani era convinto che fosse inevitabile che a un certo punto le forze straniere sarebbero state costrette a lasciare il paese e che fosse fondamentale che, dopo la liberazione, l’Afghanistan non fosse spinto dalle forze di occupazione in un’altra devastante guerra civile.

Il 2011 è stato un punto di svolta importante nelle relazioni, e delegazioni di alto livello hanno iniziato ad andare in visita a Teheran. Con il passare del tempo, i rapporti divennero più cordiali ed anche personali, tanto che quando il regime di Trump assassinò il Generale Soleimani, Abu Mahdi al-Muhandes e altri loro compagni presso l’aeroporto internazionale di Baghdad, una delegazione di alto livello di Talebani andò a Teheran per portare le loro condoglianze alla famiglia.

Se è completamente infondata l’accusa che gli Iraniani abbiano fornito sostegno militare ai Talebani contro le forze governative afghane, c’è stato un caso significativo ed eloquente in cui i Talebani hanno chiesto aiuto agli Iraniani. Sia l’intelligence iraniana che i Talebani sapevano che le fazioni collegate agli Stati Uniti all’interno dell’ISIS, in rapido disfacimento, erano state prese dalla Siria e portate in Afghanistan. I Talebani chiesero alla Forza Quds di aiutarli a sconfiggere ciò che consideravano una minaccia vitale. L’Iran informò il governo afghano, il quale non fu particolarmente contento di tale collaborazione, ma non si oppose.

I Talebani presero fondamentalmente quattro impegni con la Forza Quds:

  • Avrebbero mantenuto la stabilità al confine con l’Iran
  • Non avrebbero fatto compromessi sulla loro opposizione alla presenza di ogni forza straniera
  • Non avrebbero preso di mira altri gruppi etnici o religiosi
  • “i fratelli non avrebbero ucciso dei fratelli”

Anche se ci sono differenti fazioni con orientamenti molto diversi all’interno dei Talebani, gli Iraniani hanno constatato che durante questi anni l’attuale leadership talebana ha mantenuto le sue promesse.

Questa relazione ha contribuito a rendere la Repubblica Islamica dell’Iran un mediatore efficace nelle recenti settimane e mesi, ad assicurare che il ritiro delle forze di occupazione non porti ad una guerra civile e a spingere il nuovo governo ad essere aperto a tutti gli Afghani. L’Iran ha forti ragioni per credere che l’improvviso ritiro delle forze occidentali sia stato progettato per creare instabilità e caos in Afghanistan. Gli Stati Uniti sono convinti che se non possono avere l’Afghanistan, allora il paese deve diventare una fonte costante di problemi per Iran, Cina, Russia e anche India. Nel frattempo, l’Arabia Saudita e altri due stati della regione stanno mandando significative somme di denaro a sostegno delle fazioni estremiste takfire presenti all’interno dei Talebani. L’Iran non è ingenuo, ma fare il possibile per evitare una tragedia, è una responsabilità. Se non funziona, la Forza Quds sosterrà con forza coloro che resistono contro l’estremismo e il terrorismo.

L’Iran lavora e negozia costantemente con le diverse parti all’interno dell’Afghanistan e con i paesi confinanti, più la Cina e la Russia, per fermare i tentativi di chi sta spingendo per un ritorno al buio passato. L’imminente adesione dell’Iran all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai rafforzerà la sua capacità di coordinare gli sforzi internazionali a tale riguardo.

Il Generale Soleimani non è più tra noi, ma la sua eredità continua ad infliggere colpi al morente impero americano.

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Articolo di Seyed Mohammad Marandi pubblicato su The Saker il 20 agosto 2021
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.


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