Pochi giorni fa il The Guardian ha pubblicato un articolo molto strano (che è stato rimosso) con il titolo “Francobolli che celebrano la resistenza ucraina attraverso le immagini”. La prima immagine mostrava un francobollo con il nome dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).

L’UPA è stato responsabile, senza ombra di dubbio, del massacro di almeno 200.000 civili polacchi: ha interamente liquidato le comunità polacche di Volinia e Galizia, tra cui donne e bambini. L’attuale Governo polacco, che è anti-russo e pro-NATO come quello ucraino, lo ha comunque dichiarato genocidio [in inglese].

E’ stata sicuramente una pulizia etnica estremamente brutale. Non c’è nemmeno dubbio che a volte tra il 1942 e il 1944 l’UPA abbia collaborato con i Nazisti, e collaborato all’eliminazione di ebrei e zingari. E’ semplicistico descrivere l’UPA come movimento fascista o come estensione del regime nazista: a volte hanno combattuto i Nazisti, anche se più spesso hanno collaborato con loro.

Il senso vero e proprio secondo cui agivano era paragonabile a quello dei contadini medioevali, cogliendo semplicemente le opportunità locali per sterminare le popolazioni rurali e prendergli terra e beni, siano stati polacchi, ebrei o zingari. Ma nel complesso ogni persona ragionevole non può che concludere che l’UPA sia stato un fenomeno assolutamente deplorevole. Pubblicare una sua celebrazione, camuffata da opera d’arte grafica e decontestualizzata, non è più difendibile di una manifestazione di arte nazista senza contesto.

Di fatto, il testo molto breve del The Guardian è stato ancora peggio del non contestualizzare.

“Il fotografo ucraino Oleksandr Kosmach colleziona francobolli del XX secolo stampati dai gruppi ucraini in esilio durante il periodo sovietico.

Gli artisti e gli esuli in tutto il mondo userebbero i francobolli per parlare degli orrori dell’oppressione sovietica. Come afferma Kosmach ‘Questi francobolli ci mostrano le idee e i valori di queste persone, chi erano davvero e per che cosa combattevano’”.

La descrizione dell’arte che glorifica il movimento UPA è così parziale in maniera fuorviante da essere profondamente reprensibile. E’ però perfettamente conforme a tutto ciò che va ad alimentare la russofobia, che rappresenta al momento il pilastro del discorso governativo e dei media. Anche al culmine della Guerra Fredda, non abbiamo mai visto un tale raffica di accuse non comprovate rivolte alla Russia attraverso i media provenienti da “fonti dei servizi di sicurezza”.

Attacco alla ricerca sul vaccino britannico

Andrew Marr (al centro) nel 2014. (Financial Times, Flickr)

Un mucchio di queste accuse sono state ripetute da Andrew Marr nel suo show mattutino di punta sulla BBC1. L’ultima è l’accusa che la Russia sia responsabile di un attacco informatico contro la ricerca per il vaccino del Covid-19. Questa è un’altra accusa totalmente senza prove. Non coglie comunque il punto importante.

Il presunto attacco informatico (se è avvenuto) è stato un hackeraggio non un attacco informatico, dato che l’accusa è che ci sia stato un tentativo di carpire i risultati della ricerca, non di interromperla. E’ scioccante che la Gran Bretagna stia cercando di tenere segreti i risultati della sua ricerca piuttosto che condividerli liberamente con la comunità scientifica mondiale.

Come ho scritto in precedenza [in inglese], la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno impedito all’OMS di attuare una ricerca comune e una soluzione comune per il vaccino del Covid-19, insistendo invece per un approccio guidato dal profitto a beneficio delle grandi aziende farmaceutiche (e a svantaggio dei poveri del mondo).

Ciò che rende ancora più dubbia l’accusa del tentato hackeraggio della ricerca da parte della Russia, è il fatto che la Russia ha appena acquistato proprio la ricerca in questione. Non rubi ciò che già possiedi.

La prova dell’hackeraggio della CIA

Se qualcuno avesse realmente hackerato la ricerca, sappiamo tutti che è impossibile tracciare con certezza dove si trovano gli hacker. Le mie VPN [rete virtuale privata] sono solitamente impostate in India, Australia o Sud Africa a seconda di dove io stia cercando di vedere il cricket, eludendo le restrizioni di trasmissione televisiva.

