Recentemente ho ricevuto una copia di un libro molto interessante di A.B. Abrams, intitolato “Potere e supremazia: storia dell’intervento occidentale in Asia”: non appena ho cominciato la lettura, ho deciso di intervistare l’autore e di chiedergli cosa sta succedendo in Asia. Mi interessa particolarmente da quando Putin ha intrapreso la versione russa del “pivot to Asia”, con la grande differenza che la strategia di Putin si è già dimostrata un fantastico successo, mentre quella di Obama è stata un fallimento vergognoso [in inglese]. Ringrazio particolarmente Abrams per il suo tempo e la sua esperienza.

Il Saker

——-

Saker: ti puoi presentare e raccontare le tue passate e presenti attività politiche (libri, articoli, partecipazioni, ecc.)?

A.B. Abrams: sono uno studioso di relazioni internazionali e di storia e geopolitica dell’area asiatico-pacifica. Ho pubblicato molti lavori su temi inerenti la difesa e la politica sotto vari pseudonimi. Parlo cinese, coreano e altre lingue locali.

Ho scritto questo libro con l’intenzione di descrivere la natura dell’intervento occidentale nella regione asiatico-pacifica in questi ultimi 75 anni, analizzando le principali tendenze del coinvolgimento occidentale nell’area a partire dalla guerra del Pacifico con l’impero giapponese fino ai conflitti in corso in Cina e Corea del Nord. Provo a dimostrare che la condotta occidentale verso le popolazioni locali, gli schemi delle potenze occidentali per questa regione, e i mezzi con cui questi sono stati perseguiti, sono state sempre coerenti nell’arco dei decenni passati. Questo contesto è critico per capire la natura presente e futura dell’intervento occidentale nella regione asiatico-pacifica.

Saker: Recentemente hai pubblicato un libro molto interessante: “Potere e supremazia: storia dell’intervento occidentale in Asia” [in inglese], volume che è un “must” per chiunque sia interessato alle relazioni Asia-Occidente. Nel libro c’è il capitolo: “Il fattore russo nella zona asiatico-pacifico”: non c’è dubbio, storicamente, che prima del 1917 in Asia la Russia era vista come una potenza “occidentale”, ma è ancora vero a giorni nostri? Molti osservatori parlano di una strategia russa in Asia. Qual è la tua opinione in merito? In Asia la Russia è ancora percepita come una “potenza occidentale” o tale percezione sta cambiando?

A.B. Abrams: Nell’introduzione del libro ho evidenziato che un cambiamento di fondo dell’ordine mondiale è stato facilitato dalla modernizzazione e dalla industrializzazione di due paesi orientali: il Giappone sotto la restaurazione Meiji, e l’Unione Sovietica nel periodo del programma di industrializzazione di Stalin. Prima di questi due eventi l’Occidente aveva conservato un monopolio effettivo sull’economia industriale moderna e sulla forza militare moderna. L’immagine della Russia risente ancora del retaggio dell’Unione Sovietica: in particolare, il modo in cui la proliferazione sovietica, sia delle industrie moderna sia delle armi moderne in gran parte della regione, è stata la chiave per contenere le ambizioni occidentali durante la Guerra Fredda. La Russia post-sovietica è in una posizione alquanto unica, cioè con un’eredità culturale influenzata dalla Mongolia e dalle zone centrali dell’Asia, ma anche dall’Europa. Politicamente la Russia rimane distinta dal blocco occidentale e la percezione del paese nell’Asia orientale è pesantemente influenzata da questo.
Oggi forse una delle differenze più grandi è che la Russia sta sostenendo il principio di sovranità in base al diritto internazionale e la sua adesione a una politica straniera non-interventista. Dove per esempio gli Stati Uniti, l’Europa e il Canada tentano di intervenire negli affari interni di altre parti ( attraverso la riduzione degli armamenti [in inglese], imponendo sanzioni economiche [in inglese] o anche lanciando interventi militari con il pretesto umanitario), la Russia non ha una storia fatta di un tale comportamento, cosa che l’ha resa una presenza gradita anche a nazioni allineate all’Occidente per tradizione, come le Filippine, l’Indonesia e la Corea del Sud.
Mentre il blocco occidentale ha tentato di isolare l’Unione Sovietica dall’Asia orientale e sudorientale sostenendo la diffusione del pensiero anticomunista, tale pretesto per eludere la Russia è collassato nel 1991. Oggi l’Occidente ha dovuto fare ricorso ad altri mezzi per tentare di contenere e demonizzare il paese, etichettandolo come irrispettoso dei diritti umani o minacciando i suoi partner economici e di difesa con sanzioni e altre ripercussioni. Il successo di queste misure nell’area pacifica dell’Asia è variato: ma poiché le economie regionali sono arrivate a fare meno affidamento sul commercio occidentale e sono cresciute progressivamente, è diminuita l’influenza occidentale interdipendente su di loro e le loro politiche estere.

