Gran parte dell’attenzione dei media americani nei confronti della Cina non è in alcun modo collegata alle notizie ma è parte di un programma di propaganda ideato per causare un serio disagio al governo cinese, attraverso l’utilizzo della pressione politica da parte dei media nel tentativo di costringere la Cina ad adattarsi agli interessi politici ed economici di Stati Uniti ed Europa. Spesso questo viene fatto nel tentativo di attenuare la punizione per crimini aziendali (specialmente dei manager delle aziende che negli Stati Uniti hanno praticamente l’immunità rispetto ai procedimenti giudiziari) o per aiutare una multinazionale americana (o europea) a cestinare le leggi sulla sicurezza alimentare e di tutela dei consumatori. Non è limitato alla Cina: questo sbarramento dei media può essere fatto contro i migliori paesi amici, come Canada, Germania, Francia e Inghilterra.

Il punto importante qui è che un diluvio mediatico non capita per caso. Queste circostanze vengono create in base ad un piano, con riunioni, discussioni e strategie organizzate per creare il massimo disagio e pressione politica, e coinvolgerà quasi certamente l’azienda, molti membri dei media, il Dipartimento del Commercio americano e, il più delle volte, le agenzie di intelligence.

Queste persone sono esperte nell’organizzazione di campagne mass media per esporre la loro colorata versione dei fatti alla Corte dell’Opinione Pubblica, con la speranza di creare una sufficiente pressione interna ed estera per influenzare la posizione di un governo straniero su temi politici, sociali e commerciali. Le agenzie di intelligence faranno la loro parte pagando forti somme per articoli sui giornali nazionali (se lo possono fare) e inondando i social media di un paese (la Cina, in questo caso) con pupazzi della CIA che affermano di essere nativi cinesi che si schierano a favore di una compagnia straniera contro il loro stesso governo. Questa è la ragione principale per cui in Cina Twitter e Facebook sono vietati.

Il morso di Pechino alla mela (di Apple)

La situazione, in breve, era questa: Apple stavo offrendo condizioni di garanzia al di fuori degli Stati Uniti molto inferiori a quelle nazionali, suscitando le critiche di gran parte dei governi di Europa e Asia. La legge cinese a tutela dei consumatori, come quella delle nazioni europee, classificava l’iPad Apple come un computer, e chiedeva 2 anni di garanzia. Essendo troppo avida a suo solo vantaggio, Apple si è rifiutata e ha continuato a insistere sul fatto che l’iPad era un telefono, e aveva quindi un solo un anno di garanzia. Da qui, è partita una quantità enorme di disturbo da parte dei media contro la Cina, le sue leggi e molto altro, nel tentativo di creare un fastidio tale da indurre il governo a fare marcia indietro e permettere ad Apple di continuare a depredare a suo piacimento i consumatori cinesi. Un secondo obiettivo principale era quello di insegnare ai cinesi a guardare con timore gli “interessi americani” prima di avventurarsi in una qualsiasi legge a tutela dei consumatori più stringente di quella americana.

Nella realtà, al New York Times o al Wall Street Journal non interessa affatto la regolamentazione cinese sulla garanzia dei computer, ma quando Apple, la cocca del mercato azionario americano, ha problemi nello sfruttare i consumatori cinesi a suo piacimento, il New York Times e il Wall Street Journal sono sempre lì a tendere una mano d’aiuto. E a voi, cari lettori, viene insegnato ad odiare i cinesi perché sono irragionevoli e “prendono di mira” Apple, essendo dei comunisti dittatori che odiano le vostre libertà. Inoltre, gli specialisti della propaganda hanno ampiamente dichiarato che il governo cinese, invidioso del successo di Apple, voleva indebolirla e fornire spazio di manovra e sostegno agli auspicati “campioni nazionali” cinesi (1) (2) (3). L’intera serie delle notizie americane su Apple in Cina è stata propaganda politica e commerciale progettata per a) proteggere le aziende americane dalle leggi straniere e per b) creare una pressione pubblica tale da assicurare che un governo straniero facesse leggi nazionali per compiacere gli Americani.

