La situazione in Bielorussia si sta evolvendo rapidamente e non per il meglio, per non dire altro. Tante cose sono successe ma questo è, secondo me, un breve sommario degli sviluppi più cruciali:

  • La scorsa domenica c’è stato un successo importante per l’opposizione bielorussa: in numerose città sono scese in piazza grandi folle e, nella maggior parte dei casi, le manifestazioni sono state pacifiche.
  • Ora la Bielorussia ha il proprio “Juan Guaido” nella persona di Svetlana Tikhanovskaia, la cui sola “qualifica” per guidare l’opposizione è quella di avere il marito in galera. Lei si è già autonominata “leader della Bielorussia”.
  • L’opposizione bielorussa ha formato un comitato di coordinamento costituito da rabbiosi russofobi ben conosciuti da lunga data [in inglese].
  • Il programma dell’opposizione (che chiamano “pacchetto di riforme per la rianimazione della Bielorussia”) è semplice: nuove “eque” elezioni per poi raggiungere i seguenti obiettivi. La Bielorussia di deve ritirare da tutti gli accordi collegiali che ha con la Russia (inclusi l’Unione Statale, la SCO, eccetera). Al posto di questi, l’obiettivo nazionale dovrebbe essere, indovinate un po’, l’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea. Tutte le forze militari russe devono essere espulse. Deve essere reimposto il linguaggio bielorusso, stile Ucraina, all’intera società bielorussa (inclusi, sembra, i militari, buona fortuna con questo!). Le organizzazioni russe dovranno essere bandite in Bielorussia e proibiti i canali TV russi. Il confine con la Russia dovrà essere chiuso. Poi, si dovrà creare una nuova e indipendente “chiesa ortodossa bielorussa”. Infine, l’economia bielorussa sarà “riformata”, il che vuole dire che tutto quel che è vendibile sarà venduto, e poi il paese sarà deindustrializzato (come l’Ucraina o gli Stati Baltici).
  • A questo punto è abbastanza chiaro che la “opposizione” controllata dagli occidentali ha preso con successo il controllo di quella che all’inizio era una legittima opposizione locale. Questo meccanismo (il dirottamento di una legittima e realmente popolare opposizione da parte di influenzatori controllati dall’Occidente) è esattamente quel che è accaduto in Ucraina, in Siria e in molti altri posti (a mio parere, è perfino quel che sta accadendo negli Stati Uniti proprio adesso). Alcuni ambasciatori bielorussi (in Slovacchia, Svizzera, Svezia) sono passati dalla parte dell’opposizione proprio com’è avvenuto in Venezuela, in Siria e in altre nazioni.

Ad essere onesto, ci sono molte più somiglianze fra i recenti avvenimenti in Venezuela e quel che sta accadendo in Bielorussia; non è solo la Tikhanovskaia come Juan Guaido. Per esempio, Lukashenko ha commesso errori cruciali quanto, se non di più, Maduro, e per lui ora c’è un inferno da pagare.

Adesso passiamo alle azioni di Lukashenko:

  • Ora Lukashenko sta di nuovo sbraitando contro l’Occidente, al livello di spostare l’unità militare bielorussa di punta (la 103° Brigata Speciale Aviotrasportata della Guardia di stanza a Vitebsk) lungo il confine occidentale, e mettere in stato di allerta il resto delle forze armate. Lukashenko ha spiegato ciò con il rischio reale di un attacco da parte di militari occidentali (il che è una totale sciocchezza, la NATO non ha le forze necessarie per attaccare la Russia, che è presente in Bielorussia, e sopravvivere).
  • Lukashenko e almeno due dei suoi ministri sono usciti a parlare con i protestanti, un atto coraggioso da non sottovalutare (cioè, Lukashenko, pur con tutti i suoi reali difetti, non è Yanukovich, e non lo sono neanche molti dei suoi ministri). Gli incontri non sono andati bene, specialmente per i due ministri che mancano dell’innegabile carisma personale di Lukashenko.
  • Lukashenko ha ammesso pubblicamente di aver dovuto far intervenire le forze speciali bielorusse contro alcuni dimostranti. Non ha dato altri dettagli, ma quell’ammissione è interessante perché mostra due cose: a) poiché si è dovuto far intervenire le forze speciali, è possibile che le altre forze di polizia fossero incapaci o riluttanti a controllare la situazione, e b) le forze di élite bielorusse sono ancora fedeli a Lukashenko.
  • Lukashenko ha chiamato numerose volte Putin, e sta ora dicendo che quella corrente non è solo una minaccia verso la Bielorussia ma anche verso la Russia. Chiaramente, Lukashenko sta mendicando l’aiuto russo.
  • Lukashenko ha dichiarato pubblicamente che “a meno non mi rovesciate, non ci saranno altre elezioni” aggiungendo che l’opposizione dovrà passare sul suo cadavere prima di riuscire a distruggere la Bielorussia (di nuovo, il tipo non è Yanukovich).

