Fin dalla recente sentenza da parte dell’Aja riguardo il Mar Cinese Meridionale, in favore delle Filippine e contro la Cina, il Sud-Est asiatico è stato combattuto sul come rispondere.
Hanno titubato. Hanno mercanteggiato. Quindi sono stati sopraffatti dalla disperazione.

E’ stata una dimostrazione scioccante sul come in Asia si applica agli affari la strategia “win-win[letteralmente “vincere-vincere”, con vantaggi per entrambe le parti]. Almeno in teoria.

Alla fine, al summit di Vientiane, Laos, l’associazione delle 10 nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) più la Cina hanno risolto la cosa seguendo il loro mantra domestico – “calmiamo le tensioni”.

Si è trovato un accordo per fermare l’invio di persone su “isole, barriere coralline, banchi di pesci, isolotti e simili” che sono correntemente disabitate, dopo che l’ASEAN si era dichiarata preoccupata riguardo alle pretese territoriali e all’escalation delle attività nell’area.

E tutto questo addirittura senza nominare la Cina – o senza riferirsi alla decisione dell’Aja.

Cina e ASEAN si sono impegnate anche a rispettare la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale (che Washington insiste sia in pericolo), a risolvere le dispute territoriali pacificamente, attraverso i negoziati (questa si da il caso che sia la posizione ufficiale cinese [in inglese]), tenendo anche in considerazione la Convezione delle Nazioni Unite (UN) sulla Legge Del Mare (UNCLOS); e a lavorare sodo per arrivare ad un Codice di Condotta nel Mar Cinese Meridionale (che va avanti da anni; ottimisticamente un testo vincolante sarà pronto per la prima metà del 2017).

Quindi, problema risolto? In realtà no. In principio, si era ad un punto morto. Le cose hanno cominciato a muoversi solo quando le Filippine hanno desistito dal menzionare l’Aja nella dichiarazione finale; la Cambogia – alleata della Cina – aveva escluso questa eventualità sin dall’inizio.

E questo è il cuore della questione quando l’ASEAN ha iniziato a negoziare con la Cina. E’ una fatica di Sisifo raggiungere un consenso tra tutti i 10 membri – con l’ASEAN che manipola il suo ruolo di negoziatore perfetto. La Cina, da parte sua, preme sugli accordi bilaterali – e ha applicato un ‘Divide et Impera’ per avere ciò che vuole, seducendo per lo più Laos e Cambogia ad essere alleati.

QUELLA MINACCIA DI UN CONCORRENTE ALLA PARI

La centralità geopolitica strategica del Mar Cinese Meridionale è ben conosciuta: un crocevia navale di circa 5 migliaia di miliardi di dollari in commerci annuali; transita quelle rotte marine circa la metà di tutte le spedizioni commerciali globali giornaliere, un terzo di tutto il petrolio globale e i due terzi di tutto il commercio di gas naturale liquido (LNG).

E’ anche l’hub chiave della catena globale cinese di approvvigionamento. Il Mar Cinese Meridionale protegge l’accesso della Cina all’Oceano Indiano, che è la linea energetica cruciale di Pechino. Woody Island nelle Paracels, a sud-est dell’isola di Hainan, è una testa di ponte chiave nella strategia One Belt, One Road (OBOR) [Una Cintura, Una strada] – la nuova Via della Seta. Il Mar Cinese Meridionale è strettamente connesso alla Via della Seta Marittima.

Il collegio arbitrale dell’Aja (composto da quattro Europei, un Americano di discendenza ganese e, significativamente, nessun Asiatico) ha emesso un giudizio che non è vincolante; in più, non era esattamente neutrale, dato che la Cina, una delle parti in causa, aveva rifiutato di parteciparvi.

Al di là di queste espressioni di comprensione reciproca tra ASEAN e Cina, l’azione dura sarà succosa. Il Pentagono, prevedibilmente, non rinuncerà al suo programma FON (Freedom of Navigation, [Libertà di Navigazione]), che ha recentemente prodotto diversi sorvoli di B-52 del Mar Cinese Meridionale, insieme con l’usuale pattugliamento della US Navy.

Ma ora Pechino sta controbattento con stile – esibendo uno dei suoi bombardieri a lungo raggio H-6K, con capacità nucleare, nel sorvolo del Banco di Scarborough, vicino alle Filippine. Questo è servito solo ad aumentare la paranoia del Pentagono, perché il gioco vero nel Mar Cinese Meridionale in larga misura ruota attorno alla strategia militare aerea e sottomarina della Cina.

Per capire come stanno andando le cose, dobbiamo tornare ai primi anni ’80, quando il Piccolo Timoniere Deng Xiaoping aveva messo a punto la prima Special Economic Zone (SEZ) [Zona Economica Speciale] cinese a Shenzhen. Fin dall’inizio, l’intero miracolo cinese è sempre dipeso dalle capacità favolose della costa orientale della Cina di attirare il mercato internazionale. Più della metà del prodotto interno lordo dipende dal commercio globale.

