Sono giorni che voglio scrivere un editoriale decente da proporre ai nostri lettori, e non trovo un momento per farlo.
Per questo ho preso una pausa dal blog e ho deciso di riordinare le idee.

Ci troviamo ad un momento cruciale della storia, l’epopea delle due repubbliche di Donetsk e Lugansk sembra stia arrivando ad una conclusione o un nuovo inizio. Proprio quest’oggi sono iniziate le consultazioni alla Duma riguardo la legittimità e la possibilità di riconoscere le due repubbliche. Era già stato annunciato prima del fine settimana: la mozione era stata sollevata dal partito comunista ed ha raggiunto la fase di discussione in questo momento, lunedì 21 alle ore 17 nostrane.

Nel frattempo cosa è successo? Di tutto.
Sabotatori ucraini hanno attaccato le condotte del gas che dalla Russia collegano l’Ucraina e il resto dell’Europa, successivamente si sono introdotti oltre confine e sono stati letteralmente disintegrati dalle forze preponderanti che la Russia ha posizionato lungo i suoi confini. Si tratta quindi di uno sconfinamento illegale, ennesima provocazione da aggiungere alla lista delle provocazioni occidentali per dipingere la Russia come aggressore. I media stanno provando il tutto per tutto per gettare ombre, dubbi e paura su una questione di cui siamo principalmente responsabili. Spesso mi trovo a discutere con persone care o con conoscenti imbevuti di propaganda occidentale, ed è un disastro di ignoranza e paura capace di creare disastri epocali. E’ difficile far capire a qualcuno che ha perso in partenza quando è convinto di vincere. L’effetto dei media è catastrofico, e l’assenza di contraddittorio sta guidando l’intera Europa nel baratro. Abbiamo gettato la diplomazia e usato armi di ogni genere per mettere la Russia all’angolo. Oggi nell’angolo ci siamo noi, e le sanzioni che ventiliamo un giorno si e un giorno no fanno ridere i russi di sano gusto. Ridono tutti tranne quei pochi liberali che si affannano a tenere la testa a galla e a non farsi riconoscere come mostri pagati dall’occidente.

Secondo le dichiarazioni di Zelensky la capitale ucraina non è più Kiev, a “sorpresa” è diventata Lviv, Il governo ucraino ha spostato la sede altrove in caso di “minaccia” russa. Di fatto l’Ucraina non esiste più.
Stiamo vedendo scene di ogni genere: neo nazisti che addestrano vecchine a tenere in mano i fucili nel disperato tentativo di galvanizzare una popolazione stanca e demoralizzata, attacchi sempre più spietati di mortaio, artiglierie di ogni genere, carri armati e quant’altro in direzione delle repubbliche. Le violazioni del cessate il fuoco (perché in teoria gli ucraini dovrebbero rispettarlo, ma in pratica non l’hanno mai fatto) non sono solo quotidiane, avvengono a distanza di poche ore. L’intensità è ai limiti storici, e questa pressione non sta dando i frutti che gli ucraini desideravano, se non ritrovarsi a dover evacuare il governo ad ovest.

Si notano differenze sostanziali con la DNR e LPR, dove sono state approntate evacuazioni rapide via bus e treno verso Rostov, dove centri di accoglienza sono stati eretti in fretta e furia. Tuttavia l’attesa di oltre 700.000 persone è leggermente disattesa, sembra che ad aver approfittato di questa via d’uscita non siano stati moltissimi. Immagino che in tanti avranno preferito restare accanto ai loro cari invece che fuggire e lasciarli soli. Ricordiamoci che durante la guerra che l’Ucraina ha condotto fino ad oggi contro le repubbliche l’aiuto di donne e anziani ha mantenuto caldi e nutriti i combattenti, e ha continuato la vita al limite della “normalità”, tentando di portare i bambini a scuola nonostante tutto. Ed ecco che ai nostri occhi questi uomini e donne assumono nuovamente l’aspetto di eroi. Non stiamo parlando di gente che ha passato gli ultimi 8 anni a bombardare i propri vicini: questi i bombardamenti li hanno subiti in prima persona. Eppure han resistito, e oggi si apre una nuova fase. I nostri migliori auguri al Donbass che si merita non solo il riconoscimento ma la pace. Una pace garantita dalla legge e dalla giustizia, non da vane promesse di un governo golpista.