Adesso vediamo cosa Lukashenko NON ha fatto:

  • Non ha licenziato né il suo Ministro degli Esteri né il capo del KGB bielorusso (secondo un canale Telegram pro-opposizione, il Ministro degli Esteri ha presentato le sue dimissioni ma Lukashenko le ha rifiutate, questa è una delle innumerevoli voci sulla Bielorussia che stanno inondando adesso Telegram).
  • NON ha dichiarato che la sua “politica multivettoriale” (cioè il corteggiamento all’Occidente) è stata uno sbaglio che deve esser modificato o abbandonato. Chiaramente, e nonostante la schiacciante evidenza del contrario, Lukashenko spera ancora di poter, in qualche modo, sedersi in mezzo alle due sedie, quella della sottomissione all’Impero e quella della riunificazione con la Russia.
  • Non si è scusato con Putin e/o la Russia per tutte le false accuse da lui lanciate contro di loro solo pochi giorni fa.
  • Paradossalmente, successivamente ai numerosi casi di violenza brutale usata inizialmente dai poliziotti bielorussi, ora le strade sono quasi del tutto libere da qualsiasi forza di polizia. Da una parte, ciò è bene, la violenza usata all’inizio ha fatto UN SACCO di danni al governo ed ha fatto molto arrabbiare la gente. Inoltre, è diminuita drammaticamente anche la violenza esercitata dall’opposizione, e pure questo è bene. Ma il problema è che adesso ci sono gruppi speciali, chiaramente molto ben organizzati, formati non necessariamente da locali , che stanno cercando di arrivare al potere illegalmente e con la violenza. È vitale che il KGB bielorusso identifichi e arresti queste persone. La mia paura è che il KGB bielorusso sia stato infiltrato da elementi pro-occidentali difficili da neutralizzare.

E ora guardiamo a cos’ha fatto l’ “Occidente collettivo ”:

  • L’Occidente ha chiaramente preso una posizione consolidata e comune verso questa crisi. L’Occidente non ha riconosciuto il risultato delle elezioni e sta ora sostenendo l’opposizione con tutto il suo peso.
  • I leader occidentali hanno chiamato Putin, in apparenza per chiedere che la Russia non intervenga in Bielorussia. Putin ha, in apparenza, detto loro che gli avvenimenti in Bielorussia non sono un affare loro, grazie.
  • Adesso è chiaro che l’Occidente non accetterà niente di meno di quel che potremo chiamare un “risultato ukro-nazista”, e che l’Impero userà tutte le sue risorse, all’infuori di un’azione militare, per provare a prendere il controllo della Bielorussia.

Adesso, diamo un’occhiata a cosa stanno facendo i vicini della Bielorussia:

