L’obiettivo dell’Ucraina è sempre stato quello di internazionalizzare la situazione nel Mare d’Azov. Il recente appello [in inglese] del presidente Poroshenko per coinvolgere altri paesi è stato immediatamente respinto dal cancelliere tedesco Angela Merkel, ma è stato accolto positivamente negli Stati Uniti. Il 30 novembre il Senato americano ha approvato all’unanimità una risoluzione non vincolante [in inglese] che condanna ciò che definisce “il recente attacco della Russia alle navi ucraine nello stretto di Kerch”. Il documento non dice nulla in merito alle navi ucraine che hanno violato [in inglese] le acque territoriali russe e che non hanno risposto ai molteplici avvertimenti fatti dalla Guardia Costiera. Senza dubbio la Guardia Costiera americana non avrebbe esitato a fermare delle navi straniere che superavano i confini marittimi degli Stati Uniti.

Il senatore Ron Johnson [in inglese] (Wisconsin), co-autore del provvedimento e membro del Comitato per le Relazioni Internazionali del Senato, è convinto [in inglese] che il presidente russo Vladimir Putin stia “mettendo alla prova l’Occidente”. Nella sua intervista [in inglese] alla CNN, ha affermato: “mi piacerebbe vedere delle operazioni multinazionali per la libertà di navigazione nello stretto di Kerch e nel Mare d’Azov. Dobbiamo essere presenti laggiù. Probabilmente dobbiamo fare più esercitazioni militari”. Il provvedimento per la Difesa relativo all’anno 2018 ha autorizzato l’Amministrazione a fornire all’Ucraina sistemi di difesa aerea e costiera, oltre a navi per la difesa della zona litoranea e costiera.

Difficilmente qualcosa può essere più provocatoria dell’idea di fare esercitazioni militari in quell’aerea. Il Mare d’Azov ha fondali troppo bassi per le navi da guerra. Le uniche navi che possono operarvi sono le navi da combattimento litoranee (LCS) americane, che però non hanno potenza di fuoco. Queste navi sono note per avere troppi difetti, e sono uno dei progetti più dispendiosi rispetto alla poca efficienza dimostrata. Comunque, non possono stare nel Mar Nero per più di 21 giorni, secondo quanto previsto dalla Convenzione di Montreaux [in inglese] del 1963.

L’accordo del 2003 tra la Federazione Russa e l’Ucraina sull’utilizzo condiviso del Mare d’Azov e dello stretto di Kerch [in inglese], stabilisce che il Mare d’Azov e lo stretto di Kerch sono acque territoriali [in inglese] di Russia e Ucraina,  e non definisce confini specifici. Una nave da guerra può attraversare lo stretto di Kerch per entrare nel Mare d’Azov solo per attraccare su invito di una delle due parti e con il consenso dell’altra. Non sono permesse esercitazioni militari senza l’approvazione di Mosca. Non si tratta di prendere misure che impediscano ad altri paesi di navigare nel Mare d’Azov, piuttosto di renderli conformi all’accordo internazionale in vigore.

L’ultima cosa di cui ha bisogno la regione del Mar Nero è di un’altra esercitazione provocatoria che potrebbe innescare un incendio in ogni momento. Rispettare l’Accordo sugli Incidenti in mare [INCSEA, Incidents at Sea Agreement] è di cruciale importanza. Ha già evitato un conflitto armato che stata per scoppiare durante la guerra dello Yom Kippur nel 1973.

L’adozione della risoluzione è parte di un quadro più ampio. Solo pochi giorni fa il progetto di legge soprannominato “Atto per fermare l’aggressione nucleare russa[in inglese] è stato presentato al Congresso per mettere a rischio il futuro del controllo degli armamenti, in quanto contiene disposizioni inaccettabili per la Russia. Gli autori sanno bene che, se passato effettivo, ucciderebbe ogni speranza per mantenere le restrizioni sulla corsa agli armamenti. Vero, il PIL americano è molto più grande ma i programmi di difesa [in inglese] russi sono molto efficienti. Mosca ottiene molto di più allo stesso prezzo. Differentemente dagli Stati Uniti, la Russia non sta portando il pesante fardello di un debito nazionale [in inglese] che supera il prodotto interno lordo nazionale.

Un provvedimento in esame è volto all’erosione del controllo degli armamenti, che è considerato il pilastro della sicurezza nazionale del paese. L’altro è pieno di provocazioni per indurre la marina statunitense a un conflitto, che non ha alcun rapporto con gli interessi del paese, e che si svolgerebbe in un’area lontana rispetto agli Stati Uniti continentali. I legislatori statunitensi presentano una bozza dietro l’altra per arrivare più vicino a un conflitto con il paese che Henry Kissinger, un veterano di politica estera, vede come [in inglese] “un essenziale elemento per ogni nuovo equilibrio globale”. Si spera che i membri del Congresso americano facciano una valutazione accurata delle conseguenze, prima di votare.

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Articolo di Alex Gorka pubblicato su Stretegic-Culture.org il 3 dicembre 2018
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per SakerItalia.it

[le note in questo formato sono del traduttore]

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