NOTA: il titolo fa riferimento ad un vecchio rompicapo sovietico, in cui un uomo prende a calci un maiale con una tale forza che vola “più veloce del suono del suo stesso guaito”.

La foto mostra il complesso nucleare tattico “Iskander M” dislocato nella regione di Kaliningrad. Questa è solo una delle “sorprese” per la NATO e i nostri “partner” americani, che sono impazienti di limitare la capacità della Russia di sopraffare qualsiasi avversario.

Oggi parleremo del Trattato START-3, che scade il 5 febbraio 2021, e anche del perché la sua automatica proroga di cinque anni è già svantaggiosa per la Russia e inaccettabile per l’America.

La ragione principale di questo è, curiosamente, di nuovo la Cina. Secondo varie stime, oggi l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) ha a disposizione fino a 200 testate nucleari (per esempio, negli Stati Uniti ce ne sono circa 3.800, in ruoli di combattimento e di riserva). 200 testate sono molto poche, secondo gli Stati Uniti, ma anche solo un quarto di esse, penetrando lo scudo di difesa missilistica, può causare un danno che per gli Americani sarebbe inaccettabile. E nei prossimi dieci anni i Cinesi hanno in programma di raddoppiarne il numero.

Oggi il problema principale degli Americani è che sono catastroficamente rimasti indietro nella tecnologia delle armi nucleari, della guerra elettronica e dei sistemi di difesa aerea e missilistica. Questo è l’effetto di tre decenni di egemonia incondizionata, durante la quale gli Stati Uniti hanno perso la scuola e le competenze ingegneristiche: oggi in America preferiscono modificare i loro vecchi complessi “Trident” piuttosto che creare nuovi armi nucleari.

Ma ora l’argomento più gravoso per Washington non è nemmeno questo: il Trattato START-3 prevedeva la parità tra Russia e Stati Uniti, lasciando fuori la Cina. Se presumiamo che le azioni dell’America contribuiscono al massimo riavvicinamento tra Russia e Cina, allora non possiamo più parlare di alcuna parità: in caso di una guerra reale, un attacco missilistico sull’America partirebbe immediatamente dai due Paesi.

Non ci potrebbe però essere un attacco di ritorsione. Adesso sembra quasi impensabile, ma gli esperti militari americani sono seriamente preoccupati della comparsa di due sistemi anti-missile: l’S-500 e l’A-235 “Nudol”. Le caratteristiche del primo “prodotto” sono letteralmente ancora “completamente” sconosciute (sebbene sia già andato in produzione), mentre ci sono alcune informazioni sul secondo, in particolare la velocità dei missili intercettori che possono raggiungere la velocità di 7 Km al secondo.

A tali velocità di intercettazione, non è necessaria una testata nucleare su un A-235, perché l’energia cinetica di un semplice blocco di metallo è così mostruosa che può disintegrare qualsiasi cosa, da una testata nucleare nemica a dei satelliti americani nel vicino spazio.

In altre parole, l’A-235 garantisce quasi al 100% l’intercettazione di un attacco di ritorsione, mentre gli Americani non conoscono la portata o altre caratteristiche principali di questo complesso. Allo stesso tempo, l’A-235 è solo una parte di un sistema scaglionato in profondità, che include radar a lunga portata, un raggruppamento satellitare di forze aerospaziali di capacità sconosciuta, complessi S-400 e S-500, complessi “Kinzal” su intercettori migliorati ad alta quota MiG-31 (un “regalo” per i satelliti americani, e non solo) e i complessi di nuovo approccio “Pantsir-S2”, “Buk-M3” e “Tor-M2”.

E’ evidente che l’A-235 sia quasi pronto per essere consegnato ai reparti, ma il sistema missilistico di difesa russo, anche nella sua forma attuale, rappresenta una seria minaccia per un attacco preventivo o di ritorsione. Per quanto riguarda le nuove armi nucleari della Russia, sono un vero mal di testa per il Pentagono, dal momento che in linea di massima gli Americani non sono in grado di intercettare i nuovi complessi “Avangard” su vettori “Sarmat”. Tutto questo in aggiunta al già “tradizionale” “Topol-M” e altre “sorprese”.

Sì, anche gli Americani hanno degli sviluppi promettenti, ma qui un lieve e superficiale ottimismo è completamente inappropriato: il principale “buco” dell’America è che ha un modello privato totalmente diverso del complesso industriale militare, e l’economia liberale non permette di concentrare risorse in alcuna direzione strategica. E’ molto più conveniente per un proprietario privato tagliare il budget e mostrare al cliente statale i grafici e delle belle presentazioni, piuttosto che apportare correzioni e miglioramenti su un “prodotto” anche finito. Un esempio lampante è la situazione con i lungamente sofferti ed estremamente costosi F-35.

Il risultato è un quadro piuttosto paradossale: la Russia sta sviluppando e commissionando armi basate sui nuovi principi fisici da almeno 12 anni, e la Cina, che è “concentrata”, sta rapidamente aumentando le sue armi, a partire dalla flotta fino ad arrivare ai missili nucleari.

