Il riallineamento dell’India con gli USA da parte del Primo Ministro Modi minaccia di distruggere l’unità dei BRICS invertendo il percorso per allontanarsi dal mondo unipolare a comando USA.

In un articolo precedente ho discusso delle recenti mosse dell’India e di come queste minaccino di far riallineare l’India con gli USA contro la Cina e la Russia.

In questo articolo discuterò cosa c’è dietro questi sviluppi, le loro implicazioni strategiche e come questi minaccino l’evoluzione dell’ordine unipolare che sta sfidando la potenza globale americana.

La Guerra Fredda Sino-Indiana

L’Asia sudorientale

Le mosse del Primo Ministro Modi del mese scorso hanno esacerbato una preesistente Guerra Fredda Sino-Indiana a bassa intensità. L’obiettivo principale della competizione Sino-Indiana è attualmente l’Asia sudorientale.

L’India pianifica di far decollare i suoi legami commerciali con i membri ASEAN dell’entroterra – spesso chiamati “gli stati del Fiume Mekong – cooperando con loro per costruire l’Autostrada Trilaterale attraverso Myanmar e Thailandia.

Parte di questo progetto si collega al corridoio giapponese Est-Ovest nella città portuale birmana di Moulmein, connettendo l’India alla Thailandia settentrionale, al Laos meridionale e al Vietnam centrale.

Questa mappa mostra i corridoi intersecanti che sono stati pianificati per la Subregione del Grande Mekong. L’Autostrada Trilaterale dell’India – chiamata Corridoio Occidentale – è colorata di porpora. Il Corridoio Est-Ovest del Giappone è colorato di turchese.

Non è una coincidenza che ci si aspetti che queste reti commerciali si interconnettano l’una con l’altra. India e Giappone sono due dei più importanti alleati asiatici dell’America nel “contenimento” della cina. Dal punto di vista americano, ha senso per l’India e la Cina mettere insieme le loro risorse nel teatro dell’ASEAN.

Sul fronte navale, come ho discusso nel mio precedente articolo, l’india ha in programma di diventare una delle forze extra-regionali attive nel Mar Cinese Meridionale assieme al Giappone, gli USA e l’Australia nel “Dialogo Quadrilaterale sulla Sicurezza”.

La spinta Himalayana

L’altro teatro principale della competizione Sino-Indiana è nella regione dell’Himalaya, in particolare nel Kashmir, in Nepal e nell’Arunachal Pradesh.

Il Kashmir:

Dal 1948 il Kashmir è stato diviso in zone ad amministrazione pakistana e indiana. Come ho discusso nel mio precedente articolo, l’India si sta opponendo ai piani cinesi per costruire il Corridoio Economico Cina-Pakistan attraverso le zone amministrate dal Pakistan.

In una conversazione con l’analista pakistano e collaboratore di GPolit Tayyab Baloch mi è stato detto delle paure pakistane che l’India possa sfruttare l’Accordo sui Servizi Logistici per ottenere il dispiegamento di truppe americane nel Kashmir controllato dall’India. Questo verrebbe visto come una minaccia dal Pakistan e potrebbe perfino facilitare l’infiltrazione di terroristi uighuri e tibetani nella vicina Cina.

Anche se il dispiegamento di truppe americane in questa regione duramente contesa sarebbe estremamente destabilizzante e controverso, l’India sarebbe tentata di “giustificarlo” citando il rifiuto della Cina di fermare la costruzione del Corridoio Economico Cina-Pakistan attraverso il Kashmir controllato dal Pakistan e la continua occupazione della Cina del territorio dell’Aksai Chin reclamato dall’India.

Il Nepal:

India e Cina si sono impegnate in una feroce competizione asimmetrica per ottenere l’influenza sul Nepal fin da quando l’India ha dato il suo supporto a dimostranti Madhesi Indù nella regione meridionale del Terai durante la loro campagna di protesta durata mesi.

I Madhesi stavano apparentemente protestando contro i piani federalisti del Nepal, che secondo loro avrebbero diminuito la loro influenza negli affari del Nepal. Nella capitale del Nepal Katmandu, comunque, l’opinione è che l’India stia manipolando le proteste madhesi per assicurare che l’influenza dell’India sul Nepal continui.

