Fin da quando Putin ha annunciato agli Stati Uniti e alla NATO le sue richieste di garanzie sulla sicurezza (in breve, stop all’espansione della NATO verso oriente, ritiro della NATO alle sue posizioni del 1997, rimozione delle armi offensive dalle immediate vicinanze della Russia) siamo stati bersagliati dalla stampa occidentale con una raffica di dettagli :

  • Queste garanzie sulla sicurezza sono un ultimatum o uno strumento per negoziare?
  • Gli Stati Uniti e la NATO le accetteranno o le rifiuteranno?
  • Putin invaderà l’Ucraina o sarà fermato con l’uso assennato e tempestivo del mettere il broncio, scuotere la testa, mostrare il medio ed esprimere la disapprovazione da parte dei vari e assortiti luminari occidentali?
  • Se Putin invade l’Ucraina, vorrà dire Terza Guerra Mondiale, e moriremo sicuramente tutti?

Spero di non essere il solo ad essere stufo e stanco di questo tentativo patetico e fastidioso di stendere una cortina fumogena e nascondere l’inevitabile realtà di ciò che sta per esser rivelato. Nel caso non vi sia ancora del tutto limpido, ve lo scandisco chiaro e tondo. Normalmente io sono più cauto nel fare previsioni specifiche, ma in questo caso il nostro futuro immediato è stato attentamente pianificato per noi dalla Russia e dalla Cina, con gli Stati Uniti e i suoi pupazzi assortiti ridotti allo status di personaggi non giocabili in un videogioco che può fare solo una cosa: nascondersi dietro una densa cortina fumogena di risibili bugie.

Per prima cosa, le richieste di garanzie sulla sicurezza avanzate dalla Russia non sono un ultimatum. Un ultimatum è un qualcosa tipo “altrimenti”, che offre una scelta fra l’ottemperanza e le conseguenze, mentre in questo caso l’inadempienza e le conseguenze seguono in automatico. L’Occidente e la NATO, per ben comprese ragioni politiche interne, sono incapaci di firmare queste garanzie perciò le conseguenze si realizzeranno nei tempi dovuti.

La Russia ha chiesto agli Stati Uniti e alla NATO di mettere per iscritto il loro rifiuto a dare le garanzie sulla sicurezza; queste pezze d’appoggio cartacee saranno importanti nel seguito. Per capire come mai, occorre ricordare il fatto che, su ogni cosa presente in queste garanzie sulla sicurezza, l’Occidente si è già trovato d’accordo; ossia, la garanzia di “non un metro ad est” data trent’anni fa alla Russia dagli Stati Uniti e il principio sulla sicurezza collettiva su cui tutti i membri dell’OSCE si sono trovati d’accordo. Firmando un documento in cui dichiarano il loro rifiuto a rispettare ciò su cui si erano dichiarati d’accordo, gli Stati Uniti e la NATO rinnegherebbero in sostanza la legge e l’ordine internazionale. Questo implica a sua volta che le loro necessità sulla sicurezza possono essere trascurate e che, piuttosto, essi si meritano di essere umiliati e puniti.

Inoltre, mettendo per iscritto il loro rifiuto, gli Stati Uniti e la NATO dichiarerebbero nullo lo stesso principio di sicurezza collettiva. Se, per esempio, le Bahamas, una nazione sovrana dal 10 luglio 1973, decidesse di rafforzare la sua sovranità ospitando una batteria missilistica russa puntata, oltre la Corrente del Golfo, su Miami e Fort Lauderdale in Florida, gli Stati Uniti non avrebbero voce in capitolo, e se dovessero provare a dire qualcosa si troverebbero quei pezzi di carta sbattuti in faccia. I russi chiederebbero “e ora vi sentite minacciati? Beh, avreste fatto meglio a pensarci quando ci minacciavate dispiegando i vostri missili in Polonia e Romania”.

Lo scopo inizialmente dichiarato delle due installazioni di Aegis Ashore in Polonia e Romania era di abbattere i missili iraniani, che allora non esistevano, come oggi, e che, in ogni caso, mai avrebbero preso un giro così lungo da volare sopra la Polonia o la Romania. Sebbene lo scopo dichiarato di questi missili fosse difensivo, le loro piattaforme di lancio possono servire anche a lanciare armi strategiche offensive: i missili Tomahawk da crociera con testata nucleare. Questi Tomahawk sono obsoleti, e i russi sanno molto bene come abbatterli (come hanno dimostrato in Siria) ma ciò è molto irritante, e disperdere il plutonio americano polverizzato in giro per le campagne russe non fa bene alla salute di nessuno.