Anche se considerata una nazione occidentale, il tipo di società conservatrice occidentale che la Russia potrebbe sembrar rappresentare, oggi differisce in maniera netta da quella dell’Europa occidentale del Nord America. In merito a una strategia russa in Asia, sembra che dal 2014 sia cresciuto il sostegno a tale piano, cioè da quando le relazioni con il blocco occidentale si sono di fatto interrotte. In effetti, il futuro della Russia come potenza del Pacifico potrebbe essere molto brillante e, come parte della regione emergente dell’Asia nordorientale, confina con molte delle economie che sembrano essere le dominanti del XXI secolo, cioè Cina, Giappone e le due Coree. Pietro il Grande è conosciuto per aver dato il via a una nuova era di prosperità per la Russia, avendo capito l’importanza dell’ascesa dell’Europa e ridefinendo la Russia come una potenza europea, spostando quindi la capita a San Pietroburgo. Oggi una strategia simile, seppur meno estrema, che punta a oriente verso nazioni più amichevoli e più prosperose, potrebbe essere cruciale per il futuro della Russia.

Saker: Molti osservatori parlano di una informale ma molto profonda, addirittura rivoluzionaria, partnership tra la Russia di Putin e la Cina di Xi. I cinesi parlano addirittura di una “partnership strategica e globale per il coordinamento della nuova era”. Come definiresti l’attuale relazione tra i due paesi e che prospettive vedi una futura partnership russo-cinese?

A.B. Abrams: Un’alleanza russo-cinese è stata vista a lungo sia dagli USA che dall’Europa come una delle più grandi minacce alla supremazia globale occidentale e a all’ordine mondiale guidato dall’Occidente. Già nel 1951 i negoziatori americani che incontravano le delegazioni cinesi per porre fine alla guerra di Corea, erano stati istruiti per puntare l’attenzione sulle differenze di posizione di Mosca e Pechino, nel tentativo di creare una spaccatura tra i due. La stretta cooperazione cino-sovietica di quel periodo ha seriamente frenato i piani occidentali per la penisola coreana e per la regione circostante, ed è stato più volte messo in evidenza che la chiave per la vittoria occidentale era di creare una separazione tra Cinesi e Sovietici. Raggiungere questo obiettivo nei primi anni ’60 e portare le due potenze molto vicino ad un conflitto totale, ha significativamente aumentato le prospettive di una vittoria occidentale durante la Guerra Fredda, grazie alla fine di un fronte precedentemente unito, che minava seriamente i movimenti nazionalisti e di sinistra in opposizione ai piani occidentali dall’Africa e dal Medio Oriente fino al Vietnam e alla Corea. Entrambi gli stati hanno compreso le vere conseguenze di tutto questo a fine anni ’80 e inizio ’90, quando ci fu un reale rischio di collasso totale sotto la pressione occidentale. I tentativi di porre fine alla rivoluzione nazionale cinese attraverso la destabilizzazione fallirono nel 1989; l’Unione Sovietica è stata invece meno fortunata, e le conseguenze per la popolazione russa nel decennio successivo sono state davvero gravi.