  • In modo molto prevedibile, i polacchi stanno chiaramente pensando di ripristinare qualcosa che è noto col concetto evocativo (per alcuni…) di “Rzeczpospolita” in polacco, e che si traduce approssimativamente come “Confederazione Polacco-Lituana” (si veda qui [in inglese] per una rapida introduzione). In questo contesto, è molto importante capire che la Polonia moderna è un’erede ideologica del famigerato Józef Piłsudski (qui [in inglese] per i dettagli). Ciò significa che l’obiettivo finale della Polonia è quello di distruggere la Russia, ripristinare la Confederazione Polacco-Lituana e diventare una prostituta volontaria del potere occidentale, in particolare degli Stati Uniti (è altrettanto facile per gli attuali pseudo-patrioti polacchi prostituire la loro nazione agli Stati Uniti come lo fu per Piłsudski prostituirsi davanti a Hitler). Se alcuni di voi si imbattono nei concetti di “Prometeismo“ o “Intermarium“, fate clic su queste parole per maggiori dettagli [in inglese]. Non sorprende che la nazione che Winston Churchill chiamava “la iena d’Europa” si sia avventata sulla Bielorussia: i polacchi attaccano sempre, sempre, quando pensano che a) o ci sia qualche pezzo grosso dietro di loro oppure b) che la loro vittima sia debole . Mi aspetto che il Papa “preghi pubblicamente per la pace in Bielorussia” ed esprima la sua “angoscia” per le violenze. In verità – questa è stata la stessa banda da quasi 1000 anni (si veda qui e qui [in inglese]) e sono ancora lì. Non c’è davvero niente di nuovo sotto il sole…
  • Gli incapaci stati baltici vogliono entrare a far parte della Rzeczpospolita anche per ragioni molto semplici: sono terrorizzati che l’Occidente alla fine li scarichi, e sanno che da soli non otterranno mai nulla. Per quanto ai polacchi piaccia nascondersi dietro gli Stati Uniti, agli stati baltici piace nascondersi dietro la Polonia. Infine, questi paesi probabilmente si rendono conto che anche la Bielorussia da sola potrebbe prevalere militarmente su di loro, a prescindere dalla Russia, quindi si immaginano che uniti e protetti dallo Zio Shmuel si impadroniranno della Russia come hanno conquistato l’Ucraina, e alla fine (!) diventeranno il “Prometeo” (collettivo?) che pensano di essere, ma che la storia non ha mai permesso loro di diventare.
  • Per quanto riguarda i gerontocrati dell’UE, stanno solo facendo quello che sanno fare: cercare di impersonare una sorta di “autorità” (morale?) che decide quali elezioni sono eque, quali no, quali regimi possono picchiare i manifestanti (Macron, c’è qualcuno?) e quali devono immediatamente cedere alle richieste di un’”opposizione” attentamente controllata. È particolarmente commovente vedere la Merkel che chiaramente non si rende conto del disprezzo totale che i russi provano per lei e per ciò che rappresenta.

Infine, diamo un’occhiata a cosa dicono Putin e altri russi:

  • Putin e Xi hanno entrambi riconosciuto il risultato delle elezioni. Francamente, non conosco alcuna fonte seria che possa contestare il fatto che Lukashenko abbia battuto la Tikhanovskaia con un ampio margine. Sì, dubito seriamente anche delle cifre francamente stupide dell’80% contro il 10%, ma dubito di chi afferma che Lukashenko ha perso con un margine ancora maggiore. Né Putin né Xi “disconosceranno” queste elezioni. Il che significa che né Putin né Xi accetteranno mai la narrativa occidentale su ciò che è accaduto o su ciò che sta accadendo ora.
  • La reazione di Putin alle telefonate di Lukashenko sembra essere un tipo speciale di “buona volontà contenuta” o “gentile benevolenza”. Chiaramente, nessuno in Russia ha dimenticato quello che è appena successo, e noto una tendenza molto chiara nei talk show russi, nei notiziari e negli articoli: mentre la maggior parte dei russi vede sinceramente i bielorussi come fratelli russi, il livello di frustrazione e persino di disgusto nei confronti di Lukashenko è difficile da non notare, e sta solo crescendo. Anche i commentatori molto pro-Cremlino stanno perdendo la calma su ciò che sta facendo Lukashenko (e non sono meno arrabbiati per ciò che Lukashenko non sta facendo), penso a Igor Korotchenko, il capo del Consiglio Pubblico del Ministero della Difesa della Federazione Russa , un tipico insider del Cremlino, che ha dichiarato che il Ministro degli Esteri bielorusso è un “agente di influenza straniero” (cosa di cui non dubito) e che la Russia dovrebbe chiedere che venga licenziato. Posso solo essere d’accordo con lui.
  • Fondamentale, nella trascrizione [in inglese] riassuntiva ufficiale della conversazione telefonica tra Lukashenko e Putin, quest’ultimo ha ribadito che l’integrazione tra Russia e Bielorussia deve continuare. Ecco come si è espresso il Cremlino: “La parte russa ha ribadito la sua disponibilità a fornire l’assistenza necessaria per risolvere le sfide che la Bielorussia deve affrontare sulla base dei principi del Trattato sulla Creazione di uno Stato dell’Unione, nonché attraverso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, se necessario”. In altre parole, Putin sta definendo il quadro giuridico in base al quale la Russia potrebbe intervenire in qualche modo, soprattutto se un tale intervento verrà ufficialmente richiesto da Minsk.