Alibaba: grande quasi come la Cina  

All’inizio del 2021 c’è stata un’ondata di articoli sullo sfortunato scontro tra Alibaba e le autorità finanziarie cinesi, che ha portato alla cancellazione dell’imminente IPO [Initial Public Offering, Offerta Pubblica Iniziale] della società e a un freno piuttosto forte (un ceffone, in realtà) a Jack Ma (4). I media americani hanno dichiarato unanimi che la Cina stava limitando in maniera consistente le attività delle “società tecnologiche” (dato che Alibaba è ampiamente nota come tale) ma non era Alibaba ad essere stata imbrigliata. L’Ant Financial di Jack Ma si stava enormemente espandendo in un nascosto ente bancario online che si celava tra le pagine di una azienda IT, bypassando in questo modo tutte le norme finanziarie e bancarie del paese. Sarebbe come se Ebay o Amazon improvvisamente aprissero la più grande rete bancaria al dettaglio negli Stati Uniti, mentre sventolano la bandiera del mercato dei beni di consumo soggetto solo alle sue specifiche leggi e norme. I media erano pieni di dichiarazioni secondo cui la Cina stava “dando un giro di vite sui campioni tecnologici del paese” con un “inasprimento regolatorio sul settore di internet”: era però l’industria finanziaria e non quella tecnologica che le autorità si sono mosse per regolamentare. I mezzi di informazione come il New York Times e il Wall Street Journal lo sapevano e non avevano alcuna ragione per seppellire questa informazione per i propri scopi, il che significa che qualcuno li ha istruiti su come inquadrare la storia come una limitazione delle aziende tecnologiche da parte della Cina.

Gli avvoltoi della finanza americana hanno esercitato forti pressioni sulla Cina affinché aprisse il suo settore finanziario; la piccola marea di articoli di Alibaba aveva lo scopo di fare pressione politica sulla Cina per non porre limiti alle ambizioni americane di saccheggiare l’economia cinese come hanno fatto liberamente negli Stati Uniti. Di nuovo: né il New York Times né il Wall Street Journal sono minimamente interessati ad Alibaba o al settore finanziario cinese ma, quando i loro amici vogliono spostarsi in Cina e sono preoccupati delle normative che potrebbero bloccare la loro avidità, gli editori e i giornalisti americani rispondono alla chiamata. Ciò significa che Alibaba era irrilevante in tutto ciò che leggevi su Alibaba: il flusso dei media era un avvertimento politico alla Cina affinché non estendesse le sue regolamentazioni finanziarie alle aziende degli avvoltoi predatori americani.

Ma questo è un gioco che si fa in due. I media cinesi hanno inserito questa dichiarazione in uno dei loro articoli: “Le autorità di regolamentazione cinesi convocano le aziende finanziarie di internet, una mossa dimostrativa nei confronti di altri attori affinché indaghino sulle [loro] questioni” (5). Un messaggio è stato anche ovviamente inviato nell’altra direzione e, a quel punto, la marea di notizie americane è subito terminata.

Deficit commerciale americano

Fino a poco tempo fa, c’è stata per due decenni una enorme quantità di rumore mediatico proveniente da Washington che ogni settimana riguardava il deficit commerciale americano con la Cina, salito a molte centinaia di miliardi di dollari all’anno, senza segnali di contenimento. Il New York Times e il Wall Street Journal ci informavano solennemente che questo succedeva perché la Cina stava bluffando sul tasso di cambio della sua valuta, che lo yuan era esageratamente sotto-stimato in modo che le esportazioni fossero competitive e le importazioni proibitivamente costose.

Così, oltre alle continue lamentele sul surplus commerciale cinese negli Stati Uniti, siamo stati sottoposti ad un rumore mediatico no-stop sulla necessità che la Cina rivalutasse al rialzo la sua valuta di “almeno il 25% fino al 40%”. Sembra ragionevole fino a quando scopri le cose che si sono dimenticati di dirti.

La prima è che l’ultimo surplus commerciale americano c’è stato nel 1975: gli Stati Uniti hanno avuto disavanzi commerciali annuali per 46 anni di fila, con una sfilza di paesi che hanno avuto un aumento di più del 100% (6) (7) (8). Possiamo pensare che tutti questi paesi bluffassero sul loro tasso di cambio? Certamente no. La ragione per cui gli Stati Uniti hanno un deficit commerciale è perché il paese si è così de-industrializzato da non produrre più ciò che vuole comprare. In questo quadro la Cina è irrilevante. Se gli Stati Uniti non avessero comprato dalla Cina, avrebbero comprato da qualcun altro, ma il deficit sarebbe rimasto. E, per quanto riguarda le valute, la Cina ha deficit commerciali con molti altri paesi (la cui valuta viene scambiata liberamente), il che significa che i tassi di cambio mondiali sono irrilevanti rispetto al problema.