Oggi la partnership cino-russa è diventata davvero globale e, mentre gli esperti occidentali a partire da Henry Kissinger fino al defunto Zbigniew Brzezinski, hanno enfatizzato l’importanza di causare una nuova frattura in questa relazione, è improbabile che questa strategia possa funzionare una seconda volta. Sia Pechino che Mosca hanno imparato dal periodo successivo agli anni della Guerra Fredda che più stanno vicini, più saranno al sicuro, e che ogni frattura tra loro porterà ai loro avversari solamente la chiave per causare la loro caduta. E’ difficile capire l’importanza della partnership russo-cinese per la sicurezza di entrambi gli stati senza comprendere la grandezza della minaccia occidentale: una pressione massima esercitata su fronti multipli, dalla finanza e dall’informazione fino alla difesa e al cyberspazio. Nei primi anni 50’ era solo il deterrente nucleare sovietico che teneva al sicuro entrambi gli stati dai veri e reali piani occidentali di un attacco nucleare massiccio, così come oggi è la sinergia nei rispettivi punti di forza di Cina e di Russia la chiave per proteggere la sovranità e la sicurezza delle due nazioni da una vera, reale e imminente minaccia. Alcuni esempi della natura di questa minaccia comprendono i crescenti investimenti in ingegneria sociale attraverso i social media (i risultati si sono visti ad Hong Kong, a Taiwan e in Ucraina, una soglia che abbassa l’uso di armi nucleari da parte degli Stati Uniti) che attualmente addestra gli alleati occidentali al di fuori del Trattato di non Proliferazione, e ci sono fonti russe e coreane di investimenti in guerra biologia, testati in Georgia, Europa orientale e Corea del Sud [in inglese].

La partnership tra Russia e Cina è diventata davvero globale: l’esempio migliore è forse la loro relazione militare. Dal 2016 le esercitazioni militari congiunte hanno previsto la condivisione di informazioni estremamente sensibili [in inglese] sui sistemi missilistici e di preallarme: uno dei segreti della difesa meglio custoditi da parte di qualsiasi potenza nucleare, che anche le potenze NATO non condividono con nessuno. Il settore della difesa russo ha giocato un ruolo chiave nella modernizzazione dell’esercito di liberazione popolare cinese, mentre l’investimento cinese è stato essenziale per permettere alla Russia di continuare la ricerca e lo sviluppo sui sistemi di prossima generazione, necessari per mantenere la parità con gli Stati Uniti. Secondo quanto riferito, la cooperazione lavora nello sviluppo delle tecnologie delle armi di prossima generazione per sistemi come i missili da crociera supersonici, i missili antiaerei, i nuovi bombardieri strategici e gli aerei da combattimento che entrambi gli stati prevedono di mettere in campo a metà del decennio del 2020. Grazie alla spesa condivisa sulla difesa, una piccola parte rispetto a quella delle potenze occidentali, che a loro volta collaborano strettamente nei progetti di difesa di nuova generazione, è logico che le due nazioni uniscano le risorse e gli sforzi di ricerca e sviluppo per migliorare in maniera efficiente la propria sicurezza.

Anche la cooperazione nelle questioni politiche è significativa, e le due parti hanno presentato un efficace fronte unito contro i piani del blocco occidentale. Nel 2017 entrambi i paesi hanno mandato forti messaggi di avvertimento agli Stati Uniti e ai loro alleati sul fatto che non avrebbero tollerato un’invasione della Corea del Nord, preavviso a cui poi è seguita l’installazione nelle zone adiacenti al confine coreano di Russia e Cina di sistemi avanzati di difesa aerea [in inglese] con una capacità di copertura di gran parte dello spazio aereo della penisola. Dopo i test di Pyongyang sul loro primo sistema nucleare capace di raggiungere gli Stati Uniti [in inglese] e rinnovate le minacce da parte degli americani contro il paese asiatico, Cina e Russia hanno fatto esercitazioni simultanee vicino alla penisola utilizzando unità navali, con il chiaro intento di avvertire gli Stati Uniti contro un intervento militare. In molte occasioni la marina cinese è stata dispiegata nel Mediterraneo per esercitazioni congiunte [in inglese] con le forze russe, sempre a seguito di periodi di alta tensione con il blocco occidentale sulla Siria.

Nell’aprile 2018, un periodo con una tensione particolarmente alta tra Russia e il blocco occidentale, che minacciava sia di intervenire militarmente contro il governo siriano, sia di reagire ad un presunto ma non provato attacco con armi chimiche sul suolo britannico, il ministro della Difesa cinese Wei Fenghe è andato in Russia e ha affermato in maniera più esplicita che la partnership russo-cinese punta a contrastare i piani occidentali. Con riferimento alla partnership russo-cinese per la difesa “stabile come il monte Tai”, ha dichiarato [in inglese]: “la parte cinese deve arrivare a mostrare agli americani gli stretti legami tra le forze armate di Cina e di Russia, specialmente in questa situazione. Siamo venuti per darvi supporto”. Una settimana dopo la Cina ha annunciato una esercitazione navale su larga scala [in inglese] nello stretto di Taiwan, che, secondo molti analisti, era pianificata per coincidere con un ammassamento di forze occidentali vicino alla Siria. Presentare un potenziale secondo fronte è stata la chiave di deterrenza per le potenze occidentali, ed evitare che prendessero azioni ulteriori contro la Cina o contro la Siria sua alleata. Questi sono solo alcuni esempi della cooperazione russo-cinese, che è solo destinata a diventare sempre più stretta col tempo.

