Gli smartphone top di gamma Huawei, Mate 30 e Mate 30 Pro, sono stati lanciati senza i prodotti Google installati, a causa delle restrizioni americane contro le aziende cinesi (e in particolare contro Huawei).

Contrariamente a ciò che molti hanno ipotizzato, Huawei non ha sviluppato un “sistema operativo proprietario” per i suoi telefoni, ma sta invece usando semplicemente una versione open source Android di Google. Ciò significa che le applicazioni Android saranno ancora disponibili per gli utenti Huawei, che continueranno ancora ad utilizzare normalmente i loro telefoni, ma dovranno scaricare le applicazioni dall’AppGallery di Huawei invece che da Google Play.

Il sito CNET ha recentemente pubblicato l’articolo intitolato “Il Mate 30 Pro di Huawei molla le App Google ma tiene Android. Perché è importante[in inglese], in cui si afferma:

I telefoni saranno forniti di hardware all’avanguardia, tra cui quattro fotocamere, ma senza il supporto completo di Android. I telefoni Mate 30 si basano sull’open source Android, il che significa che funzioneranno come Android. Ciò che non avranno, però, sono i servizi Google e le App. Niente Google Maps, niente Google Chrome e, soprattutto, niente Google Play Store.

Si navigherà, invece, sul web attraverso il browser Huawei e si scaricheranno le app dall’AppGallery di Huawei. L’AppGallery ha circa 45.000 applicazioni, stando a quanto dichiara Huawei, rispetto alle 2.7 milioni stimate dello store Google Play. Generalmente Google certifica l’ultima versione di Android, attualmente la 10, per l’utilizzo da parte dei produttori dei telefoni. I telefoni Mate 30, invece, saranno forniti di una versione open source di Android e avranno EMUI 10, l’interfaccia utente Huawei che si avvicina ad Android 10 di Google.

Secondo le previsioni, l’ultimo telefono Huawei si venderà bene nel mercato domestico cinese, ma il suo futuro al di là dei confini della Cina è oggetto di discussione.

I clienti compreranno un telefono che non ha i servizi apparentemente onnipresenti di Google? Le pubblicazioni del settore tecnologico nel mondo occidentale si stanno facendo questa domanda, oltre alle prospettive future di Huawei alla luce delle restrizioni americane e l’imminente guerra commerciale.

In un contesto più ampio, che impatto avrà questo momento apparentemente decisivo per Huawei sulla quota di mercato mondiale o su quella del business cinese in generale?

 

Lasciarsi Google alle spalle

Secondo quanto riportato da Forbes [in inglese], il Direttore Esecutivo e CEO di Huawei Business Group, Richard Yu [in inglese], ha dichiarato che Huawei e Google hanno una stretta partnership, e che le attuali e crescenti complicazioni che sta affrontando Huawei sono un risultato diretto di ciò che sta facendo il governo americano.

E’ ovvio che per Huawei continuare ad utilizzare sui propri telefoni il sistema operativo Android di Google e poter lavorare con Google, sarebbe molto più positivo, almeno nel breve periodo; nel lungo periodo, Huawei potrebbe anche essere pronta a competere direttamente con Google, e alla fine superarlo con la sua versione proprietaria dei popolari prodotti Google.

Molti analisti sembrano credere che sia stata soprattutto questa la spinta che ha motivato le restrizioni americane: le aziende americane non sembrano poter competere testa a testa con le loro concorrenti cinesi, e il governo statunitense usa il suo ancora potente primato economico per sabotare l’ascesa economica della Cina (e quella di determinate aziende cinesi) il più a lungo possibile.

Non importa che cosa i manager di Huawei pensino davvero di Google o Google di loro, ma sembra inevitabile che nel prossimo futuro Huawei sarà per lo meno nella posizione di sfidare il controllo su Android da parte di Google, oltre che il suo primato su email, applicazioni di mappe e altre funzioni per cui finora il pubblico globale si è rivolto a Google.

Limitando a Huawei l’accesso ai servizi di Google, gli Stati Uniti sembrano solo anticipare quel giorno, forzando il gigante tecnologico cinese ad investire, sviluppare e promuovere velocemente delle alternative.  Quali che siano i difetti che la sua versione proprietaria di Android potrebbe avere nel breve periodo, Huawei certamente ha le risorse per assumere gli sviluppatori necessari per creare nel prossimo futuro gli aggiornamenti di sicurezza e il supporto hardware proprietari.

Separatamente, la tecnologia 5G di Huawei è stata già ampiamente adottata dalle nazioni di tutto il mondo, che hanno ignorato la pressione statunitense di boicottare le aziende cinesi e Huawei in particolare. Gli smartphone Huawei hanno già ottenuto un’alta penetrazione nei mercati di tutto il mondo, e hanno guadagnato una popolarità che non svanirà semplicemente dall’oggi al domani.

L’attuale battuta d’arresto imposta dal governo degli Stati Uniti ritarderà solo l’inevitabile, e forse dimostrerà un successivo, autoinflitto e fatale colpo alle aziende tecnologiche americane come Google.