Ora riassumiamo ciò che sta realmente accadendo, anche questo lo farò sotto forma di un elenco puntato:

  • Non c’è dubbio che molti bielorussi siano stufi di Lukashenko.
  • Non c’è dubbio che molti bielorussi sostengano ancora Lukashenko (se non altro come garante contro un collasso simile a quello ucraino).
  • Non c’è dubbio che la legittima opposizione bielorussa sia stata rapidamente e senza sforzo cooptata dai servizi speciali occidentali e da quelli, chiamiamoli, “Prometeici”.
  • Lukashenko era così sicuro di sé che non si è mai preso la briga di fare una vera campagna elettorale, di parlare e implorare la sua gente. È entrato in questa elezione arrogante e sicuro di sé, solo per scoprire che quello che è la sua cerchia immediata di signorsì (si alzano quando gli fanno rapporto) o mentiva o era incapace.
  • Inoltre, è anche chiaro che Lukashenko era sicuro che il suo KGB e la polizia antisommossa bielorussa avrebbero potuto facilmente sgomberare le strade. E mentre questo è sembrato funzionare per 24 ore, gli ultimi due giorni sono la prova che il regime ha perso il controllo delle strade e/o non ha idea di cosa fare dopo. Inoltre, anche se puoi usare la polizia antisommossa per disperdere i manifestanti, non puoi usare questa polizia antisommossa per costringere qualcuno a lavorare: ci sono molti rapporti coerenti di scioperi nelle principali imprese e società bielorusse. In che modo Lukashenko costringerà queste persone a lavorare? Non può. In effetti, lo ha detto espressamente quando ha dichiarato che gli scioperi distruggeranno la Bielorussia. Ormai ci sono anche segnalazioni che la società Belaruskalii [in inglese], una delle aziende più redditizie della Bielorussia (produce fertilizzanti a base di potassio) ha ormai smesso di funzionare (mi è appena arrivata una notizia: i lavoratori della Belaruskallii hanno accettato di riprendere il lavoro).
  • In extremis, Lukashenko ha iniziato a chiamare Putin e ha persino detto “noi russi” durante un incontro pubblico. In questo momento non conosco analista rispettabile in Russia che possa credere che Putin debba qualcosa a Lukashenko.
  • La colpa di quanto appena accaduto non può essere attribuita esclusivamente all’infinita arroganza di Lukashenko, all’infiltrazione del KGB bielorusso o alle provocazioni ucro-naziste: è possibile che SVR e GRU abbiano abbassato la guardia in questo caso, nonostante ciò che è successo fosse facile da prevedere (e molti l’avevano previsto). Se non fosse stato per il superbo lavoro dell’FSB, è del tutto possibile che ormai alcuni cittadini russi si troverebbero nelle carceri ucro-naziste. Anche il Ministero degli Esteri russo sembra essere stato colto di sorpresa. Non credo necessariamente che “qualche testa dovrebbe rotolare” alla SVR/GRU, ma per lo meno dovrebbe esserci un’indagine interna completa sul perché questa crisi apparentemente abbia colto di sorpresa il Cremlino, e dovrebbero essere tratte alcune “conclusioni organizzative”. A proposito, c’è anche la possibilità che la SVR/GRU e il Ministero degli Affari Esteri *abbiano* fornito avvertimenti tempestivi e sostanziali (fattibili). In questo caso, il problema è con i capi di questi servizi, il governo russo e il Presidente. A volte si dice che il processo di intelligence coinvolge tre fasi denominate “le tre A”: acquisizione (raccolta dati), analisi (gestione e interpretazione dei dati) e accettazione (convincere i decisori politici). Ovviamente non so a che livello sia avvenuto questo fallimento, ma lo vedo come un chiaro segno di un grave problema.

