L’annuncio di mercoledì che il Presidente Eletto Donald Trump creerà un nuovo Consiglio Nazionale per il Commercio [National Trade Council] segnala che la sua amministrazione procederà rapidamente con le misure di guerra commerciale da lui promesse.

Il nuovo gabinetto sarà guidato da Peter Navarro, un professore dell’Università della California e membro di spicco della campagna elettorale e della squadra di transizione di Trump, noto guerrafondaio e difensore delle politiche commerciali aggressive, dirette in particolare contro la Cina.

La squadra di transizione di Trump ha dichiarato che il nuovo ente consiglierà il presidente sulle “strategie innovative nei negoziati commerciali” e si coordinerà con le altre agenzie per valutare le “capacità produttive e di difesa della base industriale” americane.

Durante la sua campagna elettorale Trump ha minacciato di lasciare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e di stracciare gli accordi commerciali, come ad esempio l’Accordo Nordamericano di Libero Scambio, che ha definito dannoso per l’economia americana. Ha annunciato che dal primo giorno in carica avrebbe iniziato il ritiro degli Stati Uniti dal Partenariato Trans-Pacifico (TPP).

Il TPP non era un accordo di libero scambio, ma un blocco economico guidato dagli Stati Uniti che escludeva la Cina, così da fare pressione su Pechino perché accettasse le richieste di Washington sul commercio e gli investimenti. Il TPP è stata la punta di diamante economica del piano “pivot to Asia” dell’amministrazione Obama, che ha coinvolto anche un’aggressiva campagna diplomatica e un assembramento militare in tutta l’Asia Pacifica volto a garantire la supremazia americana in Asia.

La decisione di Trump di uscire dal TPP non è un ritiro dalla politica conflittuale di Obama nei confronti della Cina, ma una marcata intensificazione su tutti i fronti. Trump ha ripetutamente accusato la Cina durante la campagna elettorale per le pratiche commerciali sleali, minacciando di bollarla come una manipolatrice di valuta, e di imporre dazi fino al 45 per cento sulle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti.

L’amministrazione Obama ha già adottato misure commerciali punitive, incluse maggiorazioni tariffarie per alcuni tipi di acciaio cinese fino al 522 per cento, e del 266 per cento per alcune aziende cinesi che operano nel campo dell’acciaio. Mentre Obama, almeno in teoria, ha tentato di operare all’interno delle regole del commercio internazionale esistenti, Trump progetta una drastica espansione di misure palesemente protezionistiche che si tradurrebbero in cause dell’OMC contro gli Stati Uniti, e probabili azioni di rappresaglia.

La nomina di Navarro a capo del Consiglio Nazionale per il Commercio chiarisce che si tratta in realtà di un consiglio nazionale per la guerra commerciale, perché Navarro non è tanto un economista accademico quanto un ideologo anti-Cina.

Insieme a Wilbur Ross, raider miliardario e futuro Segretario al Commercio, Navarro ha servito come propagandista per la demagogia sul commercio di Trump “L’America per Prima”. In un editoriale del Wall Street Journal di ottobre dal titolo: “Un voto per Trump è un voto per la crescita”, la coppia ha denigrato “l’uomo di paglia della guerra commerciale”, sostenendo che “negoziati forti e intelligenti” avrebbero eliminato il deficit commerciale degli Stati Uniti.

Navarro e Ross hanno preso di mira Cina, Germania, Giappone, Messico e Corea del Sud, affermando che “hanno bisogno dei nostri mercati molto più di quanto noi abbiamo bisogno dei loro”. In realtà, le maniere forti da parte dell’amministrazione Trump e le minacce di azioni commerciali punitive innescherebbero quasi certamente delle ritorsioni e minerebbero il commercio mondiale e la crescita economica, compresa quella degli Stati Uniti.

La CNN ha riferito giovedì che la squadra di transizione di Trump stava già discutendo la proposta di dazi fino al 10 per cento sulle importazioni, e parti del settore affaristico americano hanno reagito con allarme. Un’organizzazione ha detto alla CNN che “la politica del martello commerciale” di Trump “imporrà pesanti costi per l’economia degli Stati Uniti, in particolare per il settore manifatturiero e per i lavoratori americani”. Come i loro omologhi in tutto il mondo, i produttori americani si affidano a catene di approvvigionamento globali che potrebbero essere colpite dai dazi.