Durante le proteste i commercianti indiani dichiararono che per loro non era sicuro viaggiare in Nepal, causando de facto il blocco del paese, che rimase tagliato fuori dalla maggior parte dei suoi rifornimenti di carburante. Il governo nepalese affermò che questo fu in effetti un embargo imposto al Nepal dall’India.

La Cina, da parte sua, ha pragmaticamente appoggiato il democraticamente eletto e legittimo governo nepalese, inviando rifornimenti per rimpiazzare i prodotti trattenuti dall’India.

La Cina ha siglato anche importanti accordi energetici col Nepal, e ora sta addirittura discutendo di un’espansione della Nuova Via della Seta attraverso l’Himalaya fino a Katmandu. Non sorprende che l’india tema che questo possa condurre ad un’invasione di beni cinesi negli stati indiani settentrionali dell’Uttar Pradesh e del Bihar. Non è difficile capire perché l’India possa perciò essere tentata di usare le proteste dei Madhesi per contrastare questi progetti.

L’Arunachal Pradesh:

Un’ulteriore regione per la potenziale rivalità Sino-Indiana nell’Himalaya è il territorio conteso dell’Arunachal Pradesh, chiamato “Tibet meridionale” dalla Cina.

La disputa qui risale all’era imperiale quando gli Inglesi marcarono il confine tra l’India controllata dai Britannici e una Cina indebolita.

Il punto essenziale è che l’India per decenni ha amministrato questa regione senza che il suo diritto a fare questo venisse riconosciuto dalla Cina.

La disputa è rimasta per il momento dormiente e questo è avvenuto soprattutto dalla Guerra Sino-Indiana del 1962. Comunque incendia occasionalmente la retorica quando risalgono in superficie i disaccordi Sino-Indiani. Dato che la Cina non riconosce l’amministrazione indiana dell’Arunachal Pradesh, questo territorio mantiene il potenziale per diventare un serio punto caldo.

L’Accordo sui Servizi Logistici dà agli USA il diritto – se l’India accetta – a “rifornire, riparare, e far riposare” le sue forze ovunque in India. Questo in teoria includerebbe aree contese come l’Arunachal Pradesh.

Il dispiegamento di truppe americane così vicino al confine con la Cina in un territorio conteso come l’Arunachal Pradesh sarebbe visto dalla Cina come intensamente provocatorio e sarebbe destinato a provocare una reazione cinese.

Questo potrebbe trasformare un conflitto finora dormiente in un conflitto attivo, creando un terzo fronte sub-regionale di “contenimento” contro la Cina. Tutto quello che servirebbe sarebbe la presenza simbolica di alcune truppe americane – non importa quanto “plausibilmente giustificata” sotto i termini dell’Accordo sui Servizi Logistici – per scatenare un confronto tra India e Cina che potrebbe essere sfruttato dai sostenitori della linea dura a Nuova Delhi che vogliono spingere per uno sforzo congiunto Indo-Statunitense per “difendere il territorio indiano dalla Cina”.

“Contenere” la Cina in Asia centrale

Rimane l’Asia centrale come ulteriore zona per un potenziale conflitto Sino-Indiano.

L’India ha cominciato di recente ad accedere all’Accordo di Aşgabat, una piattaforma di sviluppo delle infrastrutture multinazionale tra Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Iran e Oman.

L’India pianifica di costruire una ferrovia che parta del porto finanziato dall’India nel distretto meridionale iraniano di Chabahar e si congiunga alla rete ferroviaria esistente Iran-Asia centrale, rendendo potenzialmente l’India un importante attore regionale.

Ci si aspetta che questo Corridoio Nord-Sud scorra parallelo a quello omonimo esistente che attraversa l’Iran, la regione del Mar Caspio, l’Azerbaigian e la Russia.

Se completati questi progetti connetteranno l’India via terra all’Unione Europea, ridirigendo il commercio indiano con l’Unione Europea attraverso la zona d’influenza Russo-Cinese in Asia centrale.

Il ruolo in ascesa dell’India nella regione potrebbe beneficare tutti. Questo comunque dipende da come verrà raggiunto. Se le intenzioni dell’India sono ostili alla Cina e sono dirette al “contenere” la Cina in questa regione (come sembra che stia avvenendo ovunque) allora la crescente presenza indiana in Asia centrale potrebbe avere conseguenze destabilizzanti che potrebbero anche influenzare inevitabilmente la Russia.