Ora sappiamo qualcosa che prima non sapevamo, e ora possiamo identificare questa “notizia” economica per quello che è, cioè propaganda, e possiamo anche determinarne lo scopo: la paralisi dell’economia cinese. Nella parte 1 di questa serie di articoli, ho citato l’Accordo del Plaza imposto al Giappone che, essendo una colonia USA, non aveva altra opzione che accettare. In quel caso, lo yen è stato alla fine rivalutato di circa il 300%, lasciando il Giappone perennemente paralizzato. E, come ho dichiarato, questo era il piano per la Cina: per due decenni l’immenso attacco mediatico fatto dagli Stati Uniti è stato il tentativo per costringere i leader cinesi a commettere un suicidio economico. Fortunatamente, hanno rifiutato.

E’ importante capire che questa situazione prolungata non è stata un riflesso della realtà. Non è stata come se dicessi “questa è la settantesima volta che ti parlo del tuo gatto che scava nei miei cespugli di rose”. In questo caso non c’era alcuna “notizia”, nessun “evento”, e il rumore dei media non era collegato al commercio, al deficit o al valore delle valute: era un piano a lungo termine per creare una pressione mondiale sufficiente a far crollare l’economia cinese, costringendola ad una rivalutazione ingiustificata. Dovrebbe essere chiaro che tale programma, ininterrotto per 20 anni, non era un qualcosa accaduto per caso ma era parte di una strategia complessiva per – come dichiarava spesso l’ambasciatore americano in Cina Jon Huntsman – “far crollare la Cina”.

Durante questi due decenni, gli editori e i giornalisti dei principali media americani sarebbero stati in contatto regolare e costante con la FED americana, i Dipartimenti del Commercio e del Tesoro, il Consiglio dei Consulenti Economici, l’Ufficio per la Gestione del Bilancio, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale e, ancora, le agenzie di intelligence, sicuramente la CIA e l’NSA. E’ stato anche necessario reclutare specifici giornalisti (come Paul Krugman del New York Times) perché fossero i portabandiera e prendessero l’iniziativa di questa guerra di propaganda.

Per la verità, i media funzionano come microfono del Dipartimento di Stato americano, veri e propri partner nella sceneggiatura delle campagne di propaganda per il raggiungimento degli obiettivi di politica estera.

Tutta questa marea mediatica è stata propaganda politica al 100%, geopolitica alla radice, rivolta alla distruzione di una specifica nazione. Potete immaginare la loro determinazione quasi selvaggia nel perpetrare questa strategia per più di due decenni prima di arrendersi. E ha avuto il benefico effetto collaterale di insegnare ai popoli di tutti i paesi ad “odiare la Cina perché imbroglia”.

Criminali che hanno bisogno di protezione

Poche persone sono consapevoli del fatto che tutte tranne una delle più grandi frodi ai danni dei consumatori perpetrate in Cina negli ultimi dieci anni sono state opera di aziende straniere, soprattutto americane: in tutti questi casi i media americani (e la Camera di Commercio americana) hanno fatto del loro meglio per proteggere i criminali dai procedimenti legali, facendo affidamento sulla propaganda pubblica per evitare con l’intimidazione che le autorità cinesi facessero il loro dovere. E’ quasi comico il fatto che, ogni volta che un’azienda americana viene accusata di truffa colossale in Cina, la Camera di Commercio diffonde un comunicato che ci informa che improvvisamente le aziende straniere si sentono “meno benvenute” in Cina, comunicato che viene diligentemente riportato in dettaglio da Bloomberg (9), mentre il Wall Street Journal si lamenta che “il giro di vite sui prezzi di monopolio e la corruzione…prende di mira le compagnie straniere in maniera non corretta”. (10)

OSI

In uno di questi casi, nel 2014 in Cina si è scoperto che il gigante americano dell’agroalimentare OSI aveva per molti anni riconfezionato carne scaduta e marcia su vasta scala, con due serie di registri per ingannare le autorità. I funzionari dell’azienda cercarono disperatamente di bloccare le indagini, rifiutando l’ingresso allo stabilimento all’autorità di Shanghai per i prodotti alimentari e farmaceutici per il tempo sufficiente per distruggere le prove. Le autorità dovettero sequestrare e distruggere milioni di chili di carne malata e imputridita, uno scandalo che avrebbe alla fine coinvolto tutta la Cina.