Saker: Gli Stati Uniti rimangono la più formidabile potenza militare in Asia, ma è compromessa a causa di gravi errori di valutazione da parte della leadership politica statunitense. Quanto pensi sia seria la crisi che ora gli USA stanno affrontando in Asia, e come valuti il rischio di un confronto militare tra Stati Uniti e le varie potenze asiatiche (Cina, Filippine, Corea del Nord, ecc.)?

A.B. Abrams: Prima di tutto vorrei mettere in discussione il fatto che gli Stati Uniti siano la più formidabile potenza militare nella regione, poiché, anche se ha un imponente arsenale, ci sono molti indicatori che ha perso tale posizione a favore Cina durante il decennio 2010. Se consideriamo il livello di prontezza al combattimento, l’obsolescenza media delle armi nei loro arsenali, il morale sia pubblico che nelle forze armate e, cosa più importante, la correlazione delle loro forze, la Cina sembra essere in vantaggio in caso scoppi una guerra nello scacchiere Asia-Pacifico. E’ importante ricordare che per gli Stati Uniti e gli alleati europei in particolare, le guerre non vengono combattute su una scacchiera. Solo una piccola frazione dei loro eserciti potrebbe essere schierata nella zona dell’Asia-Pacifico in un mese dallo scoppio del conflitto, mentre più del 95% delle forze cinesi sono già presenti nella regione e sono allenate e armate quasi esclusivamente per una guerra nelle condizioni di quella regione. In termini concreti, l’equilibrio del potere militare in quella regione gioca a favore della Cina e, sebbene gli Stati Uniti abbiano provato a contrastarlo con un “piano per l’Asia” di carattere militare dal 2011, questo è definitivamente fallito a causa di due fattori: il ritiro dagli impegni di difesa altrove e l’inaspettata andatura con cui la Cina ha ampliato [in inglese] e modernizzato [in inglese] le sue forze armate.

In questo momento il rischio di un confronto militare diretto resta basso: se, a differenza del 2017 con il rischio di un’azione degli americani e dei loro alleati contro la Corea del Nord, Pyongyang ha di fatto eliminato questa possibilità dal tavolo grazie allo sviluppo di un vitale e crescente arsenale di armi termonucleari e degli associati sistemi di trasporto, oltre al riammodernamento delle sue capacità convenzionali. Mentre gli Stati Uniti possono aver tentato di smascherare il bluff russo e cinese lanciando un attacco limitato (che ha seriamente rischiato di innescare una spirale e diventare molto più ampio), è a beneficio di tutte le parti della regione, inclusa la Corea del Sud, che la Corea del Nord ha ora la capacità di deterrenza verso gli Stati Uniti senza dover fare riferimento a sostegni esterni. Questo è stato un evento storicamente senza precedenti e, con l’evolversi della tecnologia militare, ha permesso per la prima volta ad una piccola potenza di avere un deterrente verso una superpotenza, senza contare su un intervento alleato. I cambiamenti della tecnologia militare, così come la proliferazione di missili balistici intercontinentali a testata nucleare, rendono una guerra sul campo meno probabile, ma alterano anche la natura della guerra, mettendo maggior enfasi sulla guerra di informazione, sulla guerra economica e altri ambiti che decideranno progressivamente l’equilibrio globale del potere. Dove la risposta americana alla resistenza della Cina e della Corea del Nord negli anni 50’ è stata innaffiarli con il napalm, oggi vincere sulla popolazione attraverso il soft power, la promozione di dissenso interno, la pressione sugli standard di vita e assicurando una dominazione occidentale delle tecnologie chiave, è diventato il nuovo strumento di combattimento.