In maniera più pertinente, la diffusione dei documenti della CIA di Vault 7 di WikiLeaks ha rivelato dei programmi specifici [in inglese] della CIA su come lasciare indizi per farli sembrare delle tracce di provenienza russa. Questa prova inconfutabile che la CIA faccia degli hackeraggi informatici lasciando deliberatamente delle “impronte” apparentemente russe, come qualche carattere cirillico, è un esempio assolutamente classico del fatto che chiunque lavori nel mainstream sa essere vero e che tutti però riescono a non menzionare mai.

Così, quando la scorsa settimana è stata comunicata la storia dell’“hackeraggio russo” da parte dei servizi di sicurezza (e cioè che l’ex leader del partito Laburista Jeremy Colby aveva fatto circolare documenti segreti su trattative commerciali tra Gran Bretagna e Stati Uniti, che erano stati postati su Reddit dopo essere stati rubati da un russo cattivo che ha lasciato il suo nome, Grigor, nella sua username di Reddit), questa narrazione non è stata messa in discussione nei media. Invece, abbiamo fatto un altro giro di caccia alle streghe maccartista che ha preso di mira un Corbyn dall’aspetto piuttosto stanco.

Se i Russi sono stati i responsabili della rivelazione che i Conservatori erano pronti ad aprire il “mercato” del Servizio Sanitario Nazionale alle grandi aziende americane, includendo l’eliminazione e l’aumento dei limiti del prezzo sui medicinali, io personalmente sarei molto grato ai Russi per avercelo fatto sapere. Proprio come il favore che il mondo dovrebbe ai Russi, se fossero stati davvero loro a far trapelare la prova di come il Comitato Nazionale Democratico abbia sistematicamente manipolato le primarie del 2016 contro Bernie Sanders.

Ma si dà il caso che non siano stati i Russi. L’ultimo caso è stata una fuga di notizie da parte di un qualcuno indignato all’interno, e io sospetto molto che anche il collegamento con l’accordo commerciale tra Stati Uniti e Servizio Sanitario Nazionale provenga da un addetto ai lavori indignato.

Quando i governi fanno cose scioccanti, molto spesso qualcuno riesce a fare una soffiata.

La serena ammissione di Crowdstrike

Shawn Henry di Crowdstrike durante la presentazione all’International Security Forum di Vancouver, 2009. (Hubert K, Flickr)

Se riesci a ritardare per molti anni anche la verità più sorprendente, questa perde gran parte del suo mordente politico e, se puoi annunciarla durante una crisi sanitaria, ne perde ancora di più. Il mondo quindi non si è fermato di colpo quando il CEO di Crowdstrike ha ammesso che non ci sono mai state delle prove di un hackeraggio russo sui server del Comitato Nazionale Democratico.

Ricorderete il quasi incredibile fatto che, anche con l’indagine Mueller, l’FBI non ha mai ispezionato i server stessi del Comitato Nazionale Democratico, ma si è semplicemente basata su un rapporto tecnico di Crowdstrike, la società vicina a Hillary Clinton, consulente di sicurezza informatica per il Comitato Nazionale Democratico.

Ora si sa per certo che Crowdstrike sta mettendo in giro fake news per Hillary. Infatti, Crowdstrike non ha proprio alcuna traccia di alcun hackeraggio. Non c’era alcuna prova di materiale email sottratto via internet. Ciò che dichiaravano come prova esistente era che i file erano stati organizzati in preparazione di una esportazione.

Ricordatevi che l’intera storia dell’“hackeraggio russo” si basava SOLO sull’asserzione di Crowdstrike. Non c’è letteralmente alcun’altra prova di un coinvolgimento russo nelle email del Comitato Democratico Nazionale, il che non sorprende, poiché è ciò che vi sto dicendo da quattro anni e cioè che, secondo le mie fonti dirette, la Russia non era coinvolta. La testimonianza al Congresso, finalmente desecretata, ha rivelato che Shawn Henry ha affermato sotto giuramento che “non avevamo alcuna prova concreta” e che “ci sono prove circostanziali ma nessun prova che siano state effettivamente delle sottrazioni”.

Questa testimonianza è coerente con quanto mi fu detto da Bill Binney, un ex direttore tecnico dell’NSA (Agenzia Nazionale di Sicurezza), il quale mi disse che era impossibile che una grande quantità di dati si sia spostato su internet dagli Stati Uniti, senza che l’NSA potesse vederlo accadere in tempo reale e tracciarlo. Se ci fosse stato davvero un hackeraggio russo, l’NSA sarebbe stata in grado di dargli il tempo di un millisecondo.