Ora guardiamo al nocciolo del “problema russo in Bielorussia”: è semplice, davvero: i bielorussi sono russi, anche più degli ucraini. Non solo, ma a giudicare dai filmati dalla Bielorussia (su tutti i canali e da tutte le fonti), mentre i (presunti) “leader” della cosiddetta “opposizione” sono tutti rabbiosi russofobi, la stragrande maggioranza di coloro che protestano contro Lukashenko non lo sono.

Il problema qui è che è impossibile ottenere numeri veramente affidabili. I sondaggi ufficiali bielorussi sono una barzelletta, ma i sondaggi della ”opposizione”, o i sondaggi condotti dall’Occidente, probabilmente sono ancor PIÙ inaffidabili. Poi c’è il fatto che Minsk è in qualche modo un caso speciale tra le città bielorusse. Inoltre, c’è una differenza tra la Bielorussia urbana e quella rurale. E, infine, l’opposizione stessa non è affatto monolitica, e quando a qualcuno viene chiesto se sostiene Lukashenko o no, ci sono molte possibili ragioni per cui qualcuno potrebbe rispondere “no” (diamine, anche in Russia molti russi non sostengono Lukashenko [il Saker probabilmente intendeva scrivere Putin]). Quindi dobbiamo accettare che fino a quando non tornerà una sorta di normalità in Bielorussia e non si terranno elezioni veramente libere, nessuno saprà con certezza cosa ne pensano i bielorussi di questa crisi o di Lukashenko.

C’è poi il fatto che, proprio come in Siria o in Ucraina, le proteste iniziali erano legittime, sia in termini di molte valide ragioni per protestare, sia in termini di essere veramente locali, non controllate dall’estero. Ma poi, proprio come in Siria e in Ucraina, queste proteste sono state infiltrate e cooptate da agenti stranieri. Idealmente, la Russia vorrebbe sostenere i manifestanti originali/reali il più possibile entro limiti ragionevoli e contrastare i sovversivi infiltrati. Ma come possono i russi separarli se non sono loro stessi a farlo?

Un’idea circolata qua e là è che la Russia dovrebbe intervenire molto apertamente, nel contesto dello Stato dell’Unione tra Russia e Bielorussia e, ancor di più, sotto gli auspici dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. Putin ha già menzionato questa organizzazione, quindi questa è sicuramente un’opzione per la Russia. Ma sarebbe una buona opzione?

Onestamente, non sono nemmeno sicuro che alla Russia sia rimasta UNA QUALCHE buona opzione. L’ho detto più volte che personalmente sono arrivato alla conclusione che l’unica strada possibile per i bielorussi per rimanere liberi, sia quella di unirsi alla Russia. Lo penso ancora. Ma non sono del tutto sicuro che sia ancora davvero possibile in questo momento, se non altro perché l’unico interlocutore di Mosca in Bielorussia sembra perdere il controllo sul suo stesso governo, e perché non c’è nessun modo facile per fare dei progressi su tale questione, mentre la Bielorussia rischia realmente un crollo totale.

La causa principale di tutto questo?

La corruzione. Come sempre.

Si dice spesso che dal 1991 i leader ucraini siano stati terribili, ed è vero: ognuno di loro sembrava che recitasse in un qualche tipo di “circo dei mostri”. E sì, in Bielorussia le persone temevano i poliziotti e il KGB molto più di quanto facessero in Ucraina. Questo però non significa necessariamente che la Bielorussia sia meno corrotta. Tutto questo significa che in Bielorussia il governo ha fatto un ottimo lavoro nel gestire un sistema di protezione semi-feudale che garantiva che solo i funzionari e i loro “partner in affari” potessero fare molti soldi.

