Come noto gli accordi di Minsk prevedono che le elezioni nel Donbass vengano tenute secondo la legge Ucraina, legge che però dovrebbe essere modificata “in accordo” con le autorità secessioniste. E’ pure noto che la modifica della Costituzione intesa a concedere autonomia ad “alcune zone” degli Oblast di Lugansk e Donetsk non è stata concordata con le autorità delle Repubbliche. Dunque sia Zakharchenko che Plotnitskj hanno comunicato che le elezioni amministrative non si terranno secondo la legge Ucraina, ma secondo la legge delle Repubbliche. Anche la data fissata è diversa: in Ucraina si vota il 25 ottobre (ma i Governatori locali hanno sospeso il voto nelle zone sottratte alla loro giurisdizione) a Donetsk il 18 ottobre e a Lugansk il 1 novembre.

Lo scorso 17 settembre 2015 è arrivato come un macigno il commento di Maria Zakharova, portavoce del Ministro degli Esteri di Mosca, che ha espresso appoggio nei confronti della decisione delle autorità secessioniste, e descritta la loro decisione di andare alle urne secondo la propria legge come la reazione prevedibile e ovvia alla volontà di Kiev di non avviare contatti bilaterali per una soluzione negoziale della crisi. Stoltenberg, il Segretario Generale della NATO, in visita a Kiev, ha chiarito ieri [21 settembre] che le elezioni secondo le regole delle Repubbliche secessioniste verranno considerate da “tutti i paesi NATO” una rottura degli accordi di Minsk.

Quindi fine dei giochi? E’ certo che fra la fine di ottobre e primi di novembre le Repubbliche avranno ultimato la costruzione del loro stato con le prevedibili contromisure da parte Ucraina e NATO (rottura del cessate il fuoco, ulteriori sanzioni)?

Non è ancora detto. Infatti oggi Vladislav Dana, plenipotenziario di Lugansk a Minsk ha precisato che il 1 novembre vedrà solo l’inizio (14 distretti su 300) di un lungo processo elettorale, che si concluderà (le sue parole sibilline) “entro il 21 febbraio 2016, termine necessario per l’adozione di tutte le leggi previste dagli accordi di Minsk”. In questo modo, a detta di Dana, le autorità di Lugansk sperano di favorire la creazione di un clima costruttivo, in vista di una accordo quadro con la parte Ucraina.  L’ennesimo passa della “dichiarazione di indipendenza al rallentatore” cui le repubbliche secessioniste ci hanno abituato, o una autentica disponibilità negoziale? Lo sapremo già nelle prossime settimane. (Marco Bordoni)

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