Quindi, dobbiamo aspettarci che capitino cose brutte a queste installazioni, pur rimanendo male informati sui dettagli. Mentre i non-negoziati sulle richieste russe per le garanzie sulla sicurezza saranno più pubblici possibile (malgrado i lamentosi piagnistei occidentali di tenerli in privato), i “mezzi tecnico-militari” con cui la Russia affronterà l’inadempienza occidentale non saranno ampiamente pubblicizzati. L’installazione rumena potrebbe diventare non operativa a causa della scoperta di un piccolo vulcano lì vicino, quella polacca potrebbe soccombere ad una strana esplosione di gas delle paludi.

Un’ulteriore serie di sfortunati incidenti potrebbero portare gli Stati Uniti e la NATO ad essere timidi e reticenti ad oltrepassare i confini russi. Le truppe della NATO stazionate nei paesi baltici, a un tiro di schioppo da San Pietroburgo (che è la seconda città più grande della Russia), si potrebbero lamentare di sentire continuamente la parola “Bum!” forte e chiara, portandole alla diagnosi di schizofrenia e alla loro evacuazione. Un aereo spia statunitense potrebbe subire un piccolo malfunzionamento del GPS e ritrovarsi nello spazio aereo russo, essere abbattuto e i suoi piloti, catapultatesi, condannati a molti anni di insegnamento dell’inglese negli asili di Syktyvkar o di Petropavlovsk-Kamchatsky. I vascelli statunitensi e della NATO, già inclini a collisioni tra loro, con le montagne sottomarine o con le chiatte, potrebbero soffrire di un inusuale gran numero di tali brutte manovre nelle vicinanze della costa russa, causando quindi il loro allontanamento. Un gran numero di tali eventi, la maggior parte dei quali trapelati lontano dallo sguardo del grande pubblico e la cui notizia sarebbe soppressa sulla stampa e sui social media occidentali, obbligherebbe le poderose forze militari statunitensi ad interrogarsi su una scomoda questione esistenziale: “I russi hanno sempre paura di noi, o ci stiamo facendo le seghe fra noi?”. La loro risposta sarà di non ammettere la realtà e di continuare a farsi le seghe anche più di prima.

Ma se, in effetti, si stanno facendo le seghe fra loro, che ne è della loro politica di contenimento? Cosa impedisce alla Russia di ricreare l’Unione Sovietica 2.0? Oltre naturalmente al fatto che i russi non sono stupidi, è bastata loro la prima volta per imparare la lezione, e la Madre Russia non permetterà più ad un branco di ingrati e inutili non-russi di succhiare dal suo ampio seno. Le menti curiose chiedono di sapere “ma la Russia quando invaderà l’Ucraina?”, specie quelle attente ai notiziari occidentali che riportano il dispiegamento di centinaia di migliaia di truppe russe lungo il confine con l’Ucraina (non avvenuto).

La più recente teoria attribuisce al caldo di questo periodo il motivo per cui la Russia non può fare la sua invasione. Sembra che ci sia stato un caldo inusuale fin dal 2014, ecco perché le truppe russe non hanno ancora attraversato il confine. Che stanno aspettando? La prossima era glaciale attesa fra qualche millennio? Invece la Russia ha preso giusto i pezzi dell’Ucraina a cui era interessata, la Crimea, il Donbass e un paio di milioni di professionisti altamente qualificati di lingua russa, il tutto senza mettere in piedi un’invasione, e ora sta aspettando che il resto dell’Ucraina finisca di degenerare verso la sua meta finale di parco a tema etnico e riserva naturale. La sola cosa che non va bene in questo piano è il fatto di dover smilitarizzare l’Ucraina, come prescrivono le recenti richieste russe nelle garanzie sulla sicurezza.

Ma che succede se le garanzie sulla sicurezza non sono fornite, e gli Stati Uniti/NATO continuano a rifornire di armi l’Ucraina, a spedirvi addestratori e a stabilirvi delle basi? Beh, allora quelle dovranno essere distrutte. Ciò può esser fatto lanciando dei razzi da qualche piccola imbarcazione in navigazione nel Mar Caspio, come fu fatto per distruggere le basi dell’ISIS in Siria; non c’è nessuna necessità di una forza di invasione terrestre. Non ci vuol molto per spingere gli Stati Uniti/NATO ad evacuare l’Ucraina nel panico, visto che hanno già i piani pronti per farlo, e hanno annunciato di non combattere per difenderla.

Se è questo quel che avverrà, cosa pensate che succeda dopo? Gli Stati Uniti inizieranno una guerra nucleare per l’Ucraina? Uhm… che ne dite di “NO!!!”. Gli Stati Uniti imporranno “sanzioni infernali”? Forse, ma rendiamoci conto che al momento attuale delle economie statunitense e di altri paesi occidentali se ne può fare una caricatura accurata rappresentandole come un vaso di cristallo pieno di escrementi, posto al bordo di un alto ripiano su un duro pavimento di marmo. Si deve sperare che nessuno starnutisca perché la pressione sonora potrebbe spingerlo fuori dal bordo. Le sanzioni infernali potrebbero causare un po’ di starnuti. Non c’è bisogno di dirlo, gli Stati Uniti continueranno a parlare di sanzioni infernali, potranno perfino passare qualche legge con questo titolo, e affermeranno di aver mandato un “messaggio forte”, ma senza altri effetti.