E non è un problema solo della Bielorussia o dell’Ucraina. Esattamente la stessa cosa accadeva in Russia negli anni ’90. Non è neanche un problema individuale, è un problema di classe, nel senso marxista del termine.

Dobbiamo ricordare che il PCUS e la sua Nomenklatura era un’organizzazione incredibilmente corrotta, non necessariamente a livello individuale, ma nel suo insieme. Riassumerei la “integrità” di queste persone così:

  • Primo, hanno tradito Stalin e gli ideali del marxismo-leninismo (periodo di Khrushchev)
  • Poi, hanno tradito la loro Unione Sovietica e il PCUS (periodo Brezhnev & Gorbachev)
  • Poi, si sono travestiti da patrioti (o anche da nazionalisti, come ha fatto l’irriducibile ideologo comunista Kravchuk!)
  • Dopo, si sono introdotti in profondità in Occidente per cercare protezione, nascondere le loro entrate reali e ottenere il diritto di governare
  • Dopo, hanno prosciugato tutte le ricchezze dei loro paesi mentre la loro fortuna personale saliva alle stelle
  • Infine, hanno tutti volontariamente prostituito loro stessi e il loro popolo davanti all’Occidente

Queste persone non hanno più moralità di una ameba, e sono spietati come qualsiasi psicopatico. Erano soliti prostituirsi al cospetto dei loro capi del Partito, e ora fanno lo stesso con quelli anglo-sionisti.

Quindi ecco la domanda: come ha fatto la Russia a rimuovere questa classe governante senza a) un grande spargimento di sangue e b) far sembrare che ciò che la Russia sta realmente facendo sia cercare di salvare Lukashenko?

Ciò di cui la Russia ha davvero bisogno adesso è che l’Occidente faccia qualcosa di estremamente stupido, come quando gli Stati Uniti tentarono di rovesciare Erdogan. Ma sarebbe sufficiente solo per tenere a bada Lukashenko e sbarazzarsi di qualcuno dei più pericolosi elementi del suo entourage. Il problema più grande è: come può la Russia aiutare i bielorussi?

Buttare solamente più soldi nel regime bielorusso, non ha senso e non funziona. Ci siamo già passati.

Usare la forza militare è possibile (non mi aspetto che nessuno nell’esercito bielorusso si opponga, almeno non i comandanti e le unità principali). Ma è molto complicato e assolutamente pericoloso dal punto di vista politico. Potrebbe anche non essere correttamente compreso dai bielorussi e anche da molti russi.

La prima conclusione a cui sto personalmente arrivando è che la Russia non debba fare nulla che possa essere credibilmente interpretato come “salvare Lukashenko”. Lukashenko non ha bisogno di alcun “salvataggio”, ne ha invece bisogno la Bielorussia.

Secondo: se in termini militari non sarebbe un problema assicurare che la Bielorussia non sia un problema per l’esercito russo, in termini politici sarebbe una grave crisi poiché l’Occidente, senza dubbio, afferrerebbe l’occasione al volo non solo per imporre più sanzioni (e non sarebbe davvero un problema) ma anche per creare una Nuova Guerra Fredda in cui gli Europei patriottici e sani di mente verrebbero “azzittiti” dai mantra isterici “Stanno arrivando i russi! Stanno arrivando i russi!”.

Sono anche preoccupato dei recenti movimenti militari della Bielorussia. Schierare forze di elevata prontezza vicino al confine polacco è una pessima idea: considerando le esperienze storiche, il russi non dovrebbero mai dare per scontato che un leader polacco non faccia qualcosa di incredibilmente stupido che poi diventi un qualcosa di incredibilmente tragico. Non credo minimamente che la NATO abbia dei piani per invadere la Bielorussia. Semmai, Lukashenko e la Russia dovrebbero lasciare in Occidente ciò che viene chiamata una “forza tripwire” e nel frattempo preparare accuratamente la loro difesa strategica in profondità. Non c’è ALCUNA necessità di andare e provocare i polacchi, i baltici o chiunque altro della NATO.

