Nella maggior parte delle nazioni, quando una specifica condotta criminale raggiunge proporzioni epidemiche, alla fine il governo agisce con decisione per debellarla. Non in America: lì risolvono i problemi legalizzandola. Lo hanno fatto con l’“influence-peddling” (lobbismo) e con le droghe, e la stessa cosa ora sta succedendo con la propaganda interna, che non è stata legale per tanto tempo per proteggere i cittadini dal controllo e dalla manipolazione psicologica da parte del loro stesso governo. La legge è stata sempre ignorata, ma ora il Congresso sta suggerendo la finzione di abolire due importanti leggi, lo Smith-Mundt Act del 1948 (1) (2) (3) e il Foreign Relations Authorization Act del 1987, in modo da permettere alle autorità di diffondere falsa e fuorviante propaganda e campagne di disinformazione contro il proprio popolo. Certo, il governo lo ha sempre fatto di nascosto, a volte ad un livello elevatissimo, come nel caso del marketing di guerra, ma è sempre stato illegale. Dopo questo, non lo sarà più. Un ufficiale del Pentagono ha dichiarato che questa nuova misura “non prevederà controlli. Nessuno saprà se l’informazione è corretta, parzialmente corretta o completamente falsa”. In un articolo di USA Today, è stato riportato che le forze armate americane (il Pentagono) già spendono circa 4 miliardi di dollari l’anno in propaganda per influenzare l’opinione pubblica, gran parte della quale diretta a livello nazionale. (5) (6) (7)

Adesso abbiamo i burattini (8) (9), i finti personaggi dei social media su Internet, utilizzati dalle agenzie militari e di intelligence americane per influenzare e dirigere la pubblica opinione in molti paesi, solitamente con l’intento di incitare la rivolta civile e la rivoluzione. E’ evidente da tempo che queste tattiche sono state usate anche internamente, e che la nuova legislazione stia semplicemente legalizzando la prassi. Molte agenzie governative americane hanno acquisito questo software che gli permette di inondare i social media con profili falsi che scrivono post a favore delle posizioni governative e screditano chi ha opinioni contrarie o critica il governo. Il software è particolarmente complesso: fornisce una grande quantità di informazioni per i profili di queste persone finte, permette ad una sola persona di assumere le identità di ben 1.000 finti individui e di farli sembrare realmente in certi posti fisici, o addirittura in un vero evento. Controllano l’indirizzo IP rendendo impossibile rilevare che una singola persona in un solo luogo stia orchestrando tutta questa attività. Il manuale del programma dice che: “c’è una gamma di trucchi per i social media che possiamo utilizzare per aggiungere un grado di realtà a tutti i profili finti”. Il contratto richiede “server virtuali privati” ubicati dentro e fuori gli Stati Uniti per dare false informazioni sulla localizzazione, e richiede anche quello che definisce “mix di traffico”, che mischia l’uso di internet dei controllori dei profili con quello di persone al di fuori di Centcom, in modo da offrire “una eccellente copertura e una potente negabilità”.

Questo “software per la gestione di profili” viene ora utilizzato per manipolare l’opinione pubblica su temi chiave, attraverso un numero illimitato di persone virtuali che inondano regolarmente i social media americani con la propaganda filogovernativa, nel tentativo di gestire la percezione pubblica e uccidere l’attivismo politico. Questo si chiama “contro-messaggio”, e il Pentagono non ha fatto mistero delle sue attività nel diffondere la “propaganda nera”, cioè diffondere consapevolmente delle bugie per ingannare e disinformare il pubblico con lo scopo di soffocare il dissenso politico. Nella sua crescente paura dell’attivismo politico, il governo americano ha etichettato Internet come “terreno fertile per i terroristi interni”, e sembra includere in questa categoria chiunque metta in dubbio la versione governativa degli eventi. Tutto questo fa parte di un massiccio programma per minacciare, manipolare e schiacciare tutto il dissenso pubblico, e per controllare non solo il dibattito interno ma anche per manipolare attivamente l’opinione mondiale. La loro attività sta diventando normale in Cina: quando dal punto di vista utilitaristico si verifica un evento esplosivo per la propaganda, assistiamo a un’ondata di commenti su Weibo a favore della posizione americana, palesemente postati da nativi Cinesi ma immancabilmente provenienti da Fort Langley, in Virginia.

Il governo ha usato queste campagne diffamatorie (10) (11) (12) contro giornalisti e altre persone di alto profilo che criticano la politica governativa americana, fino al punto di creare dei profili falsi su Facebook e Twitter a loro nome, con post falsi pensati per essere compromettenti sul piano personale, e ha creato anche dei falsi siti web e pagine Wikipedia che dicono di essere di un certo individuo, il tutto con lo scopo di screditare i “dissidenti”.  Quando uno scienziato taiwanese ha diffuso la sua ricerca che identificava i 5 aplotipi del Covid-19, e provava che l’origine doveva essere l’America dato che queste tipologie erano presenti solo negli Stati Uniti, Voice of America ha perseguitato così tanto quest’uomo da costringerlo a chiudere tutti i suoi profili social e a nascondersi.