Detto questo, c’è una superiore minaccia di conflitto nella zona asiatico-pacifica, e di natura differente. Molte organizzazioni, incluse le Nazioni Uniti e i ministeri della Difesa russi, di Singapore e dell’Indonesia, hanno avvertito del pericolo che il terrorismo islamico crea alla stabilità della regione. L’Islam radicale, come recentemente affermato dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, ha giocato un ruolo chiave nel permettere al blocco occidentale di consolidare la sua dominazione in Medio Oriente e in Nord Africa, minando i governi allineati alla Russia e all’Unione Sovietica, tra cui Algeria, Libia, Egitto e Siria, nella maggior parte dei casi con supporto occidentale diretto. Graham Fuller, vicedirettore della CIA, ha fatto riferimento alla “politica dell’agenzia di guidare l’evoluzione dell’Islam e di aiutarli contro i nostri avversari”. A questo proposito, Graham Fuller, vicedirettore della CIA, ha fatto riferimento alla “politica dell’agenzia di guidare l’evoluzione dell’Islam e di aiutarli contro i nostri avversari”. Diversi funzionari, dai più alti ufficiali dell’esercito russo, siriano e iraniano, all’ex presidente dell’Afghanistan [in inglese] e il presidente della Turchia [in inglese], hanno denunciato il sostegno occidentale ai gruppi terroristici radicali, incluso lo Stato Islamico, per destabilizzare i loro avversari. Poiché l’area asiatico-pacifica si sta sempre più sottraendo alla sfera d’influenza occidentale, è probabile che questo vantaggio sarà sempre più utilizzato. Le conseguenze della diffusione dello jihadismo dal Medio Oriente sono state relativamente limitate fino ad ora, ma crescenti segnali di pericolo possono essere visti in Xinjiang, Myanmar, Filippine e Indonesia. E’ questo meno diretto mezzo di fare guerra che probabilmente rappresenta la più grande minaccia.

Saker: Pensi che vedremo mai il giorno in cui le forze americane dovranno lasciare la Corea del Sud, il Giappone o Taiwan?

A.B. Abrams: Oltre a un limitato contingente di Marine dislocati di recente a presidio dell’American Institute [in inglese], attualmente le forze statunitensi non sono di stanza a Taiwan. E’ stata ridotta la massiccia forza dispiegata negli anni ’50, e nel 1974 sono state rimosse le armi nucleari americane in risposta all’accettazione da parte della Cina di un’alleanza con gli Stati Uniti contro l’Unione Sovietica. La situazione militare di Taiwan è molto precaria, e la disparità nella sua forza rispetto al continente cinese cresce considerevolmente ogni anno. Anche una grande presenza militare americana è improbabile che cambi qualcosa: a solo 130 km dalla terraferma cinese sarebbero estremamente vulnerabili, e potrebbero essere rapidamente isolati dal supporto esterno in caso di una guerra nello stretto. Potremmo, comunque, vedere un piccolo contingente americano schierato come “innesco”, che invierà effettivamente un segnale a Pechino che il territorio è sotto la protezione americana e che un tentativo di riconquistare Taiwan coinvolgerà gli Stati Uniti. Date le tendenze dell’opinione pubblica a Taiwan e i consistenti sentimenti filo-occidentali in particolare tra le giovani generazioni, è probabile che in futuro Taipei vedrà in loco una presenza militare occidentale superiore, piuttosto che inferiore.

Il Giappone e in particolare la Corea del Sud hanno un’opinione pubblica con più sfumature verso gli Stati Uniti, e le percezioni negative di una presenza militare americana potrebbero crescere in futuro, anche se per ragioni diverse in ogni paese. I soli funzionari eletti, tuttavia, non sono sufficienti a spostare la presenza americana, come perfettamente dimostrato dal breve mandato del Primo Ministro Hatoyama in Giappone, e dalla frustrazione degli sforzi del presidente Moon per limitare lo schieramento americano di sistemi missilistici THAAD [in inglese] nel suo primo anno di mandato.

Ci vorrebbe una massiccia mobilitazione dell’opinione pubblica, sostenuta da interessi commerciali e forse dall’esercito, per forzare un tale cambiamento. Rimane tuttavia possibile, in particolare dato che entrambe le economie sono sempre più dipendenti dalla Cina per il commercio, e gli Stati Uniti sembrano aver agito in modo sempre più irregolare in risposta alle sfide di Pechino e Pyongyang che ne hanno minato la credibilità. Per quanto riguarda un ritiro volontario da parte degli Stati Uniti, resta estremamente improbabile. Il presidente Donald Trump era uno dei candidati meno interventista della storia recente, ma anche sotto di lui e con considerevoli prospettive di appoggio pubblico per una significativa riduzione della presenza americana, meno probabile per un ritiro completo, sono rimasti scarsi.