Le autorità di Shanghai per i prodotti alimentari e farmaceutici produssero più 5.000 casse di Chicken McNuggets di McDonald’s, polpette di maiale e bistecche di maiale tutte scadute e andate a male. Nei video in TV si vedevano gli addetti che mischiavano e mettevano carne scaduta e fresca in nuove confezioni, e dicevano che se i loro clienti sapessero quello che stavano facendo, l’azienda avrebbe perso i suoi contratti. Non è stata una cosa da poco: le autorità sanitarie cinesi hanno incaricato quasi 900 inquirenti per ispezionare le tante sedi dell’azienda prima che le prove potessero essere distrutte.

Ovviamente, tutti erano “scioccati e sconvolti” alla notizia, e i media americani riportarono diligentemente che Sheldon Lavin, l’amministratore delegato di OSI Group, descriveva lo scandalo come “inaccettabile” e “terribilmente sbagliato”, assicurando che non ci sarebbero più stati “passi falsi”. Il New York Times diede la colpa alle vittime e ai fornitori, attribuendo l’intero complotto criminale agli “anelli deboli della catena alimentare cinese” (11). Il New York Times dichiarò anche che l’OSI “stava per fermare l’operatività” e “stava revisionando i suoi stabilimenti in Cina”, dopo che le autorità li avevano già chiusi e avevano arrestato i manager. Ovviamente, invece di condannare i criminali (americani) per i loro reati, il New York Times ha trasformato la storia in “la sicurezza alimentare in Cina affronta grandi ostacoli” (12). C’era anche uno strato protettivo di sfida nei tentativi di creare pressione politica per ridurre il danno, con dichiarazioni tipo che per il governo di Shanghai “definire [i prodotti di OSI] come ‘discutibili’… è totalmente privo di base fattuale, scientifica e legale”. Non proprio, ma bel tentativo.

Frode ai danni dei consumatori? “Just do it!”

Alla fine del 2011 la Nike ha confessato uno schema di pubblicità ingannevole in Cina. All’epoca, una nuova scarpa sportiva della Nike era diventata l’ultimo “must have” per i ragazzi. La principale caratteristica della pubblicità della Nike era che la scarpa aveva due cuscinetti d’aria in grado di assorbire l’urto. La scarpa (che credo fosse prodotta in Cina) costava 700 yuan (125 dollari) negli Stati Uniti, mentre il prezzo in Cina era di 1.300 yuan (più di 200 dollari). In Cina Nike ha fortemente pubblicizzato il prodotto come originale; la società ha comunque realizzato una versione della scarpa, qualitativamente inferiore e molto meno cara, da vendere in Cina. I consumatori cinesi si sono accorti molto velocemente della frode, e lo hanno riferito alle autorità: la SAIC cinese [Amministrazione statale per l’industria e il commercio] ha alla fine imposto una multa di quasi un milione di dollari e ha ordinato alla Nike di rimborsare l’intero prezzo d’acquisto ai consumatori. E’ interessante notare che Nike alcuni anni dopo ha rifatto questa frode, a quanto sembra senza aver imparato nulla dalla prima volta.

Mi sto dilungando più di quanto necessario perché Nike non aveva solo il sostegno dei media americani ma anche di un avvocato americano di nome Stan Abrams (13) (14), che in Cina appare di frequente dalla parte degli indagati sul registro dei consumatori per dare maggior peso alla narrativa della propaganda dei media. Abrams ha difeso la frode ai consumatori da parte di Nike in Cina perpetrandone un’altra sua personale.

Ha iniziato dichiarando: “Qui ci sono due temi: prezzi differenziati e caratteristiche/qualità del prodotto”. No, Stan: un “prezzo differenziato” è un hamburger che costa 2.40 dollari in un posto e 2.50 dollari in un altro. E le “caratteristiche del prodotto” sono irrilevanti poiché la questione era la pubblicità ingannevole.

Abrams scrive che “i consumatori hanno ovviamente il diritto di lamentarsi… ipotizzando che questi cuscinetti d’aria funzionino e abbiano un senso (ne dubito)”. Quindi, se il mio concessionario Mercedes mi assicura che i sedili della macchina sono in pelle ma si scopre che sono in plastica, io non mi dovrei lamentare dato che la pelle non è pratica e comunque non ha affatto senso. Presumo sia come se Abrams si ritrovasse impossibilitato a consumare il suo matrimonio: potrebbe semplicemente dire alla delusa neo-sposa che la caratteristica mancante “non funzionava comunque” e non avrebbe significato nulla anche se avesse funzionato.