In molte nazioni il governo americano svolge azioni di sorveglianza e infiltrazione per controllare il dibattito pubblico, creando in altri paesi piattaforme social media simil-Twitter, ufficialmente locali ma tutte monitorate e controllate dalle agenzie americane. La maggior parte sono opera dell’USAID. Gli Americani dichiarano innocentemente che lo scopo è “incoraggiare un’aperta discussione politica” (in ogni nazione ma non negli Stati Uniti) ma è una “discussione” che loro intendono interamente controllare e alterare per realizzare il loro programma di incitamento alla rivolta e alla rivoluzione. Una di queste piattaforme a Cuba è stata ampiamente ridicolizzata quando all’inizio del 2014 è stata smascherata pubblicamente ed è stata chiusa (13) (14) (15). Anche l’Associated Press ha riportato che “è stata istituita per incoraggiare il dissenso politico” ma i funzionari della Casa Bianca hanno dichiarato che volevano solo “dare ai Cubani una piattaforma su cui condividere idee e scambiarsi informazioni”, affermando che era utilizzata per “condividere i punteggi del cricket” e dagli agricoltori per “condividere i prezzi del mercato”. Forse, ma è stata utilizzata principalmente per la destabilizzazione politica. Il Dipartimento di Stato e l’USAID hanno spinto energicamente queste piattaforme dopo il loro successo nell’aver provocato le rivolte in Egitto, Tunisia e Iran. Il Dipartimento di Stato ha anche elargito diversi milioni di dollari a un gruppo di hacker americani per sviluppare un sistema conosciuto come “rete mesh”, per permettere ai dissidenti cubani, sponsorizzati dagli Stati Uniti, di comunicare più liberamente e in maggiore sicurezza; anche l’USAID si è impegnata nella stessa causa con altri svariati milioni. Questo è precisamente quello che gli Stati Uniti stanno facendo ad Hong Kong da molti anni.

I veri proprietari e controllori di Google stanno facendo esattamente la stessa cosa. Google non sta facendo propaganda attiva, ma funziona come un varco dell’informazione, dove tutte le ricerche vengono pesantemente censurate e priorizzate in modo che vediamo solo cosa il governo segreto vuole che vediamo e riceviamo, l’informazione che loro vogliono e ci permettono di avere (16). Facebook e Twitter non sono meglio (17). Wikipedia è diversa, essendo uno dei più criminalmente attivi e disonesti canali di propaganda al mondo (18). Su Wikipedia c’è incredibilmente poco che non sia censurato o del tutto falso. Se volete sapere il numero dei protoni in un atomo di Cesio, troverete la risposta corretta; ma in un qualsiasi ambito che riguarda storia, politica, guerre, governo, Israeliani, Israele, Arabi, membri dell’”Asse del male”, crimini del governo e delle aziende, verità dei banchieri europei e il loro saccheggiare il mondo, Wikipedia è disinformazione disinfettata al 95%. E questa propaganda è forte: Wikipedia ha decine di migliaia di “volontari” che rovistano tra tutti i contributi delle pagine per trovare elementi che richiedano modifiche o cancellazioni. Molte persone hanno segnalato di aver corretto informazioni evidentemente false, per scoprire solo poco dopo che le loro correzioni erano state cancellate e la pagina era stata bloccata. Forse l’ironia più grande sta nella dichiarazione di Wikipedia che “il contenuto richiede elementi verificabili”. Forse, ma solo da voi.

L’ultimo pilastro dell’ingegneria sociale sono le società di media e di intrattenimento di proprietà e/o controllate da ebrei, che hanno abbandonato da molto tempo la diffusione della verità e dell’informazione e hanno adottato a braccia aperte l’obiettivo primario di fare propaganda sull’opinione pubblica. Oggi gli ambiti sono diversi da quelli del marketing della guerra di Bernays, ma (ed è molto importante capirlo) l’intensità rimane la stessa. Proprio come a suo tempo Bernays inondava qualsivoglia canale mediatico con l’odio guerrafondaio, oggi quegli stessi canali sono diretti a nazioni diverse dalla Germania (come Cina, Russia, Iran, Iraq, Libia, Cuba, Siria, Venezuela) per instillare la paura (la guerra al terrorismo) che viene facilmente manipolata per raggiungere sorprendenti misure di controllo sociale, e per fornire un’informazione meno accurata per mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella confusione su tutte le questioni importanti. Paul Craig Roberts ha scritto che “i media americani non sono a servizio della verità ma sono a servizio del governo e dei gruppi di interesse che legittimano il governo. La funzione dei ‘media mainstream’ è di vendere prodotti e fare il lavaggio del cervello al pubblico per conto del governo e dei gruppi di interesse” (19).  E’ precisamente così.