Secondo Binney, il fatto che l’NSA non avesse quell’informazione, era una prova che il trasferimento non era mai accaduto. Quello che era successo, deduceva Binney, è che quei file erano stati scaricati in locale, probabilmente su una pen drive.

Bill Binney. (Miquel Taverna / CCCB via Flickr)

Quindi, la notizia presumibilmente più grande degli ultimi quattro anni, e cioè che Putin abbia effettivamente interferito per far eleggere Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, si rivela proprio totalmente priva di fondamento. I media mainstream, che hanno agito secondo il volere del servizio di sicurezza, hanno fatto qualcosa per fare marcia indietro rispetto alla falsa opinione che hanno creato? No, hanno raddoppiato.

Il tema anti-russo

Il tema dell’“hackeraggio russo” continua ad essere ripreso in relazione a qualunque sia la storia del giorno.

Brexit? Hackeraggio russo.

Elezioni generali in Gran Bretagna? Hackeraggio russo.

Vaccino del Covid-19? Hackeraggio russo.

Poi abbiamo quei briefing continui del servizio di sicurezza. Due settimane fa, ci sono state delle fonti anonime del servizio di sicurezza che hanno detto al New York Time che la Russia aveva offerta ai Talebani una taglia [in inglese] per uccidere i soldati americani. Secondo quanto riportato, questa informazione proveniva dall’interrogatorio di un Talebano catturato, quindi quasi certamente ottenuta sotto tortura.

E’ una storia estremamente improbabile. Gli Afgani non hanno mai avuto bisogno di quel tipo di incentivazione per uccidere degli invasori stranieri sulla loro terra. E’ anche un affascinante déjà vu di una accusa: i Britannici avevano davvero offerto agli Afgani dei soldi per, letteralmente, le teste dei leader della resistenza afgana durante la prima guerra in Afghanistan nel 1841, come spiego in dettaglio nel mio libro “Sikunder Burnes.”

Talebani a Herat, Afghanistan, 2001. (Wikipedia)

Non c’è bisogno che andiate così indietro nel tempo per capire la clamorosa ipocrisia dell’accusa. Negli anni ’80 l’Occidente pagava, armava e addestrava piuttosto apertamente i Talebani – incluso Osama bin Laden – per uccidere militari russi e sovietici a migliaia. Questo è solo un esempio di ipocrisia.

I servizi di sicurezza americani e inglesi hanno sia alimentato che corrotto alte figure politiche e altri esponenti al fine di influenzarne la politica tutto il tempo. Noi lavoriamo per manipolare i risultati delle elezioni: l’ho fatto personalmente nel mio ruolo precedente di diplomatico britannico. Gran parte del comportamento su cui i Governi e i media occidentali stanno creando questa nuova caccia alle streghe maccartista antirussa, è una pratica diplomatica standard.

La mia opinione è che ci siano dannose forze russe che tentano di agire sul governo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ma non sono minimamente potenti come le dannose forze britanniche e americane che agiscono sui loro stessi governi.

La verità è che il mondo è sotto il controllo crescente di una elite globale di miliardari, per i quali è indifferente la nazionalità e i governi nazionali sono strumenti da manipolare. La Russia non sta tentando di acquisire una influenza politica corrotta per conto dei Russi, che sono persone per bene e altrettanto sfruttate dagli ultra-ricchi come me e te. I miliardari russi, come i miliardari di tutto il mondo, stanno tentando di manipolare strutture politiche, commerciali e sociali di tutto il mondo per i loro interessi personali.

L’altro punto estremo di ipocrisia sta nei diritti umani. Così tanti commentatori dei media occidentali sono improvvisamente interessati alla Cina e agli Uiguri o alle restrizioni della comunità LBGT in Russia, eppure chiudono completamente gli occhi difronte agli abusi commessi dagli “alleati” occidentali come l’Arabia Saudita e il Bahrain.

Avendo io fatto campagne per i diritti umani sia per gli Uiguri che per i gay in Russia dieci buoni anni prima che diventasse di moda, sono disgustato da come il termine “diritti umani” sia diventato un’arma da puntare solo contro quei Paesi designati come nemici dalle élite occidentali.

Infine, non dimenticate che esiste una imponente industria degli armamenti e una imponente industria della sicurezza che dipendono tutte dall’avere un “nemico”. Le persone potenti fanno i soldi con la russofobia. Aspettatevene molta di più. Girano soldi in una Guerra Fredda.

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Articolo di Craig Murray pubblicato su Consortium News il 21 luglio 2020
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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