Mentre sto scrivendo, è ancora troppo presto per dichiarare che il pericolo sia passato, ma almeno tre delle cinque petroliere iraniane sono arrivate sane e salve in Venezuela (la conferma viene da TeleSur [in spagnolo] e PressTV [in inglese]). Inoltre, se è vero che non dovremmo “mai dire mai”, sembra estremamente improbabile che gli Stati Uniti lascino passare solo tre petroliere e poi provino ad impedire l’arrivo delle altre due. Quindi, non è finita fino a quando non è finita, ma, ora come ora, le cose sembrano molto meglio della scorsa settimana.

Inoltre, è soprattutto una questione simbolica. Anche se queste cinque petroliere fanno la differenza, non sarà una grande differenza, specialmente tenendo conto delle devastanti conseguenze delle sanzioni, del sabotaggio e della sovversione inflitti al Venezuela da parte degli Stati Uniti.

Eppure, i simboli sono importanti, se non altro perché creano un precedente. Direi infatti che l’ultimo dietro front che ha fatto Trump non è diverso da tutti gli altri suoi dietro front: Trump ha raggiunto un record molto consistente di minacce fuoco e fiamme, prima di sgonfiarsi tranquillamente e ritirarsi. E dato che fino a oggi l’ha fatto molte volte, dobbiamo chiederci se questa strategia sia efficace o meno.

Si potrebbe dire che questa strategia si possa descrivere così: mettere la massima pressione sulla controparte nella speranza che il bluff induca l’avversario a ritirarsi. Potrebbe essere un argomento semi-credibile se non fosse per un molto semplice ma cruciale problema: finora gli altri non si sono mai ritirati. In altre parole, il bluff di Trump è stato fatto più e più volte, e ogni volta Trump ha dovuto ridimensionarsi sommessamente.

Qualcuno dirà che questo prova solo che Trump è un vero presidente che ama la pace e che, a differenza dei suoi predecessori, non vuole andare in guerra. Ma allora, che dire degli attacchi missilistici in Siria? Che dire dell’omicidio di Soleimani?

A dire il vero, la cosa più gentile che possiamo dire su questa strategia (presupponendo che ci sia una strategia fin dall’inizio, non la prova di una sua totale mancanza) è che essa equivale a urlare “fuoco!” in un ambiente così pericoloso. L’esempio perfetto di questo comportamento irresponsabile è stata l’uccisione del Generale Soleimani, che ha portato realmente gli Stati Uniti e l’Iran a un millimetro da una guerra vera e su vasta scala.

Inoltre, mentre saluto positivamente il dietro front di Trump dopo gli attacchi iraniani, credo anche che nel farlo lui abbia danneggiato l’immagine internazionale degli Stati Uniti. Perché? Pensate a questo: è la prima volta in assoluto (se non sbaglio) che gli Stati Uniti sono stati oggetto, senza reagire, di un importante attacco militare fatto da un altro Stato-attore. In passato e fino a questa primavera, gli Stati Uniti hanno sempre pensato che se qualcuno avesse osato creare problemi, questo avrebbe comportato conseguenze molto serie. Così gli Stati Uniti hanno confermato un ordine mondiale in cui alcuni erano molto più uguali di altri. In particolare, gli “altri” dovevano docilmente accettare gli attacchi americani e tacere, mentre lo Zio Shmuel poteva attaccare a destra e a sinistra, senza aspettarsi alcuna ritorsione.

“Accettando” il contro-attacco iraniano, Trump ha sostanzialmente messo il segno “uguale” tra Iran e gli Stati Uniti. Probabilmente lui non lo ha capito, ma in quella regione è stato capito da tutti.

Proprio come Hezbollah ha distrutto il mito dell’impunità di Israele, l’Iran ha distrutto il mito dell’impunità degli Stati Uniti.