È troppo presto per dire che forma prenderà il ruolo centrasiatico dell’India. Qualunque sia è probabile comunque che sarà significativo. Se sarà positivo o negativo dipenderà dall’India. Se l’India continuerà a dedicarsi al multipolarismo in combinazione con i suoi partner dei BRICS Russia e Cina, allora il suo ruolo in Asia centrale sarà positivo. Se invece minerà l’unità dei BRICS (come sembra sia rapidamente in procinto di fare) allora le sue azioni potrebbero rivelarsi gravemente destabilizzanti, trasformando una regione fino ad ora stabile in un teatro di una nuova Guerra Fredda globale.

Ricatti della Guerra Ibrida

Sembra che per il momento il Primo Ministro Modi stia andando avanti con – e perfino attraendo – l’assistenza strategica anti-cinese degli Stati Uniti in Asia Meridionale e nelle altre regioni vicine. Comunque potrebbe essere stato spinto a fare questo.

Come ho scritto per Sputnik ad Ottobre, discutendo del problema del terrorismo Islamico/Salafita che cova in Bangladesh, gli USA e possibilmente perfino l’Arabia Saudita potrebbero pianificare di trasformare il Bangladesh in un altro centro di violento jihadismo Salafita come ultima forma di pressione sull’India. Inoltre, anche l’annuncio del Settembre 2014 che Al-Qaida avesse aperto una branca sudasiatica potrebbe aver condotto l’establishment indiano a pensare che ci sia una minaccia jihadista a lungo termine per l’India.

Il grado in cui questi timori potrebbero aver condotto l’india lontano dal multipolarismo verso il riallineamento con gli USA è comunque discutibile. Secondo me il Primo Ministro Modi si era già predisposto a schierarsi con gli USA contro la Cina anche se non c’era alcuna pressione esterna su di lui.

Ciononostante, la “bomba a orologeria” della militanza jihadista rimane una minaccia nel caso il Primo Ministro Modi decidesse mai di invertire la rotta, anche se in quel caso l’India riuscirebbe a trovare supporto nei suoi partner dei BRICS – Russia e Cina – in un modo che in realtà potrebbe rendere più profondi i legami dell’India con essi.

Dividere i BRICS

Il crescente allineamento del Primo Ministro Modi con gli USA mette l’organizzazione dei BRICS a serio rischio di scioglimento.

L’India desidera sinceramente il successo di alcuni progetti multipolari. Questi includono un uso più largo di monete nazionali non legate al dollaro nel commercio bilaterale e la creazione di istituzioni globali alternative come la Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS e la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture, nella quale l’India avrebbe finalmente una rappresentanza proporzionata alla sua taglia.

Comunque queste forme di multipolarismo economico e istituzionale sono molto diverse dal multipolarismo geopolitico che praticano la Russia e la Cina. Mentre l’India beneficerebbe ovviamente anche da questo, la miope ossessione delle sue élite intra-statali (per esempio le sue burocrazie permanenti spionistico-militari-diplomatiche) di “contenere” la Cina, confrontarsi con il Pakistan e conquistare il resto del Kashmir non le fa vedere i suoi vantaggi. Questo conduce allo strano paradosso dell’India che abbraccia geopoliticamente la stessa egemonia – gli USA – che ostacola nelle sfere economica e istituzionale.

Russia e Cina da parte loro hanno presunto fino a tempi recenti che l’India condividesse la loro visione di multipolarismo economico, istituzionale e  – cosa più importante – geopolitico. Ora sembra che l’aspetto geopolitico di questa visione globale sia qualcosa col quale le élite indiane non vogliono più andare avanti.

Infine un’intensificazione della competizione Sino-Indiana in una specie di Guerra Fredda bilaterale può essere utile solo agli interessi degli USA. Non rischia solo di minare dall’interno l’unità dei BRICS. Col tempo, relazioni bilaterali tra India e Cina sempre più tese si riverseranno inevitabilmente su altre organizzazioni bilaterali come l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, minando la loro unità e diminuendo la loro efficacia.