Anche gli editori sostengono questa vasta campagna di propaganda. Soprattutto il contenuto dei libri scolastici è pesantemente controllato dai diversi elementi della macchina della propaganda, con un numero infinito di argomenti e teorie vietati. Howard Zinn è stato un’eccezione notevole, perché sono stati pubblicati alcuni dei suoi “radicali” (leggi “corretti”) libri di storia; oggi, però, solo poco tempo dopo la sua morte, tutti i suoi libri sono stati rimossi dalle biblioteche scolastiche e distrutti. Durante le ultime due o tre generazioni è diventato sempre più difficile (e ora quasi impossibile) pubblicare libri su argomenti che potrebbero rappresentare una minaccia alle attività del governo segreto. Non poche persone sono state uccise per averci provato. La concentrazione del potere nei media e nell’editoria non è un caso, ma fa parte di un piano per eliminare l’informazione contraria agli interessi superiori delle persone invisibili di Bernays. Oggi molti editori e autori possono testimoniare che Amazon nasconde di proposito molti libri fingendo di venderli.

Neal Gabler, autore di “An Empire of Their Own: How the Jews invented Hollywood[“Un impero tutto loro: come gli ebrei hanno inventato Hollywood”], scriveva: “Ciò che sorprende è il livello di successo che hanno raggiunto nel diffondere questa narrativa in tutto il mondo.  Creando un’America ‘ombra’, che idealizzasse ogni vecchio luogo comune di gloria sulla nazione, gli ebrei di Hollywood hanno creato una potente serie di immagini e di idee così potenti che, in un certo senso, hanno colonizzato l’immaginario americano. Alla fine, i valori americani sono stati in gran parte definiti dai film realizzati dagli Ebrei”.

L’industria cinematografica americana è la peggiore tra tutti i media nel falsificare la storia e la realtà rimpiazzandole con una mitologia prefabbricata. Un esempio recente è il ritratto, imperdonabilmente distorto, di Lincoln, della schiavitù e della Guerra Civile americana fatto da Steven Spielberg. E’ stata la Barings Bank dei Rotschild a finanziare il commercio delle schiavi e molti (se non la maggior parte) dei commercianti di schiavi erano ebrei. Inoltre, abbiamo una documentazione sufficiente sul fatto che sono stati i banchieri ebrei in Europa ad incentivare nella società americana la spaccatura relativa alla schiavitù, per istigare la guerra civile. Alla luce di quanto detto, il film di Spielberg è una rappresentazione particolarmente offensiva, falsa e immaginaria dei fatti reali. Come osservato da un giornalista, nel film di Spielberg “c’erano troppi negri e troppo pochi ebrei”. Il risultato è che decine di milioni di creduloni americani si porteranno nella tomba un’idea totalmente e assolutamente falsa di un periodo critico della loro storia nazionale.

Questo è il vero tema che ci riporta a Bernays, il quale scriveva: “il cinema americano è il più grande e inconscio veicolo di propaganda nel mondo di oggi. E’ un grande distributore di idee e opinioni. Il film può standardizzare le idee e le abitudini di una nazione”. Comincia anche molto presto a indottrinare le menti dei più piccoli.

“Gli ebrei americani hanno sempre utilizzato i loro film come un attivo canale di propaganda per trasmettere, non solo la loro agenda politica ma anche la finzione della cultura, dei valori e del modo di pensare americani alle persone di altre nazioni, dato che questi film sono un’espressione di individualismo e lotta per la ricerca della libertà o per la realizzazione del sogno americano. Hanno sempre rappresentato una società idealizzata intesa ad evocare negli altri una sorta di desiderio per l’America e per ciò che essa sembra essere. Tutto è sapientemente organizzato, con un’attenzione meticolosa ai minimi dettagli di ambientazione, con la bandiera americana così spesso in evidenza e gli Americani sempre ritratti come leader del mondo. Tutto questo è un grande e tenace tentativo di una sorta di colonizzazione culturale del mondo, con gli ebrei che primeggiano nella rappresentazione di uno strato superficiale di intensi effetti audio-visivi ‘così ricchi di immagini e poveri di contenuto che manipolano le nostre emozioni e mandano in corto circuito la nostra ragione’”.

La grande obiezione a tutto questo è che la rappresentazione è totalmente falsa, dato che gli Stati Uniti non hanno nulla a che vedere con le mitiche rappresentazioni cinematografiche, e dato che i valori promossi e accettati inconsciamente non appartengono di fatto agli Americani, e sicuramente non ai leader della loro nazione. Come ogni cosa simile che viene dagli Stati Uniti, i film americani sono bugie stimolanti e di alta qualità, motivo per cui molte nazioni limitano i contenuti americani.

