Russia ed Ucraina alla resa dei conti

È molto tempo che non mi siedo al pc per scrivere un articolo, e credo che sia giunta l’ora di interrompere questo digiuno.

“Sangue e distruzione diventeranno così consueti, e spettacoli orrendi così familiari, che le madri potranno solo sorridere a vedere i loro figli squartati dalle mani della guerra, perché ogni pietà sarà soffocata dall’abitudine ad atti crudeli; e lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con Ade al fianco appena uscita dall’inferno, chiamerà con voce di monarca lo sterminio, dentro questi confini, e libererà i mastini della guerra, cosicché questo atto infame puzzerà per la terra intera di carogne umane imploranti sepoltura.”
Giulio Cesare atto Terzo scena I

Con l’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Joe Biden, l’orologio della storia è tornato indietro di 4 anni per riprendere da dove era rimasto, sospeso come in un limbo.

Siamo al medesimo punto in cui ci saremmo trovati nel mese di aprile con la Clinton come presidente e nei medesimi teatri bellici.

Solo che con l’elezione di Trump, la Russia ha avuto 4 anni importanti per prepararsi alle intenzioni manifeste degli USA, arrivare inevitabilmente e ad ogni costo ad un conflitto per riportare la Russia al loro modello ideale, uno stato diviso e frammentato senza alcuna valida guida, come loro avevano progettato negli anni 90 di Boris Eltsin.

Trump non è stato un Presidente guerrafondaio, Biden invece lo è, e lo era anche come vice di un altro guerrafondaio, Obama.

Dal mese di dicembre quindi abbiamo assistito alle preparazioni della Russia, continue e complete, di tutti i suoi sistemi difensivi ed offensivi, su tutto il territorio dell’immenso Paese.

Sapevano bene cosa sarebbe arrivato assieme al “Sonnacchioso Joe”.

Obbedendo ai voleri di Washington, a partire dalla fine di febbraio, l’Ucraina ha iniziato a muovere le sue truppe e mezzi sempre più ad est.

Gli Accordi di Minsk 1 e 2 sono stati sistematicamente violati in ogni parte ottemperata, i cannoni sono tornati laddove non potevano stare, così come i carri armati, i mortai pesanti, i blindati i mezzi anticarro e molti altri ancora.

Solo a movimenti quasi a termine, la Russia ha iniziato a posizionare le sue forze lungo il confine occidentale; i riposizionamenti ucraini dovevano ricevere adeguata risposta.

La minaccia era chiara, Kiev intendeva riprendere con la forza quei territori che perse a seguito del golpe di Maidan e a causa della proclamazione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, e del referendum della popolazione in Crimea che richiese l’annessione alla madrepatria Russia, referendum riconosciuto e accolto nel suo esito dalla Federazione Russa.

La Russia ha dato prova di incredibile capacità logistica portando al fronte, lungo tutti i confini con la vicina Ucraina, innumerevoli unità, spostando dapprima quelle del Distretto Meridionale e poi via via facendo giungere nel settore forze da molti altri distretti, anche agli estremi orientali del Paese, come nel caso dei Marines di Vladivostock.

16000 carri ferroviari sono stati precettati dal Ministero della Difesa Russo, 16 mila che servivano per le industrie, per l’agricoltura, per l’economia del Paese.

Fin dalle prime notizie, quindi, mi è parso evidente che di scherzo o semplice esercitazione non si trattasse.

A mano a mano che i filmati dei convogli in movimento o in arrivo si susseguivano, si svelava ciò che a molti ancora oggi è del tutto ignoto: non si sta preparando un conflitto, ma un conflitto è già in corso.

Non sto parlando del conflitto nel Donbass, no, il dispositivo militare messo in campo dalla Russia e anche dall’Ucraina prima ancora, sono preparati per uno scontro massivo, in cui il teatro di guerra non sarà più solo quello delle due Repubbliche secessioniste, e non limitatamente all’esercito ucraino e a male addestrate milizie popolari.

