La crisi sistemica cui stiamo assistendo in Occidente (e in altre parti del mondo troppo strettamente interconnesse con l’Occidente per non viverla) è oggettivamente causata dall’Occidente medesimo. Ma gli occidentali, non essendo abituati a riconoscere i propri errori (essendo tutti, nella loro mente distorta, superiori, indispensabili e infallibili), sono costretti a giustificare i loro epici fallimenti, praticamente in ogni ambito, dando la colpa a Putin. Cioè, non incolpano nemmeno la Russia in generale, ma incolpano Putin personalmente; dopotutto, la Russia può essere buona e gradevole a volte (come lo era sotto Gorbaciov ed Eltsin), ma Putin la fa comportare male. Ecco perché deve essere tutta colpa di Putin.

Siamo arrivati al punto che un intero Presidente degli Stati Uniti (o chiunque gestisca il suo gobbo elettronico), che nel corso della sua campagna elettorale aveva giurato di assumersi la responsabilità di qualsiasi cosa accada sotto il suo comando, ora incolpa “l’aumento dei prezzi di Putin” in modo così regolare e monotono che la frase è diventata un meme.

Ormai la narrativa “è tutta colpa di Putin” si è diffusa fino a comprendere tutti i problemi più sensibili: inflazione, prezzi del carburante, aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari e persino… mancanza di latte artificiale! Si è scoperto che le mancanze non sono causate dalla scoperta di batteri pericolosi nei prodotti di un produttore monopolista, ma dalla mancanza di olio di girasole importato da… l’Ucraina. Questo secondo il Wall Street Journal, nientemeno! I passaggi logici necessari per incolpare Putin sono quindi ovvi: la mancanza è dovuta alla guerra e la guerra è colpa di Putin.

Questa meravigliosa strategia funziona bene nel breve periodo, ma ha una grande vulnerabilità nel lungo periodo a causa di un certo meccanismo di psicologia di massa. Superficialmente, è semplice e apparentemente a prova di bomba: Putin è irrazionale; ha ambizioni imperiali, soffre di paranoia, manie di grandezza, è ossessionato dalla restaurazione dell’Unione Sovietica… Poiché le sue motivazioni sono irrazionali, non possono essere affrontate con mezzi razionali come negoziati, diplomazia, compromessi e così via. Putin è un dittatore pazzo con molti missili nucleari e quindi tutto ciò che possiamo fare è patire. Questo costrutto sembra sufficiente per la maggior parte degli scopi, come spiegare i problemi sociali, economici e i fallimenti della leadership. Ma solo nel breve termine.

Se l’ondata di sanzioni senza precedenti che l’Occidente ha inviato alla Russia avesse prodotto una sorta di effetto tangibile durante i primi due o tre mesi dell’operazione speciale della Russia in Ucraina, allora questa strategia sarebbe stata sufficiente per alleviare le sofferenze delle masse occidentali durante lo shock della crisi in corso (anche se la crisi avrebbe continuato a dispiegarsi perfino se l’economia russa fosse crollata). Ma a lungo termine questa strategia smette di funzionare. In primo luogo, la narrazione “incolpare Putin” è piuttosto monotona e invecchia rapidamente. In secondo luogo, e molto più importante, a livello di subconscio di massa crea l’impressione che Putin sia un dio: onnipotente, super-influente e in grado di influenzare i processi sia globali che locali attraverso mezzi sottili e invisibili. Inoltre, il dio Putin è simile a Zeus, e ha a disposizione potenti saette atomiche, che aggiungono un fascino terrificante alla sua immagine già spaventosa.