Saker: Alcuni circoli in Russia stanno cercando con tutte le loro forze di spaventare l’opinione pubblica russa contro la Cina, affermando che “la Cina vuole saccheggiare (o addirittura conquistare!) la Siberia”, “la Cina costruirà le sue forze armate e attaccherà la Russia” o “la Cina con la sua enorme economia assorbirà semplicemente la piccola Russia”. Secondo te, queste paure sono fondate e, se sì, quali e perché?

A.B. Abrams: Una crescita del sentimento sinofobo in Russia serve solo ad indebolire la nazione e potenziare i suoi avversari, potenzialmente minacciando le sue relazioni con il suo partner strategico più importante. Lo stesso vale per quanto riguarda la russofobia in Cina. Data la natura un po’ eurofila dello stato russo in vari periodi, compresi gli anni ‘90, e le considerevoli influenze europee nella Russia moderna, vi sono motivi per costruire tale sentimento. Infatti Radio Free Europe, un ente governativo senza scopo di lucro finanziato dal governo degli Stati Uniti con lo scopo dichiarato di “portare avanti gli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti”, ha pubblicato contenuti sinofobi volti a raffigurare il popolo russo come vittima di interessi commerciali cinesi [in inglese] in coincidenza col vertice Putin-Xi nel giugno 2019. Tuttavia, una comprensione dello stato moderno cinese e dei suoi interessi indica che non rappresenta una minaccia per la Russia – e che al contrario è vitale per gli interessi della sicurezza nazionale della Russia. Sebbene la Russia abbia storicamente legami culturali con le nazioni occidentali, l’Occidente ha mostrato una notevole ostilità russa nella sua storia recente – come forse è più evidente negli anni ‘90, quando la Russia si sottomise brevemente e cercò di diventare parte dell’ordine guidato dall’Occidente, con conseguenze terribili. La Cina, al contrario, ha storicamente condotto una politica basata sul concetto di uno stato di civiltà, in base al quale la sua forza non è misurata dalla debolezza e dalla sottomissione degli altri, ma dai suoi risultati interni. Una Russia potente e indipendente in grado di proteggere un vero ordine mondiale basato sulle regole e sul tenere sotto controllo gli attori illegali, è fortemente nell’interesse cinese. È chiaro che in Russia tale comprensione esiste a livello statale, anche se non vi è dubbio che ci saranno sforzi da parte di attori esterni per mettere l’opinione pubblica contro la Cina a scapito degli interessi di entrambi gli stati.

L’idea che la Cina cercherà di sottomettere economicamente la Russia, e, ancora peggio, di invaderla, è ridicola. È dall’Europa che sono arrivate le più importanti invasioni del territorio russo: vaste coalizioni europee, guidate rispettivamente da Francia e Germania, con un terzo attacco guidato dagli americani, pianificato e preparato, ma bloccato dall’acquisizione di un deterrente nucleare da parte dei sovietici. Più recentemente dall’Occidente sono arrivate le sanzioni, il programma di austerità degli anni ‘90, la militarizzazione dell’Europa orientale e la demonizzazione della nazione russa – tutti destinati a soggiogarla e, se possibile, a dividerla. Anche al culmine del suo potere, la Cina non colonizzò i coreani, i vietnamiti o i giapponesi, né cercò di conquistare l’Asia centrale. Supporre che la Cina avrà gli stessi obiettivi e gli stessi interessi di uno stato occidentale se si trovasse in una posizione di forza simile significa ignorare le lezioni della storia e la natura del carattere nazionale e dell’interesse nazionale cinese.

 

Saker: L’esercito russo è attualmente molto più capace (anche se numericamente molto più piccolo) rispetto a quello cinese. Qualcuno in Cina vede nella Russia una minaccia militare?

A.B. Abrams: Ci possono essere emarginati nazionalisti estremisti in Cina che vedono minacce alla sicurezza nazionale ovunque, ma in generale non ci sono percezioni simili. Al contrario, l’immenso contributo della Russia alla sicurezza cinese è ampiamente riconosciuto – non solo in termini di trasferimenti tecnologici ma anche in termini di valore del fronte comune che le due potenze hanno formato. La Russia non solo non ha una storia di annessione dei paesi dell’Asia orientale o di proiezione di forza contro di loro, ma è anche fortemente dipendente dalla Cina, in particolare sia per mantenere attivo il proprio settore della difesa, sia per indebolire i tentativi occidentali di isolarla. L’aggressione russa contro la Cina è impensabile per Mosca, anche se la Cina non possiede le sue attuali capacità militari e di deterrenza nucleare. Questo è qualcosa di ampiamente compreso in Cina e altrove.