Questa volta è differente, l’esercito russo non avrà un ruolo di presenza ai confini come nel 2014: questa volta interverrà.

Gli anni sono trascorsi e l’esperienza maturata dalle forze russe, esercito da un lato e politica dall’altro, ha affinato le loro arti, ne ha amplificato i sensi, affilato gli artigli.

Nel 2014 spostare masse di soldati così numerose, con tanto equipaggiamento e farlo in un tempo incredibilmente breve, sarebbe stato impossibile.

Tutti i sistemi d’arma impiegati dall’esercito russo sono stati aggiornati e modificati sulla base dell’esperienza bellica siriana, molti reparti si sono avvicendati, così come anche gli equipaggi dei velivoli, dalla loro esperienza ed impiego, sono stati individuati debolezze, difetti, pregi, punti di forza, modificate le tecniche di impiego, le armi utilizzate, diverse caratteristiche delle loro dotazioni. Elicotteri Mi e KA ne hanno tratto molto giovamento, i carri armati, come il T90-M nato dal suo impiego sul campo di battaglia: molte soluzioni utilizzate sono state adottate anche per le nuove versioni aggiornate dei T72B3M.

Tutti i caccia impiegati sono stati poi aggiornati, Su-24, SU-25, SU-34, Mig35S, Mig 30SM2, persino i bombardieri TU-22M3M e TU-160M2: quest’ultimo oltre che aggiornato agli ultimi standard ne è stata anche riavviata la produzione; tutti i velivoli ancora efficienti sono stati nuovamente dotati di sonda per il rifornimento in volo.

Molti nuovi sistemi d’arma sono stati presentati in questi anni recenti, dal settore missilistico, Khinzal, KH101, il primo ipersonico il secondo subsonico ma stealth, lo Zirkon, l’aliante ipersonico Avangarde, e molti altri ancora.

Sono stati testati durante gli attacchi USA e Israeliani: le capacità di gestione ed individuazione dei sistemi difensivi antiaerei e antibalistici, i famosi S300 PMU2 lasciati fermi senza mai lanciare alcunché in realtà hanno sempre lavorato sottotraccia acquisendo informazioni sulle strategie e sulle tattiche di attacco delle aviazioni occidentali, monitorando anche gli aerei stealth occidentali presenti in Medio Oriente.

Informazioni ed esperienza senza prezzo.

Ma credo che il fattore di maggiore crescita e progresso sia stato l’approccio alla guerra, evolutosi nei comandi russi a mano a mano che la loro esperienza sul campo cresceva e i risultati della condotta delle operazioni elaborata. Questo ho avuto modo di osservare in questi anni, un approccio al conflitto che già nei mesi iniziali era cambiato per arrivare a capire i propri limiti e superarli senza mai ostinarsi nell’applicare dottrine che magari non davano i risultati sperati. La mentalità che hanno portato in azione mi ha impressionato particolarmente, un approccio positivo, umile, desideroso di apprendere e per nulla convinto di avere già la verità in tasca. Solo così si comprende come abbiano potuto cambiare tutta la strategia del conflitto in Siria, studiarne i punti critici, individuare la via corretta per condurre il Paese all’eliminazione delle innumerevoli sacche interne e riportarne la gran parte sotto il diretto controllo della Repubblica Araba di Siria.

Una mentalità che permette loro di fare tesoro di ogni esperienza e di applicarla immediatamente sia alle tattiche che alle attrezzature che vengono impiegate, con un procedimento di miglioramento costante e continuo.

Cosa che invece non ho avuto affatto modo di osservare nell’esercito ucraino, che ha impiegato molto più tempo rispetto a quello russo per posizionare unità che non avevano da percorrere la strada di quelle russe, che in questi anni non ha mai compiuto operazioni belliche di ampio respiro, o saputo mettere in campo una strategia vincente e risolutiva di una qualunque battaglia.

Le esercitazioni sono sì importanti, ma solo al dunque si capisce se una tattica, rapportata all’elemento umano, risulti davvero efficace.

Come sono disposte quindi le forze in campo?