Prima o poi il subconscio di massa occidentale maturerà un pensiero semplice e perfettamente logico: se Putin può tutto ed è super-influente, e se noi con le nostre deboli “sanzioni infernali” non possiamo fare nulla per indebolirlo o sloggiarlo nell’arco di tre, poi cinque, poi sette mesi, allora, ovviamente, dobbiamo scendere a patti con lui e acconsentire alle sue richieste prima che le cose peggiorino ulteriormente per noi! E mentre sarebbe avvilente per il subconscio di massa occidentale negoziare con un piccolo tiranno o un despota pazzo, negoziare con un semidio onnipotente che ha in mano il destino dell’umanità, non è affatto vergognoso, ma è una misura necessaria, inevitabile ed eminentemente ragionevole. Inoltre, dovrebbe essere possibile rappresentare tale compromesso in termini lusinghieri: come un dono magnanimo della comunità delle nazioni civilizzate offerto in buona fede per salvare il mondo dall’Armageddon nucleare che sta per essere scatenato da un semidio arrabbiato e onnipotente.

Dall’altro lato, se i politici occidentali sono, come ci si potrebbe aspettare, riluttanti a negoziare con Putin e a scendere a compromessi, le masse occidentali sofferenti li biasimeranno per ogni ritardo. Se Putin è onnipotente e super-influente, perché non stanno negoziando e cercando un compromesso? Cosa stanno aspettando? Cosa c’è di sbagliato in loro? Gli elementi più informati tra le masse occidentali potrebbero anche essere in grado di intuire vagamente un fatto raramente discusso ma piuttosto ovvio: ciò che Putin vuole non è per nulla irragionevole. Vuole solo una parte dell’Ucraina (non necessariamente tutta, solo le parti entusiasticamente e patriotticamente russe) e vuole anche che la NATO si allontani dai confini della Russia. “Ma perché vogliamo quest’Ucraina?”, potrebbe chiedersi questo elemento illuminato. Dopotutto, la maggior parte delle persone in Occidente ha vissuto molti anni felici senza sapere che l’Ucraina esistesse. Per di più, la recente scoperta della sua esistenza ha coinciso con l’inizio di una crisi molto brutta – e ancora non riescono nemmeno a trovarlo su una mappa quel dannato posto! E ora devono soffrire per i prezzi del gas alle stelle, per il cibo inaccessibile, per l’inflazione galoppante, per la mancanza di latte in polvere – e tutto questo perché alcuni politici idioti si rifiutano di dare a Putin questo cazzo di Ucraina che comunque nessuno vuole? (Beh, la Polonia sì, ma chi diavolo è la Polonia?) Andiamo! Siate ragionevoli! Sbarazzatevi di questo stupido parco giochi di Hunter Biden e andiamo avanti!

Questa è la nuova narrativa che si sta inevitabilmente formando nel subconscio di massa dell’Occidente, e man mano che il tempo passa, i prezzi dell’energia continuano ad aumentare, la mancanza di ogni genere di cose diventa comune… e, nel frattempo, il rublo si rafforza e la Russia diventa sempre più ricca nonostante le “sanzioni infernali”, spostando senza fretta il suo favoloso muro di fuoco di artiglieria verso ovest attraverso il paesaggio ucraino, questa narrativa diventerà sempre più forte e alla fine diventerà dominante. A quel punto, ogni tentativo di “incolpare Putin” sarà accolto da fischi, sibili e una raffica di verdure marce. Che cosa dobbiamo aspettarci facciano i politici occidentali in queste circostanze? Non dobbiamo aspettarci alcuna sorpresa; faranno quello che hanno sempre fatto: cercheranno di sopprimere la nuova narrazione concorrente. “Cancelleranno” chiunque cerchi di articolarla all’interno dello spazio mediatico. (Tucker Carlson attento!) [Tucker Carlson è un presentatore televisivo e commentatore politico conservatore statunitense che conduce un programma sul canale Fox News].

Così facendo, l’Occidente farà eco a ciò che è accaduto in Ucraina, sintomo di una strisciante ucrainizzazione dell’Occidente. In Ucraina, per ogni singolo fallimento disastroso e catastrofico verificatosi nel 2014 e nel 2015, il regime di Kiev ha dato la colpa a Putin in persona. Nel corso del tempo è riuscito a formare una sorta di quasi-culto di Putin come divinità malvagia e onnipotente, decisa a distruggere la povera e dolorante piccola Ucraina. Di conseguenza, nel 2018, anno più anno meno, nel subconscio di massa ucraino si è formata una nuova narrativa: “A cosa ci serve questa Crimea infestata dai russi o questo Donbass irascibile? Perché non possiamo semplicemente darli a Putin, in modo che ci lasci in pace e ci permetta di svilupparci come Paese orientato all’Europa?”.