Tutti i precedentemente citati (radio, televisione, giornali, riviste, industria pubblicitaria, film di Hollywood, programmi televisivi, editoria e vendita dei libri, Wikipedia, social media) sono controllati da Ebrei. Il loro controllo sull’informazione è quasi completo, il che gli dà il potere di influenzare direttamente i pensieri e i comportamenti delle persone, e di alterare il corso degli eventi. Tutto questo segue lo stesso, inesorabile copione della propaganda (22) (23) (24). Non sono dispiaciuti di questo controllo. Philip Weiss ha scritto un articolo su Mondoweiss intitolato “Gli Ebrei dominano i media americani? E anche se fosse?” (25). Mi vengono in mente parecchie obiezioni.

Il controllo sui mass media e sull’industria cinematografica è sempre stato fondamentale per la diffusione della propaganda negli Stati Uniti: i media presentano la narrativa da adottare e i film glorificano i miti della propaganda camuffati da intrattenimento. Gli Stati Uniti sono l’unica nazione quasi completamente saturata dai media, dove gli Americani vengono bombardati quotidianamente da migliaia di immagini su ciò che è fondamentalmente ideologia politica che guida l’opinione popolare verso una direzione predefinita. I media stessi e molte parti del governo spendono centinaia di milioni di dollari ogni anno nell’arte della propaganda pubblica destinata al branco confuso, un bombardamento da parte dei mass media che quotidianamente dà forma alla concezione della realtà americana. Lo scrittore americano Gore Vidal scriveva:

“Non si riesce a superare la densità della propaganda con cui, attraverso i temuti media, è stato riempito il popolo americano e l’orribile sistema educativo pubblico a disposizione di una persona normale. E’ proprio grottesco. Negli Stati Uniti la morsa corporativa sull’opinione è uno dei prodigi del mondo occidentale. Nessun paese del Primo Mondo è mai riuscito a eliminare così interamente dai suoi media tutta l’oggettività, men che meno il dissenso”. (26)

Tutti i cosiddetti valori (che gli Americani hanno così a cuore e sembrano così determinati a imporre a tutte le altre nazioni) hanno la loro origine nella propaganda diffusa dal governo invisibile di Bernays attraverso questo cartello mediatico saldamente mantenuto. La dottoressa Nancy Snow, una ricercatrice di scienze politiche, scriveva che “la propaganda è più efficace quando è meno evidente. Quello che gli Americani non sanno è che la propaganda americana è nascosta, e le sue caratteristiche, integrate all’interno della comunicazione e dell’intrattenimento, persuadono le persone che loro non vengono manipolate. La propaganda non dovrebbe far parte di una ‘società aperta’. Ora molti dei nostri media sono così ricchi di immagini e poveri di contenuto che servono solamente a catturare lo sguardo, manipolare le nostre emozioni e mandare in corto circuito la nostra ragione. Le industrie della propaganda e della pubblicità quindi funzionano sempre più come industrie di obbedienza per adulti. Insegnano al loro pubblico come sentire e cosa pensare, e sempre più persone seguono e accettano i segnali senza fare domande”.

La Snow ha descritto uno dei suoi precedenti lavori come “propagandista” per l’Agenzia dell’Informazione americana. Ha detto: “Negli Stati Uniti non ci vediamo come un paese che fa propaganda, anche se nel resto del mondo siamo visti come la nazione più propagandistica”. Secondo lei, negli Stati Uniti ci sono più professionisti di Pubbliche Relazioni che giornalisti e la portata globale di ciò che Bernays chiamava Pubbliche Relazioni è solo un eufemismo per la propaganda che coinvolge tutti i media statunitensi. Un esempio di questo è stata la nomina di un professionista pubblicitario a Sottosegretario di Stato per la diplomazia pubblica e i gli affari pubblici. In un articolo del Los Angeles Times, Naomi Klein scriveva che “[Charlotte Beers] non ha avuto precedenti esperienze nel Dipartimento di Stato ma ha ricoperto incarichi di rilievo nelle agenzie pubblicitarie J. Walter Thompson e Ogilvy & Mather; ha creato marchi per ogni cosa, dal cibo per cani ai trapani elettrici, e ora il suo compito era quello di fare la sua magia per la più grande sfida di ‘branding’: vendere gli Stati Uniti e la sua guerra al terrorismo ad un mondo sempre più ostile” (27) (28) (29). Il Segretario di Stato Colin Powel ha fortemente difeso la scelta: “Non c’è nulla di sbagliato nel prendere qualcuno che conosca come vendere qualcosa. Noi stiamo vendendo un prodotto. Abbiamo bisogno di qualcuno che possa fare un re-branding della politica estera americana e della diplomazia”. (30)