La Russia agirà immediatamente dopo aver avuto l’accettazione scritta del rifiuto occidentale di fornire le garanzie sulla sicurezza richieste? No, ci sarà necessariamente un ritardo. Vedete, il 4 febbraio è appena a due settimane di distanza e non c’è proprio il tempo per iniziare e finire un’azione militare. Che c’è il 4 febbraio? La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino, naturalmente, alla quale Putin sarà l’ospite d’onore, mentre i dignitari statunitensi non sono stati neanche invitati.

Alle Olimpiadi, Putin e Xi firmeranno un caterva di importanti accordi, uno dei quali potrebbe trasformare la già forte relazione fra Cina e Russia in una vera e propria alleanza militare. Il tripolare ordine mondiale annunciato dal generale Milley, in cui Stati Uniti, Russia e Cina figurano da eguali, sarebbe durato in tutto tre mesi. Con Russia e Cina che agiscono all’unisono, la SCO, che adesso include quasi tutta l’Eurasia, diventerà ben più di un polo geopolitico. In confronto, gli Stati Uniti e i 29 nanetti della NATO non arriveranno neanche ad essere un polo geopolitico e il mondo tornerà ancora una volta ad essere unipolare, solo con la polarità invertita.

E così non ci dobbiamo aspettare nessuna azione militare fra il 4 e il 20 di febbraio. Dovesse succedere qualsiasi marachella militare durante le Olimpiadi, un periodo tradizionalmente di pace per il mondo, sarebbe sicuramente una provocazione occidentale, perché le Olimpiadi sono un momento tradizionale per le provocazioni occidentali (la Georgia durante le Olimpiadi di Pechino del 2008, l’Ucraina durante le Olimpiadi di Sochi nel 2014). Possiamo esser sicuri che tutti sono molto ben preparati per queste provocazioni, e che saranno trattate con molta durezza.

Il peggior tipo di provocazione sarebbe se i consiglieri della NATO riuscissero con successo a spingere le sfigate e demoralizzate truppe ucraine all’invasione del Donbass. Se questo dovesse succedere, sarebbe una operazione in due fasi: con la prima si confonderanno gli ucraini per mettere il piede nella trappola, il secondo sarà minacciare di distruggerli usando l’artiglieria russa a lungo raggio da oltre il confine russo. Quando ciò è accaduto in precedenza, il governo ucraino è stato costretto a firmare gli Accordi di Minsk che richiedevano all’esercito ucraino di ritirarsi, e al governo di Kiev di concedere l’autonomia al Donbass modificando la Costituzione ucraina.

Ma poiché da allora il governo di Kiev non ha mostrato per tutti gli anni successivi alcuna intenzione di adempiere ai termini di quegli accordi, mostrando anzi di fare del suo meglio per sabotarli, non ci sono ragioni per aspettarci la firma di una nuova tornata degli Accordi di Minsk. Sarebbe invece la fine per lo Stato ucraino. Putin ha promesso proprio questo. I consiglieri della NATO saranno probabilmente frustrati nei loro sforzi per convincere gli ucraini ad attaccare: per loro è preferibile rimanere seduti a farsi battere e pungolare dai loro manovratori della NATO ed essere assillati da funzionari e spie statunitensi ed europei piuttosto che avere obliterati i loro migliori e splendenti elementi dall’artiglieria russa o affrontare un turno finale di umiliazione nazionale.

Tuttavia, dopo il 20 febbraio ci possiamo aspettare alcune nuove e interessanti distrazioni. Potrebbe aver a che fare col crollo finale  della casa di carta finanziaria occidentale e dei suoi schemi piramidali, o potrebbe essere un nuovo e divertente virus, o l’esaurimento del gas naturale che causa un’emergenza umanitaria. O potrebbe essere una combinazione di questi: il virus sarebbe attribuito alla Cina, l’emergenza del gas alla Russia, e il collasso finanziario ad entrambi. Mentre tutti sono distratti, una o due portaerei potrebbero sparire, le installazioni polacche degli Aegis Ashore potrebbero essere spianate da una strana esplosione di gas delle paludi, e così via. Ma allora nessuno se ne accorgerebbe.

Ci sarà sempre un’importante questione esistenziale che pungolerà il complesso militare/industriale statunitense: “La Russia e la Cina hanno ancora paura di noi, o ci stiamo soltanto facendo le seghe fra noi?”. Io credo di sapere quale risposta sarebbe offerta dalla Russia e dalla Cina: “Non preoccupatevi di noi, continuate pure a farvi le seghe fra voi”.

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 Articolo di Dmitry Orlov pubblicato su The Saker il 20 gennaio 2022
Traduzione in italiano di Fabio_san per SakerItalia

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