Che cosa ha fatto il regime di Kiev di fronte a questa nuova narrazione? Ha fatto tutto il possibile per sopprimerla. Non si trattava di una sorta d’iniziativa indipendente da parte sua; dopotutto, si tratta di un’amministrazione coloniale gestita da Washington. E poiché Washington era impegnata a progettare una guerra dell’Ucraina contro la Russia, qualsiasi narrazione che implicasse una pace con la Russia non era semplicemente consentita. Ecco perché tutti i partiti politici ucraini di opposizione sono stati banditi, tutti i canali televisivi non controllati dal governo sono stati chiusi, e chiunque si sia azzardato ad ipotizzare che dare ai territori de facto indipendenti la possibilità di decidere del proprio destino potesse essere una buona idea, è stato accusato di separatismo, e imprigionato o ucciso. Di conseguenza, l’Occidente ha ottenuto ciò che voleva: una guerra dell’Ucraina con la Russia.

Ma poi qualcosa è andato terribilmente storto. Putin ha anticipato l’attacco ucraino, e ha scatenato una ritorsione inviando colonne di carri armati nel territorio controllato in precedenza dal regime di Kiev, sconvolgendo la sua logistica e mandando in tilt i suoi piani di battaglia. Poi ha iniziato a far esplodere metodicamente la capacità bellica dell’Ucraina, utilizzando armi a lunga gittata. Secondo il programma, alla fine di questo mese sarà tutto finito, nonostante gli aiuti militari occidentali. E poi si è scoperto che la Russia era pronta per le “sanzioni infernali”, avendo trascorso otto anni a prepararle, ed è stata in grado di sostenere il colpo, che poi è rimbalzato sull’Occidente e ha iniziato a ridurlo in pezzi. L’Occidente ha continuato di riflesso a seguire lo schema ucraino e ad incolpare Putin. Ormai la narrazione alternativa di un Signor Putin onnipotente è pienamente formata, e dovremmo aspettarci di sentire sempre più voci che chiedono insistentemente di negoziare e scendere a compromessi con lui.

Il già citato Tucker Carlson è una di queste voci, e la sua influenza sul suo vasto pubblico dà il tono a una fetta significativa dell’elettorato statunitense – non che il loro voto conti molto. Molto più sorprendentemente, la stessa opinione è stata espressa a Davos da nientemeno che quel fossile parlante di Henry Kissinger! Come risposta, gli ucraini hanno aggiunto Kissinger al loro… database dei terroristi [il sito Myrotvorets]. Diversi portavoce del regime di Kiev sono rimasti soffocati dalla rabbia. Come ha potuto? Non sa che negoziare con Putin è assolutamente vietato? Questa narrazione deve essere soppressa in Ucraina e in Occidente!

La strategia di incolpare Putin si è ritorta contro di noi, sia in Ucraina che in Occidente, e continuerà a ritorcersi contro, intaccando il tessuto sociale e demoralizzando la popolazione. Ma non è tutto! Questa strategia è anche immensamente utile alla Russia. Ignorando l’ovvio pensiero che tutto ciò che è dannoso per l’Occidente è automaticamente vantaggioso per la Russia, c’è un altro beneficio molto più significativo che questa strategia fornisce direttamente alla Russia: funziona per aumentare il prestigio della Russia e di Putin nel resto del mondo, che è molto più importante per la Russia di quanto non lo sarà mai l’Occidente.