In questo contesto, il Trattato START-3 sta per concludersi. Sì, potrebbe essere prorogato ma, alla fine del periodo del trattato stesso, ha fatto la sua comparsa nel mondo una terza forza reale che è semplicemente impossibile ignorare: però, a tutte le richieste di “sedersi e parlare” i Cinesi hanno fatto delle espressioni impenetrabili e dichiarato che la “Cina non userà le armi nucleari per prima”.

 “Le osservazioni di Robert Soofer, vice-sottosegretario per la politica di difesa nucleare e missilistica, fanno parte di una più ampia pressione dell’amministrazione Trump per fare la voce grossa con la Cina [in inglese], mentre allo stesso tempo tenta di convincere Pechino a partecipare a dei colloqui trilaterali con la Russia sul controllo degli armamenti.

Martedì, proprio il giorno prima delle osservazioni di Soofer durante un evento virtuale del Mitchell Institute di Washington, un nuovo rapporto del Pentagono lamentava l’‘ambiguità’ delle dichiarazioni cinesi sul proprio impegno a non usare per prima [le armi nucleari]. Nel rapporto si legge che ‘la mancanza di trasparenza della Cina sulla portata e le dimensioni del suo programma di modernizzazione nucleare solleva, comunque, delle domande sui suoi intenti futuri quando schiererà forze nucleari più grandi e capaci’”.

Possiamo vedere online a che cosa portano i “duri negoziati” con i Cinesi: malgrado le intenzioni di Trump di far crollare i “maledetti comunisti”, il deficit commerciale degli scambi degli Stati Uniti con la Cina continua solo a crescere. Succede così che oggi gli Americani non sono in grado di produrre gran parte dei beni, se non altro perché le principali strutture produttive sono state tutte trasferite da questo “efficiente business privato” nel sud-est asiatico, e le aziende private non hanno fretta di far tornare le fabbriche nell’eccezionale sistema giuridico e fiscale americano.

Come ha affermato Soofer ‘Ora aspettiamo di vedere se la Russia ha la volontà politica di venire e parlarcene’, sottolineando che era stato coinvolto nelle prime discussioni a Vienna”.

Oh sì, hanno fretta. Si scapicollano. Soprattutto dopo che il Cremlino ha chiaramente visto con quanta facilità e naturalezza l’America si ritira da ogni accordo che considera svantaggioso per se stessa. Per esempio, il Trattato sul Nucleare Iraniano o il Trattato Open Skies.

Va detto in questo caso che anche la Russia ha tratto vantaggio dall’uscita dal Trattato sul Nucleare Iraniano: perché autolimitarsi alla ridicola portata di 500 Km del nostro “Iskander”? La Russia adesso è molto più interessata a controllare tutta l’Europa, Inghilterra inclusa, quindi è questione di uno o due anni sostituire i missili a corto-raggio con quelli a medio-raggio in Crimea e nell’enclave di Kaliningrad. Dopo di che, ci possiamo semplicemente dimenticare della seria testa di ponte europea: infatti, nessuno sa ancora come intercettare i missili ipersonici “Iskander M”. Ed è improbabile che qualcuno riesca a sapere come farlo nei prossimi decenni.

Oggi Washington ha un arsenale molto limitato per “influenzare” gli avversari: sanzioni, pressioni nelle trattative commerciali, restrizioni finanziarie, personali e di settore, e un divieto sulle forniture tecnologiche. Sì, sarebbe stato incontestabile dieci anni fa, ma oggi non funziona più. La Russia non chiederà ai Cinesi di aderire al nuovo Trattato START perché non è vantaggioso per noi o per Pechino.

In più, il Cremlino sta lavorando attivamente insieme a Pechino su un sistema di preallarme di attacco missilistico e, appena i Cinesi avranno in funzione questo sistema, le capacità di Washington si ridurranno drasticamente.

E, alla fine, che differenza fa se il numero delle testate nucleari è limitato a 1.550, come nello START-3, o supera di diverse centinaia questa cifra: l’arsenale odierno è in grado sterminare ogni essere vivente sul pianeta.

Ma la cosa più importante che rende più nervosi il Pentagono e Trump è l’assenza di un vantaggio strategico. L’America sta mostrando debolezza politica, cosa assolutamente inaccettabile per una potenza egemone: gli alleati mettono i bastoni tra le ruote e gli avversari scioccamente non fanno attenzione alle sanzioni. E non solo non ci fanno attenzione ma hanno anche l’audacia di interferire direttamente nei processi politici interni dell’America (non possiamo non credere all’informazione più democratica del mondo, vero?).

Ogni mese in più di crisi politica interna porta gli Stati Uniti più vicini a un risultato naturale: e se anche non crolla ora l’intera piramide del dollaro, il mondo è già moralmente pronto a tale fine dell’egemonia.

Dopo tutto, cos’è peggio dell’oro, un rublo trasferibile o un cripto-yuan?

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Articolo di Oleg Adolfovich pubblicato su Stalker Zone il 7 settembre 2020
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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