Il nostro avvocato che si crede tanto intelligente continua dicendo che “è illegale avere un prodotto all’estero che ha un cuscinetto d’aria e un altro qui che si vende con uno solo? Assurdo. Non è certamente un tema legale. Le società sono ovviamente libere di vendere prodotti in mercati differenti che non siano identici”. I commenti di Abrams sono del tutto veri ma irrilevanti. La questione non sono le diverse caratteristiche di un prodotto ma fare pubblicità a caratteristiche che non esistono. Questa la chiamiamo frode ai danni dei consumatori. L’idea di Abrams su tutto questo? “Quindi abbiamo pubblicità ingannevole potenzialmente frode, violazioni della legge sulla pubblicità e dei diritti dei consumatori, blah blah blah… ai consumatori cinesi dovrebbe essere garantito il prezzo più basso al mondo per ogni prodotto di consumo? Se una caratteristica del prodotto viene offerta ad un consumatore di qualsiasi parte del mondo… la società [deve] offrire quella caratteristica anche in Cina? Sembra una follia ma forse mi sto perdendo qualcosa”. Tentativo di basso livello da parte di un uomo che ha il microfono per far vergognare i giovani cinesi sul fatto che a loro non piaccia essere presi in giro.

Ho una seconda importante ragione per soffermarmi su questo punto: gli eventi che devono essere successi prima di questa frode. Una fabbrica di scarpe è un luogo grande, con linee di produzione e assemblaggio create di solito per un modello di prodotto. Nike deve aver creato delle specifiche per un nuovo modello e per un nuovo impianto, oltre ad aver costruito una nuova linea di assemblaggio per produrre la versione cinese al di sotto dello standard di questa scarpa. Ma la Direzione Marketing della Nike non progetterebbe e produrrebbe in silenzio una versione sotto lo standard di un prodotto popolare, e non pianificherebbe di comunicarlo diversamente in maniera fraudolenta senza che l’Amministratore Delegato lo sappia e sia d’accordo, a causa delle potenzialmente gravi ripercussioni legali per la società e l’ovvia minaccia di mettere a rischio la propria posizione. Questo vuol dire che il top management della Nike, molto probabilmente anche il Consiglio d’Amministrazione, ha condiviso la decisione iniziale di fare una copia sotto lo standard di un prodotto e di piazzarlo in maniera fraudolenta ai Cinesi come un originale, partendo dal presupposto che i clienti o non siano troppo sofisticati per sapere cosa hanno comprato o siano troppo remissivi per protestare. E questo costituisce una frode al più alto livello dirigenziale.

Nel caso abbiate ancora la tentazione di pensare che questa possa essere stata la prima volta che succedeva con Nike, vi riporto una frase di Charlie Denson, presidente del marchio Nike, detta durante una teleconferenza con gli analisti finanziari: “I consumatori [cinesi] stanno diventando sempre più attenti e sofisticati… il che pone delle sfide sul breve periodo per i rivenditori. E’ una evoluzione naturale che abbiamo visto in molti mercati, quindi non siamo sorpresi” (15).

I media americani davano pieno appoggio a Nike: il New York Times ci diceva che solo 300 paia di queste scarpe erano state vendute “con una descrizione imprecisa del prodotto” (16), quindi era una vera tempesta in un bicchiere d’acqua per una multa da 5 milioni di yuan e i rimborsi obbligatori.

GSK

Non troppo tempo fa l’azienda farmaceutica GSK è stata coinvolta in una delle più grandi frodi che la Cina abbia mai subito, con tangenti, bustarelle, falso in bilancio per un valore di almeno mezzo miliardo di dollari (17) (18). Al momento della scoperta, Mark Reilly, il presidente della società in Cina, era sul primo volo che usciva dal paese “per un viaggio d’affari precedentemente pianificato” in Inghilterra, “per aiutare da lì le indagini”.

I media inglesi hanno ubbidientemente venduto la narrativa di propaganda che non era colpa dell’azienda, che la GSK era lei stessa “vittima” di una frode commessa dal suo staff cinese, tra cui a quanto sembra la corruzione dei dottori attraverso favori sessuali e mezzo miliardo in contanti della società che per anni nessuno aveva notato mancassero. (19)

Ce ne sono state molte di queste frodi in Cina da parte di stranieri, e in ogni caso la macchina della propaganda ha fatto gli straordinari per condannare le autorità cinesi per averle eliminate. In un caso enorme che coinvolgeva l’industria automobilistica straniera in una ampia collusione per la fissazione del prezzo, i media ci hanno informato che le aziende straniere erano “vittime di un nuovo assalto dei media statali nei confronti dei marchi automobilistici stranieri”. O delle aziende straniere di latte per bambini o di cibo o di telefoni cellulari stranieri. In ogni caso abbiamo visto un piccolo flusso di propaganda americana che denunciava il governo cinese di lanciare “un assalto” alle aziende straniere, trascurando completamente la criminalità coinvolta e con la stessa finalità di fare pressione sul governo cinese affinché trattasse gentilmente le criminali aziende americane.

Abbiamo visto flussi mediatici a difesa di un lungo elenco di aziende le cui imprese criminali sono state smascherate. E’ tutta propaganda progettata per fare pressione sui governi stranieri affinché trattino le aziende americane (e alcune europee) con gentilezza, anche di fronte ad un’estesa e grave attività criminale. Ci sono altri due casi che vorrei portare alla vostra attenzione, uno che coinvolge Coca-Cola e lo spionaggio, l’altro la raccolta illegale di dati riguardanti la produzione cinese di petrolio. Entrambi hanno un’importanza immensa, e vengono trattati in un articolo precedente (20). Entrambi sono stati esposti ad un importante flusso di propaganda e anche all’intervento consolare nel tentativo di mitigare le conseguenze negative.

E’ importante tenere a mente che “i media” non sono un oggetto amorfo e inanimato, ma un gruppo di persone reali con nomi, che pianificano, scrivono e guidano queste campagne di propaganda. Ho incontrato alcuni di questi “reporter” e “cronisti”. Molti dei quali si possono qualificare come gangster, che si comportano come rappresentanti per un’impresa criminale, che utilizzano il loro potere pubblico per proteggere e difendere chi dovrebbe essere arrestato, e che fanno a pezzi chi si mette sulla loro strada.

Progetto censurato?

Invece di sentire molto rumore dei media su un argomento, qualche volta abbiamo solo un silenzio assordante che è ugualmente garanzia di propaganda, questa volta sotto forma di censura. Quando tutti i media occidentali all’unanimità non commentano un importante argomento di attualità, possiamo essere certi che sono accadute molte cose dietro le scene per garantire questo risultato.

Imbottigliare coca-cola e spillare sangue

Qualche anno fa l’America Latina stava quasi sul piede di guerra per il fatto che praticamente ogni leader sindacale che aveva tentato di sindacalizzare un impianto di imbottigliamento della Coca-Cola veniva improvvisamente trovato morto: le prove dimostravano la tesi che fossero degli omicidi criminali organizzati dagli imbottigliatori. Coca-Cola declinava la responsabilità sulla base che molti impianti di imbottigliamento era di proprietari locali. Le accuse furono completamente occultate e la dichiarazione di non responsabilità fu poco e brevemente riportata negli Stati Uniti e, a quanto ho potuto appurare, da nessun’altra parte. (21)

In modo simile e più di recente, i media messicani hanno pubblicato un agitato turbinio di storie sul fatto che gli impiegati della Coca-Cola avessero votato per formare un sindacato nazionale e che il giorno dopo erano stati tutti costretti a dimettersi, a quanto sembra molti sotto la minaccia delle armi. Sarebbero stati assunti di nuovo successivamente, ma niente sindacato. Sono tornato in quei posti il giorno dopo per saperne di più, ma sono rimasto sorpreso nello scoprire che l’intero panorama dei media messicani era stato ripulito. Tutti i collegamenti precedenti erano morti, nessun mezzo di informazione (in Messico e nemmeno in qualche altro paese occidentale) riportava alcun riferimento a questo evento, su Facebook e Twitter non c’erano più un post in merito, e improvvisamente Google non aveva nessuna idea di cosa fosse mai successo.

Fermatevi un momento e pensate a tutte le persone che sono state coinvolte per raggiungere un tale risultato. Immaginate anche che l’azienda Coca-Cola non ha il potere di fare questo, e chiedetevi chi ha preso l’iniziativa di questo impegno e quale sia stata la fonte del loro potere per garantire il 100% di ottemperanza di così tanti media in così tante nazioni. E così velocemente.