Metto in dubbio il fatto che l’esercito russo sia molto più capace di quello cinese, poiché oltre alle armi nucleari esiste un livello simile di capacità nella maggior parte dei settori di entrambi i paesi. Mentre la Russia ha un ruolo guida in molte tecnologie chiave come i missili ipersonici, le difese aeree e i sottomarini, per citare alcuni esempi di spicco, la Cina è stata in grado di acquistare e integrare molti di questi nelle proprie forze armate accanto ai prodotti del proprio settore della difesa. Il caccia russo più famoso, ad esempio, il Flanker (in tutti i suoi derivati dal Su-27 al J-11D), è in realtà schierato in gran numero sia dalla Cina che dalla stessa Russia – e quelli in servizio cinese hanno accesso sia ai sottosistemi e alle munizioni indigene che russe. Inoltre, ci sono alcuni settori meno importanti ma comunque significativi in cui la Cina sembra mantenere un vantaggio: per esempio ha schierato jet da combattimento equipaggiati con una nuova generazione di radar attivi a scansione digitale e missili aria-aria dal 2017 (sui J-20 e sui J-10C [in inglese] prodotto dal 2018 in poi),  mentre la Russia lo ha fatto solo nel luglio 2019 con l’introduzione [in inglese] del MiG-35. Rimane incerto se ciò sia dovuto ad un vantaggio tecnologico cinese, o ad una maggiore disponibilità di fondi per l’applicazione più rapida delle nuove tecnologie. La capacità russa di fornire alla Cina le sue tecnologie più vitali, e la volontà della Cina di affidarsi così tanto alla tecnologia russa da includere tanta parte del suo inventario, dimostra il livello di fiducia tra i due paesi.

Saker: Pensi che la Cina potrebbe diventare una minaccia militare per altri paesi della regione (in particolare Taiwan, India, Vietnam, Filippine, ecc.)?

A.B. Abrams: Vorrei indirizzarti su una citazione del primo ministro malese Mahathir Mohamad, di marzo di quest’anno. Ha affermato: “lo diciamo da sempre, abbiamo avuto la Cina come vicino per 2.000 anni, non siamo mai stati conquistati da lei. Ma gli Europei arrivarono nel 1509 e in due anni conquistarono la Malesia”. Questo lo ha detto un leader nazionalista considerato uno dei più sinofobi del Sud-Est asiatico, il cui paese ha una disputa territoriale in corso con la Cina nel Mar Cinese Meridionale, e testimonia la natura delle affermazioni di una minaccia cinese. È fondamentale non commettere l’errore di imporre la visione occidentale quando si cerca di capire la politica cinese. A differenza degli stati europei, la Cina non è e non è mai stata dipendente dal conquistare altri per arricchirsi – ma piuttosto è uno stato di civiltà che misura la sua ricchezza con ciò che può produrre il suo popolo. Un rapporto armonioso con l’India, il Vietnam, le Filippine e altri paesi in cui l’integrità sovrana e territoriale di tutti gli Stati è rispettata, è nell’interesse cinese.

Un secondo aspetto che deve essere considerato, e che testimonia le intenzioni della Cina, è l’orientamento delle forze armate del paese. Mentre le forze armate degli Stati Uniti e delle potenze europee come Gran Bretagna, Paesi Bassi, Belgio e Francia sono pesantemente distorte per dare priorità alla proiezione del potere oltreoceano, le forze armate cinesi hanno fatto investimenti sproporzionatamente piccoli nella proiezione di potenza, e sono fortemente adattate alla difesa territoriale. Mentre gli Stati Uniti hanno oltre 300 aerei cisterna progettati per rifornire i jet da combattimento in volo e attaccare terre lontane, la Cina ha solo tre aerei cisterna appositamente costruiti, meno della Malesia, del Cile o del Pakistan. Il rapporto tra unità logistiche e unità di combattimento [in inglese] indica inoltre che le forze armate cinesi, in netto contrasto con le potenze occidentali, sono fortemente orientate alla difesa e ai combattimenti vicino ai loro confini.