Ho scritto altrove delle storie false che l’esercito americano ha inventato per invadere l’Iraq e la Libia, con video fatti con gente del posto che sembrava acclamare gli invasori americani come eroi liberatori. Forse vi siete chiesti perché a quanto parte in molti paesi (Iraq, Libia, Jugoslavia, Iran, Ucraina) i “manifestanti per la libertà” scrivano tutti i loro cartelli di protesta in inglese: sono tutti finti e destinati ad un pubblico americano. Eccovi qualche informazione di base, tratta da un discorso tenuto da John Rendon all’Accademia Aereonautica degli Stati Uniti. Rendon ha detto: “Non sono uno stratega di sicurezza nazionale o un esperto militare di tattica. Sono un politico, un guerriero dell’informazione e un manager della percezione” e a quel punto ha ricordato al suo pubblico che quando le truppe americane entrarono a Kuwait City durante la prima Guerra del Golfo, ricevettero un saluto estremamente entusiastico da centinaia di Kuwaiti che sventolavano delle bandiere americane. Poi ha chiesto: “Vi siete mai fermati a pensare come le persone di Kuwait City siano riuscite a trovare delle bandiere americane? Beh, conoscete la risposta: quello era uno dei miei compiti di allora” (31) (32). E’ interessante che gli Americani si vantino così apertamente della loro perversa manipolazione delle persone in tutto il mondo. Pompeo si vantava così: “Abbiamo mentito, abbiamo imbrogliato, abbiamo rubato”. E gli Americani hanno applaudito.

La stupidità della propaganda americana non conosce limiti. Alcuni anni fa, prima che il Presidente Bush atterrasse con l’elicottero in un parco pubblico del centro durante la sua visita in Italia, ho visto dozzine di agenti del Servizio Segreto che spruzzavano vernice su tutta l’erba per darle una gradevole tonalità di verde, in modo che Bush potesse apparire più attraente in televisione. Quando un Presidente o un Segretario di Stato degli Stati Uniti parla in una sala vuota delle Nazioni Unite, in modo servizievole i media tagliano e incollano il pubblico dal discorso di un altro oratore, così da rendere orgogliosi gli Americani che il loro leader è stato applaudito con entusiasmo da una folla da tutto esaurito.

Oggi, ogni parte dell’America è incentrata sul marketing, vendendo il fumo invece dell’arrosto. La filosofia operativa viene definita “gestione della percezione”, cioè il tentativo di sostituire la realtà con una versione fittizia e utopica degli eventi. Vengono fatti grandi sforzi per determinare quali azioni o atteggiamenti o sentimenti rappresentare al pubblico americano e al mondo, quali elementi o informazioni dovrebbero essere negati al pubblico e quali “indicatori” debbano essere trasmessi al pubblico per influenzare le sue emozioni e offuscare il suo ragionamento obiettivo. Questa gestione della percezione combina alcuni fattori, alcune verità non correlate, una grande quantità di inganno, tutti avvolti in strati di ciò che viene definito “operazioni psicologiche” e utilizzato per vendere patriottismo, guerre, capitalismo, paura e fascismo. Questa è l’eredità di Lippmann e di Bernays: un’intera nazione si è deteriorata a tal punto che la sostanza di un prodotto è irrilevante e la percezione del marchio è tutto.

Nelle menti degli Americani l’immagine del loro paese consiste in una vasta gamma di disinformazione, falsità e miti, che coprono ogni aspetto dell’esperienza umana e che loro credono essere vere, con devozione e anche in maniera aggressiva. La ragione per cui mi sono soffermato così a lungo sul tema della propaganda, è per dimostrare la stessa verità: l’immagine che gli stranieri hanno degli Stati Uniti consiste nella stessa vasta gamma di bugie, disinformazione, falsità e miti, dato che la loro comprensione degli Stati Uniti è falsata come quella degli stessi Americani. Quasi tutto quello che leggiamo, vediamo e apprendiamo sugli Stati Uniti è propaganda mitologica molto lontana dalla realtà. Compriamo il fumo senza l’arrosto, paghiamo il marchio senza capire o addirittura ricevere il prodotto.

Il governo segreto di Bernays ha preso il controllo delle basi ideologiche di tutta l’America: l’aggressione della propaganda comprende i settori nazionali della politica, delle aziende, delle banche, della politica estera, delle forze armate, dei media e delle università, nel tentativo di costringerli tutti in un unico e coeso stato mentale. Non si tratta semplicemente di informazione o disinformazione. Controllando le fonti e decidendo quindi cosa si può e non si può capire e imparare, pianificano e decidono come ti senti e cosa pensi e, fondamentalmente, chi ha o non ha voce in capitolo. Questo è ciò che ha portato il direttore della CIA William Casey a dichiarare: “Sapremo che il nostro programma di disinformazione è completo quando tutto ciò a cui crede il pubblico americano è falso” (33).