Al momento di chiudere con l’Ucraina mi ritrovo però a pensare ad un argomento sollevato da Raffaele, il nostro collega e traduttore. Si parlava di spartizione, ucraina federale si o no. E al momento della nostra discussione mi sentivo lontano anni luce da questo possibile avvenimento, per la semplice ragione che so benissimo a cosa porterà una spartizione. E’ il medesimo discorso della spartizione della Polonia nella Seconda Guerra Mondiale. E avvenuta quella, non ci sarà più alcuno stato cuscinetto a dividere i due contendenti. Se ieri negavo questa come una possibilità perché follia pura, oggi mi trovo a riconsiderare il mio pensiero e calibrarlo verso questi nuovi sviluppi. Riconoscimento e successivo scontro decisivo. Perché dubito che l’Occidente vorrà morire senza dare un ultimo colpo di coda. Ricordiamo che i russi hanno dato tante vie d’uscita ai loro partner occidentali, e nessuno ne ha approfittato. Il dialogo è sempre possibile, la diplomazia ha sempre un ruolo importante. Ma che ce ne facciamo se i nostri diplomatici sono dei matti senza cervello né attributi? Niente, infatti non abbiamo sfruttato una sola delle occasioni o delle mani tese verso di noi per riparare, aggiustare, consolidare e migliorare. Al contrario, abbiamo fatto l’esatto opposto.
Chi guarda la televisione, chi ascolta i media mainstream non sa neanche di ciò di cui sto parlando, e ormai va bene così. Tempo fa avremmo fatto a gara per tentare di spiegare alla gente quello che succede e perché. Oggi ne vale la pena solo per idealismo, per rimanere fedeli alla nostra linea e a fugare ogni dubbio riguardo le nostre azioni. Sono fortunato di dividere questo spazio informatico con i miei infaticabili colleghi, che ringrazio ogni giorno per il sostegno, per il lavoro e per l’incredibile tenacia in questi 8 anni di guai. Senza di loro mi sarei sentito un pesce fuori dall’acqua. L’aiuto e lo sforzo di questi collaboratori vale per me più di qualsiasi ricompensa.

Parliamo un poco di Bielorussia: è notizia delle scorse ore che è stato rimesso in auge il tentativo occidentale di delegittimare ulteriormente Lukashenko. Questa è ridicola ma ovviamente la trasmettiamo per dovere d’informazione.
La Tikanoskaia s’è incontrata con molti esponenti dell’EU e degli Stati Uniti per confermare che è lei la legittima presidentessa casalinga non eletta della Bielorussia. Questi tentativi sono caratteristici dell’Occidente, storicamente vanno indietro fino a Costantinopoli, forse pure prima, quando decidemmo di instaurare Alessio al posto del legittimo imperatore di Bisanzio. Finì con la sparizione di Costantinopoli e l’annientamento dei suoi abitanti invasione dopo invasione. In sostanza ci piacerebbe disintegrare anche la Bielorussia dopo l’Ucraina, e perché ci fa ridere? Perché questi tentativi infantili avrebbero funzionato in altre circostanze, ma in questa per rimuovere Lukashenko dovranno toglierlo di mezzo personalmente. Non solo è amato dalla sua popolazione, ma è anche rispettato e aiutato da qualcuno di leggermente superiore a qualsiasi dei nostri politici o governanti. La scelta di Lukashenko è stata provvidenziale e sicuramente sofferta. Ovvio che anche casa sua sarà terreno di scontro, lo sa lui e lo sanno i russi. Ed ecco che le esercitazioni che dovevano finire a breve invece continueranno, ed è così che parte del materiale bellico non lascerà mai più la Bielorussia, nuove truppe e nuovi addestramenti congiunti vengono organizzati giorno dopo giorno. L’unione è sempre più vicina e in EU lo sanno, tuttavia le manovre per impedirlo hanno del grottesco e giustamente… del ridicolo.

