L’alleanza politico-militare tra Russia e Cina esiste di fatto da molto tempo, e non è un segreto per nessuno. Più volte sono corse voci sulla sua possibile formalizzazione, ma nel vertice del G20 appena concluso, il leader cinese ha parlato apertamente, per la prima volta, della necessità di “formalizzare il rapporto”, per quanto gli consenta la tradizione politica e diplomatica cinese.

 

Perché Obama è diventato un сapro espiatorio

La stampa ha presentato l’undicesimo vertice del G20 a Hangzhou come una serie di umiliazioni del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Non gli è stata messa a disposizione la scaletta per l’aereo, e il presidente delle Filippine gli ha inveito contro in termini molto poco diplomatici. I mass media hanno giustamente considerato questo fatto come un segno non solo di perdita di autorità del premio Nobel, ma anche di egemonia da parte degli Stati Uniti.

Durante l’analogo vertice tenuto a Brisbane in Australia il 15-16 novembre 2014, gli Stati Uniti cercarono di organizzare l’isolamento del presidente russo Vladimir Putin per “mettere la Russia al suo posto”. Invece il 4-5 settembre 2016, a Hangzhou, senza alcuna partecipazione della Russia, si prendeva allegramente in giro Barack Obama, leader dell’«unica superpotenza», che ha “fatto a pezzi” l’economia del “paese-pompa-di-benzina”. Era in realtà il mondo che, stanco della “promozione della democrazia”, metteva al suo posto l’America.

Tutto ciò è stato possibile perché al momento dell’inizio del G20 gli Stati Uniti avevano già perso una parte del loro peso geopolitico.

Questo cambiamento dovrebbe essere abbastanza evidente per gli stati del sud-est asiatico, i quali si preoccupano solo della possibilità degli Stati Uniti di fare quel che vogliono nelle acque del Pacifico e non dei loro fallimenti in Siria.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama al vertice del G20 a Hangzhou

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama al vertice del G20 a Hangzhou

 

La Cina vuole formalizzare i rapporti con la Russia

Durante il vertice, Xi Jinping ha fatto una dichiarazione sulla necessità di “rafforzare il sostegno politico reciproco, il sostegno dell’altro paese per la tutela della propria sovranità”. Questo fatto è una conseguenza dei cambiamenti avvenuti. Si parla inoltre di contrappeso russo-cinese alla NATO sin dal 2014.

Russia e Cina non nascondono di coordinare non solo la politica estera, ma anche la cooperazione militare. Una serie di esercitazioni congiunte, tra cui esercitazioni delle due Marine nell’Oceano Pacifico, non lasciano dubbi sul fatto che i due eserciti approfondiscano la cooperazione nell’affrontare il nemico comune, e che il potenziale nemico per Pechino e Mosca siano gli USA.

In altri termini, la Cina a Hangzhou ha solo dichiarato il desiderio di formalizzare dei rapporti già esistenti e garantire dal punto di vista legale gli impegni reciproci.

E’ chiaro che ora inizia una lunga serie di consultazioni, la definizione di posizioni, la presentazione di progetti, la ricerca di compromessi. Molto probabilmente, anche se non è garantito, sarà firmato un accordo separato, a cui entrambe le parti sono interessate.

Tuttavia, come si è detto, se la Cina vuole formalizzare le relazioni con la Russia, significa che la situazione è già cambiata, non che ha cominciato a cambiare dopo questa dichiarazione. Inoltre, la dottrina politica e militare cinese prevede il rifiuto di formalizzare i rapporti politico-militari con chicchessia. La Cina vuole stare fuori dai blocchi.

Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping durante un incontro a Hangzhou

Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping durante un incontro a Hangzhou

La dimostrativa violazione del protocollo nei riguardi di Obama può essere attribuita ai fallimenti della politica estera degli Stati Uniti, così come l’irritata reazione dei cinesi ai tentativi degli Stati Uniti di limitare le attività di Pechino nel Mar Cinese Meridionale.

Ma l’improvvisa proposta alla Russia di approfondire e di fatto formalizzare i rapporti militari e politici è talmente fuori dalla prassi tradizionale che non può essere spiegata solo nel quadro di una contrapposizione tra Stati Uniti e Cina nell’area del Pacifico.

 

Russia e Giappone hanno cominciato a parlare delle isole Curili

La proposta cinese si spiega facilmente se ricordiamo gli eventi che hanno preceduto il vertice dei Venti. Il 2-3 settembre 2016 si è infatti svolto a Vladivostok il Forum Economico Orientale, durante il quale Putin ha incontrato il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe.

Nel corso dell’incontro è stata discussa la questione delle isole contese delle Curili Minori. Al termine dei colloqui, il Primo Ministro giapponese ha annunciato progetti di investimento su larga scala nell’Estremo Oriente russo, e il leader russo ha dichiarato la necessità di risolvere la disputa territoriale russo-giapponese sulla base di un compromesso.

I risultati della riunione hanno allarmato i principali attori politici del mondo, come testimonia il fatto che in un’intervista di Vladimir Putin a Bloomberg alla vigilia del vertice di Hangzhou, c’era una domanda sulle isole. E l’intervistatore si è interessato esplicitamente delle condizioni di un possibile accordo.