Il mondo sembra che si stia finalmente risvegliando dalla stupida finzione che è oggi l’America. Il Centro di Ricerca Pew ha di recente condotto diversi studi che registrano una crescente sfiducia per tutto ciò che è americano nella gran parte dei paesi (34), tra cui la Cina e l’Europa occidentale; rileva, allo stesso tempo, che i cittadini americani stanno ricevendo una sempre più ristretta visione sulle importanti questioni mondiali, aggravando la loro già leggendaria ignoranza. Il Pew rileva anche che, mentre gli Americani ricevono un’informazione limitata e ridotta a slogan infantili privi di portata, profondità e contesto, questa ignoranza fabbricata consapevolmente aumenta anche la facilità di chi fa propaganda nel fare false dichiarazioni che sembrano vere e difficili da mettere in discussione.

Un esempio recente è stato il colpo di Stato politico in Ucraina, quando per la seconda volta gli Stati Uniti hanno rovesciato un governo eletto di quella nazione. Gli Americani hanno prima provocato una mini-rivoluzione e installato Julia Tymoshenko come presidente fantoccio; il regno di questa regina si è concluso prematuramente quando è stata imprigionata per gravi frodi, appropriazione indebita e omicidio. Gli Americani hanno poi investito (per loro stessa ammissione) più di 5 miliardi di dollari per destabilizzare il paese con una quantità impressionante di violenza in un secondo tentativo di prendere il controllo, tentativo che è andato in fumo quando gran parte dell’Ucraina orientale, specialmente la Crimea, si è opposta all’azione americana e ha votato per separarsi dall’Ucraina e ricongiungersi con la Russia. Per capire il contesto, la Crimea è sempre stata parte della Russia, ma solo di recente è stata “regalata” all’Ucraina come misura di pace; i suoi cittadini sono praticamente tutti di etnia russa e volevano tornare a casa.

Ma i media americani hanno trasmesso solo le notizie e i video sui disordini, omettendo il fatto che sono stati tutti stimolati e finanziati dagli Stati Uniti, e che la CIA aveva un contingente enorme che risiedeva a Kiev e orchestrava gli eventi dall’ambasciata americana. Hanno specificamente omesso il video dei “manifestanti democratici” che dopo tornavano all’ambasciata americana per essere pagati. I disordini sono stati attribuiti all’“ingerenza” della Russia e presentati come grida di libertà del popolo ucraino, mentre il voto di secessione dei cittadini della Crimea, che è stato totalmente volontario, è stato descritto dai media americani come una “invasione russa”. E’ in questo contesto che gli Stati Uniti cavalcano il loro cavallo bianco di ipocrisia morale e fingono di “mettere in guardia” la Russia sull’“interferenza nelle elezioni ucraine”, riempiendo i cuori americani con l’orgoglio per la lotta della loro nazione per la verità e la libertà. Con questa falsa immagine fortemente propagandata che inonda i media americani, la maggior parte degli Americani è convinta di comprendere con chiarezza la situazione in Ucraina e che la Russia sia davvero “l’impero del male”. Di fatto, non capiscono nulla con chiarezza, e quel poco che sanno è sbagliato; ma quando il governo di una nazione controlla così a fondo i media e la narrativa, ed è un bugiardo patologico, che speranza c’è per la gente?

Questo marketing della “gestione della percezione” del marchio americano non è limitato al suolo statunitense: ancora più tempo e denaro vengono spesi per gestire la percezione nelle altre nazioni, e una di queste è la Cina. Gli Stati Uniti spendono ogni anno più di 300 milioni di dollari in Cina per commercializzare il loro marchio senza prodotto. Non sono solo canali come Voice of America: l’America fa sforzi erculei per seminare messaggi pro-America nei giornali, nelle riviste, sui social media Weibo e WeChat, nella struttura dei dialoghi, piazzando professori ospiti nelle scuole e nelle università cinesi, e in migliaia di altre fonti che raggiungano il pubblico. Questa è totalmente un’operazione di guerra psicologica, e viene descritta dagli Americani in questi termini. Lo scopo di questo enorme sforzo è semplicemente di impiegare ogni sorta di bugia e disinformazione per far sembrare cattivo il governo cinese agli occhi del suo popolo (e del mondo).

Per fare un esempio, il console generale americano a Guangzhou, Jim Levy, ha riempito Internet di informazioni completamente false o fortemente distorte sull’improvvisa discriminazione razziale contro i neri in Cina. Per capire il contesto, tutti i visti sono scaduti durante la pandemia di Covid-19, per cui tutti gli stranieri sono tornati a casa e aspettano l’approvazione di nuovi visti. Molti africani, in Cina per comprare beni a basso costo da spedire in patria, e riluttanti a perdere la loro fonte di reddito, non hanno voluto ottemperare e si sono nascosti essenzialmente come dei clandestini. Dato che gli ufficiali sanitari giravano per fare i test sugli stranieri e ottenere i codici sanitari, ci sono state molte storie di africani che saltavano fuori dalle finestre (speriamo fossero al primo piano) per sfuggire alle autorità mediche ed evitare la necessaria quarantena. Alla fine, la polizia ha dovuto dare istruzioni agli alloggi e agli hotel di non fornire sistemazione a chi non avesse un visto valido, ma il Consolato americano ha riempito i social media cinesi e le onde radio straniere con storie tipo “Nazioni africane, gli Stati Uniti denunciano il razzismo contro i neri in Cina” (35) (36). La mia opinione su Levy non è positiva, specialmente da quando usa il suo incarico di diplomatico americano per promuovere gli obiettivi politici dei suoi padroni ebrei. In maniera simile, un altro ebreo americano, Alan Dershowitz (proveniente da Harvard), non molto tempo dopo ha tenuto un discorso presso l’AIPAC, il Godzilla dell’influenza ebraica negli Stati Uniti, in cui ha chiesto a tutti gli ebrei di esercitare quanta più pressione possibile sulle immaginarie violazioni dei diritti umani in Tibet da parte della Cina, per distogliere l’attenzione mondiale dalle atrocità degli ebrei in Palestina. La politica internazionale sostenuta dalla propaganda, cioè la “gestione della percezione”, è un affare sporco.