Cina= USA + 1 miliardo

Le restrizioni americane non hanno effetto sui telefoni Huawei venduti in Cina. I consumatori cinesi, inoltre, hanno adottato in bassa misura i servizi Google, con le aziende cinesi nazionali che forniscono tutto, dai motori di ricerca online e dalle soluzioni email, alle reti social media e alle piattaforme di condivisione dei media.

Probabilmente Huawei sarà in grado di sopravvivere fino a quando potrà compensare ed eventualmente superare all’estero le restrizioni americane sui suoi prodotti.

La popolazione della Cina, per chi non lo sapesse, è quella degli Stati Uniti più un altro miliardo di persone.

Il presidente cinese Xi Jimping una volta ha detto: “L’economia cinese è un mare, non uno stagno. Le tempeste possono rovesciare uno stagno, ma mai un mare”.

Questo sentimento si adatta perfettamente alle attuali sfide di Huawei. Gli sforzi americani per danneggiare le vendite mondiali di Huawei avranno solo un impatto limitato, e solo nel breve periodo. Huawei sopravviverà e prospererà nel “mare” del suo immenso mercato nazionale cinese; si adatterà e si evolverà prima di riemergere a livello globale in grado di aggirare le restrizioni americane con un esercito di alternative che andranno in competizione direttamente con Google.

L’abilità di aggirare le restrizioni americane sarà un’opzione interessante per praticamente tutti i principali produttori non-americani di smartphone (e probabilmente anche per aziende di altri settori) che probabilmente possono immaginarsi con facilità di finire un giorno nella stessa situazione di Huawei. Adottare un sistema operativo, un App Store e dei servizi indipendenti dai giganti tecnologici americani, non solo eviterà in futuro a queste aziende di essere attaccate dalle pratiche commerciali americane, ma le aiuterà anche a condividere la ricchezza che Google e altri giganti tecnologici americani hanno accumulato per anni.

Gli Stati Uniti potrebbero aver fatto il passo più lungo della gamba con la loro guerra commerciale contro la Cina. Il loro istinto di schiacciare i rivali con ogni mezzo necessario, potrebbe aver accecato gli Stati Uniti rispetto alla necessità di adattarsi con dignità ad un’economia mondiale in cambiamento, in cui il suo primato semplicemente non è più logico né sostenibile.

Le restrizioni messe a Huawei hanno lo scopo di dare alle aziende con sede negli Stati Uniti il vantaggio e l’opportunità di riaffermarsi in tutto il mercato mondiale in cui Huawei si sta muovendo. In realtà, queste restrizioni hanno solo ritardato l’inevitabile superamento delle aziende americane da parte di Huawei e di altre aziende.

In ogni caso, non solo Huawei e altre aziende supereranno le aziende americane ma, a causa delle pratiche commerciali americane, queste compagnie esiteranno all’idea di lavorare di nuovo e in maniera significativa con aziende americane.

Quindi, gli Stati Uniti hanno rinunciato all’opportunità di influenzare la forma futura dell’economia globale, e hanno invece mostrato la necessità di sradicare e rimpiazzare i monopoli americani, tra cui il sistema operativo Android e le numerose popolari applicazioni che girano su di esso.

L’attacco americano a Huawei non è, in definitiva, una dimostrazione della forza americana: è invece la dimostrazione dell’incapacità da parte delle aziende degli Stati Uniti a competere direttamente con rivali stranieri che ora si stanno affacciando sulla scena mondiale; è anche la dimostrazione che la minaccia delle pratiche commerciali americane potrebbe alla fine colpire altre aziende.

Più Huawei investe pesantemente sul suo App Store online (l’alternativa proprietaria a Google Play) e sull’hardware, tra cui i processori per i suoi smartphone, più diminuisce la capacità delle restrizioni americane di avere effetto su Huawei.

Salvo che Huawei non vada fuori mercato, nulla le impedirà di reagire e di vendicarsi contro l’attuale round di restrizioni americane.

L’aspetto più spiacevole di tutto questo è che tale cuneo è stato malevolmente inserito tra il gran numero di talenti messi insieme rispettivamente da Google e da Huawei. Quella che sarebbe potuta essere una collaborazione vantaggiosa per entrambe le aziende, è diventata invece un’orribile lotta forzata che ostacolerà entrambe le compagnie. Oltre a Google, questo capitolo in corso della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti avvelenerà la fiducia tra gli USA e le aziende straniere che cercano di fare business con le loro controparti americane.

Sul lungo termine, comunque, questo rigido e disturbante diverbio potrebbe avere un impatto essenzialmente positivo: le società, che si rendono conto che non possono permettere dei monopoli sui servizi essenziali o sui componenti di cui hanno bisogno, garantiranno un’attenzione più focalizzata all’autosufficienza, che contribuirà alla stabilità economica non solo per le rispettive economie nazionali ma anche per gli individui e per gli affari, che si troverebbero altrimenti colpiti da delle guerre commerciali disturbanti, come quella che vediamo oggi.

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Articolo di Alexekin Rockowia pubblicato su Land Destroyer Report il 17 ottobre
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per
Saker Italia.


 

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