La tecnica “Maidan” è stata impiegata per la prima volta un quarto di millennio fa nelle colonie di re Giorgio III d’Inghilterra.

Più si conoscono le norme di diritto dei vari stati, più ci si rende conto di una amara verità: non esiste paese la cui legislazione non contenga dei conflitti giuridici.

Non esiste Stato in cui non ci siano dei conflitti tra le norme. Ovunque si guardi, c’è un’anarchia giuridica generalizzata. E per di più, ci insegnano a percepirla come norma.

Questi Stati sono gli stessi che convincono il mondo intero ad accettare la teoria del contratto sociale. Su proposta degli Anglosassoni, il concetto divenne il principio base della Carta delle Nazioni Unite e la base del cosiddetto diritto internazionale.

La teoria del contratto sociale – i cui autori sono i britannici John Locke e Thomas Hobbes, oltre a Thomas Jefferson, l’ideatore della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti – afferma che ogni potere trae legittimità dal sostegno della maggioranza della società. In pratica, questo significa che il potere ha legittimità solo se la maggioranza degli elettori votano per esso. Ottenere tale sostegno dalla maggior parte della società viene definito “accettazione del potere”. Le questioni chiave relative allo sviluppo dello Stato dovrebbero essere sottoposte a referendum. Anche in questo caso è richiesto il sostegno della maggioranza di tutti gli elettori.

Ancora una volta, questo sistema di relazioni tra potere e società è un prerequisito per il riconoscimento della legittimità di un potere in tutti i paesi delle Nazioni Unite. Ma che cosa vediamo in realtà?

Proprio gli Anglosassoni che hanno inventato la teoria del contratto sociale, e lo hanno introdotto nel diritto internazionale, a livello di legislazione nazionale hanno imposto esattamente le regole opposte in tutti gli stati membri della Nazioni Unite.

La legislazione di qualsiasi paese richiede sempre, affinché un potere sia eletto, una maggioranza relativa, non assoluta. Ciò significa che l’elezione della carica più alta richiede il sostegno della maggioranza rispetto al numero degli elettori che sono andati a votare, non rispetto al numero di tutti gli elettori. Inoltre, il 40% di tutti i paesi nel mondo non hanno questa norma. In questi paesi, per l’elezione del capo dello Stato (che ottiene la maggioranza in Parlamento), è sufficiente che un singolo candidato (rispettivamente, un partito) riceva più voti di tutti gli altri rivali. E non importa che allo stesso tempo ottenga la maggioranza dei voti.

Di conseguenza, tutta l’umanità è stata gettata in un gigantesco conflitto giuridico. L’essenza di questo conflitto è che un potere, che abbia ottenuto una maggioranza relativa nelle elezioni e sia quindi considerato legittimamente eletto nell’ambito della legislazione nazionale, può essere considerato illegittimo dal punto di vista del diritto internazionale e secondo i principi delle Nazioni Unite.

Tale contraddizione viene sfruttata con successo dagli Anglosassoni. Nel 95% degli Stati del mondo, le cariche più alte sono elette da procedure indirette (elezioni a più turni, votazioni parlamentari, ecc.) o con il sostegno della maggioranza relativa piuttosto che assoluta dei votanti. Di conseguenza, il potere di ciascuno di questi paesi potrebbe essere accusato di “mancanza (o perdita) di legittimità” e questo sarebbe coerente con la teoria del contratto sociale, con i principi del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Tutti questi paesi sono target potenziali per delle rivoluzioni colorate.

Allo stesso tempo, gli sponsor principali di queste “rivoluzioni” e “difensori del principio di legittimità” hanno la più bassa possibilità di rivendicare la condizione di “legittimità”.

Così, il presidente degli Stati Uniti viene eletto non dagli elettori ma dal cosiddetto collegio elettorale, che è formato secondo delle liste approvate dai governatori degli stati. La conseguenza è che il candidato che gode di una minor fiducia da parte degli elettori rispetto ai suoi rivali, può qui essere dichiarato presidente.