Oggi Hong Kong è satura di controllo della CIA e di altri media americani, dato che la loro campagna di propaganda a lungo termine è la causa dell’agitazione politica filo-occidentale e della visione persistentemente negativa della Cina, che là hanno origine. George Soros, un altro ebreo americano, finanzia il sedizioso “China Media Project” [Progetto Media Cinesi] presso l’Università di Hong Kong, che produce una massiccia campagna anti-cinese ed è responsabile di molta della violenza di laggiù. La violenza e il caos in Tibet e nello Xinjiang hanno la stessa origine. Philip Agee, un ex agente della CIA (37), ha scritto che gli Stati Uniti portano avanti questa illegale interferenza in Tibet sin da prima degli anni ’50 e ’60, e ha affermato che i suoi compiti nella CIA prevedevano il tentativo di penetrare e manipolare le istituzioni del potere, infiltrare e manipolare partiti politici, sindacati, movimenti giovanili e studenteschi, società intellettuali, professionali e culturali, gruppi religiosi, gruppi femminili e soprattutto i media. Descrive in dettaglio come pagava i giornalisti per pubblicare la propaganda americana come se fossero notizie proprie dei giornalisti e come la CIA spendeva enormi somme di denaro per intervenire nelle elezioni straniere e promuovere e far eleggere un candidato fantoccio degli Americani. Il New York Times ha avuto ben poco di carino da dire su Agee nel suo necrologio (38).

Jonathan Power ci ha raccontato che uno dei diplomatici britannici di alto livello aveva dichiarato: “Solo negli Stati Uniti si legge che il mondo desidera la leadership americana; in tutti gli altri posti si legge dell’arroganza e dell’unilateralismo americani” (39) (40). Power ha scritto inoltre che “l’America è tristemente nella morsa delle ‘idee esaurite’” (41). Come ha osservato Naomi Klein, generalmente le nazioni non si oppongono ai cosiddetti “valori” americani ma al fatto che gli Stati Uniti non vi si attengono; degli Stati Uniti i critici vedono solo l’unilateralismo, il disprezzo del diritto internazionale, la grande disparità nella ricchezza e le crescenti e ingiustificate repressioni e violazioni dei diritti civili. La Klein ha scritto che il problema americano “non è con il marchio ma con il prodotto” e che la grande e crescente rabbia internazionale (ed è rabbia) nasce “non solo dai fatti ma anche da una chiara percezione della pubblicità ingannevole”. In altre parole, l’ipocrisia americana, la sindrome dell’utopia, di cui ho scritto in precedenza. Sembra, comunque, che gli Americani siano inconsapevoli di queste realtà e stiano raddoppiando il loro sforzo nel fare propaganda non solo su tutti gli Americani ma anche nel mondo.

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Introduzione “If America Dissolves…” [in inglese] https://thesaker.is/if-america-dissolves/

Bernays e la propaganda (parte 1 di 5) http://sakeritalia.it/attualita/bernays-e-la-propaganda/

Bernays e la propaganda (parte 2 di 5) “The Marketing of War” [in inglese]  https://thesaker.is/bernays-and-propaganda-the-marketing-of-war/

Bernays e la propaganda (parte 3 di 5) “Il controllo della democrazia” http://sakeritalia.it/attualita/bernays-e-la-propaganda-il-controllo-della-democrazia/ 

Bernays e la propagande (parte 4 di 5) “Il passaggio all’istruzione e al commercio”  http://sakeritalia.it/attualita/bernays-e-la-propaganda-il-passaggio-allistruzione-e-al-commercio/

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Gli scritti di Romanoff sono stati tradotti in 30 lingue e i suoi articoli sono stati pubblicati su oltre 150 siti web di informazione e politica in lingua straniera in più di 30 paesi, oltre a più di 100 piattaforme in lingua inglese. Larry Romanoff è un consulente aziendale in pensione e uomo d’affari. Ha ricoperto posizioni dirigenziali di alto livello in aziende internazionali di consulenza e ha gestito un’attività di import-export internazionale. È stato professore ospite presso l’Università Fudan di Shanghai, in cui ha presentato dei casi di studio in Affari Internazionali a classi di EMBA di livello superiore. Romanoff vive a Shanghai e attualmente sta scrivendo una serie di dieci libri per lo più legati alla Cina e all’Occidente. E’ uno degli autori della nuova antologia di Cynthia McKinney “When China sneezes” [“Quando la Cina starnutisce”].