È facile capire quanto le cose potrebbero mettersi male in una situazione simile se l’India – contrariamente ai suoi interessi a lungo termine – dovesse decidere di accettare un qualsiasi accordo offerto dagli USA e voltasse le spalle completamente ai BRICS.

Non è inconcepibile che in quel caso l’India potrebbe diventare un ponte tra un TTIP sponsorizzato dagli USA nell’Eurasia occidentale e un TPP sponsorizzato dagli USA nell’Eurasia orientale. con l’India a formare il collegamento di un qualche genere di “alleanza del rimland” meridionale contro le Russia e la Cina.

La scelta della Russia

Nel caso di distruzione dell’unità dei BRICS da parte dell’India, la Russia sarebbe costretta a scegliere tra il suo partner cinese e quello indiano. Per ovvie ragioni Mosca preferirebbe che questo non accadesse mai. Comunque, le azioni dell’India potrebbero lasciarla senza alternative.

Se Mosca fosse costretta un giorno o l’altro a schierarsi pubblicamente con la Cina contro l’India, per quanto la cosa venisse fatta in modo gentile e diplomatico, gli USA e i loro sicari in India userebbero indubbiamente questo fatto per lanciare una campagna mediatica affermante che Mosca ha “tradito l’India” e ha “venduto l’India alla Cina”.

La diplomazia russa sta certamente cercando di evitare questa situazione. A causa dei lunghi legami d’amicizia con l’India, la Russia è l’unico paese che potrebbe avere una possibilità per persuadere l’India che il suo attuale percorso per minare l’unità dei BRICS non aiuta gli interessi dell’India. Anche se la Russia non riuscisse a persuadere l’India ad invertire completamente le sue politiche, la Russia potrebbe ancora avere un ruolo utile, moderando la politica e agendo come una sorta di ponte tra Nuova Delhi e Pechino.

Realisticamente, comunque, c’è poco che Mosca possa fare se le élite indiane sono determinate ad  adottare la tattica anti-cinese che gli USA hanno tessuto per esse.

Se l’India si dedica irrevocabilmente ad un percorso pro-USA e anti-Cina allora prima o poi Washington farà pressione sull’India affinché allenti i suoi legami con Mosca. Questo molto probabilmente accadrà nel contesto di una crisi creata artificialmente, facendo sembrare che la decisione sia di Mosca piuttosto che di Nuova Delhi o di Washington.

Pensieri conclusivi

Le azioni del Primo Ministro Modi il mese scorso all’immediata vigilia della visita del Segretario alla Difesa Ashton Carte hanno causato allerta diffusa tra i suoi alleati dei BRICS, suscitando interrogativi sul perché l’India ora stia così improvvisamente e visibilmente schierandosi con gli USA.

In realtà le ossessioni delle élite indiane di “contenere” la Cina, confrontarsi col Pakistan, e conquistare tutto il Kashmir hanno sempre reso l’India altamente suscettibili alle manipolazioni americane e forniscono la risposta.

Comunque la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Con i media giornalistici e lo spazio informativo dell’India dominati da resoconti a favore dell’Occidente la maggior parte degli Indiani rimane ignara del cambiamento di direzione strategica che il loro paese sta prendendo. Il risultato, comunque, potrebbe essere la distruzione dei BRICS e la messa in pericolo di altri progetti multipolari come l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione.

Oltre a ciò è difficile capire come un’intensificazione della Guerra Fredda Sino-Indiana non possa portare alla fine di un riallineamento permanente dell’India con gli USA, mettendo in dubbio l’intero progetto multipolare sul quale Russi e Cinesi hanno basato la loro politica.

Non è ancora troppo tardi per tornare indietro. Il tempo, comunque, sta finendo. Più l’India si muove lungo il suo attuale percorso, più sarà difficile tornare indietro. Oltre un certo punto lo slancio diventa inarrestabile e il processo irreversibile.

L’India è ad un bivio. O approfondisce la sua cooperazione con i suoi partner dei BRICS, consolidando il mondo multipolare che sta emergendo, o la sabota e si allinea con Washington.

L’India oggi è lo stato cardine, il paese che ha la voce decisiva su se ci sarà o no una Nuova Guerra Fredde, ed è diventata per questo motivo l’oggetto del desiderio di ogni Grande Potenza.

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Articolo di Andrew Korybko pubblicato su The Duran il 7 Maggio 2016
Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.it