Le affermazioni di Navarro dimostrano il collegamento inesorabile tra il nazionalismo economico e la guerra: la sua stridente difesa delle misure commerciali punitive contro la Cina va di pari passo con gli appelli a prepararsi al conflitto. I suoi libri includono: Le Future Guerre con la Cina: Dove Saranno Combattute e Come Possono Essere Vinte; Morte per Causa Cinese: Affrontare il Dragone – Un Appello Globale all’Azione; e Tigre Accovacciata: Cosa Significa per il Mondo il Militarismo Cinese. [The Coming China Wars: Where They Will be Fought and How They Can Be Won; Death by China: Confronting the Dragon—A Global Call to Action; e Crouching Tiger: What Chinese Militarism Means for theWorld] Gli ultimi due sono diventati dei documentari.

La squadra di transizione di Trump ha dichiarato che il nuovo consiglio sul commercio lavorerà con il Consiglio Nazionale per la Sicurezza e gli altri organismi della Casa Bianca per applicare lo slogan del presidente eletto “pace e prosperità attraverso la forza militare ed economica”.

Navarro e un altro consulente di Trump, Alexander Gray, hanno spiegato il 7 novembre cosa significa questo slogan in un lungo articolo su Foreign Policy, dal titolo, “La pace di Donald Trump Attraverso la Visione della Forza per l’Asia Pacifica”. I due sono stati critici del “pivot” o “riequilibrio” di Obama in Asia perché non si è confrontato con la Cina in modo abbastanza aggressivo e perché  ha ridotto il numero dei militari americani.

Navarro e Gray hanno dichiarato che il pivot si è rivelato “uno di quei casi imprudenti in cui si urla brandendo un bastone non abbastanza grande, cosa che ha portato a maggiore, non minore, aggressività e instabilità nella regione”. La loro soluzione è legare misure protezionistiche ad una vasta espansione delle forze armate statunitensi, in particolare della Marina, e il ritiro dai patti commerciali come il TPP che “indeboliscono solo la nostra base produttiva e la capacità di difendere noi stessi ei nostri alleati”.

“Pace attraverso la forza” non è una ricetta per la pace, ma per la guerra. Cosa importante, Navarro è un aperto sostenitore dell’abbandono della politica dell’Unica Cina, che è stata la pietra angolare delle relazioni USA-Cina dal 1979, ed è a favore di relazioni più strette con Taiwan. Nel quadro della politica dell’Unica Cina, Washington ha riconosciuto che Pechino era l’unico governo legittimo di tutta la Cina, e ha concluso le relazioni diplomatiche con Taiwan.

Trump ha già messo un punto interrogativo sulla politica dell’Unica Cina, dichiarando all’inizio di questo mese che non vedeva perché dovesse essere vincolato ad essa, “a meno che non facciamo un accordo con la Cina che ha a che fare con altre cose, compreso il commercio”. Trump è anche diventato il primo leader americano in più di tre decenni a parlare direttamente ad un presidente di Taiwan, quando ha risposto ad una telefonata del presidente Tsai Ing-wen.

In un articolo di luglio del National Interest dal titolo “L’America non può scaricare Taiwan”, Navarro chiarisce che i legami più stretti degli Stati Uniti con Taiwan sono legati ai preparativi per un conflitto con la Cina. “Il mantenimento di Taiwan come alleato indipendente degli USA è assolutamente fondamentale per il bilanciamento strategico contro l’ascesa di una Cina sempre più militarista”, ha dichiarato.

Navarro, che aveva appena visitato Taiwan, ha avvertito dei pericoli militari derivanti dal permettere all’isola di venirsi a trovare sotto l’influenza cinese – delle basi su Taiwan permetterebbe ai sottomarini cinesi un accesso immediato all’Oceano Pacifico e di estendere il raggio della sua aeronautica. Ha chiesto agli Stati Uniti di prendere misure per aumentare le capacità militari di Taiwan.

Tuttavia, legami militari statunitensi  più forti con Taiwan costituiscono una minaccia diretta per la Cina, e aggraverebbero rapidamente le tensioni tra Washington e Pechino. Il Pentagono ha da tempo riconosciuto il valore militare dell’isola, che è a soli 130 chilometri dalla Cina continentale nel punto più stretto dello Stretto di Formosa. Il generale americano Douglas MacArthur l’ha descritta come una “portaerei immobile” nel Pacifico.

La volontà di Trump di minacciare di abbandonare la politica dell’Unica Cina e di abbracciare Taiwan ha un solo significato: è la preparazione per affrontare in modo aggressivo la Cina su tutta la linea – diplomaticamente, economicamente e, se necessario, attraverso la guerra.

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Articolo di Peter Symonds pubblicato il 24 dicembre 2016 su World Socialist Web Site.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.it