Preferisco comunque sempre il politico che non inizia una guerra (per qualsiasi motivo) rispetto ad uno che la inizierebbe. Non ho neanche alcun dubbio che Hillary l’avrebbe iniziata una guerra, o anche molte guerre. Ma il fatto che Hillary sarebbe stata anche peggio di Trump, non è un buon motivo per cominciare ad adulare il brillante genio degli “Scacchi 5D” o le politiche pacifiste di Trump…

Trump ricorda un ragazzo che punta una pistola a delle persone in strada solo per dire poi “ma era una pistola giocattolo, non ha mai avuto intenzione di sparare davvero a qualcuno”. E’ decisamente meglio che sparare a delle persone con una pistola vera, ma non è certo un segno di maturità o di intelligenza.

L’altro problema con questa “strategia” (supponiamo, per ipotesi, che questa sia una strategia di un qualche tipo) è: ogni volta che deve fare marcia indietro la “nazione indispensabile” e la “sola iperpotenza”, sembra sempre di più una tigre di carta. Non sembrare come una tale tigre di carta è probabilmente la ragione principale dietro alle famose parole di Michael Ledeen [in inglese] Ogni dieci anni circa, gli Stati Uniti hanno bisogno di scegliere un qualche piccolo Paese sfigato e tirarlo al muro, solo per dimostrare al mondo che facciamo sul serio”. Da un punto di vista strettamente malvagio e imperialistico, la strategia di Ledeen ha molto più senso rispetto a ciò che Trump sta facendo.

Per dirla con le famose parole di Marx: “La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa”. Il risultato di ciò che ora qualcuno chiama la “Battaglia della Baia di Macuto” ne è un esempio perfetto: se la Baia dei Porci è stata il “primo caso”, allora il disastro di Grenada è stata la tragedia, e la battaglia della Baia di Macuto la vera farsa.

L’umorismo può essere un’arma devastante, e chiunque abbia studiato la fase finale dell’Unione Sovietica (gli ultimi anni di Brezhnev e quelli successivi) sa come i Russi ridicolizzassero i leader sovietici con letteralmente centinaia di barzellette.

Un vero imperialista dovrebbe essere odiato piuttosto che ridicolizzato e, se anche lo stesso Trump non si rende conto che è lo zimbello del pianeta, i suoi assistenti e i capi del Deep State sicuramente se ne rendono conto, e questo è molto ma molto pericoloso.

Perché?

Perché la pressione per, ancora una volta, “scegliere un qualche piccolo Paese sfigato e tirarlo al muro” aumenta ad ogni dietro front (per una discussione più approfondita, vedi il mio articolo “Ogni ‘click’ ci porta un passo più vicino al ‘bang’!”).

Inoltre, trovare anche un Paese più piccolo e debole del Venezuela sarà difficile (forse l’Isola di Saba? O di nuovo Grenada? Chi lo sa?). E potenzialmente molto pericoloso.

L’altro problema è la prevedibilità. Ogni sistema internazionale richiede che i suoi attori più potenti siano prevedibili. Al contrario, quando l’attore internazionale principale si comporta in maniera che sembra imprevedibile, irrazionale o irresponsabile, l’intera stabilità del sistema viene messa a rischio.

Questo, tra l’altro, è anche il perché sia così disastroso il fatto che gli Stati Uniti si siano ritirati da così tanti trattati e organizzazioni internazionali: la partecipazione ai trattati e alle organizzazioni internazionali indica che gli Stati Uniti vogliono giocare con le stesse regole di tutti gli altri. Il fatto che gli Stati Uniti stiano mollando così tanti dei loro precedenti obblighi dimostra solo che l’America è diventata una canaglia, e che da questo momento in poi è totalmente imprevedibile.

Infine, ora ci sono le lezioni anche per Mosca: la principale è che quando si confronta con un determinato avversario, l’Impero prova a bluffare ma alla fine si ritira. Vero, Mosca deve essere molto più cauta rispetto a Teheran semplicemente perché le conseguenze di una guerra Russia-Stati Uniti sarebbero notevolmente peggiori di qualsiasi altro grande conflitto nel Medio-Oriente. Tuttavia è anche vero che negli ultimi anni le forze armate russe hanno avuto il tempo per prepararsi ad un tale conflitto, e che ora la Russia sia pronta praticamente ad ogni cosa che gli Stati Uniti possono provare a tirarle, almeno in termini puramente militari.