Detto ciò, la Cina rappresenta una minaccia imminente per il governo di Taipei – anche se non sarei d’accordo con la vostra categorizzazione di Taiwan come paese. Ufficialmente nota come Repubblica di Cina (ROC- in contrapposizione alla Repubblica Popolare Cinese di Pechino), Taipei non si è dichiarata paese separato, ma piuttosto il legittimo governo dell’intera nazione cinese. Taipei rimane tecnicamente in guerra con la terraferma, un conflitto che sarebbe finito nel 1950 se gli Stati Uniti non avessero posto la ROC sotto la loro protezione. La forza in rapida crescita della Cina continentale ha spostato drasticamente l’equilibrio del potere nel caso in cui il conflitto scoppiasse nuovamente in ostilità aperte. La Cina ha solo da guadagnare nel giocare sui tempi lunghi con Taiwan, tuttavia, fornisce borse di studio e posti di lavoro ai suoi abitanti affinché vivano sulla terraferma, minando così la demonizzazione del paese e l’ostilità verso una riunificazione pacifica. Anche la dipendenza economica di Taiwan dalla terraferma è cresciuta considerevolmente, e questi metodi più soft per colmare le lacune tra la ROC e il continente sono fondamentali per facilitare l’unificazione. Nel frattempo, l’equilibrio militare nello Stretto di Taiwan diventa solo più favorevole per Pechino ogni anno – il che significa che non vi è alcuna urgenza di intraprendere un’azione militare. Anche se la Cina insisterà sull’unificazione, cercherà di evitare di farlo violentemente, a meno che non sia provocata.

Saker: In conclusione: dove pensi che in Asia ci sarà il prossimo grande conflitto e perché?

A.B. Abrams: Il conflitto nell’Asia-Pacifico è in corso, ma la natura del conflitto è cambiata. Vediamo uno sforzo di de-radicalizzazione in corso, e finora di grande successo, nello Xinjiang – che è stato avviato in risposta diretta ai tentativi occidentali di trasformare la provincia nella “Siria della Cina o la Libia della Cina[in inglese], usando le parole dei media statali cinesi. Vediamo una dura risposta occidentale [in inglese] all’iniziativa Made in China 2025, in base alla quale il paese ha cercato di competere in settori tecnologici chiave precedentemente monopolizzati dal blocco occidentale e dal Giappone – e il risultato di ciò avrà un impatto considerevole sull’equilibrio del potere economico negli anni a venire. Vediamo una guerra economica diretta e una competizione tecnologica tra la Cina e gli Stati Uniti – anche se questi ultimi si sono finora astenuti da un’escalation eccessiva a causa dell’impatto potenzialmente devastante che le rappresaglie avrebbero potuto avere. Vediamo inoltre una guerra informativa in pieno svolgimento, con storie sinofobe che citano spesso “fonti anonime”, propagate dai media occidentali per colpire non solo le sue popolazioni – ma anche per influenzare l’opinione pubblica nel Sudest asiatico e altrove. L’influenza su terze parti rimane vitale per isolare la Cina e cementare la sfera di influenza occidentale. L’uso dei social media e dell’ingegneria sociale, come hanno dimostrato gli eventi dell’ultimo decennio dal Medio Oriente nel 2011 a Hong Kong, rimane fondamentale e crescerà solo di forza nei prossimi anni. Vediamo anche una grande corsa agli armamenti, con il blocco occidentale che investe pesantemente in una nuova generazione di armi progettate per far diventare obsolete le attuali difese cinesi e alleate – dalle difese aeree laser per neutralizzare il deterrente nucleare cinese ai caccia “invisibili” di sesta generazione, nuovi bombardieri pesanti, nuove applicazioni delle tecnologie di intelligenza artificiale e nuovi missili ipersonici.

Tutti questi sono i fronti del grande conflitto attualmente in corso, e le amministrazioni Obama e Trump hanno intensificato le loro offensive per portare a termine una nuova “fine della storia” molto simile a quella degli anni ‘90 – solo che questa volta sarà probabilmente permanente. Per prevalere, Cina e Russia dovranno cooperare almeno altrettanto strettamente se non più di quanto le potenze occidentali facciano tra loro.

Saker: Grazie mille per il tuo tempo e le tue risposte!

*****

Articolo del Saker pubblicato su TheSaker.is il 26 giugno
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi e Raffaele Ucci per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

Condivisione: