Difficile non inquadrare il mese di giugno come un momento fondamentale nella storia della diplomazia internazionale. Ciò che caratterizza queste giornate è la quantità di incontri a cui il presidente americano Joe Biden ha partecipato.

Prima il G7, con a sorpresa i rappresentanti dell’UE in parallelo ai soliti rappresentanti delle varie nazioni. Successivamente l’incontro NATO avvenuto giorni dopo.

Tra poche ore avverrà invece l’incontro con Vladimir Putin. Che risultati ha ottenuto la visita di Biden in Europa e quali risultati voleva ottenere?

Il suo arrivo è stato caratterizzato dalle solite accuse alla Russia. Tra i temi caldi guarda caso proprio le presunte interferenze elettorali russe. Argomento demonizzato durante il mandato del presidente Donald Trump, ma mai dimostrato, a tal punto da essere archiviato e riesumato con il presidente successivo.

Salta all’occhio l’altro argomento chiave trattato dal presidente Biden durante le sue visite, fermare la Via della Seta e sostituirla con un qualcosa che ancora non esiste. Ricordiamo che la Via Della Seta non è solo un concetto, è una realtà accettata da 150 nazioni. Rinunciarvi non è impossibile, ma costosissimo.

Il mainstream si è affrettato a creare il “quadro” entro cui si svolgerà l’incontro tra Putin e Biden, che – se vediamo tutte le “briciole di pane” lasciate dal Presidente americano nei suoi incontri europei – andrà ben oltre i temi bilaterali: la Russia è una minaccia, la Cina è una sfida.

Non sorprende il gioco “in attacco” degli USA (ancora una volta non è rilevante la fonte, che sia politica o giornalistica non fa differenza), che come al solito abbaiano per primi (ed unici) e mostrano la loro aggressività contro la presunta egemonia militare della Russia e la supremazia economica della Cina.

A corredo di tanto rumore (per nulla), da ieri sono anche entrate in vigore le nuove sanzioni contro la Russia firmate da Biden nell’aprile scorso . Che a questo punto possiamo considerare “diplomaticamente” irrilevanti, visto che Putin si troverà vis a vis con chi gli ha dato ufficialmente dell’“assassino”.

E la vera Cenerentola di questo summit sarà proprio la diplomazia: nei giorni scorsi è stato annunciato che la conferenza stampa a valle del summit sarà separata, e stamattina la CNN riportava la frase di Biden secondo cui dipenderà solo da Putin se gli Stati Uniti potranno collaborare con la Russia.

Certamente siamo già abituati a questa teoria: la colpa è sempre di chi non riconosce gli USA come unico egemone mondiale, anche se non lo sono più né militarmente né economicamente. Rimangono però il più grande paese esportatore di democrazia, ma alle condizioni unilaterali proprio di coloro che confezionano questo “prodotto”, tutt’altro che intangibile se consideriamo la loro presenza (e le conseguenze di tale presenza) in tutto il mondo. No, la politica globale non è uno slogan, e non è neanche propaganda: forse risvegliare gli Stati Uniti da questo sogno è più difficile che trasformarlo in un loro incubo personale.

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Articolo a cura di Elvia Politi

Redazione Saker Italia

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