Gli Ucraini si sono portati molto a ridosso del Donbass e della Crimea, con minori forze presenti ai confini nord e nord est; anche nel settore ovest sono state trasferite molte unità per portarle a ridosso della zona delle operazioni, in quello che dovrebbe essere il teatro nelle fantasie ucraine, ovvero Donetsk e Lugansk.

Ho letto da diverse fonti che il loro addestramento si sia particolarmente incentrato sul CQB, Close Quarter Battle, in ambiente urbano, nelle loro intenzioni ci sarebbero la conquista delle città di Donetsk e Lugansk e la difesa ad oltranza di Mariupol, devastare con le artiglierie pesanti la Crimea e tentarne il recupero.

La guerra potrebbe invece essere molto differente.

I comandi ucraini probabilmente erano partiti dal presupposto di contenere il conflitto nei limiti dello scorso, ipotesi forse rafforzata da consulenze “interessate” statunitensi: potrebbe in effetti evolversi in qualcosa di molto diverso.

Le truppe schierate dalla Russia nell’ordine di decine di battaglioni, a nord, Smolensk, molti a Voronezh, il grosso a Rostov sul Don, dove sono circa 15-20 battaglioni, in Crimea dove sono arrivati altri 10 battaglioni schierati.

Il tutto coperto da un ombrello composto dalle più svariate tipologie di sistemi antiaerei, dai famosi S400 Triumf, gli S300, S350, Buk M2 ed M3, Pantsir, Tor M2, e circa 350 velivoli tra caccia e cacciabombardieri destinati a sostenere le operazioni.

L’Ucraina è praticamente priva di aviazione, le decine di droni che probabilmente possiede la rassicurano, visti i risultati dell’Azerbaigian in Artsakh, ma la Russia non è l’Armenia, così come non lo è stata la Siria o lo scenario libico.

Se lo scontro divamperà, allora non sarà limitato ma totale, tutta l’Ucraina ne verrà interessata, dalle infrastrutture alle vie di comunicazione.

Non credo si assisterà ad una lunga campagna aerea preparatoria sul modello della guerra all’Iraq, perchè non si può permettere, la Russia, di lasciare tempo agli USA o alla NATO di domandarsi cosa possano fare e darsi magari una risposta.

A costo di perdite maggiori, le forze di terra di Shoigu avanzeranno su Karkov, Sumi, Chernihiv, Dnepopetrovsk, Poltava, Zaporizie, Odessa, Mikolaiv e infine si occuperanno del grosso dell’esercito ucraino bloccato tra Dnepopetrovsk ed il Donbass, con poco carburante e bersagliato dai caccia.

Vedremmo, se si dovesse combattere, diversi sbarchi anfibi, reparti aviotrasportati dietro le linee nemiche, moderni sistemi di guerra elettronica ed informatica affrontarsi in nuovi teatri mai visti prima, se non solo da una parte della barricata. Vedremo Kiev circondata e molti profughi non russofoni prendere la via della regione di Leopoli, anticamente appartenuta alla Polonia,

La gran parte della popolazione di queste regioni sceglierà invece dove restare, se nella Russia allargata alle loro terre o migrare a ovest.

L’Ucraina potrà vendere cara la pelle nelle fasi iniziali, ma i limiti abnormi nella logistica bloccheranno le sue armate sulle loro posizioni, decretandone la sconfitta in tempi relativamente brevi.

Non ci sono possibilità per loro, non esiste scenario credibile che non preveda il loro collasso dopo una settimana di combattimenti sostenuti, sottoposti ai bombardamenti aerei giorno e notte, al martellamento continuo delle artiglierie, le defezioni dilagheranno, interi battaglioni di Kiev lasceranno armi e attrezzature sul posto; solo un numero limitato di unità combatterà meglio, perchè addestrate in maniera decente e perchè molto indottrinate; ma la loro sorte non muterà.

