La recente dimostrazione da parte della Corea del Nord di un missile da crociera sviluppato in loco ha fornito un’altra opportunità agli Stati Uniti di eseguire la propria dimostrazione, una delle loro inesauribili ipocrisie sulla scena globale. È anche un’altra opportunità per esaminare la vera ragione per cui gli Stati Uniti continuano a mantenere quasi 30.000 soldati nella penisola coreana.

Voice of America, appartenente al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, avrebbe riportato in un articolo [in inglese] intitolato “La Corea del Nord testa un missile da crociera a lungo raggio progettato per eludere le difese”:

La Corea del Nord ha condotto il suo primo test missilistico da circa sei mesi. Il missile da crociera a lungo raggio in fase di test potrebbe fornire a Pyongyang un altro modo per eludere le difese missilistiche dei suoi vicini, affermano gli analisti.

“Missili da crociera a lungo raggio di nuova concezione” hanno volato per 1.500 chilometri sul territorio nordcoreano prima di colpire con successo i loro obiettivi, secondo quanto riferito dai media statali nordcoreani.

L’articolo avrebbe fatto notare anche la reazione di Washington, affermando:

In una dichiarazione, l’esercito americano ha affermato di essere a conoscenza dei lanci segnalati e di monitorare e consultare da vicino i suoi alleati e partner.

“Questa attività evidenzia la continua attenzione della Corea del Nord sullo sviluppo del suo programma militare e le minacce che rappresenta per i suoi vicini e la comunità internazionale”, si legge nella dichiarazione.

La Corea del Nord non ha combattuto una guerra da quando le ostilità sono terminate durante la Guerra di Corea. Gli Stati Uniti, invece, da allora hanno intrapreso numerose guerre di aggressione, inclusa l’altamente distruttiva Guerra del Vietnam, che ha devastato tutta l’Indocina e, nel 21° secolo, le invasioni illegali di Iraq, Afghanistan e Siria, la campagna militare guidata dagli Stati Uniti contro la Libia e le molteplici guerre per procura che gli Stati Uniti hanno condotto attraverso i loro alleati, incluso il conflitto distruttivo ancora in corso nello Yemen, combattuto dall’America stessa attraverso i suoi alleati sauditi.

Considerando il ruolino di marcia dell’America, la Corea del Nord, con 30.000 soldati statunitensi seduti al confine con la Corea del Sud, è chiaramente una giustificazione sufficiente per perseguire un programma di difesa su vasta scala volto ad impedire a Pyongyang di unirsi alla lunga e sempre crescente lista di vittime dell’aggressione militare statunitense.

Gli Stati Uniti non hanno alcuna preoccupazione genuina per quanto riguarda la “minaccia” che la Corea del Nord pone ai suoi vicini o alla “comunità internazionale”.

Al contrario, gli stessi Stati Uniti hanno creato una minaccia persistente contro la Corea del Nord ai suoi confini, quindi presentano i continui programmi di armamenti della Corea del Nord in reazione a questa minaccia come pretesto per mantenere una presenza militare statunitense nella penisola coreana, non necessariamente per invadere e rovesciare il governo nordcoreano – sebbene questo sia certamente un obiettivo secondario – ma invece per contribuire agli sforzi di lunga data di Washington per accerchiare e contenere la Cina.

Secondo lo stesso Office of the Historian del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti in un documento [in inglese] del 1965 intitolato “Bozza di Memorandum dal Segretario della Difesa McNamara al Presidente Johnson”, la Guerra del Vietnam all’epoca era considerata necessaria solo se era “a sostegno di una politica a lungo termine degli Stati Uniti per contenere la Cina Comunista”.

Il documento identificava specificamente la Corea come parte di uno dei tre fronti lungo i quali gli Stati Uniti avrebbero contenuto la Cina:

Ci sono tre fronti per uno sforzo a lungo termine per contenere la Cina (realizzando che l’URSS “contiene” la Cina a nord e nord-ovest): (a) il fronte Giappone-Corea; (b) il fronte India-Pakistan; e (c) il fronte del sud-est asiatico.

Più di recente, il dispiegamento di sistemi americani di difesa aerea Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) in Corea del Sud sarebbe stato fatto per proteggere la Corea del Sud dai missili nordcoreani, ma è abbastanza chiara la continuazione della politica di Washington di contenere la Cina.

La Corea del Nord ha avuto i mezzi per colpire la Corea del Sud per decenni, anche con missili balistici, ma non l’ha mai fatto. L’improvvisa “necessità” di sistemi antimissile per contrastare missili che difficilmente verranno mai lanciati, in primo luogo è stata interpretata dai governi e dagli esperti nelle orbite di Pechino e Washington come copertura definitiva per i sistemi destinati al conflitto con la Cina.

