Questo editoriale vuole smontare fin dall’inizio la concezione che in Ucraina la Russia si è impantanata, che l’operazione speciale stia andando male, o che ci siano dubbi all’interno delle forze armate russe.

Dico ciò semplicemente perché sono settimane che ho a che fare con queste voci. Tutto materiale proveniente dalle “nostre” fonti mediatiche. Se non erano credibili ieri per mille ragioni, perchè credere loro oggi? Questo mi sfugge, ma va a braccetto con mille altri problemi dei nostri giorni.

Nei mesi precedenti l’operazione abbiamo potuto assistere all’arrivo ai confini russi di una quantità di mezzi incredibile, paragonabile solo all’impegno americano durante Desert Storm (operazione che è cominciata nell’agosto del 1990 e finita nel febbraio del 1991, l’operazione è durata 7 mesi!). Che qualcosa di serio stesse per capitare era ovvio, mancavano solo la data e l’ora. C’è sicuramente una battaglia di cifre sul numero di unità utilizzate in questa missione, che copre un’area grande tre volte l’Italia. Eppure le stime danno un impiego che va dal 10% al 30% dei numeri totali. Numeri che non conosciamo, che non possiamo conoscere, e che anche se li conoscessimo non potremmo certo raccontare in giro. Il vero punto della questione è che il vero dispositivo militare è intatto e pronto ai confini.

Ciò che si sta aggirando in Donbass e in Ucraina dell’Est e del Nord è un dispositivo altamente funzionale atto a smilitarizzare l’Ucraina e il suo esercito. Compito che l’Occidente non ha mai neanche osato intraprendere contro i suoi nemici, se non da decine di chilometri di distanza, con migliaia di bombe guidate e totale noncuranza per i civili. Chi ha seguito il nostro canale Telegram o le mie conversazioni con Stefano Orsi dovrebbe aver capito ormai che l’intento non è spianare le città ucraine, è liberarle. Ed è per questo che vediamo le forze russe andare casa per casa. E’ per questo che ogni città riconquistata gode di uno scudo antiaereo capace di proteggerla da attacchi continui con missili balistici.

L’esercito ucraino è armato con oltre 750 missili Tochka-U, non si conosce l’esatto numero dei dispositivi di lancio, in queste ore saranno in corso le ricerche di tali sistemi, ma il solo fatto che vengano abbattuti dimostra la determinazione russa a non causare perdite civili.

Sempre a disposizione di battaglioni nazisti ci sono migliaia di dispositivi antiaerei (manpad) e un numero decisamente superiore di armi anticarro, provenienti da più nazioni, europee e non. Alcuni di questi giocattoli sono scaduti tempo fa, alcuni si rompono in mano come degli RPG di produzione occidentale, oppure altri funzionano perfettamente e causano danni e vittime. Invece che criticare le forze armate russe per quanto sta succedendo io criticherei chi invia questi “aiuti” in teatri di guerra. Se l’intento è fare meno vittime, perché armare chiunque e renderlo un legittimo bersaglio? I nostri politici dovrebbero andare di persona in prima linea a vedere come va la guerra con i loro occhi, invece che basarsi sulle informazioni di qualche influencer di TikTok. Inoltre vorrei sottolineare come non si trovino denari nelle borse del governo quando serve sostenere la sanità o l’educazione a casa nostra, ma per l’Ucraina si trovano milioni di euro in pochi giorni. A chi vadano o come siano poi impiegati questi soldi resta un mistero a cui non sappiamo dare risposta.

L’evacuazione di Mariupol continua sotto il fuoco incessante e i combattimenti con i nazionalisti asserragliati. A giudicare dai video si sta veramente procedendo casa per casa, in un ambiente urbano che rende il combattimento un vero inferno. Eppure a giudicare dagli sviluppi i successi non mancano, e i tempi per la caduta della città si stringono. Gran parte della nostra logica ruota attorno alla mancanza di rifornimenti alla parte ucraina e sempre meno scudi umani di cui disporre. Esauriti gli uni, gli altri o entrambi ci troveremo con una resa di massa o una fine simile a quella dell’aeroporto di Donetsk. Eroicamente inutile, ma l’unica via d’uscita per molti che hanno dedicato la vita a tatuaggi nazisti, fiaccolate, torture, crimini di guerra e tanto altro. L’ordine finale per l’insediamento nemico di Mariupol è giunto qualche sera fa, abbandonare la città come si poteva, fingendosi civili. Peccato che la città sia completamente circondata, e che non ci sia modo di lasciarla. Ad ogni varco la polizia russa esamina i civili, e tra loro trovano costantemente militanti e soldati. Un ordine tardivo quindi che ricorda quelli insensati del Reich in ritirata. I nostri media chiaramente non vedono niente di tutto questo, e continuano ad incensare i combattenti nazionalisti con svastiche trattandoli da eroi. Una scena disgustosa che fa da parodia ai discorsi di Goebbels.