Ormai il mondo è abbastanza unificato in termini di accesso alle informazioni. Le élite di quasi tutti i Paesi hanno accesso a Internet e possono leggere l’inglese o passarlo attraverso Google Traduttore e capirne il senso. E quello che leggono è che in Occidente, che sta entrando in una grave crisi, incolpano Putin. Pertanto, Putin è onnipotente e super-influente. Inoltre, queste élite possono osservare che Putin non ha la minima paura dell’Occidente, ed è disposto ad entrarci in conflitto – un conflitto armato, come distruggere il più grande esercito d’Europa, addestrato e comandato da specialisti occidentali, nell’arco di tre mesi, utilizzando solo una piccola parte del suo esercito e con perdite minime. Vedono Putin consegnare ai libri di storia il tradizionale dogma militare secondo il quale gli attaccanti devono superare numericamente i difensori con un buon margine. Questo li porta a giungere ad una conclusione ovvia: Putin è sicuramente una persona che dovrebbero trattare con grande cautela e rispetto; l’Occidente – non troppo, non più. Quanto più a lungo si continuerà ad usare la narrativa “è tutta colpa di Putin”, tanto più cresceranno l’influenza e il prestigio di Putin, già molto significativi, sulla scena mondiale e questo, a sua volta, migliorerà le possibilità della Russia di raggiungere accordi favorevoli in quasi tutti i negoziati internazionali.

Ma questo vantaggio si estende ben oltre le relazioni bilaterali della Russia. Per la prima volta da quando faceva parte dell’Impero Mongolo, la Russia ha la possibilità concreta di affrontare l’Occidente non da sola, ma come parte di una potente coalizione internazionale.

  • Dov’erano i grandi paesi non occidentali quando la Russia si confrontava con l’Occidente collettivo nel XVII secolo, con la Polonia a guidare la carica? L’India, la Persia e la Cina stavano cuocendo nel loro brodo, mentre l’Impero Ottomano era, come sempre, ostile alla Russia. L’Africa, il Sud-america e l’Asia sud-occidentale erano colonie occidentali.
  • Dov’erano questi paesi nel XVIII secolo, quando la Russia veniva affrontata dagli svedesi, con il resto dell’Occidente alle spalle? La situazione era appena diversa, solo che il conflitto con gli Ottomani era ancora più caldo.
  • Dov’erano nel XIX secolo, quando la Russia fu assalita dai francesi, con il resto dell’Europa che combatteva al fianco della Francia? Lo stesso vale anche in questo caso.
  • Dov’erano nel XX secolo, quando la Russia ha combattuto contro la Germania – due volte! – con il resto dell’Occidente che armava e finanziava i tedeschi? Nella prima metà del secolo erano ancora tutte colonie o semi-colonie, mentre nella seconda stavano ancora cercando la propria strada e avevano poco da offrire militarmente, economicamente o politicamente.

Dai tempi dell’Impero del Cielo Blu di Gengis Khan, che ad un certo punto comprendeva Russia, Cina, Corea, India e Persia (e presentava i familiari temi russi della sicurezza collettiva e dell’aiuto reciproco obbligatorio), e fino ai giorni nostri la Russia è rimasta sola nel suo perenne conflitto con l’Occidente. Ma ora Putin, da solo, ha la possibilità di cementare una gigantesca alleanza internazionale di nazioni non occidentali, che comprende la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, una base di risorse indipendenti e abbondanti e ben oltre la metà di tutto il potere economico. Nessun altro ha un livello simile di sostegno da parte delle relazioni pubbliche occidentali, a cura della campagna “incolpa Putin”. L’unico concorrente alla pari di Putin nel contendere la posizione di un nuovo Gengis Khan è Xi Jinping, il quale vorrebbe tanto entrare nella coalizione come pari di Putin. Ma la Cina deve superare una prova prima di realizzare questo sogno: deve riconquistare Taiwan. Vendicare l’umiliazione subita per mano dei giapponesi sarebbe un ulteriore fiore al suo occhiello. Una volta che la Russia avrà espulso gli Stati Uniti dall’Ucraina e la Cina avrà espulso gli Stati Uniti da Taiwan, la strada verso l’unificazione eurasiatica sarà chiara.

Che cosa dovrebbe fare l’Occidente a questo proposito? Ma incolpare Putin di tutto, naturalmente!

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 Articolo di Dmitry Orlov pubblicato su The Saker il 6 giugno 2022
Traduzione in italiano di Confab per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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