E’ iniziato il dibattito fra “Charlie” e “Non Charlie”. I “Charlie” sostengono che la libertà di espressione non può a nessun patto  essere limitata. Ci vuole un bel coraggio, dicono, a cadaveri ancora caldi, con gente che è stata ammazzata a freddo perché faceva disegni, a prendere le distanze. Ci avete chiesto di ammainare la bandiera della libertà nei paesi arabi, in nome dell’eccezione culturale, ci avete chiesto di evitare provocazioni in luoghi pubblici, per non offendere la sensibilità degli estranei. E ora, cosa? Charlie non è le Pussy Riot, i redattori non erano andati a profanare un tempio ortodosso in un paese ortodosso. Non è le Femen: nessuno ha appeso una vignetta dissacrante di Maometto in una pubblica piazza.  Questa rivista è pubblicata in un paese occidentale, storicamente cattolico, una delle prime democrazie parlamentari, la culla dei diritti dell’uomo. Non è esposta al pubblico in manifesti, o in videoclip: una persona va in edicola, paga tre euro, e la compra, accedendo consapevolmente al contenuto. Non si può più fare nemmeno questo? Quali ulteriori concessioni si possono fare senza perdere la libertà? Come si possono formulare delle riserve di fronte ad un attentato tanto clamoroso alla libertà di tutti?

Ribattono i “Non Charlie”: nel mondo di oggi esercitare in maniera irrispettosa la propria libertà di espressione ti trasforma, volente o nolente, in una esca di conflitto. Tendere allo stremo la corda dei propri diritti di espressione (artistica, satirica, religiosa), proporsi come portabandiera di questa libertà alla dissacrazione, fa di te una mina: chiunque abbia voglia o interesse può spararti addosso e provocare un’esplosione che fa crollare la casa. Viviamo in società fragili, moralmente prima ancora che economicamente e politicamente. Società vulnerabili alla destabilizzazione ed alla limitazione della dialettica politica molto più di quanto non lo fossero pochi decenni orsono. L’Europa è la posta di uno scontro durissimo appena iniziato. Possiamo battere i piedi come bambini che rivendicano il loro diritto di fare la cacca fuori dal vasino senza assumersi le responsabilità delle conseguenze facilmente prevedibili che seguiranno?

Cerco di aggiungere qualche annotazione. Chi sono gli autori? Come in tutti gli atti terroristici le ipotesi sono le più varie, e non è detto che seguire quelle complottiste sia a priori più stupido che seguire quelle ufficiali. Il criterio (opinabile) della convenienza non indica, come ritengono alcuni, “gli impresari dell’odio” (destre e islamici): su un termine lungo quello che è successo potrebbe anche favorire le ali estreme, ma chi fa politica a lungo termine, quando la lotta è serrata come ora? A breve termine (ovvero nell’ unica prospettiva e che conta oggi) la strage creerà un blocco politico centrista di unità nazionale che escluderà gli estremi ed allineerà un paese importante come la Francia allo schieramento euro atlantico. Il Front National non si avvantaggerà di questa strage più di quanto il PCI non si sia avvantaggiato delle stragi del terrorismo nero del secondo dopoguerra. Lo schema è lo stesso: solo, con lo schieramento politico allo specchio. Il criterio (ripeto: fallace) della convenienza indica quindi la matrice atlantica, che è poi la stessa che ha armato la mano degli integralisti in tutte le guerre dall’ Afganistan in poi.

Stabilito questo, “Charlie” e “Non Charlie” ci lasciano in preda ad un dilemma. Ha senso reclamare anche gli aspetti più paradossali delle nostre libertà se questo può renderci strumento di strategie di potere e di dominio? E’ un dilemma politico, che non ha nulla a che vedere con il cordoglio per delle persone sterminate in modo tanto brutale. I mezzi di comunicazione ci hanno già detto che cosa vogliono che noi facciamo. Loro non hanno dubbi: dobbiamo essere tutti Charlie. Dobbiamo tutti esibire i nostri diritti di opinione in modo muscolare, e pazienza se questo ci consegnerà ad una dittatura di velluto o farà esplodere una guerra mondiale.

Ma quando la bufera mediatica si sarà calmata, e il precedente sarà stabilito, ciascuno di noi dovrà prendere posizione, nell’ esercizio dei propri diritti e nell’ espressione delle proprie preferenze: che voi siate “Charlie” o “Non Charlie”, da domani dovrete decidere a quale pezzo della vostra libertà preferite rinunciare. (Marco Bordoni)

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