A Kharkov non si contano più i bombardamenti e le battaglie attorno alla città. E’ una città la cui periferia è prevalentemente industriale, migliaia di tunnel sotterranei, condotte, muri di cemento e ostacoli ad ogni metro. La violenza degli scontri suggerisce che gli ucraini stiano tentando di uscire dalla città, o occuparne zone strategicamente difendibili. Nonostante gli sforzi anche questa città è circondata, e l’unico corridoio per uscirne dovrebbe essere la ferrovia. A questo punto non sappiamo se la linea è ancora operativa, se i binari sono stati sabotati (tattica ucraina degli ultimi giorni) o se ci sono altre variabili in corso. Tuttavia sappiamo che anche in questo caso il rifornimento alle unità circondate è pressoché impossibile.

Queste sono due città che stanno attualmente subendo un “assedio di velluto”, dove la vita dei civili è una priorità, e le forze impiegate per liberare la città sono minime. Se le scene che vediamo ogni giorno sul nostro canale Telegram e dalle nostre fonti è un lavoro di “velluto”, forse potreste farvi un’idea di come sarebbe se si togliessero i guanti. Eppure molti generali da scrivania tendono a dimenticare quanto lavoro ci sia dietro a tutto ciò che sta succedendo oggi. Molti scordano che quei nazisti armati fino ai denti dai nostri governi erano la “punta di lancia” della NATO, erano le forze più addestrate e più competenti dopo anni di scontri in Europa, e sono state spazzate via come grissini. Chi lamenta le perdite ha perso il quadro più grande della situazione.
Sono giorni che si vedono sempre più raramente video di colonne russe attaccate o addirittura settimane se si parla di attacchi di droni Bayraktar. Oggi la No-Fly-Zone è stata prevalentemente creata dai russi che gestiscono lo spazio aereo sempre più a loro piacimento: ora lo spazio aereo è occupato da droni della Federazione e aerei d’attacco.

Abbiamo visto come due città siano state poste sotto assedio e il lavoro di liberazione sia già cominciato, ma cosa succede ad Odessa? La situazione pare essere molto più complicata, visto che tutte le operazioni sono state rimandate. Le vere ragioni ci sono oscure ma i dati ci mostrano una grande quantità di carri nascosta in città, miliziani trincerati, mine sulle spiagge che esplodono con il semplice moto ondoso, mine in acqua che proteggono la baia e una determinazione particolare a non abbandonare la zona. Non sappiamo cosa aspetta la città, forse un dialogo tra l’amministrazione e la Federazione, ma dubito possano consegnarla senza battersi, visto il dispiegamento. Dalle ultime notizie il sindaco di Odessa, un militare recentemente appuntato da Zelensky, ha espresso il desiderio di resistere e combattere fino alla fine. Vedremo.

Sempre nei giorni passati abbiamo notato come alcuni elicotteri siano stati colpiti davanti al terminal di Kherson. L’aeroporto è stato completamente abbandonato e tutti i mezzi trasferiti altrove per precauzione. Altre immagini che abbiamo visto ma non abbiamo pubblicato per tentare di capire se si trattasse di propaganda o meno, mostravano un T-90 e un sistema antiaereo Tor russi caduti vittima di mine. Questo è un capitolo che andrebbe esaminato a fondo, ma ci sono pochi dati su internet al momento per fare stime. L’uso massiccio di mine può provocare una parte dei ritardi che abbiamo visto negli ultimi tempi, anche solo per trovare strade alternative o bonificare le uniche a disposizione.