Feci una simile analisi delle possibilità delle forze curde nei confronti delle truppe turche ad Afrin prima, e nel nord est della Siria poi, e non mi sbagliai; anche sulla strategia della guerra in Siria, non mi sbagliai, ora non vedo possibilità reali per l’Ucraina stessa di sopravvivere come Stato ad una guerra a tutto campo con la Russia, e ritengo sia una previsione realistica.

Ci sono segnali che la guerra combattuta incomba?

Sì, molteplici:

  • il numero delle forze già schierate, che già oltrepassano le centinaia di migliaia, e il fatto che ancora ne arrivino oggi.
  • Ci sono diversi aspetti che rivelano la preparazione di un conflitto, come ad esempio che la Russia si stia premurando di portare ingenti rifornimenti in Siria sia via mare, 4 navi in una sola volta a Tartous, che con molti cargo alla base aerea di Hemeimin; stessa cosa attraverso ponte aereo per la base in Armenia.
  • L’arrivo dei cronisti di guerra russi, solitamente molto ben informati e ben inseriti nell’ambiente militare russo.
  • La completezza degli schieramenti, assemblati senza trascurare nessuno dei possibili scenari di attacco o difesa; persino una dozzina di mezzi navali da sbarco sono stati portati a Rostov sul Don dal Mar Caspio, cui si aggiungeranno a breve nel Mar Nero tre mezzi di classe Ropucha usati per rifornire la base di Tartous dalla Flotta del Baltico.
  • Che siano state mosse unità ben addestrate ma incredibilmente distanti come i Marines di Vladivostock, dal Distretto Orientale.
  • Che l’annuncio di esercitazioni a fuoco navali, abbiano progressivamente interdetto la navigazione nel Mar Nero ad unità navali militari, e praticamente totale interdizione all’ingresso e uscita dal Mare d’Azov per tutti, con blocco di fatto di Mariupol.
  • Un rafforzamento molto corposo delle difese antinave e antiaerea che è stato approntato nella penisola di Crimea, con arrivo anche di caccia SU-34 che sono dotati del migliore radar di rilevazione e attacco navale al mondo.
  • La missione di Lavrov in Egitto: probabile che oltre alla Libia abbiano parlato anche della garanzia di mantenere Suez navigabile, durante un eventuale conflitto, per le navi russe o di alleati che dovessero portare rifornimenti in Siria.
  • La Propaganda comunicativa, che dopo aver portato le forze a violare gli accordi di Minsk, presenta ora Kiev come se non volesse lo scontro: e sappiamo bene che loro hanno eseguito ordini molto precisi impartiti dagli USA.
  • Lo stesso tentativo USA di fingere di voler ripristinare un dialogo interrotto da mesi con la Russia, è finalizzato al creare i presupposti di inevitabilità di uno scontro bellico , ma attribuendone le colpe alla controparte; non sarebbe necessario se NON si volesse un reale conflitto.

Ogni elemento che possa rendersi necessario in un conflitto reale è drammaticamente presente.

La speranza che si risolva tutto con un mio errore di valutazione c’è e rimane forte, ma quando guardo ai fatti reali, tutto mi dice che in vero il conflitto sia già stato deciso da tempo, e che in questi giorni si stia solamente assistendo alla sistemazione in loco delle ultime tessere di un complesso puzzle, avviato anni fa, e da poco ripreso in mano per essere completato.

Tutto mi sembra la tipica situazione che nessuno a parole dice di volere, ma che in realtà poi tutti desiderino.

Credo che la prima finestra adatta all’escalation si apra in questo fine settimana, tra sabato notte e lunedì mattina, perché ormai tutto è al suo posto; inoltre il tempo è un fattore essenziale perché non si possono assolutamente mantenere tanti uomini e mezzi nelle condizioni di accampamento: per cui oltre i 15-20 giorni, un esercito moderno, ma anche antico, decade nella sua capacità e prontezza; da questo fine settimana quindi ogni momento potrebbe essere quello buono per dare “fuoco alle micce” sperando che, assieme ad esse, non salti tutta la polveriera su cui siamo anche noi.

Personalmente, sarò molto felice di essermi sbagliato su tutto.

Stefano Orsi

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