Non esiste una provocazione più stupefacente contro l’Iran di quanto è accaduto a Baghdad. Non è importante da dove sia venuta la “luce verde” per l’uccisione dell’obiettivo degli Stati Uniti, il comandante delle Forze Quds, Maggior Generale Qasem Soleimani e del vice di Hashd al-Shaabi, Abu Madhi al-Muhandis

Questo è un atto di guerra. Unilaterale, ingiustificato e illegale.

Il presidente Trump potrebbe aver dato l’ordine. Oppure lo Stato Profondo americano può avergli ordinato di impartire l’ordine.

Secondo le mie migliori fonti di intelligence in Asia sud-occidentale, “Israele ha dato agli Stati Uniti le coordinate per l’uccisione di Qasem Soleimani, per non intercorrere nelle ripercussioni che ci sarebbero state se lo avessero fatto loro”.

Non importa che Trump e lo Stato Profondo siano in guerra.

Una delle pochissime ossessioni geopolitiche che li uniscono è il conflitto non-stop con l’Iran, classificato dal Pentagono come una delle prime cinque minacce per gli Stati Uniti, quasi al livello di Russia e Cina.

E non ci può essere una più stupefacente provocazione contro l’Iran (in un lungo elenco di sanzioni e provocazioni) di ciò che è accaduto a Baghdad. L’Iraq adesso è il campo di battaglia preferito per una guerra per procura contro l’Iran, che potrebbe degenerare in una guerra calda, con conseguenze devastanti.

Sapevamo che stava arrivando. C’era molto brusio sui media israeliani da parte di ex ufficiali della Difesa e del Mossad. Ci sono state esplicite minacce da parte del Pentagono. Ne ho discusso in dettaglio in Umbria la scorsa settimana con l’eccellente analista Alastair Crooke, il quale era estremamente preoccupato. Ho ricevuto dall’Iran messaggi allarmati. Giovedì a Palermo  abbiamo parlato fino a tarda notte dell’inevitabile escalation da parte di Washington, di fatto poche ore prima dell’attacco. La Sicilia, a proposito, secondo la terminologia dei generali americani, viene definita AMGOT: American Government Occupied Territory [Territorio Occupato dal Governo Americano].

Ancora una volta, le mani “eccezionaliste” al lavoro mostrano quanto siano prevedibili. Trump è all’angolo per l’impeachment. Netanyahu è stato incriminato. Nulla come una “minaccia” esterna serve per radunare le truppe interne. Il Leader Supremo Ayatollah Khamenei conosce queste complesse variabili esattamente come conosce questa responsabilità come il potere che ha indicato le linee rosse dell’Iran. Non è una sorpresa che abbia già annunciato, come riportato, che ci saranno delle ripercussioni: “Una dura vendetta aspetta i criminali che hanno sulle loro mani il suo sangue e il sangue dei martiri della sera scorsa”. Aspettatevi che sia molto dolorosa.

Una ripercussione da parte di migliaia di scontenti

Ho incontrato Muhandis due anni fa a Baghdad, così come molti altri membri di Hashd al-Shaabi. A questo link trovate il mio articolo [in inglese]. Lo Stato Profondo è assolutamente terrorizzato dal fatto che Hashd al-Shaabi, un’organizzazione nascente, sia sulla strada per diventare la nuova Hezbollah, e potente quanto Hezbollah. Il Gran Ayatollah Sistani, l’autorità religiosa suprema in Iraq, universalmente rispettata, la sostiene pienamente.

Quindi l’attacco americano colpisce anche Sistani, per non parlare del fatto che Hashd al-Shaabi opera secondo le linee guida indicate dal Primo Ministro iracheno Abdel Mahdi. E’ un grave errore strategico che può essere fatto solo da dilettanti.

Il Generale Maggiore Soleimani, ovviamente, ha umiliato l’intero Stato Profondo più e più volte: come stratega militare, se li sarebbe potuti mangiare a colazione, a pranzo e a cena. E’ stato Soleimani che in Iraq ha sconfitto l’ISIS/Daesh, non gli Americani bombardando Raqqa fino a ridurla in macerie. Soleimani è un supereroe a livello quasi leggendario per le legioni di giovani sostenitori di Hezbollah, per gli Huthi in Yemen, per tutti gli elementi di combattenti per la resistenza in Iraq e in Siria, per la Jihad islamica in Palestina e in tutte le latitudini meridionali in Africa, Asia e America Latina.

Non c’è assolutamente alcun modo in cui gli Stati Uniti possano tenere le truppe in Iraq, a meno che il paese non venga ri-occupato in blocco con un bagno di sangue. E scordatevi della “sicurezza”: ora nessun ufficiale imperiale o forza militare imperiale è sicuro da nessuna parte, da Levante fino alla Mesopotamia e al Golfo Persico.

L’unica qualità redentrice, al di là di questo grave errore strategico con dichiarazione di guerra, potrebbe essere l’ultimo chiodo della bara nel capitolo delle basi dell’Impero americano in Asia sudoccidentale. Il Primo Ministro iraniano Javad Jarif ha usato una metafora appropriata: “L’albero della resistenza” continuerà a crescere. L’Impero potrebbe anche dire addio all’Asia sudoccidentale.

Nel breve termine, Tehran sarà estremamente cauta rispetto alla sua risposta. Un accenno di ciò che (di sconvolgente) verrà: sarà una ripercussione da parte di migliaia di scontenti. Come colpire il quadro eccezionalista – e la sua mentalità – dove fa davvero male. Così è come cominciano i ruggenti anni Venti: non con un colpo, ma sguinzagliando dei cani da guerra che guaiscono.

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Articolo di Pepe Escobar pubblicato su The Saker il 4 gennaio
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per
Saker Italia.

[i commenti in questo formato sono del traduttore]


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