Vaccinazioni contro gravidanza

In questa stessa categoria rientra un programma vaccinale, avviato alcuni anni fa sotto l’egida dell’OMS, che ha sterilizzato circa 150 milioni di donne in paesi in via di sviluppo, senza che loro ne fossero a conoscenza e contro la loro volontà. In breve, è stato creato un vaccino contro il tetano che conteneva anche l’ormone femminile hCG che è essenziale per impiantare un ovulo fecondato nella parete dell’utero (senza questo ormone si ottiene un fallimento o un aborto spontaneo). Queste vaccinazioni sono state effettuate in molti paesi con la funzione di proteggere contro il tetano, ma i riceventi sono stati limitati alle solo donne in età fertile e immediatamente si sono registrati molti casi di aborto spontaneo, dato che molte donne vaccinate erano già incinte. I test sui vaccini hanno confermato la presenza dell’hCG. L’OMS ha tentato molte volte di smentire e di difendersi ma è stata indotta al silenzio dalle prove schiaccianti. Non è una teoria cospirazionista ma un fatto ben documentato. Ho fatto approfondite ricerche sulla questione, e di fatto nel sito stesso dell’OMS c’è una lista di studi scientifici che forniscono un’ampia documentazione su come abbia passato 20 anni e speso più di 400 milioni di dollari per sviluppare un vaccino “anti-fertilità” che contiene l’hCG e utilizza il tossoide del tetano come vettore. Ho scritto un dettagliato articolo su questo, con una significativa documentazione (22). Vi consiglio di leggerlo, vi cambierà il modo di vedere molte cose.

In termini di propaganda dei media, del lato negativo della censura, non uno tra le molte centinaia di principali media occidentali ha fatto alcun riferimento a questo programma spregevolmente tragico. Di nuovo, chiedetevi quanti individui in quali posti devono esser stati coinvolti per assicurare un tale completo velo di silenzio, e quale sia la fonte del proprio potere per farlo.

In una circostanza quasi identica, due noti ed esperti medici europei hanno recentemente giurato che almeno alcuni degli attuali vaccini contro il Covid-19 contengono un ormone femminile che ha una funzione simile all’hCG, e che i vaccini sono potenzialmente abortivi (23) (24). Su questo non ho fatto ricerche approfondite e non posso confermarne la validità, ma vi posso dire quanto segue:

Il dottor Mike Yeadon aveva 17 anni di esperienza professionale presso l’unità Ricerca&Sviluppo della Pfizer a Sandwich in Inghilterra ed era il CSO, cioè il Direttore Scientifico di tutto il gruppo ed era responsabile del programma di ricerca respiratoria dell’azienda. Nell’autunno del 2010 Pfizer perse interesse e quindi decise di chiudere i loro programmi sulle allergie e le malattie respiratorie, eliminando l’intera unità. Pfizer, comunque, accettò di finanziare Yeadon per la formazione di una nuova azienda per continuare questa stessa ricerca, consegnandogli tutte le risorse di questo gruppo di ricerca non in contanti ma in capitale; quindi Yeadon raccolse i fondi privati per finanziare la continuazione del funzionamento della nuova azienda di nome Ziarco. Ebbe così tanto successo che meno di 10 anni dopo Novartis ha infine acquistato il 100% delle azioni per un valore che, a quanto riferito, era di più di 1 miliardo di dollari.

Il dottor Wolfgang Wodarg è un medico tedesco, specialista in pneumatologia, ed epidemiologo. “Sia il dottor Yeadon che il dottor Wodarg hanno categoricamente dichiarato che il vaccino Pfizer contiene una proteina ‘spike’ di nome syncytin-1, che è vitale per la formazione della placenta delle donne incinte, ed erano così preoccupati per i suoi effetti che causano la sterilità che hanno presentato una domanda all’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, per l’immediata sospensione di tutti gli studi sui vaccini SARS CoV 2, in particolare le varianti BioNtech/Pfizer”.

Sembrerebbe insolito che due epidemiologi di fama internazionale parlino di una proteina “spike” inesistente e si dimostrino ignoranti ad un punto tale da richiedere ad un ente internazionale di interrompere immediatamente la ricerca sui vaccini a causa di questo problema del tutto immaginario.

Devo dire che apparirebbe come una folle teoria della cospirazione suggerire che i poteri che vogliono che noi ci vacciniamo vogliano anche sterilizzarci, e lo farebbero con ciò che potrebbe essere solo una mostruosa cospirazione pianificata da Satana e i suoi luogotenenti. Ma queste stesse persone hanno creato vaccini simili utilizzati dall’OMS per la stessa finalità, un programma troppo ben documentato per essere negato. Se lo hanno fatto una volta, perché non dovrebbero farlo di nuovo? Non vi do alcuna risposta. Decidete voi. Ma il punto saliente è che nessuno dei due casi è stato menzionato da nessuna parte sui media mainstream occidentali, almeno nessuno che io sia riuscito a trovare.