Ma, strategicamente, la Cina non ha accesso diretto al mare aperto. La geofisica è implacabile: ci sono isole tutto intorno. E la geopolitica ha seguito; molti di queste sono e possono diventare un problema.

Wu Shicun, il presidente dell’Istituto Nazionale Cinese per gli Studi sul Mar Cinese Meridionale, è stato coerente nel corso degli anni; tutte le azioni di Pechino si riducono a garantire l’accesso strategico al mare aperto. Questo può essere interpretato in Occidente come l’obiettivo di creare un “Lago Cinese”. Ma riguarda in realtà la protezione di un proprio cortile navale. E questo implica, prevedibilmente, un profondo sospetto circa quello che la Marina degli Stati Uniti potrebbe farci. Il Ministero della Difesa perde il sonno su questo punto 24/7.

Per Pechino, è cristallino; la costa orientale deve essere protetto a tutti i costi – perché sono il punto di ingresso e di uscita delle vie di approvvigionamento globali della Cina. Eppure, come Pechino migliora la sua raffinatezza militare, la macchina dell’Egemone – o Eccezionalista – va avanti un po’ e ancora un po’. Poiché l’intera visione radicata del mondo eccezionalista può concepire solo come una “minaccia” un concorrente alla pari.

IL DRAMMA DELL'”ACCESSO” PIU’-LUNGO-DELLA-VITA

Dal punto di vista dell’Eccezionalista, è tutta una questione del mito dell'”Accesso”. Gli Stati Uniti devono avere pieno “accesso”, senza restrizioni ai sette mari, la base del suo Impero di Basi, un sistema di imperio Post-britannico: la “nazione indispensabile” domina le onde.

Ma ora Pechino ha raggiunto una nuova soglia. E’ già in grado di difendere [in inglese] con successo l’isola strategica meridionale di Hainan. La base navale Yulin ad Hainan è il sito della estesa flotta sottomarina cinese, che non presenta solo i fedeli sottomarini 094A classe Jin, ma la capacità della Cina di fornire una nuova generazione di ICBM, il JL-3, con una gittata stimata di 12 mila chilometri.

Traduzione: la Cina ora può non solo proteggere, ma anche proiettare potenza, con l’obiettivo in ultima analisi del libero accesso al Pacifico.

Il contrappunto degli Stati Uniti per tutto questo è l'”Anti-Accesso”, o A2, più Area Denial [interdizione di area], che a in Pentagonese risulta come A2/AD. Tuttavia la Cina si è evoluta con tattiche A2/AD molto sofisticate, che includono guerra informatica; sottomarini dotati di missili da crociera; e sopratutto i missili balistici anti-nave, come il Dongfeng 21-D, un incubo assoluto per le portaerei USA da miliardi di dollari, facili bersagli.

Un programma chiamato Pacific Vision, finanziato dall’Ufficio per le Valutazioni sulla Rete [Office of Net Assessment] del Pentagono, alla fine ha prodotto il concetto [in inglese] della Battaglia Aria-Mare. Praticamente tutto ciò che riguarda Battaglia Aria-Mare è riservato. Mentre il concetto veniva elaborato, la Cina ha imparato l’arte dei missili balistici a lunghissimo raggio – una minaccia letale per l’Impero delle Basi, fisse e/o galleggianti.

Quello che si sa è che il concetto di base Battaglia Aria-Mare, conosciuto in orwelliano Pentagonese come “NIA/D3“, [dice che] “le forze, integrate in rete hanno capacità di attacco in profondità per disgregare, distruggere e sconfiggere le forze avversarie”. Per dissipare la nebbia, questo è come il Pentagono vorrebbe schiacciare l’A2/AD cinese. Il Pentagono vuole essere in grado di attaccare tutti i tipi di centri di comando e controllo cinesi con uno sciame di “operazioni chirurgiche”. E tutto questo senza mai citare la parola “Cina”.

Quindi questa è la posta in gioco. L’egemonia militare della nazione indispensabile sull’intero Mar Cinese Meridionale deve essere sempre fuori discussione. Sempre. Ma già non lo è. La Cina si sta posizionando come un astuto, aspirante asimmetrico “concorrente alla pari”. Per il momento Pechino è al secondo posto nella lista delle “minacce esistenziali” del Pentagono. Non fosse per la formidabile forza nucleare della Russia, la Cina sarebbe già il numero uno.

Allo stesso tempo, la Cina non ha bisogno di lanciare nessun attacco militare contro un membro dell’ASEAN; è un male per gli affari. L’atmosfera dopo la sentenza dell’Aia – come il vertice nel Laos ha dimostrato – punta verso soluzioni diplomatiche a lungo termine. Ma non bisogna cadere in errore; ad un certo punto, in futuro, ci sarà un serio confronto tra Stati Uniti e Cina sulla questione dell'”Accesso” al Mar Cinese Meridionale.

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Articolo di Pepe Escobar pubblicato da RT il 27 Luglio 2016
Traduzione in Italiano a cura di Andrea Cesarini per SakerItalia.It

[le note in questo formato sono del traduttore]