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Siria

Lavrov blocca all’ONU il riconoscimento di Trump della sovranità di Israele sulle alture del Golan   

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha fatto saltare all’ONU il riconoscimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump della sovranità israeliana sulle alture del Golan. “Ritengo che questa sia una dimostrazione consapevole e deliberata di condiscendenza. Tale dimostrazione di condiscendenza insieme a minacce, ultimatum e sanzioni sono, in generale, tutti  strumenti utilizzati dagli Stati Uniti nel campo della politica estera“, ha detto Lavrov in una conferenza stampa con

Siria: gli Stati Uniti stanno combattendo l’ISIS o liquidando l’attività?

Che la “roccaforte finale” dell’autoproclamato Stato Islamico (ISIS) risieda nel territorio occupato dagli Stati Uniti in Siria, dice già tutto. Dai rapporti dell’Agenzia d’intelligence della Difesa degli Stati Uniti (DIA) risalenti al 2012 si notano gli sforzi per creare un principato [Stato] “salafita” [Islamico] nella Siria orientale, precisamente dove l’ISIS è cresciuto e ora si aggrappa alla sua “roccaforte finale”, e dal fatto evidente che la capacità di combattimento dell’ISIS

Perché il sistema S-300 non viene utilizzato in Siria contro gli aerei israeliani

Negli ultimi mesi ci sono state varie speculazioni sulle ragioni per cui i sistemi di difesa aerea S-300, forniti dalla Federazione Russa all’Esercito Arabo Siriano, non hanno ancora sparato un colpo in reazione alle invasioni di spazio aereo degli aerei israeliani nelle loro missioni di bombardamento contro svariati obiettivi sul territorio siriano. Il seguente video tenta di analizzare una serie ragionevolmente completa di spiegazioni. Da un certo punto di vista,

Il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria, ed il mito del “Ritorno” dello Stato Islamico

Di primo acchito, l’idea che l’occupazione statunitense della Siria sia fondamentale per impedire il ritorno del cosiddetto “Stato islamico” (ISIS) sul territorio siriano non convince. Le regioni ad ovest del fiume Eufrate, dove l’ISIS era fiorito, sono state definitivamente riconquistate dall’Esercito Arabo Siriano e dai suoi alleati russi e iraniani, ovviamente senza alcun sostegno da parte degli Stati Uniti e, di fatto, nonostante l’impegno di Washington ad ostacolare le operazioni

Siria – La Turchia fallisce su Idlib, non è interessata a prendersi il Nordest

I neoconservatori dell’amministrazione Trump, il Segretario di Stato Mike Pompeo, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton e l’inviato per la Siria James Jeffery, stanno lottando per salvare i loro piani per la Siria che il presidente Trump ha cancellato quando ha ordinato il completo ritiro. Quei piani erano per una occupazione permanente della Siria nord-orientale da parte degli Stati Uniti, la riduzione dell’influenza iraniana nelle zone controllate dal

La resa americana in Siria

La notizia che nessuno di noi si aspettava, nemmeno i più ottimisti, è arrivata invece come un fulmine a ciel sereno, totalmente spiazzante. L’incredulità è stato il primo sentimento provato di fronte a tale decisione. Cosa è accaduto? Mercoledì 19 dicembre, il Presidente Americano Trump ha ordinato all’esercito di far ritirare, pare entro il 18 gennaio 2019 tutti i soldati presenti sul territorio siriano “ritiro pieno ed immediato” e di

Siria: un presunto attacco chimico suscita una risposta opposta da parte dell’Occidente

Dopo un altro presunto attacco con armi chimiche in Siria, alcuni mezzi di informazione occidentali hanno dato una risposta scettica, altri hanno addirittura taciuto il fatto. La reazione decisamente diversa rispetto alla consueta isteria da “attacco chimico” deriva dal fatto che, diversamente da incidenti precedenti, questa volta sembra che i responsabili siano i militanti che operano a Idlib, in Siria, con il sostegno occidentale. Si stanno ancora raccogliendo le prove

Gli Elmetti Bianchi di nuovo alla ribalta

Spesso mi viene chiesto di spiegare perché paesi come l’Iran appaiano così aggressivi nel farsi coinvolgere in guerre all’estero e nel creare alleanze che sanno destinate a provocare le peggiori e più paranoiche reazioni di alcuni dei loro vicini. La mia risposta è che la percezione della minaccia è sempre relativa rispetto a quale lato della barricata si guardano le cose. L’Arabia Saudita e Israele ovviamente percepiscono le azioni iraniane

Quali armi chimiche? Le avete già tutte

Oltre cento persone sono rimaste intossicate nei quartieri residenziali della città di Aleppo, Khaldieh, Calle Nilo e Jameyit Zahraa, in un attacco al cloro perpetrato, sabato 24 novembre, dai terroristi di Jabhat al-Nusra. Il direttore del Dipartimento della Salute della città siriana, Ziad Hajj Taha, ha riferito all’agenzia di stampa governativa Sana che le persone colpite soffrono di asfissia e di altri sintomi tipici dell’avvelenamento provocato da sostanze chimiche. Le

L’olio d’oliva, una vittima siriana dell’economia di guerra

EHSANI2                    @EHSANI22 10 nov 2018  – 13:49   Nonostante l’ottimo raccolto di olive, per lo più prodotte interno ad Afrin e al nord, i residenti di Aleppo devono pagare invece prezzi al consumo esorbitanti per l’olio d’oliva siriano poiché esso è spedito verso la Turchia.   EHSANI2                    @EHSANI22     I buoni