Gli scritti di Larry Romanoff sono stati tradotti in 30 lingue e i suoi articoli sono stati pubblicati su oltre 150 siti web di informazione e politica in lingua straniera in più di 30 paesi, oltre a più di 100 piattaforme in lingua inglese. Larry Romanoff è un consulente aziendale e uomo d’affari in pensione. Ha ricoperto posizioni dirigenziali di alto livello in aziende internazionali di consulenza e ha gestito un’attività di import-export internazionale. È stato professore ospite presso l’Università Fudan di Shanghai, in cui ha presentato dei casi di studio in Affari Internazionali a classi di EMBA di livello superiore. Romanoff vive a Shanghai e attualmente sta scrivendo una serie di dieci libri per lo più legati alla Cina e all’Occidente. E’ uno degli autori della nuova antologia di Cynthia McKinney “When China sneezes” [“Quando la Cina starnutisce”].

Il suo archivio completo può essere consultato su https://www.moonofshanghai.com/  e http://www.bluemoonofshanghai.com/

Può essere contattato a: 2186604556@qq.com

Note [tutti i link sono in inglese]

(1) http://www.bluemoonofshanghai.com/politics/1282/

(2) http://www.nicholasjohnson.org/writing/masmedia/

(3) Fake News and “The Naked Government”: Jessica Lynch

http://www.bluemoonofshanghai.com/politics/618/

(4) The Death of Osama bin Laden

http://www.bluemoonofshanghai.com/politics/1409/

(5) https://www.projectcensored.org/11-the-media-can-legally-lie/

(6) http://usa-the-republic.com/illuminati/fagan_index.html

(7) Bernays and Propaganda – Part 2 of 5 — The Marketing of War

http://www.bluemoonofshanghai.com/politics/1582/

(8) https://www.rt.com/news/473115-hong-kong-man-set-on-fire/

(9) Social Change: If Greed is Good, Maybe Smoking is Gooder

http://www.bluemoonofshanghai.com/politics/1187/

(10) Huawei, Tik-Tok and WeChat

https://www.moonofshanghai.com/2020/08/huawei-tik-tok-and-wechat-august-8-2020.html

(11) https://www.nytimes.com/2015/02/20/business/in-corporate-crimes-individual-accountability-is-elusive.html

(12) https://www.nytimes.com/2015/09/15/business/dealbook/theprospects-for-pursuing-corporate-executives.html

(13) https://www.jamesbacque.com/

(14) https://archive.org/details/CrimesAndMerciesByJamesBacque1997

(15) https://www.positionpapers.ie/2019/06/james-bacques-other-losses-a-deeply-flawed-book/

(16) https://amp.theguardian.com/global-development/2021/feb/08/its-time-for-africa-to-rein-in-tanzanias-anti-vaxxer-president

(17) https://newspunch.com/tanzanian-president-who-questioned-covid-vaccine-found-dead/

(18) https://www.africanews.com/2021/03/26/tanzania-s-magufuli-laid-to-rest-after-mysterious-death//

(19) https://archive.org/details/TheInternationalJew_655

(20) https://educate-yourself.org/cn/The-International-Jew-Vols1-4-Henry-Ford-645pages.pdf

(21) The 1918 Rockefeller-US Army Worldwide Pandemic

http://www.bluemoonofshanghai.com/politics/1319/

(22) https://www.reuters.com/article/uk-factcheck-vaccines-caused-1918-influe-idUSKBN21J6X2

(23) ZIKA: https://www.moonofshanghai.com/2020/06/larry-romanoff-zika-june-12-2020.html

(24) UK Foot and Mouth Disease

https://www.moonofshanghai.com/2020/06/larry-romanoff-uk-foot-and-mouth.html

(25a) https://www.aa.com.tr/en/americas/us-chinese-american-researcher-studying-virus-murdered/1831236

(25b) https://www.the-scientist.com/news-opinion/virologists-escorted-out-of-lab-in-canada-66164

(25c) https://globalnews.ca/news/7525406/covid-vaccine-ingredients-pfizer/

(26) The Anger Campaign Against China

https://www.moonofshanghai.com/2020/08/blog-post_49.html

(27) China’s 1959 Famine

http://www.bluemoonofshanghai.com/politics/1369/

(28) Tiananmen Square: The Failure of an American-instigated 1989 Color Revolution

http://www.bluemoonofshanghai.com/politics/tiananmen-square-the-failure-of-an-american-instigated-1989-color-revolution/

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Articolo di Larry Romanoff pubblicato su The Saker il 16 maggio 2021
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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