[Inciso: a differenza della posizione militare, l’ambiente politico russo è cambiato in peggio: ora c’è una potenzialmente molto pericolosa “linea dura” di opposizione a Putin che ho battezzato la “sesta colonna”, in contrasto alla quinta colonna liberale e filo-occidentale. Ciò che queste due “colonne” hanno in comune è che entrambe si opporranno categoricamente a praticamente tutto ciò che Putin farà. La sesta colonna, in particolare, ha un odio furioso per Putin che è ancora più rabbioso di quello normalmente espresso dalla quinta colonna liberale. Guardate questo eccellente video di Ruslan Ostashko [in inglese], che preferisce il termine “emo-marxisti” e che descrive in maniera molto accurata queste persone. Non importa se li consideriamo come la sesta colonna o emo-marxisti, ciò che importa è che queste persone sono ansiose di fare da cassa di risonanza a tutte le voci e alle false notizie su Putin. Se Putin ha certamente i suoi difetti e se la politica economica del governo Medvedev, ora Mishutin, è ben altra cosa da ciò che la maggior parte dei Russi vuole, è anche vero che queste due “colonne” stanno oggettivamente facendo il volere dell’Impero, il che potrebbe essere un problema reale se l’attuale crisi economica in Russia, indotta dalla pandemia, non viene gestita in maniera più efficace dal governo].

Ho sempre detto che l’Iran, pur essendo molto più debole della Russia, ha mostrato in maniera consistente molto più coraggio nei suoi rapporti con l’Impero. Inoltre, la politica iraniana è dettata principalmente da considerazioni morali e spirituali (come la posizione di principio dell’Iran rispetto all’occupazione della Palestina) mentre la politica russa è molto più “pragmatica” (che è in realtà un eufemismo per “opportunista”). Ma l’Iran è una repubblica islamica, mentre la Russia deve ancora sviluppare un qualche tipo di visione del mondo unificante e originale.

Conclusione:

Nonostante tutti i suoi innumerevoli e negativi tratti caratteriali e gli altri difetti, rimane il fatto che Trump non ha lanciato una grande guerra (finora). Sì, molte volte ha portato il mondo molto vicino, ma finora non l’ha fatto precipitare in una grande guerra. Quanto del credito per questo debba andare personalmente a lui, è molto opinabile (forse hanno prevalso le menti con più sangue freddo dell’esercito, penso a persone come il Generale Mattis che, da quanto riferito, è stato colui che ha fermato un grande attacco degli Stati Uniti alla Siria, e si è risolto per un attacco simbolico). Alcuni analisti russi (Andrei Sidorov) credono anche che gli Stati Uniti non siano in condizione di combattere alcuna guerra, non importa quanto piccola. Inoltre, la maggior parte (tutti?) degli analisti russi crede anche che gli Stati Uniti siano completamente impegnati in una guerra ad ampio spettro di tipo economico e di informazione per tentare di strangolare sia la Russia che la Cina. Io penso che sarebbe corretto affermare che nessuno in Russia crede che la relazione con gli Stati Uniti di Trump possa migliorare o migliorerà. Anche in Cina il tono sta cambiando, specialmente da quando gli Stati Uniti hanno lanciato una grande e strategica psyop anti-cinese. In altre parole, gli Stati Uniti stanno continuando allegramente a percorrere la strada attuale, che porta ad un confronto simultaneo non con uno e neanche con due Paesi, ma con una lista di Paesi che sembra crescere ogni giorno. Quindi, se è vero che in questo caso Trump sembra aver annullato due guerre, noi non dovremmo dare per scontato che non ne comincerà presto una, anche solo per deviare la colpa per la sua totalmente cattiva gestione della crisi del Covid-19.  Se dovesse succedere, possiamo solo sperare che tutti i “Paesi della resistenza” e il movimento forniranno il maggior sostegno possibile a chiunque sarà il prossimo ad essere attaccato dall’Impero.

Il Saker

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Articolo del Saker pubblicato su The Saker il  27 maggio 2020
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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