E adesso un breve salto in Canada, perché no? I media raccontano di una rivolta violenta e spaventosa, una minaccia gravissima per il governo. La verità? Completamente diversa. Come distinguere l’una dall’altra? Nelle settimane scorse molti volontari hanno preso i cellulari e si sono lanciati in streaming di 5 ore o più per le strade della città. Tutto è stato documentato. Quindi le prove sono online, a disposizione di tutti. Potrete vedere cariche della polizia, ma non polizia canadese, una polizia straniera con divise che non hanno nulla a che fare con il Canada. Aerei delle Nazioni Unite hanno scaricato una buona parte di picchiatori mercenari vestiti da anti-sommossa per sedare i protestanti e riportare “l’ordine”.
Dai filmati si evince che i militari in questione non erano locali del Canada, non parlavano affatto, e alcuni sono addirittura riusciti a capire che alcuni di loro parlavano in tedesco. Dettagli per una indagine successiva a Klaus Schwab e il suo club elitario del WEF.
Il Canada oggi stesso ha fatto sapere che risponderà a qualsiasi tentativo di riconoscere le due Repubbliche. Il beniamino di Schwab, Justin Trudeau, l’uomo che ha condannato le proteste additando UNA bandiera nazista per denigrare i protestanti. Bandiera presa fuori contesto perché rappresentava ciò che il Canada sta diventando in queste ore. E guardiamo un po’ le prove. Il Canada ha sempre consegnato equipaggiamento letale all’Ucraina dal Maidan in poi. I collegamenti tra neo-nazisti e Justin sono enormi. Eppure ha dato la sua colpa ai protestanti (notizia delle scorse ore, perfino Israele ha negato aiuti letali agli Ucraini).

I protestanti sono stati accusati di aver gettato una bicicletta addosso a ufficiali a cavallo, e sono stati prontamente investiti (dai cavalli, mica dalla folla). La verità raccontata è diversa da quella sul posto. I fatti sono molto diversi, gli ufficiali hanno caricato la folla, hanno schiacciato una donna invalida con un bastone da passeggio (stava pacificamente ballando con i protestanti!) e un altro è stato ferito. La donna per fortuna non è deceduta, ma il filmato racconta l’opposto di ciò che viene detto dai media, il bastone da passeggio è diventato una bicicletta ed ha cominciato a volare in direzione degli ufficiali. E questo incidente è solo la punta dell’iceberg, quei soldati stranieri sul suolo canadese hanno picchiato con il calcio del fucile, senza pietà, protestanti che non hanno affatto usato la violenza per esprimere il loro disdegno e disgusto nei confronti del Primo Ministro. Ora la protesta si sta estendendo a tutto il Canada, Ottawa è piena di poliziotti accerchiati dal popolo inferocito. E la politica canadese non aiuta i rivoltosi, non c’è verso di cambiare direzione, sembra che tutti i politici, conservatori, liberali o chiunque altro siano nelle tasche di Santa Klaus Schwab. L’intero governo e l’opposizione sembra bloccata a discutere di violenze dei rivoltosi (mai avvenute) quando il vero tema sono le vaccinazioni obbligatorie, lo stato di polizia e le mani del governo nei conti bancari.
I nostri media non ci raccontano granché, quello che succede là succede ovunque, le proteste sono globali e le conseguenze lo saranno altrettanto. E’ strano, ma le guerre civili potrebbero investirci per ragioni economiche prima di quanto potrebbe farlo una vera guerra con la Russia.

Il discorso del Freedom Convoy (il movimento canadese di protesta) mi è molto caro, non solo perché credo nelle domande dei rivoltosi, ma anche perché riconosco che le loro battaglie saranno le nostre. Ed è per questo che ci siamo informati su un fantomatico movimento creatosi in questi giorni per mettere insieme tutti i rivoltosi italiani.
Tuttavia mettiamo in guardia chiunque dal partecipare a questi movimenti. Fatelo soltanto se i volti dei partecipanti non sono coperti, fatelo soltanto se a chiedervelo sono amici e conoscenti ed è una cosa locale, fatelo soltanto dopo una attenta analisi. Dico questo perché la nostra esperienza a riguardo ci ha mostrato un incredibile interesse nel deragliare dal primo giorno eventuali rivolte in Europa. In parole povere, ogni movimento è infiltrato alla nascita dalle stesse forze che bisognerebbe abbattere. Voci registrate in un italiano da dilettanti, errori grammaticali nei loro post. Potrei continuare, ma per “rispetto” dei servizi segreti italiani farò finta di non sapere altro. Spero che questo avvertimento serva a qualcuno, apra gli occhi ad altri, e possa evitarvi brutte esperienze.

A presto, spero.

Editoriale a cura di Sascha Picciotto

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