I missili THAAD non hanno affatto lo scopo di proteggere la Corea del Sud – ma di proteggere le forze statunitensi di stanza in Corea del Sud nel caso in cui la Cina lanci attacchi di rappresaglia in un conflitto provocato dagli Stati Uniti nel Pacifico.

Lungi dalla mera speculazione, lo scenario e gli ovvi motivi per cui gli Stati Uniti provochino un tale conflitto con la Cina prima piuttosto che dopo sono descritti in dettaglio preciso nel documento [in inglese] della RAND Corporation del 2016 intitolato “Guerra con la Cina: Pensare attraverso l’Impensabile”.

Il documento esamina un ipotetico conflitto combattuto tra il 2015 e il 2025, osservando che più passa il tempo, più forti diventano le capacità economiche e militari della Cina e meno è probabile che gli Stati Uniti siano in grado di intraprendere e vincere una guerra contro la Cina. L’ovvia implicazione è che una volta che una vittoria degli Stati Uniti sulla Cina di qualsiasi tipo diventa impossibile, la Cina avrà superato irreversibilmente gli Stati Uniti e l’“ordine internazionale” su cui presume la leadership.

Un conflitto combattuto prima piuttosto che dopo dovrebbe essere limitato e confinato alle armi convenzionali, combattuto principalmente nel Pacifico, con obiettivi in territorio cinese attaccati dalle forze statunitensi.

Il documento rileva che l’esercito cinese è concentrato nel territorio cinese, e che alla Cina mancano sistemi d’arma convenzionali in grado di colpire gli Stati Uniti. Il giornale ammette quasi che qualsiasi conflitto tra Cina e Stati Uniti richiederebbe che le forze armate statunitensi si trovino nelle immediate vicinanze del territorio cinese, a migliaia di miglia dalle coste americane, e operino in modo provocatorio.

Praticamente ogni scenario presentato dagli autori della RAND sull’innesco di un tale conflitto è radicato nelle tensioni in corso deliberatamente e continuamente alimentate dall’interferenza degli Stati Uniti ovunque, dal Mar Cinese Meridionale allo stretto che separa la Cina continentale da Taiwan.

In un tale conflitto, gli Stati Uniti temono soprattutto che vengano prese di mira le sue basi sia in Giappone che in Corea del Sud, da dove dovrebbero lanciare attacchi militari contro obiettivi cinesi.

I sistemi di difesa THAAD sono lì appositamente per difendere quelle basi e nient’altro. Qualsiasi danno collaterale inflitto alle popolazioni giapponese o sudcoreana da un attacco di rappresaglia della Cina alle basi statunitensi nella regione è certamente parte di un piano per trascinare almeno una o entrambe le nazioni nel conflitto a fianco degli Stati Uniti.

Per quanto riguarda specificamente il Giappone, il rapporto rileva:

L’ingresso del Giappone sarebbe probabile se la nazione fosse parte della disputa sottostante, e quasi certa se il suo territorio (dove si trovano le basi statunitensi) fosse attaccato.

I missili THAAD e altri sistemi difensivi collocati in Giappone o Corea del Sud, basati sulla presunta minaccia che la Corea del Nord rappresenta per entrambe le nazioni, saranno sistemi difensivi in atto giusto in tempo per adattarsi al periodo di tempo ottimale della RAND Corporation per un conflitto limitato guidato dagli Stati Uniti con la Cina.

Il risultato netto sarà ovviamente la rovina economica per tutta l’Asia, non solo per la Cina.

La regione arretrerà di decenni a causa di un conflitto anche breve, che la RAND Corporation prevede sarà “intensamente violento”. Anche se gli Stati Uniti “perdessero” militarmente un tale conflitto, il danno economico presenterebbe comunque a Washington una vittoria strategica.

Ciò soddisferebbe gli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti di mantenere il primato americano sulla regione indo-pacifica per i decenni a venire, non perché ha superato la concorrenza della Cina, ma perché ha abbattuto l’intera regione più velocemente di quanto gli stessi Stati Uniti stiano declinando, e ha abbattuto l’intera regione al di sotto dell’attuale stato di deterioramento sociale, politico, economico e militare americano.

L’ultima ironia è che le accuse americane contro la Corea del Nord di essere una minaccia regionale e globale fanno parte dei tentativi degli Stati Uniti di continuare a preparare il campo di battaglia per un ambito conflitto limitato con la Cina che – in realtà – metterà a repentaglio l’intera regione e il globo.

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Articolo di Brian Berletic pubblicato su Land Destroyer il 14 settembre 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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