Cos’altro ci si può aspettare da un paese la cui creazione ed esistenza è illegittima di per sé?

Nel 2011 l’American Lawyers Corporation [Associazione degli avvocati americani] e la Gray’s Inn, una delle più grandi istituzioni di formazione forense britannica, hanno tenuto un dibattito sulla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti del 1776. Lo scopo della discussione era quello di chiarire la legittimità dello strumento dal punto di vista del diritto internazionale contemporaneo. La conclusione degli avvocati di entrambi i paesi è stata chiara: la creazione di uno stato Americano è stato un atto illegittimo. Di conseguenza, le norme imposte dagli Stati Uniti alla comunità mondiale sono state ritenute non valide.

Il fatto è che la ragione principale della separazione delle colonie del Nord America dalla Gran Bretagna è stata l’idea specifica dei coloni in merito all’obbligo del pagamento delle tasse. La corona britannica garantiva i diritti delle colonie all’estero, in particolare il diritto all’autonomia. L’unica richiesta di Londra era quella di pagare un certo numero di tasse in cambio delle garanzie di protezione degli stati nordamericani dalle minacce esterne. Per esempio, durante la Guerra dei Sette Anni, l’esercito britannico ha difeso le colonie del Nord America contro l’invasione delle truppe francesi e dagli attacchi indiani. Ma quando finì la guerra, i coloni nordamericani pensarono di risparmiare sulle tasse e decisero di non pagarle affatto. Anche questo portò alla separazione dalla Gran Bretagna dei tredici “Stati” e stabilì un precedente. Dopo tutto, in nessuna parte del mondo c’era uno Stato creato per non pagare le tasse.

Ecco un altro precedente. La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti fu adottata dal Congresso Continentale, che si propose come un organo di “rappresentanza del popolo americano”. Allo stesso tempo fu scelto non sulla base del suffragio e non a danno dei delegati delle assemblee legislative dei singoli “Stati”.

Il Congresso Continentale era formato dai delegati alle cosiddette “commissioni corrispondenti”. Queste strutture non erano né elette né nominate da nessuno: erano organizzazioni autoproclamate, create da coloro che si dichiaravano “rivoluzionari”. L’influenza di queste “commissioni” fu garantita dal sostegno della parte benestante della società.

Non è la classica tecnica Maidan, quando il potere della minoranza è “legittimato” a danno dei soldi e della passività della maggioranza?

Date queste realtà storiche e legali, è chiaro che un odio speciale negli Americani venga causato da quelle società in cui il principio del potere popolare è pienamente realizzato, e il potere gode del sostegno dell’intera società.

Odiavano ferocemente lo Stato sovietico. Dopo tutto, solo nel diritto sovietico dal 1936 fino al 1988 c’era la legge che prevedeva la legittimità della più alta carica dello Stato – il Soviet Supremo dell’URSS – solo quando il partito al potere era sostenuto dalla maggioranza dei cittadini dell’Unione Sovietica. Durante la validità di tale norma, l’Occidente gridava all’“essenza totalitaria” del nostro Stato. Esattamente fino a quando Mikhail Gorbachev non l’ha abolita.

Un accesso di odio negli Americani è stato causato dal referendum in Crimea. Furono quasi i primi a precipitarsi a gridare la sua “illegittimità”. La schiacciante maggioranza di TUTTI gli abitanti della penisola ha votato in favore della decisione di riunirsi ai loro connazionali.

Al fine di proteggere il loro capitale, è chiaro che gli Anglosassoni faranno qualsiasi cosa per aumentare il caos giuridico e distruggere tutti coloro che sono in disaccordo.

Ma è impossibile vivere in uno stato costante di caos. Prima o poi, distruggerà il mondo. E prima di questo, distruggerà i suoi creatori.

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Articolo Yury Gorodnenko pubblicato su StalkerZone il 16 novembre
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per
Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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