Il suo archivio completo può essere consultato su https://www.moonofshanghai.com/  e http://www.bluemoonofshanghai.com/

Può essere contattato a: 2186604556@qq.com

 

Note [tutti i link sono in inglese]

(1) https://www.congress.gov/bill/112th-congress/house-bill/5736

(2) https://www.congress.gov/bill/112th-congress/house-bill/5736/text

(3) https://newswithviews.com/smith-mundt-act-of-1948-and-the-coup/

(4) https://www.rt.com/usa/smith-mundt-domestic-propaganda-121/

(5) https://jonathanturley.org/2012/05/20/how-about-some-government-propaganda-for-the-people-paid-for-the-people-being-propagandized/

(6) https://www.usatoday.com/story/nation/2013/06/27/afghanistan-propaganda-military-contractors/2463739/

(7) https://www.usatoday.com/story/nation/2013/07/08/pentagon-propaganda-post-somali/2498339/

(8) https://www.theguardian.com/technology/2011/mar/17/us-spy-operation-social-networks

(9) https://ronaldthomaswest.com/2014/04/18/military-sock-puppets-nsa-trolls-cia-shills/

(10) https://caitlinjohnstone.com/2021/01/03/never-forget-how-the-msm-smeared-assange-notes-from-the-edge-of-the-narrative-matrix/

(11) https://caitlinjohnstone.com/2019/03/03/how-and-how-not-to-beat-a-smear-campaign/

(12) https://thegrayzone.com/2020/08/18/us-government-funded-coda-story/

(13) https://www.pbs.org/newshour/show/u-s-created-cuba-twitter-sow-unrest-reports-ap

(14) https://apnews.com/article/904a9a6a1bcd46cebfc14bea2ee30fdf

(15) https://www.theguardian.com/world/2014/apr/03/us-cuban-twitter-zunzuneo-stir-unrest

(16) https://www.usnews.com/opinion/articles/2016-06-22/google-is-the-worlds-biggest-censor-and-its-power-must-be-regulated

(17) https://nypost.com/2021/01/04/ted-cruz-twitter-most-brazen-and-google-most-dangerous/

(18) https://www.serendipity.li/cda/censorship_at_wikipedia.htm

(19) https://www.paulcraigroberts.org/2021/01/24/the-media-destroyed-america/

(20) https://www.amazon.com/Empire-Their-Own-Invented-Hollywood/dp/0385265573

(21) https://www.goodreads.com/book/show/118657.An_Empire_of_Their_Own

(22) https://researchlist.blogspot.com/2011/06/jewish-ownership-of-big-media.html

(23) http://tapnewswire.com/2015/10/six-jewish-companies-control-96-of-the-worlds-media/

(24) https://www.simpletoremember.com/articles/a/jews-in-the-media-hollywood/

(25) https://mondoweiss.net/2008/02/do-jews-dominat/

(26) https://www.latimes.com/la-bk-gore-vidal-1989-08-04-story.html

(27) Naomi Klein | The Spectacular Failure of Brand USA; https://naomiklein.org/spectacular-failure-brand-usa/

(28) http://www.pbs.org/pov/borders/2006/de_sellingamerica.html

(29) https://www.latimes.com/archives/la-xpm-2003-mar-04-fg-beers03-story.html

(30) https://www.alternet.org/2002/03/brand_usa/

(31) https://nexus23.com/warfare2/the-rendon-group-reloaded/

(32) http://www.sourcewatch.org/index.php?title=The_Pentagon%27s_Information_Warrior

(33) https://www.counterpunch.org/2020/01/03/the-dangers-of-privatized-intelligence/

(34) https://www.pewresearch.org/politics/2019/07/22/how-americans-see-problems-of-trust/

(35) https://abcnews.go.com/International/foreigners-black-people-unwelcome-parts-china-amid-covid/story?id=70182204

(36) https://www.aol.com/article/news/2020/04/11/african-nations-us-decry-racism-against-blacks-in-china/23975666/

(37) http://www.philipagee.com/

(38) https://www.nytimes.com/2008/01/10/obituaries/10agee.html

(39) https://ecfsapi.fcc.gov/file/7021898632.pdf

(40) https://www.globalissues.org/article/163/media-in-the-united-states

(41) https://www.eurasiareview.com/22042020-america-is-sadly-in-the-grip-of-exhausted-ideas-oped/

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Articolo di Larry Romanoff pubblicato su The Saker l’11 marzo 2021
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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