Tenendo in mente lo scopo di “salvare quante più vite innocenti possibile”, questa operazione militare sarà sostanzialmente diversa da Desert Storm o da qualsiasi operazione della NATO abbiamo visto in precedenza, dove dal cielo cadevano bombe “intelligenti” che puntualmente uccidevano civili innocenti. Qua non si cercano “armi di distruzione di massa” che non esistono, qua i laboratori c’erano eccome, le prove cominciano ad essere esposte. Si cercherà un quadro legale per procedere, e la lentezza la posso imputare anche a questo dettaglio per niente insignificante. Nei giorni scorsi ho sovrapposto le mappe dei laboratori conosciuti a quella dell’avanzata russa in Ucraina. Molti laboratori sono già sotto controllo russo, ed è solo questione di tempo prima che qualche prova venga a galla e sia usata nelle sedi appropriate.

Cosa accadrà nella parte occidentale dell’Ucraina rimane un mistero, i piani devono essere in costante evoluzione. Al momento ipotizzo che la questione più importante, dopo aver messo in sicurezza lo spazio aereo, sia mettere a tacere i missili balistici di cui dispongono le forze armate ucraine.

Per quanto riguarda i confini con la Bielorussia e le varie città dell’Est come Sumy, sono ancora presenti sacche di nazionalisti agguerriti che resistono ed evidentemente riescono ad approvvigionarsi di munizioni abbastanza facilmente, forse per la presenza di depositi nascosti in precedenza. Tuttavia non sembrano esserci grandi movimenti, sia da questo fronte che da quello più a sud Est.

Molti commenti sui siti istituzionali mi confortano: il popolo italiano sembra molto ostile all’idea di sostenere l’Ucraina, nonostante gli spassionati tentativi dei nostri ministri per far entrare un paese che non esiste più all’interno di un’Unione Europea che non fa altro che divorare i suoi figli. L’idea di per sé è già ridicola solo per ciò che abbiamo fatto a nazioni come la Grecia: potete immaginarvi cosa saremmo in grado di fare all’Ucraina (senza contare quello che abbiamo già fatto per attrarla nella nostra fetida orbita), ma il vero problema è che l’Ucraina pre-2014 era qualcosa, quella di oggi non assomiglia neanche lontanamente a com’era prima. E se i nostri ministri desiderano tanto la guerra, che vadano loro stessi, che mandino i loro figli, o che siano i loro sostenitori a combatterla. Noi che la Russia l’amiamo e la rispettiamo non vogliamo avere nulla a che fare con quello che sta succedendo nelle anticamere dei nostri governi, perché è chiaro ormai che le decisioni intraprese non rappresentano affatto il volere della popolazione. Certo, una parte ancora resiste con l’idea di un Putin malvagio e arrivista, di una Russia che era bella prima ma ora non rappresenta più i valori che si erano messi in testa da piccini. Per alcuni era semplicemente un sogno, e dare la responsabilità di tutto a Putin per quanto sembri la strada più breve e migliore è in realtà di una banalità incredibile. Come accusarlo dei rincari del gas o della benzina solo per fare un esempio.
La Russia è anche questa che vediamo oggi, è un orso che reagisce, ed è dannatamente bella vederla rispondere dopo anni di angherie e soprusi contro il popolo russo. Alcuni preferivano vederla subire supina in silenzio: ebbene come dicevo nell’ultimo editoriale, il nuovo mondo cominciava a fine febbraio di quest’anno. Ci sarebbero state molte sorprese, molte novità, soprattutto per chi non si aspettava questa risposta.

Tutti noi dai nostri divani avremmo voluto un’operazione rapida, efficace e la conquista immediata e indolore. Dispiace rovinare i sogni di molti, ma questa non è mai stata una possibilità. Non contro un esercito come quello che stanno fronteggiando. E per carità, tenete a mente i numeri di truppe impiegati in questo momento, il livello di addestramento che stanno conseguendo in condizioni di reale guerra moderna. Questa esperienza non ha prezzo, anche se ci sono perdite. Vedo l’Ucraina come un enorme campo d’addestramento, finita questa esperienza se ce ne saranno altre e, non ne dubito, saranno pronti a rispondere adeguatamente.

Questa volta senza guanti, perché non ci saranno russofoni dall’altra parte della barricata ma solo russofobi.

Tornerò presto ad occuparmi di altre situazioni interessanti come quella canadese, dove il Primo Ministro è sempre in sella, e la rabbia della gente sembra essere stata soppressa con successo, anche se tra il popolo il malcontento continua più forte che mai. La credibilità del governo e dei governi occidentali in genere è ormai al minimo storico. Questa tuttavia è una storia per un altro giorno.

Editoriale a cura di Sascha Picciotto

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