Nella totale indifferenza delle autorità e dei media occidentali la Russia ha compiuto nei giorni scorsi alcuni passi significativi verso una normalizzazione dei suoi rapporti con Kiev. Gli uomini di Mosca hanno evacuato l’istmo di Chongar, un lembo di terra che si stende fra il continente e la Crimea, occupato la scorsa primavera a causa della sua importanza logistica (la località ospita infrastrutture essenziali all’approvvigionamento idrico ed elettrico della penisola). Il Vice Premier Dmitry Kozak ha poi annunciato che Mosca è pronta a sottoscrivere un accordo quadro per la fornitura di carbone ed energia elettrica all’Ucraina. A quanto pare queste forniture verrebbero addirittura erogate senza pretendere un pagamento anticipato, pagamento che una Ucraina stremata dalla guerra probabilmente non potrebbe permettersi: l’esatto contenuto degli accordi, in ogni caso, non è ancora stato reso noto. Se si considera che Kiev, privata del carbone del Donbass, è costretta ad infliggere alle regioni del paese distacchi di elettricità variabili da 4 a 6 ore al giorno, queste mosse russe giungono come una mano tesa ad un paese sospeso in equilibrio precario su di un precipizio. Anche la tempistica è significativa: la stagione invernale favorisce il Cremlino, che dispone dell’arma energetica, ma questo vantaggio non durerà per sempre: in estate i rapporti saranno invertiti. L’Ucraina potrà minacciare la Crimea di sospendere le forniture idriche, oltre che quelle elettriche. La rinuncia, da parte del Presidente Putin, a questo temporaneo vantaggio, significa che la Russia persegue l’obiettivo di approvigionare la Crimea nei mesi estivi non con una azione di forza, ma con una normalizzazione dei rapporti.

l'istmo di Chongar

l’istmo di Chongar

Quale riscontro giunge da parte ucraina? Sin ora la risposta di Kiev non è soddisfacente. Poroshenko ha utilizzato l’evacuazione di Chongar per gabellarsi da grande conquistatore su facebook, mandando i suoi carri armati a esibirsi in una patetica avanzata trionfante favor di telecamere. Il ministro dell’Energia ha pensato bene di annunciare che tutte le regioni Ucraine (quindi comprese, secondo lui, la Crimea ed il Donbass) sarebbero state chiamate a contribuire al risparmio di energia con distacchi di elettricità (e pazienza se la crisi energetica è stata provocata proprio dalla politica russofoba a cui queste regioni si sono opposte): in effetti i distacchi si sono ripetuti negli ultimi giorni in totale violazione degli accordi intercorsi. Infine, Kiev ha annunciato la soppressione di collegamenti ferroviari con la penisola. Nulla di buono nemmeno sul versante militare: oggi si sono ripetuti sia i bombardamenti sulla città di Gorlovka, premuta sempre più da vicino dalle truppe di Kiev, sia gli invii di materiale militare nel Donbass. Insomma a prima vista la disponibilità della Russia sembrerebbe un aiuto autolesionista ad un nemico irriducibile.

Stazione di Kiev: rinforzi per l'armata governativa partono per il Donbass

Stazione di Kiev: rinforzi per l’armata governativa partono per il Donbass

E’ davvero così? Un testimone certo non distratto come Gulietto Chiesa trae spunti di ottimismo, e legge (in controtendenza) gli incontri di Poroshenko con i Presidenti di Bielorussia e Kazakhistan come passi verso una soluzione negoziata del conflitto: “Dopo la riunione di Bruxelles, in cui l’Europa si è dimostrata del tutto incapace di affrontare i problemi della crisi economica e sociale ucraina (dopo averla spinta a rompere con la Russia)” scrive Chiesa “il presidente dell’Ucraina va a chiedere soccorso a due dei tre stati dell’Unione Doganale Eurasiatica. Il piano americano va in pezzi.”. Di certo molti elementi alla base della mossa di Putin sfuggono alla nostra conoscenza. Sarà solo il tempo a dirci se la disponibilità russa è destinata ad essere intesa come un sincero desiderio di pace o fraintesa come intempestivo segnale di debolezza. (Marco Bordoni)

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