Se potesse scegliere, Putin probabilmente vorrebbe che se ne andasse sia Lukashenko che la cosiddetta “opposizione” (mi ricorda il modo di dire argentino “que se vayan todos” o libanese كلهم يعني كلهم , entrambi traducibili con “devono andarsene tutti” e “quando dico tutti, intendo tutti tutti”, inclusi la Tikhanovskaia E Lukashenko).

In questo momento in cui sto scrivendo (19 agosto), sembra che Lukashenko dovrà scegliere tra l’ “Occidente civilizzato” e il “sanguinoso Mordor di Putin”. In verità, lui non ha altra opzione che scegliere Mosca, ma ciò non significa affatto che Mosca pensi che ci sia qualcosa di salvabile del regime di Lukashenko. Il suo ultimo “cambio!” per tornare a essere un “fratello russo” è troppo piccolo e troppo tardivo. E se il suo Ministro degli Esteri e il suo capo del KGB saranno ancora nel prossimo governo, anche tutti questi discorsi diventano irrilevanti e senza senso.

In sintesi: se Lukashenko vuole rimanere al potere ha solo un’opzione, e cioè implorare il perdono di Putin (non in pubblico, ovviamente) e far finta di essere quanto più enfatico e sincero possibile. Poi deve eliminare dal suo governo ogni singolo nome che Putin (o i servizi speciali russi) gli indicheranno. Sì, questo significa che deve veramente e realmente rinunciare al controllo. Per quanto riguarda Putin, deve parlare sia ai russi che ai bielorussi e spiegare qualunque decisione prenda. Questa è, ancora una volta, una situazione in cui l’arma più potente di Putin potrebbe essere il suo altissimo sostegno popolare (non solo in Russia ma anche, a detta di tutti, in Bielorussia).

Proprio ora sembra che l’Occidente tema seriamente un intervento russo: loro probabilmente capiscono (correttamente) quanto sarebbe facile per la Russia e come non ci sia assolutamente nessuno, inclusa la NATO e, ancor meno, l’Unione Europea, che possa fare nulla. Trump personalmente ha una gatta più grande da pelare, e dubito che gli interessi molto. Ma il suo narcisistico Segretario di Stato probabilmente sente che può trasformare la Bielorussia in un altro Banderastan guidato dagli Stati Uniti.

Quindi, che cosa può succedere?

Penso che sia fondamentale che la Russia si rivolga, pubblicamente, all’opposizione bielorussa non controllata dagli Stati Uniti, e tenti di stabilire un qualche tipo di dialogo. La Russia deve anche avvisare pubblicamente i bielorussi che, se permettono agli attuali “leader di opposizione” controllati dagli Stati Uniti di salire al potere, la Bielorussia crollerà proprio come ha fatto l’Ucraina.

Questa potrebbe essere l’argomentazione più forte che la Russia dovrebbe ripetere più e più volte: per quanto pessimo sia stato Lukashenko, se lui venisse rovesciato con un colpo di Stato tipo Maidan, la Bielorussia diventerebbe il prossimo Banderastan. Cosa che sarebbe un grave problema per la Russia, ma la Russia potrebbe facilmente sopravvivere a questo. Non la Bielorussia.

Ma neanche tenere semplicemente al potere Lukashenko è una soluzione: che lui abbia o meno vinto le ultime elezioni, non è più nemmeno il vero problema, perché il vero problema è che ha perso la sua credibilità con praticamente tutti. Solo per questa ragione, Lukashenko dovrebbe andarsene. Successivamente, si potrebbe formare un qualche tipo di governo di unità nazionale con le principali forze politiche bielorusse, escluse quelle controllate dall’Occidente. Infine, chiunque sia al potere a Minsk deve impostare un percorso verso una piena reintegrazione della Bielorussa nella Russia. Questa rimane l’unica soluzione percorribile a lungo termine per i bielorussi.

Il Saker

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 Articolo di The Saker pubblicato su The Saker il 19 agosto 2020
Traduzione in italiano di Raffaele Ucci, Elvia Politi e Fabio_san per SakerItalia

[le note in questo formato sono dei traduttori]

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