Il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro giapponese Shinzo Abe durante il loro incontro presso il sito del Forum Economico d'Oriente. 2 Settembre 2016

Il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro giapponese Shinzo Abe durante il loro incontro al Forum Economico d’Oriente. 2 Settembre 2016

 

A cosa è pronta la Russia a riguardo delle Isole Curili

 Il presidente russo ha respinto la possibilità di uno scambio di isole contro investimenti (“noi non vendiamo i territori”), ma ha delineato molto chiaramente la visione del possibile compromesso.

In primo luogo, esso può essere raggiunto solo nel quadro del Trattato del 1956, vale a dire che il Giappone può ottenere solo l’isola di Shikotan e le isole Habomai, e solo dopo la firma di un trattato di pace.

In secondo luogo, la sua sovranità sulle isole sarà limitata, e gli interessi economici russi saranno tutelati.

In terzo luogo (e questa è una condizione nuova, che non si era mai posta quando si parlava del problema delle Curili, né dalle autorità russe né da quelle sovietiche), “dobbiamo stabilire un clima di fiducia con il Giappone”, e soltanto dopo potranno essere avviati dei negoziati per un compromesso.

Vladimir Putin ha indicato che tipo di rapporto ci vorrebbe per creare “un clima di fiducia”, citando l’esempio delle relazioni russo-cinesi, divenute la base per la risoluzione delle controversie territoriali tra Mosca e Pechino.

 

Alleati o rivali

Non è un segreto che il riavvicinamento russo-cinese sia avvenuto sulla base di un senso di minaccia comune rappresentata dagli Stati Uniti, e abbia portato ad un’alleanza informale politico-militare, che Pechino ha improvvisamente proposto di formalizzare a Hangzhou.

 

Vladimir Putin e ShinzoAbe alla sessione plenaria "Alla scoperta dell'Estremo Oriente" del Forum economico d'Oriente

Vladimir Putin e ShinzoAbe alla sessione plenaria “Alla scoperta dell’Estremo Oriente” del Forum economico d’Oriente

Al Giappone è stato cioè proposto di sostituire l’alleanza nippo-americana con una russo-giapponese, anche informale. A giudicare dalla reazione dei nostri partner, sia in Occidente che in Oriente, il governo giapponese non ha risposto di no, mostrando una comprensione della situazione e la disponibilità per una cooperazione costruttiva.

Se questo processo non sarà fermato, il risultato sarà l’esclusione degli Stati Uniti dal Giappone nel medio termine. E in realtà gli Stati Uniti possono perdere il controllo del Giappone anche prima delle basi di cui dispongono nel Paese. Ricordiamo che le basi russe in Georgia sono rimaste fino al novembre 2007, per un tempo relativamente lungo dopo che il paese era caduto sotto il dominio del fantoccio americano Saakashvili.

Il riavvicinamento russo-giapponese è un problema non solo per gli Stati Uniti, ma anche per la Cina: la Cina e il Giappone sono tradizionali rivali nella lotta per il dominio nel sud-est asiatico.

Mentre il Giappone ha dei problemi irrisolti con la Russia, la Cina può avere le mani libere: Tokyo non oserà agire trovandosi tra due fuochi, sotto la minaccia di una risposta coordinata di Mosca e Pechino. Ma se i problemi del Giappone con la Russia saranno risolti, difficilmente la Cina potrà contare sul sostegno di Mosca nelle sue dispute territoriali con Tokyo (ma solo su una mediazione imparziale).

Ecco perché la Cina vuole improvvisamente sostituire l’alleanza politico militare informale tra i due paesi, volta a proteggersi dall’egemonia americana, con un impegno formalizzato al fine di garantire l’assistenza reciproca, non solo contro gli Stati Uniti, ma contro i loro alleati. E, nel Pacifico, questo è in primo luogo il Giappone.

 

L’accordo sarà firmato

Ecco perché ritengo che il processo di formalizzazione delle relazioni sarà difficile, ma alla fine un accordo sarà firmato. Le ragioni sono le seguenti:

Primo, la Cina ha espresso il desiderio di rafforzare e formalizzare i rapporti tra partner, e ora non può semplicemente dimenticarsene senza perdere la faccia. Ossia, adesso deve firmare un qualsiasi tipo di accordo.

Fotografia dei capi delle delegazioni degli Stati del G20

Fotografia dei capi delle delegazioni degli Stati del G20

Secondo, per la Russia è utile lavorare sull’accordo politico-militare con la Cina, in quanto stimolerà il Giappone ad essere più costruttivo nei rapporti con Mosca.

Terzo, Russia e Cina cercheranno di formalizzare i propri impegni in modo da proteggere al massimo i propri interessi, e la Russia cercherà di rimuovere qualsiasi menzione specifica di collaborazione militare contro paesi terzi (tranne forse contro gli Stati Uniti).

Il lavoro di entrambe le parti si prospetta lungo e difficile, ma interessante.

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Articolo di Rostislav Ishchenko pubblicato su Kont.ws il 7 settembre 2016

Traduzione in Italiano dal Russo a cura di Elena per Sakeritalia.it